ANTROPOFAGUS: “Architecture Of Lust” traccia per traccia!

Pubblicato il 11/03/2012

A cura di Luca Pessina

Dopo aver ripreso confidenza con la scena odierna tramite un breve promo/EP e qualche convincente apparizione live, gli Antropofagus compiono finalmente il passo definitivo verso il loro ritorno sulle scene con il nuovo full-length “Architecture Of Lust”, in uscita ad aprile per la statunitense Comatose Music. Stiamo parlando di una delle migliori death metal band partorite dall’Italia, autrice, ormai quasi tredici anni fa, del mini-capolavoro “No Waste Of Flesh”, vera orgia di soluzioni alla Cannibal Corpse e Suffocation riviste in chiave europea. Sono passati appunto diversi anni da quel classico e, nel frattempo, la lineup della band è cambiata parecchio, tanto che solo il chitarrista Francesco “Meatgrinder” è ancora oggi della partita. Tuttavia, come vedremo, il Nostro è riuscito senza grossa fatica ad assemblare una nuova formazione di tutto rispetto e a tornare alla carica con un lavoro che potrà ampiamente soddisfare coloro che dagli Antropofagus pretendono death metal senza compromessi ma composto e suonato con cura. In attesa di sottoporvi una vera e propria recensione di “Architecture Of Lust”, vi stuzzichiamo con un’anteprima/track by track compilata con l’aiuto del suddetto Meatgrinder e con quello del nuovo frontman Tya, il quale ha iniziato a esporci il concept su Clive Barker su cui poggia il disco!

ANTROPOFAGUS
Meatgrinder – chitarra
Tya – voce
Jacopo Rossi – basso
Davide “Brutal Dave” Billia – batteria

ARCHITECTURE OF LUST
Data d’uscita: 17 aprile 2012
Etichetta: Comatose Music
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01. ARCHITECTURE OF LUST (04:06)

Meatgrinder: “Il disco si apre con la quinta canzone da me composta, arriva nel momento in cui ho cominciato a riattaccarmi spontaneamente a riff tipicamente death metal. La prima parte è nata perfetta per aprire il CD, arrivano riff veloci e pesanti come un pugno nello stomaco, perfetti per iniziare! La seconda parte del brano è invece colma di riff tipicamente death metal e cadenze che fanno riconoscere immediatamente lo stile Antropofagus, quindi riff molto legati a ‘No Waste Of Flesh’. La parte finale del brano svela totalmente influenze radicate in me da anni di ascolti di gruppi con i quali tutti siamo cresciuti”.

Tya: “La prima traccia (nonchè title-track) del disco è sviluppata sui punti cardine dell’iniziazione dei Cenobiti, i quali assorbivano la forza mediante la tortura carnale. La surreale sensazione di terrore e la conseguente ascesa del Papa Nero delineano ciò che è comparabile a una benedizione infernale”.

La title track è, logicamente, il sunto dei contenuti del disco. Parte serratissima, mettendo subito in mostra le ormai note doti di Davide Billia (Septycal Gorge, Putridity) alla batteria e l’approccio più moderno nei riff di Meatgrinder, ma non manca di assestare qualche bordata in midtempo, nonchè di “sciogliersi” in un finale cadenzato e vagamente melodico che rimanda al background old school della band. Un gran pezzo, ispirato e ben bilanciato tra vecchia e nuova scuola death metal.

02. SANGUINIS BESTIAE SOLIUM (03:36)

Meatgrinder: “Le tipiche sonorità death metal classiche sono ormai tornate definitivamente a farsi risentire nel sesto brano da me composto, gode di tupa tupa molto più lunghi che nel resto del disco, è l’unico brano che possiede un tappeto centrale più classico (diciamo molto ultimi Decapitated) perfetto per fare entrare l’assolo in modo naturale, dare respiro all’orecchio e spazio al nostro tanto adorato sbattimento di testa, per poi ripartire in modo serrato senza nessun respiro fino alla fine!”.

Tya: “Il brano è una piccola storia che ritrae come protagonisti Peloquin e Boone (colui che venne considerato come prescelto della stirpe di Midian, CABAL). Le sensazioni malsane createsi nella mente del futuro ‘salvatore’ di Midian e la lotta per mantenere il suo nuovo popolo vengono riproposte in chiave molto cruda e spietata”.

Uno degli episodi migliori del lavoro. Come l’opener, “Sanguinis Bestiae Solium” spinge parecchio sull’acceleratore nella prima parte, ma con il passare dei secondi inizia a dare campo a soluzioni più compatte. Decisamente convincente l’apertura centrale: groovy e dinamica allo stesso tempo, ideale per lanciare l’assolo e per concedere respiro prima dell’assalto finale.

