A CELEBRATION OF DEATH: una mostra sulle opere di Timo Ketola a Roma

Pubblicato il 21/10/2025

Articolo e intervista di Daniele Zennaro

Fare arte per la musica è qualcosa che va ben oltre il semplice lavoro su commissione. Ci sono alcuni artisti che, grazie al proprio immaginario, sono riusciti ad aggiungere qualcosa che ha plasmato l’idea stessa dei gruppi con i quali hanno collaborato.
Guardando al metal estremo, è difficile non pensare a Timo Ketola come ad uno dei più talentuosi e originali degli ultimi venti/venticinque anni (ma anche di più): attivo sin dai primi anni ’90 (inizialmente noto anche come Dauthus, che diverrà anche il titolo della sua fanzine), è stato uno dei personaggi più apprezzati ed influenti del panorama black/death europeo.
Con il suo stile oscuro e mistico, è riuscito a rappresentare al meglio una serie di band che tra di loro potevano apparire anche scollegate, se non per un lato comune: la propensione ad esaltare la morte e l’occulto, nonché una certa fascinazione per la trascendenza verso altri mondi e altri stati di coscienza. Motivo per il quale, per avere una copertina o una grafica curata da lui, era necessario in qualche modo aderire ad una visione artistica comune.
In un periodo storico come quello degli anni ’00 e ’10, pieno di reunion discutibili e in cui il metal si riempiva di cloni su cloni, è notevole osservare come la stragrande maggioranza dei musicisti per i quali ha lavorato l’artista finlandese abbiano aggiunto qualcosa, si siano spinti molto oltre quanto tracciato dai loro predecessori, senza il bisogno di ricorrere in produzioni di plastica e mantenendo un integrità invidiabile.

Se dovessimo fare qualche nome, almeno tra i dischi arrivati al ‘grande’ pubblico, potremmo menzionare “Casus Luciferi” dei Watain o anche “Si Monumentum Requires, Circumspice” dei Deathspell Omega.
Ketola è stato però molto attivo soprattutto nell’underground: molto importante è stata la collaborazione con gli spagnoli Teitanblood, per i quali ha curato non solo le copertine di molti album ma ha anche inserito numerose altre illustrazioni negli inserti dei dischi.
Tra i suoi lavori più recenti, citiamo le copertine per “Trance of Death” dei Venenum o per “Hypnagogic Hallucinations” degli italiani Bedsore (release uscita pochi mesi prima della sua morte, nel 2020).
Nei suoi ultimi anni era anche attivo come tatuatore presso lo studio Yama Tattoo, oltre ad essere un assiduo frequentatore di molte serate di metal estremo capitoline.

Il prossimo 25 ottobre presso la libreria Uroboro di Roma ci sarà la presentazione italiana di “A Celebration of Death”, un libro che raccoglie molte delle sue opere, curato dalle etichette Norma Evangelium Diaboli e The Ajna Offensive, con le quali Ketola ha collaborato nel corso della sua vita.
La data fa parte di un tour di quattro tappe europee (Stoccolma, Berlino, Roma e Parigi) in cui verranno esposte anche alcune sue opere: è un modo anche per ricordare l’artista finlandese a cinque anni dalla sua prematura scomparsa.
Abbiamo raggiunto Tyler Davis di The Ajna Offensive, al quale abbiamo fatto alcune domande su questa release e sulla mostra.

 

 

PUOI RACCONTARCI QUALCOSA SULLA GENESI DEL LIBRO? QUANTO TEMPO CI È VOLUTO PER SCRIVERLO?
– L’idea di una monografia sul lavoro di Timo era stata discussa quando era ancora in vita. Lui non era contrario all’idea, ma disse che avrebbe accettato solo a condizione di non dover progettare il libro. Dopo la sua scomparsa, molte persone sono state consultate in merito all’idea e molte persone che erano molto, molto vicine a Timo credevano che un libro fosse un ottimo modo per preservare la sua eredità.
Ci sono voluti circa quattro anni per raccogliere le opere d’arte e i testi per il libro e progettare le quattrocentottanta pagine.
Per essere chiari, io ho scritto solo la prefazione del libro. Tutti gli altri testi del libro sono tratti direttamente da lettere, e-mail o messaggi di Timo. Non ci sono voci esterne.

