BRUCE DICKINSON – “Soloworks”: lo speciale di Metalitalia.com!

Pubblicato il 17/11/2017

Speciale a cura di Carlo Paleari

Il ritorno di Bruce Dickinson ed Adrian Smith alla nave ammiraglia si avvicina ormai a festeggiare i venti anni di attività e, sebbene la qualità delle uscite discografiche non raggiunga più l’eccellenza degli anni ’80, è indubbio come gli Iron Maiden rimangano una delle più spaventose macchine da guerra nel panorama heavy. La loro è stata una delle reunion di maggior successo in assoluto, con arene piene in qualunque angolo del globo, ma in questo articolo vogliamo concentrarci invece sulla discografia solista di Dickinson, ripercorrendo uno ad uno i sei album pubblicati dal cantante. L’occasione ci è data dalla pubblicazione di “Soloworks”, mastodontico cofanetto edito dalla BGM che raccoglie la sua opera in vinili da 180 grammi.

Prima di scendere del dettaglio dei singoli lavori, vale la pena di spendere qualche parola sul box set in sé, che farà la felicità di chi ama i prodotti di qualità. I sei dischi sono raccolti in un elegante cofanetto verde e contengono le tracce originali prese dai master senza ritocchi o sovrastrutture. Niente brani rimasterizzati o remixati per l’occasione; nemmeno le numerose bonus track che, invece, sono state incluse nelle edizioni in CD che hanno raggiunto i negozi negli anni scorsi. Questa è una proposta discografica fedele allo spirito originale, che cerca di mettere nelle mani dell’ascoltatore un prodotto coerente con quanto pubblicato al momento della prima uscita. Dei sei lavori presenti, quattro erano già stati commercializzati in vinile, sebbene le stampe siano fuori catalogo da anni, mentre i due episodi più recenti, “The Chemical Wedding” e “Tyranny Of Souls” vedono la luce in questo formato solo oggi. Dando uno sguardo più da vicino al materiale contenuto nel box, troviamo per primo “Tattooed Millionaire” (1990), primo esperimento solista del cantante quando ancora militava nei Maiden: il packaging ci permette di gustarci qualche foto d’epoca di Bruce e Janick Gers (“Now with Iron Maiden”, come citano le note originali dell’album), con il disco avvolto in una sleeve che ripercorre la carriera del cantante grazie alle note del giornalista Dom Lawson. Il successivo “Balls To Picasso” (1994) rappresenta l’inizio della collaborazione con Roy Z e i suoi Tribe Of Gypsies. Nessuna foto della band, però, in questo disco: solo un paio di immagini di Bruce con i testi stampati all’interno e la tracklist che si sovrappone, con la solita ironia che contraddistingue il cantante, alla carta igienica che scende dal rotolo stampata in bella vista sul retro. Particolarmente interessante il vinile di “Skunkworks” (1996), grazie al bellissimo design curato da Storm Thorgerson che, ricordiamo, è stato autore di alcune delle copertine più amate ed iconiche della storia del rock, tra cui quelle dei Pink Floyd. L’immagine speculare scelta da Bruce per il suo album appare ancora più bella in questo formato e si fa apprezzare in ogni dettaglio. Lo stesso gioco di specchi viene usato anche sui volti dei componenti della band nella parte interna che contiene i due vinili di “Skunkworks”. Protagonista dell’artwork di “Accident Of Birth” (1997) è invece Edison, la marionetta malvagia e folle ideata da Derek Riggs quasi a fare da contraltare al più noto Eddie. Rispetto a quanto visto per “Skunkworks” si torna qui su un immaginario decisamente più heavy metal, con il rosso sangue a dominare la tavolozza dei colori in contrasto con le foto interne di Bruce ed Adrian che giocano invece sulle tinte fredde del blu. Se, però, l’immagine di Edison che avvolge il vinile è perfetta e ben definita, lo stesso non si può dire dell’immagine di copertina che risulta invece un po’ sgranata. Lo stesso accade anche nella copertina di “The Chemical Wedding”, non tanto nel dipinto di William Blake, quanto piuttosto nella cornice. Le incisioni dell’artista inglese nato nel Diciottesimo secolo sono ovviamente protagoniste dell’artwork che riflette l’atmosfera cupa ed esoterica dell’album. Conclude il nostro breve excursus l’unico lavoro degli anni Duemila di Bruce Dickinson, “Tyranny Of Souls”, che non vede più il contributo di Adrian Smith alle chitarre e che conferma invece il sodalizio con Roy Z, l’unico musicista ritratto assieme a Bruce nella foto sul retro. Impossibile non citare, anche in questo caso, l’immagine di copertina, ovvero un dettaglio di un altro dipinto, sulfureo e minaccioso, attribuito alla scuola di Hans Memling (datato circa 1485) dal titolo “The Mouth Of Leviathan”. Inutile dire che, per gli amanti del vinile e, soprattutto, della discografia di Dickinson, si tratta di un prodotto quasi imperdibile per qualità e completezza, che in un’epoca di musica liquida e smaterializzata assume un peso specifico (non solo metaforico!) molto importante. Detto questo non ci resta che dare il via alle danze e provare a ripercorrere con il lettore la storia della caduta e della rinascita di un artista vulcanico che ha lottato e combattuto per trovare la sua strada, scoprendo poi come il sentiero tortuoso imboccato lo stesse semplicemente riportando a casa.


È curioso pensare come l’inizio della carriera solista di Bruce Dickinson prenda vita da un brano che, alla fine, non comparirà mai nel suo debutto fuori dagli Iron Maiden. (CONTINUA)

Sono passati tre anni dalla prima avventura solista di Bruce Dickison e nel mezzo, come è noto, è scoppiato il finimondo in casa Iron Maiden. Il cantante, dopo tanti anni di successi come frontman di una delle band heavy metal più popolari al mondo, ha deciso di mollare baracca e burattini per provare a fare altro. (CONTINUA)

I Tribe Of Gypsies, pur avendo contribuito in maniera sostanziale alla nascita di “Balls To Picasso”, non hanno in programma di diventare la backing band di Bruce Dickinson e il cantante si ritrova dunque a dover cercare dei nuovi compagni di avventura. (CONTINUA)

Il progetto Skunkworks è ormai definitivamente naufragato: critica e pubblico hanno accolto in maniera tiepida il terzo lavoro solista di Dickinson e gli altri componenti della band si sono dedicati ad altro senza troppi ripensamenti, lasciando il povero Bruce a raccogliere i cocci di una carriera che non sembra proprio voler decollare. (CONTINUA)

Il successo di “Accident Of Birth” scongiura definitivamente l’ipotesi di un ritiro da parte di Dickinson che, anzi, si rimette subito al lavoro di buona lena per dare seguito a quanto di buono ascoltato finora. (CONTINUA)

Sono trascorsi ben sette anni dall’ultimo esaltante disco di Bruce Dickinson in veste solista (con il prezioso apporto del chitarrista Adrian Smith), quel “The Chemical Wedding” che riscosse successo ovunque, mentre i suoi ex compagni Iron Maiden insieme allo sfortunato singer Blaze Bayley stavano vivendo il più brutto momento della loro ventennale carriera. (CONTINUA)

DISCOGRAFIA IN STUDIO

Tattooed Millionaire (1990)

Balls To Picasso (1993)

Skunkworks (1996)

Accident Of Birth (1997)

The Chemical Wedding (1998)

Tyranny Of Souls (2005)

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