BLIND GUARDIAN: “Beyond The Red Mirror” traccia per traccia!

Pubblicato il 08/01/2015

Speciale a cura di Alessandro Corno

Un nuovo album dei Blind Guardian è un vero e proprio evento per i fan del power-classic metal, anche perchè la band di Krefeld si fa sempre attendere circa quattro anni tra un disco e l’altro. Questa volta i tedeschi hanno fatto le cose veramente in grande, ingaggiando ben due orchstre e tre cori per proseguire in quella evoluzione del sound che si era in parte fermata con l’ultimo “At The Edge Of Time”. Varie tracce di quel lavoro infatti si ricollegavano ai Blind Guardian degli anni ‘90 ma era ad ogni modo sempre presente in alcuni episodi la voglia di andare oltre. Il nuovo “Beyond The Red Mirror” a un primo giro di ascolti si presenta invece come un deciso passo avanti: un lavoro complesso, in parte progressivo e ricchissimo di elementi, nel quale è sempre e comunque ben riconoscibile il marchio di fabbrica del gruppo. In attesa della recensione finale, ecco a voi le nostre primissime impressioni traccia per traccia.

blind guardian - beyond the red mirror - 2015

 

BLIND GUARDIAN – Beyond The Red Mirror
Etichetta: Nuclear Blast Records
Data di pubblicazione italiana: 02 febbraio 2015
www.blind-guardian.com

01. The Ninth Wave (09:27)  
Il pezzo inizia con un gran coro epico, dai toni drammatici e austeri che cresce via via di intensità e pienezza fino allo stacco che tra percussioni e l’ingresso della ritmica, lascia spazio alla voce di Hansi Kursch. Impressionante da subito la quantità di elementi presenti in un sound che fa pensare ad un incrocio tra la mastodontica e multistratificata “And Then There Was Silence” e la più recente e sinfonica “Sacred Worlds” con la differenza che il tutto appare più moderno soprattutto come suoni delle chitarre dalle accordature abbassate. Il ritornello molto arioso e melodico non tarda ad arrivare. Non siamo di fronte ad un chorus immediato e “da stadio” del periodo che va dagli esordi fino a “Nightfall In Middle-Earth” ma è ad ogni modo discretamente efficace. Il brano evolve poi in numerosi fraseggi e intrecci di cori, inserti sinfonici e parti soliste melodiche di un ispirato Andrè Olbrich, prima di riprendere il ritornello e chiudersi con i cori che avevano fatto da intro.

02. Twilight of the Gods (04:49)
E’ il primo singolo estratto dal disco e ve lo riproponiamo tale quale, sottolineando che si tratta di uno dei brani più aggressivi e tipicamente Blind Guardian del lotto ma forse non il più immediato che, come leggerete di seguito, è a nostro avviso “The Holy Grail”.

03. Prophecies (05:24)
I ritmi rallentano per un brano orientato su tempi medi e ricco di parti corali che si riallaccia più al periodo “Nightfall In Middle-Earth”. Buono il ritornello rafforzato da grandi cori, facili da cantare. Piuttosto solita la parte centrale con il consueto susseguirsi di soli melodici, mentre la coda del brano presenta una bella chiusura tra cori dai toni epici. Tra i brani migliori del lavoro.

04. At the Edge of Time (06:53)  
Il brano che riprende il titolo del precedente album in studio è forse anche quello meno “digeribile” di tutto il presente lavoro. Un pezzo ricco di pompose parti sinfoniche e cori che si susseguono e cambiano forma di continuo. Scarsi i punti di presa che restino in mente e anche il ritornello è talmente pieno di sinfonie e cori da apparire quasi diluito nel resto del pezzo.  Anche qui il sound ricorda le parti maggiormente complesse di “And Then There Was Silence”. Solo nello spezzone centrale troviamo un giro melodico di chitarra la cui melodia è abbastanza memorizzabile, per il resto vi serviranno vari ascolti prima di carpire gli innumerevoli strati ed elementi che compongono la canzone. Forse qui i Blind Guardian si sono spinti un po’ troppo verso quella ricerca di complessità che ha caratterizzato molti episodi presenti sui più recenti lavori. Impossibile immaginarsi questo pezzo suonato dal vivo senza il supporto di cori e orchestra.

