BULLDOZER: la leggenda della Nera Fiamma

Pubblicato il 25/08/2010

INTERVISTA CON LA BAND

articolo a cura di: Andrea Raffaldini

Per la nostra scena metal il nome Bulldozer è sinonimo di leggenda. La band meneghina capitanata dal cantante A.C. Wild e dal chitarrista Andy “Bull” Panigada è stata sin dai primi anni ottanta una delle più violente espressioni del metallo made in Italy. Il loro thrash distruttivo, unito ai testi dissacranti di A.C. Wild valse alla band un prestigioso deal con la potente Roadrunner Records. Il primo nucleo dei Bulldozer risale al 1980, quando i nostri principalmente suonavano cover band per divertimento, ma con il passare delli anni il sodalizio A.C. Wild/Andy Panigada ha consolidato il proprio status grazie a dischi epocali come “The Day Of Wrath”, “IX” e “Neurodeliri”. Proprio nel momento di massima ispirazione artistica, i nostri decidono di sciogliersi. Passeranno diciassette lunghi anni prima della reunion che accende di nuovo la nera fiamma del metal. Nel 2010 i Bulldozer festeggiano trent’anni di vita, quale migliore occasione per ripercorrere la loro storia proponendo la discografia della band, impreziosita da una lunga chiacchierata con i protagonisti diretti, “vecchi e nuovi”, di questa affascinante avventura?

1980: L’AVVENTURA HA INIZIO, I BULLDOZER SUONANO PRINCIPALMENTE COVER. MI PARLI DEI VOSTRI PRIMI GIORNI INSIEME?
Andy
: “Dunque, alla fine del 1980 tramite un annuncio conobbi Erminio Galli e Dario Carria – eravamo quattordicenni – e decidemmo di fare qualche prova assieme. Suonavamo qualche cover di gruppi allora a me nuovi, tipo i Judas di British Steel, i Tygers of Pang Tang di ‘Wild Cats’, i Motorhead di ‘Ace of Spades’, i Saxon di ‘Strong Arm of The Law’, e intanto avevamo creato due pezzi nostri, ‘Bulldozer’ e ‘Labyrinth’, che abbiamo poi anche registrato in studio, ma mai pubblicato. Dopo qualche mese però, senza possibilità di sbocchi con loro e frequentando altri  amici che suonavano, mi unii ai Brainstorm, con cui feci un paio di concerti a Milano, ma anche lì senza un seguito; infatti, a ottobre del 1982, partii per  il servizio militare, portandomi dietro un walkman con delle cassette che in seguito mi avrebbero cambiato il  futuro: ‘Welcome to Hell’ e ‘Black Metal’ dei Venom!”.

DOPO SOLO UN ANNO, CAUSA SERVIZIO DI LEVA, LA BAND SI SCIOGLIE. ERAVATE CERTI, UNA VOLTA FINITO QUESTO IMPEGNO, DI TORNARE INSIEME?
Andy
: “Assolutamente no, io pensavo che i Bulldozer fossero un capitolo chiuso e poco importante per la mia vita, e dopo aver perso un intero anno dietro a cazzate da caserma ho festeggiato il congedo con un concerto dei Dio a Zurigo, in compagnia di AC Wild che avevo appena conosciuto tramite amici. Nel frattempo, appena tornato, si erano rifatti vivi il Galli e il Carria che mi dissero di voler registrare e produrre un disco. Mi chiesero di registrare la chitarra, ma col cantato di Carria in dialetto milanese! Io, assolutamente contrariato e fresco della conoscenza di AC Wild, lo presentai ai due che, avendolo solo visto, senza neanche sentirlo cantare, avevano subito capito che sarebbe stato lui il frontman della band!”.

1984: ARRIVA “FALLEN ANGEL”. COSA RICORDATE DI QUEL PERIODO, DEL DISCO E DELLA VOSTRA PRIMA ESPERIENZA IN STUDIO?
Andy
:”Abbiamo registrato al Peperoncino Studio in C.so Sempione a Milano, con poca esperienza e pochissima, anzi, quasi zero professionalità, in maniera molto grezza, alla NWOBHM, con suoni taglienti in linea con quel periodo storico“.
A.C.: “Io ero consapevole che stavamo facendo qualche cosa di assolutamente nuovo in Italia”.

LA PRESTIGIOSA ROADRUNNER RECORDS VI NOTA SUBITO, SIETE IL PRIMO GRUPPO ITALIANO A FIRMARE PER UN’IMPORTANTE ETICHETTA STRANIERA. PENSAVATE DI "AVERCELA FATTA"?
Andy
: “Assolutamente no, siamo stati euforici del fatto che la più grossa etichetta europea ci aveva messo sotto contratto dandoci una possibilità di giocare le nostre fiches, ma sapevamo che sarebbe stata molto più dura per noi italiani che per altri gruppi europei”.

