BAD RELIGION: Decades 1980-2020 Live Streaming

Pubblicato il 05/01/2021

Report a cura di Davide Romagnoli

Buon quarantesimo anniversario alla Cattiva Religione del punk. Il professor Graffin e soci decidono di festeggiare in tutta sicurezza e propongono una serie di quattro show in streaming per gli hardcore fan, uno per ogni decade da festeggiare. Ritrovatisi al mitico Roxy sulla Sunset Strip, gli ex ragazzacci, figli di Pacman, Reagan e del Neoevangelismo, oltre che del six pack e del far casino a ritmo del  ‘tupatutupatu’ (sacro pattern ritmico del punk), ritrovano se stessi e i loro spettatori virtuali in questo piacevole ritrovo quarantennale di una delle formazioni punk rock più importanti di sempre. Spiega Greg Graffin: “Posso parlare a nome dell’intera band quando dico che siamo rimasti così delusi di non poter fare un tour quest’anno. Sono i nostri fan, in tutti quei concerti che suoniamo ogni anno, che forniscono la forza vitale ai Bad Religion. ‘Decades’ consente ai nuovi fan, così come a coloro che erano presenti all’inizio, di avere una ricca panoramica della nostra intera carriera e assistere ai cambiamenti nella scrittura delle canzoni e negli stili di performance in ogni fase della nostra evoluzione!”. La piattaforma NoCap Shows ha ospitato il pacchetto di quattro episodi, venduto sia insieme che in singoli eventi. Oltre a questo, un merch esclusivo per ogni show è disponibile per coloro che han tenuto da parte qualche soldino nella pandemia ma hanno ancora il cuore al banchetto delle t-shirt dopo il concerto.  O che per conquistare di nuovo il mondo hanno ancora bisogno di una maglietta con impresso il Crossbuster.

Resettando gli orologi indietro agli anni Ottanta si riscopre quel lato più scanzonato dei ragazzacci (ehm, ex ragazzacci) e piacevolmente ci si ritrova nel mezzo di “Latch Key Kids” (da dieci anni sparita dalle setlist), tempi reaganiani e aneddoti sul teleevangelismo. Il materiale della setlist è infatti preso dai primi quattro lavori della band, “How Could Hell Be Any Worse”, “Into The Unknown”, “Suffer” e “No Control”. Per gli hardcore fan, il vero periodo d’oro della loro band preferita. Ed in effetti “Decades 1980” rappresenta lo show più importante di quelli proposti, riuscendo a teletrasportare il tutto in un clima semplice, onesto e nemmeno troppo distaccato, sia temporalmente che a livello di attitudine. Vero è anche che il primo spettacolo è anche quello che rappresenta la novità della visione e location; interviste e personaggi ci appaiono con la medesima forma che poi, altri tre concerti dopo, arriverà un po’ a stancare, non cambiando di un centesimo il format proposto. Oltre che il pattern ritmico, ovviamente: non che sia un male, anzi, parlando di grande Storia del punk rock americano. Effettivamente non è che serva chissà che cosa per poter apprezzare la sincerità di una band come questa: grandi classici e qualche chicca funzionano bene e riescono a tenere le quattro ore e le tre settimane di show, dal 12 Dicembre al 2 Gennaio.

Con gli anni ’90 i Bad Religion vanno da “Against The Grain” a “No Substance”, passando per il mitico “Generator”, “Recipe For Hate”, “Stranger Than Fiction” e “The Grey Race”. Questo è stato forse il decennio che ha consolidato lo status del gruppo come vera icona del nostro tempo, ma non è stata certo una passeggiata: la band discute infatti i dolori crescenti e le lezioni apprese, i lunghi tour, le fatiche e gli sbattimenti del caso. E sembra dare un tocco interessante proprio il fatto di riconsiderare il tempo dei grandi classici della band anche alla luce di queste difficoltà. Anche qui il tono è piuttosto standardizzato e non appaiono grandi differenze tra le esecuzioni canoniche delle tracce cui la band ha già ampiamente abituato, anche se la vena più heavy metal e quella più pop vengono lasciate un po’ da parte per quella ritrovata rock’n’roll attitude da bontemponi. Jay Bentley compreso, ancora ancorato ad una dimensione da teenage punk che lo rende ancora un gran personaggio, anche se, insieme alla band, arriva alla fine un po’ stremato.
Rivela infatti Bentley, a proposito della produzione dei live show: “Ne abbiamo filmato uno, ci siamo presi una pausa, e ne abbiamo filmato un altro. Siamo tornati tutti a casa, siamo tornati il ​​giorno dopo e lo abbiamo fatto di nuovo. Dopodiché non mi son ricordato molte cose per circa tre o quattro giorni. Non ricordavo dove abitavo. Ho dovuto sdraiarmi per un po’ perché, seriamente, tutto questo mi ha solo risucchiato tutto dal cervello. Seriamente, ho dovuto dimenticare tutto e ricordare solo la musica.” Anche per il professore della Cornell University la situazione è piuttosto simile: invecchiato, sì, ma sempre un gran personaggio, unico ed inimitabile.

