A cura di ClaudioGiuliani
BELPHEGOR
"Blood Magick Necromance"
NuclearBlast Records/Warner
In uscita il 14 gennaio 2011
Rise To Fall And Fall To Rise
Blood Magick Necromance
Discipline Through Punishment
Angeli Mortis De Profundis
Impaled Upon The Tongue Of Sathan
Possessed Burning Eyes
Sado Messiah
Nono album, quarto per Nuclear Blast,per gli austriaci Belphegor, partiti molti anni fa con un death metal dalletinte nere, specie a livelli di testi. Specializzatisi nell’anti-cristianesimoalbum dopo album, la band capitanata dal truce Helmuth arriva con questo nuovolavoro a una maturazione importante, talmente rilevante da poter farglicambiare quasi nazionalità. La produzione del leggendario leader degli HypocrisyPeter Tägtgren, effettuata nei suoi Abyss Studios, ha infatti “svedesizzato” ilsuono dei Belphegor come mai prima d’ora. Certo, il gruppo rimane riconoscibilegrazie al caratteristico timbro vocale, urlato al limite del fastidioso, e almonolitismo della ezione ritmica. Di certo però il ricorso alla melodia si èfatto molto più frequente che in passato. Ma passiamo ora al setaccio ora branodopo brano questo nuovo “Blood Magick Necromance” che Metalitalia.com ha potutoassaggiare in anteprima!
“IN BLOOD – DEVOUR THIS SANCTITY” (5:31)
In pochi secondi i nostri concentrano tutto l’album. Doppia cassaonnipresente, fischi di chitarra, riff serrato e blast-beat incessante. Èl’opener del disco, un gran bel biglietto da visita per l’intero seguito. Lacanzone è brutale per tutta la sua durata, arrangiata con soli di chitarra econ il solito stacco atmosferico che introduce la presenza di tastiere.
“RISE TO FALL AND FALL TO RISE” (6:01)
La traccia inizia con un refrainmelodico di pronta presa, che sembrerebbe essere un preludio a una tracciagranitica a basso regime. Così è per gran parte del brano, basato su un riffmolto plettrato e su un ritornello sostenuto dalle tastiere che conferisconomolta atmosfera al brano, rendendolo praticamente scandinavo a livello disonorità. Nel finale si rianima il tutto con una sfuriata. Brano cupo, blackmetal e decisamente killer.
“BLOOD MAGICK NECROMANCE” (7:00)
Predominiodeath metal. I due chitarristi danno vita a delle trame che rimandano aiprimi album del gruppo. E’ un death metal dalle tinte nere quello che affioranella traccia che dà il titolo al disco, la più lunga dell’album che stoppa ilcronometro sui sette minuti. L’inizio è strumentale, lasciato alla possanzadelle trame di chitarra prima che arrivi Helmuth con una voce che si alternafra il filtrato e il growl canonico a marchiare il brano. Buoni anche gliarrangiamenti con parti di voce melodiche e un arrangiamentofinale di tastiera molto azzardato da parte dei nostri, di stampo operistico mache si ode molto in sottofondo.
“DISCIPLINE THROUGH PUNISHMENT” (4:05)
Classico brano mid-tempo black metal. Riffinglento, che a tratti scompare lasciando il buon Helmuth urlare in maniera“pacata”, in attesa delle trame svedesi e del ritornello il cui ruolo daprotagonista questa volta è affidato alla voce e alla doppia cassa che siimpadronisce spesso del brano. Anche qui si privilegia l’atmosfera, a bassoregime.
“ANGELI MORTIS DE PROFUNDIS” (3:00)
Qui invece si parte a tuttavelocità fin dall’inizio. La traccia è veloce per tutta la sua durata. Labatteria sembra una drum-machine che non si concede neanche una rullata in varispezzoni. Il brano, cortissimo, di circa tre minuti, è uno sfogatoio: acceleratoreal massimo, urla di sofferenza e ogni tanto qualche “leggero” rallentamento. Purabrutalità.
“IMPALED UPON THE TONGUE OF SATHAN” (5:42)
Brano fra i più svedesi dellotto. A ricordarci che sono i Belphegor ci pensa il buon Helmuth ma lastruttura ritmica sembra veramente un pezzo di black metal svedese specie perle melodie chitarristiche. Pezzo tutto sommato tirato dal possente incederefinale dove sfocia in maniera molto malinconica e tetra.
“POSSESS BURNING EYES 1997” (5:34)
Altra composizione tiratissima almenonella fase iniziale mentre nel seguito il ritmo rallenta paurosamente perlasciare spazio al lavoro di chitarra, anche qui debitorio verso la melodia. Sonoinfatti le tastiere a dominare la traccia, sicuramente fra le più ricche diatmosfere dell’intero lavoro degli austriaci. Brano fra i più indovinati.
“SADO MESSIAH” (3:51)
La chiusura non poteva che essereaffidata a quello che sanno fare meglio i nostri: black metal a folle velocità.Così è e il brano in questione è fiero portabandiera di questo nuovo connubiomelodia/ritmi serrati che è il cardine del nuovo sound dei Belphegor. Anche quinessuna pausa, si pesta duro facendosi bastare un paio di riff di chitarra e unrallentamento di batteria da inserire qua e là. Traccia monolitica.