PURTROPPO A.C. WILD, A CAUSA DEL SUO RIFIUTO DI PRESTARE SERVIZIO MILITARE, NON PUO’ LASCIARE L’ITALIA PER ANDARE IN TOUR. A.C., SEI ANCORA FIERO DI QUELLA SCELTA?
A.C.
: “Non avrei mai potuto obbedire a qualche ufficiale dell’Esercito. La leva non aveva senso. Per me era una scelta senza alternative.  Facendo l’obiettore ho conosciuto Alex Vicini dei Deathrage”.

1985: “THE DAYS OF WRATH” E LA PRODUZIONE A CURA DI ALGY WARD. ERA IL DISCO DELLA SVOLTA?
Andy
: “Be’, certo per noi all’epoca è stata una bella svolta, abbiamo avuto la possibilità di registrare professionalmente un intero album, con un produttore estero, che era stato prodotto a sua volta da ‘Fast’ Eddie Clarke, per noi – ma soprattutto per me – un mito, l’inarrivabile e tremendo chitarrista dei Motorhead, uno dei miei gruppi preferiti dell’epoca. Non un chitarrista tecnico, né innovativo, ma semplicemente efficace, per uno dei trio più riusciti della scena Metal”.
A.C.: “Algy era l’idolo di Dario, per quello l’ho invitato sia al ricevimento (dove Algy si è scolato in una sera più di sei bottiglie di vino rosso) che in studio”.

THE FINAL SEPARATION” VI PERMETTE DI SUONARE ASSIEME A GRANDI BAND. LE LEGGENDE PARLANO ANCHE DI UN CONCERTO CON I VENOM…
Andy
: “Purtroppo questa è una leggenda metropolitana, non abbiamo mai suonato con i Venom! ‘The Final Separation’, che contiene anche dei bei pezzi e molto originali per l’epoca, è stato pensato, registrato e mixato in linea con la scuola inglese, che fino ad allora era considerata l’unica strada ‘metal’. Per dirti, anche gli Slayer e Metallica hanno sempre ammesso di aver copiato agli inizi i Venom, Judas Priest,Diamond Head, ecc., solo che pochi mesi dopo il vento è cambiato tutto d’un tratto, è prepotentemente nato il filone thrash americano ed i riflettori sul filone inglese si sono totalmente spenti assieme a tutti i gruppi relativi, Motorhead, Venom e tutta la NWOBHM”.
A.C.: “La produzione di ‘The final Separation’ è riuscita male nel suo complesso. Peccato, perché i pezzi erano validi”.

IN QUEGLI ANNI I VOSTRI TESTI AVEVANO FATTO SCALPORE. NEL PIENO DELLA GIOVINEZZA COSA VOLEVATE DENUNCIARE CON LE VOSTRE CANZONI?
A.C.
: “Ogni brano è un capitolo a sé.  Io ho sempre scritto cose personali. Idee, esperienze, opinioni. Spesso ho usato un tono ironico, con le conseguenze del caso, soprattutto in Germania.  Nello scrivere non mi sono mai ispirato ad altri colleghi del nostro genere… nessuna influenza!”.

COSA RICORDATE IN QUEGLI ANNI DELLA SCENA ITALIANA?
Andy
: “Molto poco, c’erano i Vanadium che sono stati gli storici apripista del genere metal, poi c’era Paul Chain, molto originale, fin troppo direi, e altri gruppi minori che scopiazzavano le mode del momento (glam, AoR, ecc.)”.
A.C.: “Io avevo conosciuto il Bud ed i due fratelli Cappanera della Strana Officina. Mi avevano invitato a pranzo e mi hanno raccontato la loro storia straordinaria ed i loro viaggi all’estero per vedere per esempio gli AC/DC con Bon Scott.  Erano, di certo, assieme a Paul i miei colleghi preferiti. Più tardi ho conosciuto anche Necrodeath e Schizo”.

ARRIVA IL DISCO “IX”, UNO DEGLI ALBUM PIU’ APPREZZATI ANCHE GRAZIE A BRANI COME "DERBY" E "ILONA THE VERY BEST".
Andy
: “’IX’ è stato il disco dell’altra svolta, quella verso il filone thrash/death americano, e su quello ci siamo stabilizzati tutt’ora, direi. E’ stato il disco del ‘tutto per tutto’, non avevamo più niente da perdere, avevamo già perso la nostra grande occasione ed eravamo proprio delusi, incazzati, incontenibili, disperati, per questo ‘IX’ è uno dei nostri album più riusciti di sempre”.
A.C.: “Con ‘IX’ ci siamo sentiti soli ma liberi, e abbiamo dato del nostro meglio. Alla fine ‘The Derby ‘, ‘Ilona’ e ‘IX’ sono pezzi tipicamente Bulldozer. C’è un po’ di filone americano, ma non più di tanto”.