È STATO DIFFICILE PER TE METTERE INSIEME TUTTO IL MATERIALE PER LA MOSTRA?
– Per il libro, sì. Ci sono voluti quattro anni e due viaggi in Svezia, una visita a Barcellona e una a Roma per raccogliere tutto il materiale.
Il materiale per la mostra sarà pronto prima dell’esposizione a Stoccolma, quindi è un po’ troppo presto per dire se sarà difficile metterlo insieme (l’intervista è stata raccolta in estate, ndr).
C’è una quantità enorme di opere d’arte tra cui scegliere, quindi sarà un po’ impegnativo.

LA MOSTRA SI TERRÀ IN QUATTRO CITTÀ: STOCCOLMA, PARIGI, BERLINO E ROMA. PERCHÉ AVETE SCELTO PROPRIO QUESTE QUATTRO CITTÀ INVECE DI ALTRE CITTÀ EUROPEE?
– Queste sono quattro delle sette città che in qualche modo hanno ‘rappresentato’ Timo: città in cui ha vissuto o lavorato con un numero tale di band da farci pensare di poter attirare un numero sufficiente di visitatori per rendere ogni evento speciale.
Abbiamo chiesto alle persone che possiedono opere originali di Timo di portarle alle mostre, in modo che nessuna esposizione fosse uguale all’altra: una mostra viva e in continua evoluzione è ciò che abbiamo sperato di ottenere selezionando queste città più grandi e facilmente accessibili.

LA PRODUZIONE DI TIMO KETOLA È DAVVERO VASTA, SE CONSIDERIAMO LE COPERTINE UFFICIALI E ALTRI DIPINTI CHE NON SONO STATI UTILIZZATI PER LE BAND. PENSI CHE CI SIANO ELEMENTI COMUNI IN TUTTE LE SUE OPERE?
– La morte, ovviamente, è un tema comune dai suoi primi anni fino agli ultimi. L’occultismo sarebbe un altro filo conduttore che attraversa oltre vent’anni di creazione.
L’esplorazione e l’espansione di nuovi territori sarebbe un tema meno ovvio: Timo era sempre alla ricerca di nuovi materiali e soggetti con cui cimentarsi. Ha lavorato con il legno, il metallo, gli acrilici, l’olio, il caffè e il sangue, solo per citare alcuni dei suoi mezzi espressivi.

QUALI SONO I TUOI DISCHI PREFERITI TRA QUELLI PER CUI HA DISEGNATO LE COPERTINE?
– Ah, questa è una domanda impossibile. Non li ho mai contati, ma sicuramente ha realizzato più di centocinquanta copertine di album: probabilmente la mia preferenza mi porterebbe a scegliere le copertine degli album a cui ho collaborato, che sono molte.

SECONDO TE, CI SONO NUOVI ARTISTI CHE SONO CHIARAMENTE INFLUENZATI DALLE SUE OPERE E DALLA SUA VISIONE ARTISTICA?
– Sono sicuro che ci siano. Penso che la sua influenza abbia contagiato tutti quelli con cui ha lavorato. La sua apertura alla collaborazione con gli altri e la sua capacità di essere flessibile con il suo stile gli hanno permesso di lasciare un po’ di sé ai suoi partner fin dai suoi esordi in Svezia e molti di loro hanno preso piccoli pezzi della sua visione e li hanno tradotti nelle loro opere.

I dettagli dell’esposizione di Roma:
Sabato 25 Ottobre, dalle 16,30 alle 22
Libreria Uroboro, via Ascoli Piceno 21 – Roma

È possibile ordinare “A Celebration Of Death” a questo link.

 

 

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