Materiale incredibilmente e perfettamente funzionante anche per l’altra grande decade dei Duemila, che fa affiorare la vena più eclettica della musica dei Bad Religion, riscoprendo perle come “Let Them Eat War” (forse il brano migliore del no-Bush album “The Empire Strakes First”, non particolarmente riuscito). Gli album ripescati qui sono  “The New America”, “The Process Of Belief”, “The Empire Strikes First” e “New Maps Of Hell”. Anche qui, accanto alle grandi “Sorrow” di turno, appare anche “Let It Burn”, eseguita qui per la prima volta. Materiale per fan accaniti e per grandi aficionados, così come “Bored And Extremely Dangerous” sul finale. Simpatico anche il siparietto su Van Halen e su quanto più vicino agli anni Settanta si è in grado di arrivare in sala prove. Graffin, Gurewitz e Bentley costituiscono un trio con pochi rivali negli annali del punk rock e ci fa piacere vederli insieme sullo stesso divano, oltre che sullo stesso palco. Anzi, forse, ci sarebbe piaciuto che la parte delle interviste potesse avere un maggior peso e fosse stata spalmata su più giornate e in più situazioni. In questo modo sembra tutto fatto un po’ di fretta e il rischio è quello di appesantire il prodotto finale, che avrebbe potuto brillare ancora di più, non solo per le canzoni.

Ultima sezione per gli anni Dieci, rappresentati dalla triade  “The Dissent Of Man”, “True North” e “Age Of Unreason” e andati in onda dallo scorso 2 Gennaio 2021. Effettivamente, anche qui, poco da dire sulla qualità dei brani proposti (“Robin Hood In Reverse” grandissima, così come “Candidate” del 2019) e su quanto, in fin dei conti, un prodotto come questo possa dire al suo pubblico, anche dopo altri tre spettacoli. La band chiude con “Fuck You”, ricordando che da qualche parte, in fondo ai pantaloni qualche taglia più grandi, i grandi cojones del punk rock sono ancora lì sotto. E non è un caso che, nei commenti di fianco al video, si legga come quei quaranta dollari (prezzo del biglietto unico) siano stati i meglio spesi della pandemia. Poco da dire: che l’inizio della nuova decade sia ancora all’insegna del Crossbuster!

“Pay homage to your bad attitude / Just say fuck you / What you gonna do with attitude? / Just say fuck you”

 

 

Set List 80’s:

Bad Religion
We’re Only Gonna Die
You Are (the Government)
Changes of Ideas
Latch Key Kids
Henchmen
Suffer
In the Night
No Control
Automatic man
Along the Way
Big Bang
Best of You
The Dichotomy
Give You Nothing
You
Do What You Want
I Want to Conquer the World
Forbidden Beats
1000 More Fools
Fuck Armageddon… This is Hell

 

Set List 90’s:

Come Join Us
Stranger Than Fiction
The Streets of America
Them and Us
All Fantastic Images
Modern Man
Struck a Nerve
Infected
Recipe for Hate
Faith Alone
No Direction
Generator
Against the Grain
A Walk
Flat Earth Society
God Song
21st Century (Digital Boy)
American Jesus
Punk Rock Song

 

Set List 00’s:

Social Suicide
Los Angeles Is Burning
Dearly Beloved
Let It Burn
Epiphany
Supersonic
Prove It
Can’t Stop It
Overture
Sinister Rouge
Let Them Eat War
The Defense
52 Seconds
Heroes & Martyrs
New America
New Dark Ages
Beyond Electric Dreams
Bored and Extremely Dangerous
Sorrow

 

Set List 10’s:

Wrong Way Kids
True North
My Sanity
Crisis Time
Do the Paranoid Style
Land of Endless Greed
Robin Hood in Reverse
Chaos From Within
Dharma and the Bomb
Lose Your Head
The Resist Stance
Only Rain
End of History
Changing Tide
Candidate
Fuck You

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