ABORTED: il nuovo “TerrorVision” traccia per traccia!

Pubblicato il 20/08/2018

A cura di Giacomo Slongo

Quante band sono arrivate a realizzare dieci album in carriera? Poche. E quante fra queste hanno tagliato un simile traguardo senza mai dare segno di stanchezza creativa, confezionando opere sempre fresche, ispirate e al passo coi tempi? Pochissime. Gli Aborted di Sven de Caluwé, divenuti ormai una realtà internazionale con membri sparsi tra Vecchio e Nuovo Continente, appartengono di diritto alla suddetta categoria, tanto che non fa più scalpore vederli accostati ai big degli anni Novanta e al loro lascito leggendario. Il nuovo “TerrorVision”, previsto fra circa un mese su Century Media, è la riprova di quanto detto e dell’inesauribile volontà di migliorarsi del gruppo; un cocktail esplosivo di ‘modern’ death/grind e spunti atmosferici destinato a diventare uno degli ascolti più intensi di fine anno…

ABORTED
Sven “Svencho” de Caluwé – Voci
Ken Bedene – Batteria
Mendel bij de Leij – Chitarre
Ian Jekelis – Chitarre
Stefano Franceschini – Basso

TERRORVISION
Data di uscita: 21/09/2018
Etichetta: Century Media
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01. Lasciate ogne speranza (00:57)
Un giro di pianoforte dal tono spettrale accompagna per mano l’ascoltatore verso il primo brano della tracklist, in un crescendo di tensione che pare ripreso da certe vecchie soundtrack horror…

02. TerrorVision (04:33)
La titletrack di “TerrorVision” è anche uno dei suoi episodi più rappresentativi, muovendosi tra classiche soluzioni targate Aborted (assalti all’arma bianca, pillole di groove, ecc.) e profonde divagazioni atmosferiche. Una commistione già sperimentata sul fortunato “Retrogore” e qui riproposta con la medesima dose di ingegno, complice soprattutto la capacità da parte dei Nostri di rendere fluida e naturale ogni transizione. Aggiungeteci l’ospitata al microfono di Seth Siro Anton, che con il suo growling viscerale regala sempre brividi di inquietudine, e la prima ‘hit’ di questo decimo full-length può dirsi servita.

03. Farewell to the Flesh (04:41)
Incipit prettamente death/grind per un brano che non tarda a mutare forma e a sprofondare in atmosfere ben più gelide e sinistre. Qui il guitar work comincia a tingersi di black metal, operando in maniera simile a quello degli ultimi Cattle Decapitation, mentre il leader Sven de Caluwé sfoggia uno screaming mefistofelico che, se fino a qualche tempo fa poteva essere considerato un’eccezione, è ormai parte integrante del suo registro espressivo. Ottimo anche l’assolo posto nel finale, le cui melodie richiamano nuovamente quelle di un B-movie anni Ottanta.

04. Vespertine Decay (06:00)
Come facilmente intuibile dal minutaggio, “Vespertine Decay” offre un’ampia gamma di soluzioni e di piccoli colpi di scena. Si passa così da aperture diaboliche a carneficine in salsa death/grind, da riff totalmente ‘in your face’ a sottili strati di dissonanze, per un brano tanto complesso sulla carta quanto avvincente nei fatti. L’ennesima riprova della sicurezza acquisita dalla band in termini di contaminazione e songwriting.

05. Squalor Opera (04:01)
Il primo singolo che molti fan avranno già consumato dal momento del suo rilascio ufficiale. “Squalor Opera” è un compendio perfetto di orecchiabilità e violenza tout court che siamo certi seminerà il panico durante i prossimi live set, fondendo atmosfera, groove e parentesi più affilate con l’autorevolezza tipica dei migliori macellai del settore.

06. Visceral Despondency (03:32)
Episodio giocato su un riffing vorticoso e frenetico che, se non fosse per alcune micro-parentesi atmosferiche, potrebbe tranquillamente appartenere al tiratissimo “The Necrotic Manifesto”. Rispetto a quanto mostrato finora dalla tracklist, si respira un po’ più di mestiere, ma non per questo “Visceral Despondency” risulta essere una riproposizione stantia di certi stilemi death metal. Tre minuti all’insegna di tecnicismi di buon gusto e raptus omicidi.

07. Deep Red (03:20)
Il discorso fatto per “Visceral…” è da applicarsi anche al suo immediato successore, “Deep Red”. La sensibilità macabra dell’opera è messa nuovamente in secondo piano, mentre non faticano a trovare spazio quelle pugnalate in bilico fra death e grind, groove e velocità sostenute, tanto care alle passate opere del quintetto.

08. Exquisite Covinous Drama (05:01)
Con “Exquisite Covinous Drama” si torna a mescolare le carte e a rendere meno tradizionale lo sviluppo del songwriting. La prima parte di brano non va troppo per il sottile, mettendo in fila una sequela impressionante di scariche di blast beat e digressioni caracollanti, ma non passa molto tempo prima che arie horror e movimenti ieratici si addensino sulle tipiche formule death/grind per conferire al tutto un forte appeal cinematografico. Altro colpo da novanta del disco.

09. Altro inferno (04:49)
L’evocativo titolo nel nostro idioma è sfruttato dagli Aborted per confezionare uno dei chorus più riusciti dell’intera opera. “Altro inferno” è tutto sommato simile ai due singoli già resi disponibili: un episodio catchy e al tempo stesso strutturato in cui forza bruta e lievi pennellate di atmosfera si compenetrano per un risultato finale scorrevolissimo.

10. A Whore d’Oeuvre Macabre (03:01)
“A Whore d’Oeuvre Macabre” sembra essere dedicata alla frangia più oltranzista e ‘no compromise’ di pubblico, trattandosi di una fulminante mazzata a base di ritmiche spasmodiche, strizzate d’occhio a soluzioni ‘brutal’ e vocals gorgoglianti. Non a caso, il brano vede la partecipazione di Sebastian Grihim dei Cytotoxin al microfono, e a suon di ignoranza finisce per asfaltare letteralmente tutto e tutti.

11. The Final Absolution (05:07)
Intro a base di sintetizzatori tamarrissimi, contorsioni sul filo di un death/grind moderno e iper-vitaminizzato, maestose aperture atmosferiche… “The Final Absolution” è la traccia conclusiva per natura; cinque minuti durante i quali gli Aborted (spalleggiati dall’amico di vecchia data Julien Truchan) fanno un sunto del contenuto della tracklist e di quello che ormai è il loro nuovo sound. Un crescendo di raro impatto che pone nel migliore dei modi la parola ‘fine’ su questo “TerrorVision”.

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