ARCHITECTS: Live At The Royal Albert Hall

Pubblicato il 23/11/2020

A cura di Giuseppe Caterino

I concerti in streaming sono ormai diventati una realtà consolidata di questo periodo per via delle ben note cause che stanno affliggendo l’intero pianeta, spesso con risultati altalenanti. Il ritrovarsi di fronte ad uno schermo e non in mezzo a una folla più o meno gremita è un elemento fondamentale, anche nella misura in cui, a volte, una performance anche dignitosa ma magari non ottima può comunque risultare funzionante grazie all’energia sprigionata dal palco verso il pubblico e viceversa: a maggior ragione in uno spazio immenso come quello di stasera. Venendo a mancare questo impatto fondamentale, la diretta online diventa un banco di prova forse ancora più difficile proprio per questo, e vista la mancanza di un lato prettamente passionale, fisico, le band si ritrovano a dover dare qualcosa di più, a dover essere impeccabili e riuscire, almeno virtualmente, a sopperire ad una componente non trascurabile. Tuttavia, la classe emerge là dove è presente, e l’occasione di vedere gli Architects suonare in una deserta Royal Albert Hall, Londra, di fronte ad un pubblico connesso online da ogni parte del mondo, è abbastanza interessante anche per saggiare l’attuale forma del gruppo – e confermarne le qualità; peraltro, il nuovo singolo, “Animals”, aveva lasciato l’amaro in bocca a più di qualcuno, sicuramente a chi scrive, e siamo curiosi di poter potenzialmente ascoltare brani nuovi e giudicare lo stato delle cose in casa degli inglesi. 

Pochi minuti dopo le 21.00 italiane una telecamera ci introduce all’interno della stupenda location dell’evento, dove vediamo Sam Carter darci le spalle e velocemente piazzarsi in mezzo alla sala vuota, di fronte alla band disposta sul palco, che apre le danze senza tante parole con “Nihilist”. Impossibile non notare sin da subito quanto i suoni siano incredibili, la qualità audio che il nostro pur umile laptop ci restituisce è pulita e potentissima, e la band suona come di fronte alla più importante delle audizioni. Un ottimo inizio, con telecamera che gira attorno al cantante, la band che scapoccia e bei visual dietro i musicisti. La voce grossa in scaletta la fanno gli ultimi due dischi (una dozzina di pezzi su tutta la setlist): infatti segue subito “Modern Misery”, dall’ultimo, ottimo, “Holy Hell”, e vedere quanto già stanno dando i ragazzi sul palco ci fa davvero sentire la mancanza del sudore, delle urla, della presenza fisica a questi eventi.
Presentata come “brand new song”, fa il suo debutto “Discourse Is Dead”: il pezzo è potente e ci fa tirare un sospiro di sollievo con delle parti rallentate e pesanti, decisamente in linea con gli ultimi lavori, piuttosto groovy, e con un ritornello facile da assimilare ed una buona aria in generale. Benissimo così. Il concerto si sussegue tra canzoni come detto recenti, con una piccola digressione su “Lost Forever/Lost Together”, dal quale vengono estrapolate “Broken Cross”, subito in quarta posizione, e “Grave Digger”; quest’ultima posizionata dopo la struggente “Mortal After All”, un pezzo che, ormai nel vivo del concerto e con una sua importanza anche simbolica, dimostra ancora una volta l’ottima forma dell’ensemble e una forte carica passionale: la band è madida di sudore, si percepiscono la grinta e il dolore di questo brano, con il visual, alla fine, di un cuore con le iniziale TS, chiaramente dedicato allo scomparso Tom Searle. Un momento molto forte, che porta lentamente agli ultimi episodi del primo ‘set’, dove assieme alla titletrack dell’ultimo lavoro, sentiamo gli altri due nuovi parti presentati stasera: “Animals”, francamente, non ci ha entusiasmato nemmeno nella sua veste live, ci sembra fuorviante rispetto a quello che gli Architects erano riusciti a produrre in un passato recente, con un ritornello sempliciotto (seppur accattivante, lo concediamo) e un’aria plasticosa in generale. Meglio quello che sentiamo con “Dead Butterflies”  – sebbene la migliore delle nuove resti, a nostro avviso e con un unico ascolto all’attivo, la sopracitata “Discourse Is Dead”); tuttavia non siamo di fronte a una canzone malvagia, seppure con toni abbastanza morbidi si respira un’aria progressiva e con delle buone ripartenze, e un afflato comunque convincente: ci riserviamo di riascoltarla con più attenzione. Ci troviamo di fronte a un piccolo break nel quale i musicisti lasciano il palco e approcciano l’area di solito riservata ai fan: strumenti acustici alla mano, disposti in cerchio, eccoci di fronte a una parte estremamente emozionante dello show: “Memento Mori” e la superba “A Wasted Hymn”, uno dei picchi dello show, vengono suonate in maniera eccellente, rilasciando sul pubblico virtuale una scarica di emozioni molto vivide.
Si respira ormai aria di chiusura quando gli Architects rientrano sul main stage, lanciando una tripletta conclusiva esaltante, passando attraverso “A Match Made In Heaven” e la bella “Hereafter”, culminando poi con “Doomsday”: una scarica di riff dietro l’altro, diverse velocità e una grande presenza scenica, ottima chiusura per questi serrati settantacinque minuti di concerto. Insomma, al netto dello straniamento nel sentire un silenzio assoluto tra un brano e l’altro (Sam Carter parlerà solo per introdurre i pezzi nuovi) e dell’energia comunque filtrata dai nostri schermi, non possiamo che constatare l’ottima performance di questi ragazzi di Brighton, che, pubblico o no, hanno sudato le proverbiali sette camicie nell’offrire una prestazione superba e di alta qualità. Non possiamo che attendere, ora, con dita incrociate, l’uscita di “For Those That Wish To Exist “, prevista per il prossimo febbraio, con la speranza di tornare presto a sgolarci anche noi di fronte ad un palco. Intanto, davvero un buon teaser e una prova che vista di persona sarebbe certamente stata da ricordare.

 

Setlist:
Nihilist
Modern Misery
Discourse Is Dead
Broken Cross
Death Is Not Defeat
Royal Beggars
Gone With the Wind
Mortal After All
Gravedigger
Animals
Holy Hell
Dead Butterflies
Acoustic:
Memento Mori
A Wasted Hymn
Main Stage:
A Match Made in Heaven
Hereafter
Doomsday

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