03. DEMISE OF THE CARNAL PRINCIPLE (03:07)

Meatgrinder: “Questo è il quarto brano da me composto, probabilmente insieme a ‘Blessing…’ il più estremo e moderno del disco. Possiede passaggi ed incastri con sweep uniti a riff tipicamente in stile vecchia scuola e legati allo stesso tempo a passaggi estremamente moderni alla Origin. Per me è il pezzo più divertente da suonare, molto diretto e carnoso, sopratutto nelle parti dove Tya duetta con il grandioso Mariano Somà dei Septycal Gorge. Per me davvero una goduria! E vi posso assicurare che non lo sarà solo per me!”.

Tya: “Questa prosegue il discorso iniziato con ‘Architecture…’. La paura verso l’ignoto è un’arma a doppio taglio… l’uomo è attratto dal rischio, ma talvolta quel piacere si trasforma in tragedia. Su questo pezzo va segnalata l’ottima prova del nostro amico Mariano Somà (Septycal Gorge) alle backing vocals”.

Tentazioni più moderne e strizzate d’occhio al death metal più frenetico dei giorni nostri vengono fuori prepotentemente in questa traccia, che, non a caso, ospita al microfono Mariano Somà dei Septycal Gorge. Un brano assolutamente concitato, ma che, superato il primo impatto, presenta anche momenti più ragionati e ‘musicali’.

04. THE LAMENT CONFIGURATION (03:47)

Meatgrinder: “Inizialmente il brano aveva il titolo provvisorio di ‘Consumed By A Lacerating Desire’. E’ il secondo brano da me composto, infatti, insieme a ‘Eternity To Devour’, fa parte del promo uscito qualche mese fa nello split ‘Torso Trauma’. Questo brano, insieme a Exposition Of Deformities’, è il mio preferito, racchiude in sè una scarica di riff che rappresentano per me la vera evoluzione di cio che fu ‘No Waste Of Flesh’: ritmi cadenzati perfettamente nello stile Antropofagus, ma senza, a parer mio, scadere mai nel banale. Ovviamente è, come già detto, un’evoluzione del mio stile iniziale, quindi il brano gode di passaggi tipicamente usati da Matt Sotelo in ‘…And Time Begins’ dei Decrepit Birth. Davvero un ottimo brano”.

Tya: “Un piccolo cubo a sei facce, pieno di mistero, capace di invocare le creature più dominanti del Labirinto di Barker. Questo brano segue il filo conduttore della tortura carnale e dell’ascesa dei Cenobiti”.

In questo episodio vengono effettivamente a galla influenze US death metal di nuova/ultima generazione, accostabili in particolare all’operato dei primissimi Decrepit Birth e di certa scuderia Unique Leader. Un ascolto molto divertente, soprattutto perchè il gruppo non manca mai di gettare ponti verso il suo passato old school, sfoderando continui cambi di tempo e stop’n’go. Molto penetrante la prova di Tya alla voce.

05. EXPOSITION OF DEFORMITIES (03:41)

Meatgrinder: “Il settimo brano che ho composto ammetto essere il mio preferito, nato ormai nel pieno delle mie composizioni e totalmente ispirato. Gode di aperture a parer mio bellissime, sonorità mai accostate al nome Antropofagus, volutamente non svelate nel trailer pubblicato qualche giorno fa. Versa il CD verso sonorità nuove per poi legarsi perfettamente a riff tipicamente Antropofagus e raggiungere serratissimi ritmi di batteria alla Deeds of Flesh, per tornare alle aperture e concludersi in modo serrato! Amo questo brano!”.

Tya: “‘Nightbreed’ è uno dei capisaldi della filmografia/bibliografia targata Barker. La popolazione di Midian, dopo trucide battaglie con gli umani, fu costretta nel corso dei Secoli a vivere nell’oltretomba per via di inutili pregiudizi dovuti alle loro sembianze, riconosciute dall’umanità come ‘blasfeme’. Classico esempio di ciò che contraddistingue la società attuale: IPOCRISIA e PREGIUDIZIO”.

Un’altra canzone ricca di cambi di tempo, in cui i ragazzi saltano continuamente da una scuola all’altra. Davide Billia appare più che mai perfettamente inserito nel contesto sonoro degli Antropofagus e in questa sede finisce per rivelarsi la vera marcia in più dei Nostri, sottolineando ogni cambio di registro con grande tecnica e fantasia. Sicuramente uno dei pezzi più divertenti di ‘Architecture Of Lust’.

06. ETERNITY TO DEVOUR (02:48)

Meatgrinder: “‘Eternity…’ è il primo brano che ho composto dopo la lunghissima assenza dall’esercitarmi. Per essere precisi, non toccavo la chitarra da 8 anni: ho fatto moltissima fatica per riprendere mobilità nelle dita e riacquisire il mio modo di suonare. Ho dovuto cambiare impostazione con il plettro per via della velocità dei riff che mi stavano venendo fuori: il disco è infatti suonato ad una velocità di 280 bpm, cosa molto faticosa sopratutto batteristicamente parlando. ‘Eternity…’ è il brano meglio assemblato tra riff e riff, gli incastri sono perfetti l’uno dopo l’altro e vi è tanto spazio per momenti di velocità quanto per ritmi cadenzati e aperture più musicali. Trovo che sia veramente un brano ben riuscito”.

