AVATAR – “Avatar” traccia per traccia!

Pubblicato il 15/02/2010

 

Avatar is:

John Alfredsson – Drums
Johannes Eckerstrom – Vocals
Jonas Jarlsby – Guitar
Simon Andrsson – Guitar
Henrik Sandelin – Bass

Prodotto da Markus Tagaris, Magnus Lundback e Sebastian Olsson presso i Gain Studio in Goteborg, Svezia.

Mixaggio a cura di Tobias Lindell (Europe, Mustasch) presso i Bohus Studio in Svezia.

L’uscita di “Avatar” è prevista per il 22/02/2010 per Gain Records

A cura di Matteo Cereda

Il nome Avatar sta continuamente rimbalzando nelle nostre orecchie per motivi cinematografici, tuttavia da quasi un decennio una talentuosa band svedese lavora nel sottobosco metal alla ricerca di spazio e consensi. Il terzo disco per il quintetto scandinavo non rappresenta solo la classica prova del nove, ma anche una vera e propria svolta stilistica con l’inserimento di una nuova gamma di influenze quantomeno interessanti. Abbiamo ascoltato in anteprima per voi “Avatar” e, in attesa della recensione vera e propria, eccovi le prime impressioni a caldo.

 

“Queen Of Blades” – La canzone d’apertura esordisce con chitarre arpeggiate in pulito affiancate da uno scream un po’ fuori luogo per il contesto, il pezzo prende corpo con una strofa che ricorda i Children Of Bodom e si apre in un ritornello pacchiano ma d’impatto, caratterizzato da un gusto melodico quasi epico e interpretato da vocals semi-pulite non del tutto convincenti.

“The Great Pretender” – Si tratta di un brano dinamico con una strofa heavy rock ben assestata, mentre il ritornello punta ancora su vocals semi-pulite non eccelse nella resa complessiva anche per una linea un po’ calante.

“Shattered Wings” – In questo caso gli Avatar si avvicinano agli ultimi In Flames con una strofa andante contraddistinta da chitarre in pulito. Le parti vocali sono più convincenti con ottime soluzioni melodiche e un decisivo apporto dei cori, finalmente il bersaglio è centrato pienamente!

“Reload” – Risulta convincente sin dai primi ascolti grazie ad una strofa thrsh n’roll ed alla pregevole apertura melodica sul bridge. A chiudere il cerchio ci pensa un ritornello d’impatto interpretato dal singer Eckerstrom con una timbrica scream-urlata piuttosto personale. Di assoluto valore anche il solo di chitarra del leader Jonas Jarlsby.

“Out Of Our Minds” – Dopo un muro di chitarroni stoppati, la strofa parte lenta con chitarre atmosferiche e scream vocals espressive, successivamente il pezzo si apre con un refrain melodico di stampo metalcore contraddistinto da linee vocali di valore e un’interpretazione in pulito degna di nota. Il finale in crescendo è un po’ caotico, ma apprezzabile nello spunto.

“Deeper Down” – Questo brano appare un tantino forzato e fuori contesto rispetto alle altre canzoni. La struttura è di stampo hard rock, con una strofa in scream piuttosto azzardata, ma ciò che stona di più sembra essere il refrain principale su ritmiche accelerate caratterizzato da un’atipica atmosfera festaiola e linee vocali di stampo power-hard rock che lasciano di stucco.

“Revolution Of Two” – Gli Avatar ci riprovano, aggiungendo nuovi ingredienti alla propria musica. L’azzardo questa volta pare più sensato, poiché gli inserti sinfonici nella strofa oscura e nello stacco a metà canzone non sfigurano affatto all’interno di un contesto melodic death. Qualche dubbio sulle goffe vocals semi-pulite del ritornello. Da metabolizzare.

“Roadkill” – Dopo una poderosa strofa thrsh n’roll, con il bridge si ritorna su lidi heavy rock con un cantato semi-urlato, mentre nel ritornello gli Avatar ripercorrono i sentieri hard rock festaioli di poc’anzi ma questa volta con risultati ben superiori. L’effetto è senza dubbio kitsch, ma allo stesso tempo godibile e divertente.

“Pigfucker” – Un breve episodio death n’roll che pare come un autentico assalto frontale, ricordando addirittura i The Crown. Il pezzo gioca costantemente su ritmiche ultra veloci e lascia la presa solamente nello stacco pre-assolo. Che botta!

“Lullaby” – In chiusura gli Avatar ci regalano forse il brano migliore dell’intero album; un pezzo dall’incipt quasi progressivo che si apre con una strofa malinconica condita da vocals pulite, il bridge cresce con chitarre stoppate e inserti d’archi sullo sfondo fino all’apertura del ritornello, impreziosito da una bellissima melodia di chitarra e vocals in scream. L’effetto è quello di una versione più intima ed elaborata degli ultimi In Flames.

PROSSIMI CONCERTI

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.