NEL 1988 IL VOSTRO EX BASSISTA DARIO CARRIA SI TOGLIE LA VITA E VOI DEDICATE "NEURODELIRI" ALLA SUA MEMORIA. QUANTO HA INCISO SU DI VOI IL GESTO DEL VOSTRO AMICO E COME QUESTI SENTIMENTI SI SONO RIVERSATI SULLA VOSTRA MUSICA?
Andy
: “La notizia del suo suicidio ci ha lasciato dapprima increduli, poi depressi, poi abbiamo indirizzato tutti i nostri stati d’animo nell’album, provando a mettere in musica le nostre sensazioni. Mi ricordo benissimo che ‘Overture’ mi è venuta in sogno, mi sono svegliato ed erano le tre di notte, mi sono subito alzato e ho registrato sul mio quattro piste fino al mattino. La song ‘Neurodeliri’ è stata da me pensata e realizzata usando esclusivamente accordi minori, per rendere l’atmosfera più tetra e coerente pensando alla fine di Carria. ‘Willful Death’, invece, dark e funerea con un finale di riscatto, e la ripresa di ‘Overture, (You’ll be recalled)’ molto meno epica e molto più depressiva, con la visione dell’ascesa di Dario nell’aldilà”.
A.C.: “La musica ed i testi di questi due brani sono molto particolari: hanno qualcosa di misterioso, anche quando li suoniamo dal vivo a distanza di decenni”.

DUE ANNI DOPO PUBBLICATE IL VOSTRO PRIMO DISCO LIVE, CONSIDERATO DA MOLTI UN GIOIELLO, MA SEMPRE NEL 1990, I BULLDOZER DECIDONO DI SCIOGLIERSI. COSA SI RUPPE ALL’INTERNO DEL GRUPPO?
Andy
: “Stanchezza, depressione, il tempo che ci stava sfuggendo di mano, filone thrash praticamente esaurito, sembrava dissolto lo spirito che fino ad allora ci aveva tenuto uniti e ci aveva fatto fare cose impensabili. Anche ora, guardando al passato, non mi capacito di aver creato song come ‘The Derby’, ‘Minkions’, ‘Ilona The very Best’, ‘Neurodeliri’, ‘IX’, ‘Desert’,  pezzi che io considero originalissimi tutt’ora e che non mi stufo mai di riascoltare”.
A.C.: “A parte i nostri fan sparsi per il mondo, nella scena che si stava venendo a creare ci sentivamo come pesci fuor d’acqua. E’ stato un bene staccare. In pratica non si è rotto niente nel gruppo, abbiamo semplicemente deciso di ritirarci”.

TANTI ANNI DI SILENZIO, MA ALLA FINE DEL 2007 I BULLDOZER DECIDONO DI RIUNIRSI. COSA SPINGE DOPO DICIASSETTE LUNGHI ANNI UNA BAND A TORNARE INSIEME?
Andy
: “Non lo so, non è stato niente di studiato, anzi, all’inizio non pensavo neanche lontanamente a riprendere a suonare, troppo sbattimento e paura di non farcela, poi invece piano piano è stata una cosa venuta da sé, quasi in maniera naturale. Il fattore principale è stato la voglia di suonare nuovamente insieme, dopo vent’anni, giusto per sapere come sarebbe andata a finire. E col senno di poi, sono stato molto soddisfatto dei risultati inimmaginabili solo due anni prima”.

IN QUESTO LUNGO PERIODO DI PAUSA QUALI SONO LE COLLABORAZIONI CHE VI HANNO DATO MAGGIOR SODDISFAZIONE?
Andy
: “Anche qui, è nata per puro caso e non mi ricordo proprio come, la collaborazione con Steve Sylvester e i Death SS, proprio per l’ultimo CD prima della loro svolta verso il genere contaminato di elettronica. Ho avuto la fortuna di passare un mesetto a Firenze con loro e ho scritto quattro pezzi che poi sono stati pubblicati, due su ‘Heavy Demons’, ‘Where Have You Gone?’ e ‘Peace of Mind’. Poi anche ‘Phoenix Mass’ e ‘Baron Samedi’, per il CD ‘Do What Thou Wilt’, inoltre ho anche scritto e suonato la chitarra in ‘People Who Live in Glasshouse’ nell’album solista di Steve Sylvester, ‘Free Man’.Ultimamente ho anche fatto un assolo in un pezzo dei Longobardeath, e la versione psyco di ‘Ace of Spades’ nell’ultimo CD dei Necrodeath, uscito da poco. Ho suonato un assolo nella cover di ‘Messiah’ degli Hellhammer nel CD dei Bleeding Fist, e poi anche altre cose che al momento non ricordo”.