Tya: “Uno dei nostri primi brani composti post-reunion. Volevamo già dare un’impronta Barkeriana (passatemi il termine) al nuovo disco e questo brano racchiude ciò che è l’atmosfera e il pathos di una saga come ‘Hellraiser’… Oscuro e sanguinolento = Death Metal”.

Anche questa traccia presenta dei rimandi ai primi Decrepit Birth, rivisti però in una chiave un poco più ‘orecchiabile’. La formula è nuovamente quella dell’alternanza fra sprazzi ‘moderni’ e altri old school, che, giocoforza, fanno prendere alla canzone una piega molto impattante. Si sente, insomma, la mano di Meatgrinder, musicista proveniente dalla vecchia scuola che sa come comporre un brano senza farsi prendere dalla voglia di strafare.

07. SADISTIC ILLUSIVE PURITANISM (03:50)

Meatgrinder: “Questo brano sarà una sorpresa per molti: nessuno si aspetta un episodio cosi in un disco degli Antropofagus. E’ l’ottavo brano da me composto, è stato volutamente creato in modo da dedicarsi solamente alla pesantezza. Il click è stato infatti drasticamente ridotto e il risultato è esattamente cio che volevo! Massiccio!”.

Tya: “Potere mediante illusione. Nix, il Puritano, fu il capo di una setta satanica la quale fu sottomessa tramite l’illusione di un qualcosa che mai ci sarà. Comandare tramite inganno e credere in qualcosa che in realtà non esiste. Questo è davvero spaventoso…”.

Il pezzo più groovy del disco, un midtempo che lascia da parte qualsiasi velleità cervellotica per concentrarsi su pochi riff ben assestati, utili per far scapocciare in serenità e per far tirare il fiato in attesa della prossima frustata. Traccia semplice, ma importante per dare quel pizzico di ulteriore varietà alla tracklist. Bravo Tya a sfoderare anch’egli metriche più lineari e “barbare”, che colgono immediatamente nel segno.

08. BLESSING UPON MY REDEMPTION (03:43)

Meatgrinder: “Mamma mia, cos’è ‘sto brano! Questo è il terzo da me composto: ammetto di aver addirittura faticato soprattutto nella seconda metà. I riff sono veramente faticosi da suonare. L’ho volutamente messo in chiusura perchè penso che, a parte l’outro (che ha un discorso tutto a parte), il CD debba chiudersi in maniera grandiosa, tale e quale a come inizia. Il brano è diviso in due parti, dato dal fatto che è stato composto da me in due periodi diversi. Per fortuna, è davvero riuscito bene, sia come incastri che come botta! Il riff cadenzato che unisce le due parti è per me uno dei più belli del disco: la sua semplicità è la sua forza. Come spesso penso, le cose semplici nate spontaneamente sono quelle meglio riuscite”.

Tya: “La ricerca assoluta del ‘piacere supremo’ è l’obiettivo principale del Dottor Channard. Egli riesce a trovare la via per il Labirinto grazie all’aiuto di Julia Cotton (i fan di ‘Hellraiser’ la conoscono molto bene…). Questo brano è fortemente ispirato a questa vicenda. ‘… E pensare che ho esitato’ (cit.)”.

Una vera carneficina, che, come impostazione, rimanda a “Demise Of The Carnal Principle”. Si sente che Meatgrinder ha assorbito i più recenti sviluppi della scena death metal: varie soluzioni tipiche degli ultimi anni vanno a braccetto con qualche repetino stacco più ragionato, sfociando in una parte finale sincopata davvero ben riuscita. Richiede qualche ascolto per essere “compresa” del tutto, ma ne vale la pena.

09. DET HELGERÅN AV HÄXOR (05:35)

Meatgrinder: “Ho riflettuto molto se inserire o no l’outro: volevo creare un’atmosfera come se si entrasse all’inferno. Le catene e gli uncini descritti da Tya in questo concept dovevano trovare la porta verso la via del non ritorno, il luogo dove esplodere all’apice del dolore. Tecnicamente molto semplice, dà spazio solo al suono, riesce a creare l’atmosfera perfetta per chiudere il concept rendendoci totalmente soddisfatti del lavoro”.

Tya: “Questo testo è fortemente ispirato ad ‘HAXAN – The Witches Of Witchcraft Through The Ages’, film horror muto del 1922 diretto dal regista Benjamin Christensen. E’ una descrizione sommaria di ciò che è stato il mito della stregoneria nel corso dei secoli, con le varie contraddizioni e controverse vicissitudini”.

Una via di mezzo tra un classico midtempo death metal e un outro votato all’atmosfera. L’incedere è solenne e le trame seguono uno schema piuttosto semplice, tuttavia gli oltre cinque minuti della traccia non annoiano: dopo tanta intensità serviva proprio un episodio più “disteso”.

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