AT THE GATES: il nuovo “The Nightmare of Being” traccia per traccia!

Pubblicato il 01/06/2021

A cura di Giacomo Slongo

In un’annata finora contraddistinta dal basso profilo di diversi grandi nomi della scena metal, il ritorno dei padrini del Göteborg sound ha tutte le carte in regola per imporsi come una delle uscite cardine dell’estate e del 2021 in generale. Un disco che abbiamo avuto modo di ascoltare in anteprima durante una listening session online in compagnia degli stessi Tomas Lindberg e Jonas Björler, verso cui però – saremo onesti – non nutrivamo particolari aspettative dopo che i precedenti “To Drink from the Night Itself” e “At War with Reality” ci avevano mostrato una band sì solidissima, ma anche piuttosto restia ad assumersi rischi e ad uscire dall’ombra del pluri-acclamato “Slaughter of the Soul”. E invece… come dichiarato anche dalla coppia di musicisti, ormai il vero cuore pulsante del progetto, l’intento principale di “The Nightmare of Being” si dimostra essere quello di riportare in auge la creatività e l’indole progressive della prima – troppo spesso dimenticata – fase di carriera della band, ovviamente alla luce dell’esperienza e della maturità accumulate in questo enorme lasso di tempo. Non un “With Fear I Kiss the Burning Darkness pt.2”, ma un lavoro che finalmente si muove libero in un paesaggio fatto tanto di assalti melodic death quanto di arabeschi prog rock, intelaiature orchestrali e altre soluzioni più open-minded e trasversali. Per conoscerne le effettive potenzialità dovrete aspettare ancora qualche settimana, ma nel frattempo ecco a voi il nostro track-by-track!

 

AT THE GATES
Jonas Björler – basso
Adrian Erlandsson – batteria
Tomas Lindberg – voci
Martin Larsson – chitarre
Jonas Stålhammar – chitarre

THE NIGHTMARE OF BEING
Data di uscita: 02/07/2021
Etichetta: Century Media
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01. Spectre of Extinction (4:49)
Il primo estratto di “The Nightmare of Being” che in tanti avranno avuto modo di ascoltare e assimilare nelle ultime settimane, sospeso fra pennellate acustiche, crescendo dalle forti tinte classic metal/rock e sfuriate immediatamente riconducibili allo stile della band di Göteborg. In definitiva, un’ottima opener che lancia segnali molto incoraggianti circa il prosieguo dell’ascolto…

02. The Paradox (4:43)
Delle note di pianoforte dal retrogusto quasi orrorifico cedono il passo ad un assalto death/thrash su cui le metriche aggressive di “Tompa” fanno il bello e il cattivo tempo, in un gioco di pieni e vuoti inframezzato dalla puntuale ricomparsa delle tastiere sullo sfondo e da un altro assolo particolarmente enfatico e rockeggiante (dopo quello di “Spectre…”). Insomma, se di primo acchito “The Paradox” potrebbe sembrare il classico uptempo di marca At the Gates, la verità dei fatti è sicuramente un po’ più complicata, svelandoci un brano tanto furente quanto ricco di dettagli e arrangiamenti non banali. Che i Nostri abbiano finalmente deciso di andare oltre la formula messa a punto dal seminale “Slaughter of the Soul”?

03. The Nightmare of Being (3:49)
La vera natura di questo terzo album post-reunion inizia a farsi chiara con la titletrack che, dopo una partenza controllata e malinconica (la quale può riportare alla mente lo spirito dei primi anni Novanta), si scioglie in un’alternanza di spoken word e screaming vocals, di contrasti fra la robustezza della sezione ritmica e la leggiadria espressa in ampie porzioni dalla coppia d’asce, esplodendo qualche istante dopo in uno dei chorus più trascinanti del disco. Come da tradizione At the Gates, la canzone scelta per dare il titolo all’opera finisce per essere anche una delle più memorabili e immediate.

