A cura di Maurizio "MorrizZ" Borghi
Quattordici anni di silenzio e una drammatica perdita. Un nuova voce, quella di William DuVall. Un tributo a Layne. Tutto questo separa l’omonimo album degli Alice In Chains, capolavoro datato 1995, dall’imminente, attesissimo ritorno discografico. Metalitalia.com ha avuto il piacere di ascoltare il disco in anteprima ed è lieto di offrire ai propri lettori questo track-by-track, come antipasto dell’attesissimo "Black Gives Way To Blue".

Alice In Chains – "Black Gives Way To Blue"
Data di pubblicazione: 29 settembre 2009
Etichetta: Virgin/EMI
01. All Secrets Known
DuVall apre cantando di "A New Beginning". Un pezzo lento dove l’arpeggio di Cantrell porta ad un ritornello lento e corale, segnato dagli intrecci vocali che tanto amiamo degli AIC. In sintesi tutto ciò a cui tendono tantissime band hard rock moderne.
02. Check My Brain
Un riff lento, groovy e "stonato", lisergico, incalza sino al ritornello, si insinua nel cervello e gira fino al chorus, che riflette sulla fuga di Cantrell da Seattle verso la California. Si può scappare dal luogo ma non da se stessi sembrano dire gli Alice In Chains: ecco dunque un brano tirato e alienante, liquido e ossessionante, che sicuramente avrete già divorato nelle preview in giro per il web.
03. Last Of My Kind
Su un riff spiralico e malinconico Duvall si rende per la prima volta protagonista, con una voce meno nasale e più effettata di quella dei primi pezzi. Riesce a comunque a brillare in maniera non convenzionale, senza adattare troppo lo stile all’indimenticato predecessore. Il pezzo è grintoso ed heavy, soprattutto nel cambio di direzione del pre-chorus. Da brividi i brevi assoli che spezzano il brano.
04. Your Decision
Una song acustica che sembra uscita da Jar Of Flies, ripassandone attentamente gli schemi. La voce di DuVall è davanti, senza i molteplici strati di chitarre e armonie, almeno per la strofa. Il ritornello si setta sui classici standard della band, mentre un attimo prima della seconda strofa si presenta una delle migliori linee vocali della raccolta, in questi versi nostalgici.
05. A Looking In View
Il primo estratto dell’album non ha bisogno di presentazioni a questo punto, sappiamo che gli Alice In Chains ci sono.
06. When The Sun Rose Again
Ancora acustiche, su un tappeto di percussioni delicate, per render protagonisti Cantrell e DuVall, che se la giocano alla pari in un brano molto atmosferico ed evocativo, che differisce da "Your Decision" per essere quasi del tutto acustico.
07. Acid Bubble
Un riff lentissimo, plumbeo ed heavy regge le melodie vocali, che pian piano ravvivano facendo intensificare il battito della canzone, che dopo uno stop arriva ad una variazione sostenuta, per poi ripiombare nel coma tormentato degli inizi. Quasi un’esperienza extra-corporea e mistica, ma anche tormentata come ci aspettiamo inevitabilmente dagli Alice In Chains. Di nuovo la variazione energica sul finale per piombare, stavolta, nel silenzio.
08. Lessons Learned
DuVall canta con tono grave ed evocativo in questo mid tempo rock, che presenta un ritornello da singolo. Di nuovo la batteria di Kinney è gustosa e va ad alimentare il groove, così come il basso di Inez, profondo e molto presente.
09. Take Her Out
Ricordano "Sea Of Sorrow" l’umore e le vibrazioni di questa "Take Her Out", restando sempre lente ma pulsanti. Il ritornello è ripetitivo. Come molte canzoni dell’album anche questa resta heavy, ma anche lenta, attributo che ne aumenta in qualche modo la pesantezza.
10. Private Hell
Un altro brano molto lento ma dalle atmosfere palpabili, dove ancora una volta la fanno da padrone le densissime armonie, linee vocali superiori ed assoli brevi e incisivi. Una canzone in cui perdersi ripetutamente, che conferma lo status e l’ispirazione degli Alice In Chains, sbattendo i fatti in faccia ai dubbiosi.
11. Black Gives Way To Blue
Piano, chitarra e voce. Elton John è l’ospite che non ti aspetti, come è inatteso è il risultato di questa canzone toccante dedicata a Layne Staley, di quelle dove le immagini affiorano spontaneamente, di quelle che sembrano, e sono, fatte apposta per una dedica, un ricordo.
Le parole del gruppo:
“Durante il tour jammavano praticamente ogni giorno”, ricorda Cantrell. “Ci venivano fuori dei bei riff e li registravamo nel backstage o nei camerini. Quando siamo tornati a casa dal tour avevamo un CD pieno di idee. Alla fine ci siamo ritrovati tutto questo materiale ed é stato lì’ che abbiamo iniziato a pensare di fare ancora un altro passo”.
“Non c’era nessun piano precostituito”, aggiunge Inez. “Tutto sembrava giusto, continuavamo a muoverci in avanti. Tutto il processo é stato molto organico”.
“Se fossimo andati attraverso tutto questo e alla fine avessimo sentito che il disco non era musicalmente all’altezza di quanto avevamo fatto prima, o del legame che noi tutti sentiamo, lo avremmo semplicemente cestinato”, dice Cantrell. “Avremmo saputo da noi che questa era la fine, e sarebbe andato bene così. Ma non é successo. Ci siamo posti domande come: ‘questo disco é qualcosa di positivo da aggiungere al nostro catalogo? Ne vale la pena?’. E la risposta é sì, ne vale la pena. Ma non lo abbiamo saputo finché non abbiamo finito. Ci siamo fatti il culo e siamo stati ricompensati da un disco che va al di là dele nostre aspettative”.
“Alla fine”, conclude Cantrell, “Black Gives Way To Blue é un disco che rispecchia la sopravvivenza degli Alice In Chains. E credo che la sopravvivenza sia qualcosa da festeggiare”.
“Hope…a new beginning.
Time…time to start living, like just before we died.
There’s no going back to the place we started from.”
All Secrets Known.