05. Ashes of Eternity (05:38)    
Il sound si indurisce, i ritmi aumentano e i riff si fanno più aggressivi ma il concetto di immediatezza resta lontano ancora una volta. Il brano, che inizia in maniera non molto dissimile da “Fly”, ha una struttura piuttosto progressiva che vede varie parti susseguirsi crescere fino a un bellissimo ritornello che purtroppo viene proposto solo una volta e, inspiegabilmente, non nella seconda parte del brano, dove ad ogni modo è presente un bel bridge corale. Anche in questo caso resta un po’ di amaro in bocca e l’idea che abbia prevalso la voglia proporre a tutti i costi qualcosa di particolare quando sarebbe stato più efficace andare sul sicuro.

06. The Holy Grail (06:02)   
Ecco il pezzo che farà la gioia degli amanti dei vecchi Blind Guardian. Sound oscuro e stile ricordano assolutamente “Imaginations from The Other Side”. Qui tutto quadra: dai ritmi di batteria a tutta velocità, ai riff aggressivi, alle vocals qui molto più cattive, fino ad arrivare alla classica accoppiata pre-chorus / ritornello alla Blind Guardian del periodo anni ‘90. Fantastica la parte centrale con una successione di cori decisamente esaltanti che precedono la reprise del ritornello. Nulla da dire, quando ci si mettono, i quattro bardi tedeschi riescono ancora a far emozionare la vecchia guardia.

07. The Throne (07:53)  
Tornano le orchestrazioni e le ritmiche meno lineari per un brano multisfaccettato e dal notevole minutaggio che tutto basa sull’unione di cori e parti vocali multistratificate che si vanno a intrecciare con quelle sinfoniche. Anche qui non notiamo evidenti parti di presa e anche il lungo ritornello non spicca più di tanto dal contesto. Siamo nuovamente in presenza dei Blind Guardian del nuovo corso, che puntano su un sound pomposo e complesso, molto distante distante dall’irruenza dei vecchi lavori.

08. Sacred Mind (06:21)
Un inizio su toni più rilassati e piuttosto sinistro e oscuro lascia spazio dopo un minuto ad una accelerazione repentina che trasforma il brano in una bordata in doppia cassa fin troppo lineare che come sound ci ricorda gli episodi più veloci del precedente album “At The Edge Of Time”. Qui però le parti di batteria e le relative ritmiche presentano un po’ troppo poche variazioni e finiscono per appiattire un tantino il pezzo. Il ritornello è abbastanza immediato ma non spicca per ispirazione. Brano tutto sommato superfluo.

09. Miracle Machine (03:02)  
L’unico lento del disco è a parere di chi scrive anche uno dei meno riusciti della storia dei Blind Guardian. Non tanto per lo stile del pezzo insolito alla band, che propone un duo piano-voce contornato da archi, quanto per la presenza di un ritornello non molto convincente, o almeno non certo tanto quanto quello di diversi lenti prodotti dal gruppo negli anni passati. Da sottolineare ad ogni modo l’ottima prestazione vocale di Hansi Kursch.

10. The Grand Parade (09:27)
Il disco si conclude con un pezzo tanto mastodontico quanto quello che lo aveva aperto. “The Gran Parade” pare la nuova “And Then There Was Silence”, almeno a livello di intenzione di proporre un episodio talmente ricco di elementi (cori e orchestrazioni qui non si contano proprio…) che pare di trovarsi di fronte a qualcosa a metà tra una grande colonna sonora e un pezzo d’opera classica. Come in ogni altro brano del disco, è sempre ben udibile la matrice tipicamente Blind Guardian e non si ha mai l’impressione di trovarsi al cospetto di un’altra band ma semplicemente di una formazione che ha deciso di spingersi sempre più in là in un’evoluzione che l’ha portata ad arricchire a dismisura il proprio sound. Inutile elencare le numerose sezioni e cambi di tempo e umore che compongono il pezzo, segnaliamo solo che il ritornello non ha la potenza e l’efficacia di quello della già citata “And Then There Was Silence”, ma punta sull’apertura melodica di cori forse un po’ troppo ariosi. Un altro brano che, praticamente come tutto il disco, necessita assolutamente di diversi e attenti ascolti, preferibilmente in cuffia.

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