04. Garden of Cyrus (4:25)
Il lato prog da sempre insito nel DNA dei Nostri esce prepotentemente allo scoperto con “Garden of Cyrus”, midtempo che gioca la carta del sassofono con compostezza e buon gusto, amalgamandolo alla matrice melodic death senza incorrere in quelle forzature che spesso si accompagnano a certe soluzioni stilistiche. Indubbiamente parliamo di uno degli episodi più ‘ricchi’ e stratificati di questo ritorno, che dimostra come in sede di ideazione e scrittura il gruppo svedese abbia voluto uscire dalla comfort zone in cui si era barricato negli ultimi anni.

05. Touched by the White Hands of Death (4:09)
Dopo due tracce particolarmente distese e virtuose, i ritmi tornano ad intensificarsi con “Touched by the White Hands of Death”. Battezzato da un intro orchestrale da fiaba nera, il pezzo muta presto in un uptempo che salta con veemenza all’orecchio per l’intensità dei fraseggi chitarristici e dei cambi di tempo che ne scandiscono l’intero svolgimento. Il mood qui è decisamente più tenebroso e aggressivo rispetto alla prima parte di tracklist, per un brano destinato con ogni probabilità ad essere riproposto in sede live non appena la situazione lo consentirà.

06. The Fall into Time (6:47)
Il minutaggio non mente: “The Fall into Time” è una delle canzoni più elaborate di “The Nightmare…” e dell’intero repertorio di Tomas Lindberg e compagni. Si potrebbe quasi parlare di orgia di soluzioni, se questa terminologia non lasciasse intendere un senso di disordine e sovrabbondanza che qui invece non è percepibile, complici una classe e un’esperienza che non hanno certo bisogno di molte presentazioni. Cori maschili e femminili, orchestrazioni, ritmiche rocciose alternate ad altre più snelle, un break centrale in odore di King Crimson… “The Fall…” è a tutti gli effetti una spola tra melodic death e prog rock che non può non essere ascritta agli apici del lavoro.

07. Cult of Salvation (4:24)
“Cult of Salvation” può sostanzialmente essere divisa in due parti, quasi a voler mostrare entrambi i lati del carattere dei suoi autori. Se nei minuti iniziali l’impressione è quella di avere per le mani una classicissima (e un po’ ruffiana) cavalcata melodic death, dal break centrale in poi ecco riaffiorare punteggiature di pianoforte, sottili orchestrazioni e strati di chitarre molto più vicini alla sfera rock dei Seventies che a quella estrema, in una sorta di bigino contenente tutte le principali influenze del quintetto.

08. The Abstract Enthroned (4:26)
La palma d’oro dell’episodio più violento e malvagio del lotto spetta a “The Abstract Enthroned”, che nel suo sfoggiare velenosi riff blackeggianti arriva persino a strizzare l’occhio ai cugini The Lurking Fear. Ad ogni modo, non bisogna lasciarsi trarre troppo in inganno: nel finale c’è di nuovo spazio per quell’eleganza e quella morbidezza a livello di arrangiamenti che – a questo punto lo possiamo affermare senza indugi – possono essere definite i marchi di fabbrica di questa settima fatica sulla lunga distanza.

09. Cosmic Pessimism (4:31)
Altra traccia dall’indole ‘free’ e contaminata, “Cosmic Pessimism” sfoggia un andamento dinoccolato su cui prevalgono gli ormai ricorrenti influssi prog rock, le orchestrazioni e lo spoken word di un “Tompa” che, per quanto non possa più ovviamente contare sull’intensità di un tempo, si conferma uno dei frontman più riconoscibili e carismatici della scena. Quattro minuti che vanno idealmente a chiudere il trittico sperimentale iniziato da “Garden…” e proseguito con successo da “Fall…”.

10. Eternal Winter of Reason (3:37)
“Nightmare…” si conclude sui toni accesi di un brano non troppo dissimile dalla doppietta di singoli posti in avvio, fra sbandate melodic death/thrash e pennellate chitarristiche più morbide e soffuse. “Eternal Winter of Reason” non aggiunge niente di propriamente nuovo all’ascolto, ma si configura comunque come un degno punto finale sui quarantacinque minuti della raccolta, la quale non dovrebbe faticare a diventare una delle uscite più chiacchierate (e apprezzate) del 2021. L’appuntamento ora è tra qualche settimana con la nostra recensione!

 

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