A.C. WILD DIVENTA UN EDITORE DI MUSICA DANCE, EUROBEAT E CLASSICA, PUBBLICANDO ANCHE UN DISCO DI DAVE LOMBARDO. COME E’ NATA LA PASSIONE VERSO QUESTI GENERI DI MUSICA? E QUANDO HAI CAPITO CHE QUESTO TIPO DI MUSICA SAREBBE DIVENTATO IL TUO MESTIERE?
A.C.
: “Nel 1990 ho creato la mie prime Edizioni Musicali iscrivendomi alla Siae come Editore. Da allora ho pubblicato più di 2200 brani  di ogni genere musicale (la stragrande maggioranza sono pezzi prodotti da altra gente e non da me; il disco con Dave invece l’ho anche prodotto).  In vent’anni ho pubblicato diversi album  di musica classica di cui vado fiero, molti brani di vari generi dance, un album di Jazz, due EP di pop rock italiano, diversi album metal tra i quali Angra, Labyrinth, Vision Divine, e altri, diversi brani di pop giapponese, colonne sonore per animazione giapponese e altro. Il lavoro di Editore è un lavoro come un altro. Passione? No. Serietà e professionalità. La passione la lascio per I Bulldozer e per la classica“.

QUANDO VI SIETE RITROVATI IN STUDIO A REGISTRARE "UNEXPECTED FATE", AVETE SUBITO CAPITO CHE LA MAGIA ERA ANCORA VIVA?
Andy
: “I pezzi mi convincevano al 100%, ma in effetti le registrazioni si sono diluite un po’ troppo rispetto ai nostri piani di lavoro, vuoi per problemi tecnici e con le parti di chitarra, abbastanza complicate da registrare a piccoli blocchi, grazie anche alla professionalità e all’esperienza del componente ‘occulto’ dei Bulldozer, Andrea Leonardi, che ha salvato in molti casi situazioni difficili cercando di risolvere man mano i numerosi problemi che ci siamo trovati davanti”.
A.C.: “Sì, più o meno sapevo come sarebbe andata. Poi Leonardi lo conosco bene, sapevo che avrebbe fatto un buon lavoro”.

IL VOSTRO GENERE MUSICALE E’ PIENO DI RABBIA ED ENERGIA TIPICA DELLA GIOVENTU’. RISPETTO AGLI ANNI OTTANTA, DA MUSICISTI E PERSONE PIU’ MATURE, CREDETE DI POSSEDERE ANCORA LA STESSA RABBIA DI UN TEMPO?
Andy
: ‘Senza dubbio sì, non potremmo mai fingere questo, inoltre, ad una certa età apprezzi maggiormente la fortuna di poter avere una seconda occasione, di cercare di non commettere più gli errori di quando sei giovane e senza esperienza, sotto tutti i punti di vista, musicali e non, e soprattutto di avere alle spalle un marchio che,  se non famosissimo tipo quello di alcuni gruppi che hanno continuato a suonare senza mai smettere, ci permette di avere un passato coerente e rispettato più ora che negli anni ‘80, quando avevamo tutti contro e dovevamo sempre dimostrare un qualcosa che comunque non andava mai bene a nessuno”.

ALLE TASTIERE DIAMO IL BENVENUTO AL FIGLIO DI A.C. WILD: E’ SEMPRE STATO FAN DEI BULLDOZER? A.C. SEI UN PADRE "TOLLERANTE" ON THE ROAD?
A.C.
: “E’ cresciuto tra Slayer e AC/DC. Le cagate non le ha mai seguite. Quanto ai festeggiamenti, ognuno ‘festeggia’ a modo suo”.

OGGI I BULLDOZER VIVONO "ALLA GIORNATA" O PENSANO AL FUTURO? COME VEDETE LA BAND FRA 10 ANNI?
Andy
: “Fra dieci anni ? Eh eh, ma se non sappiamo se domani saremo ancora vivi, fra dieci anni cosa vuoi che ti dica? Non abbiamo comunque nessuna fretta, né pressioni, né impegni discografici, solo libertà assoluta di fare esattamente quello che vogliamo e ci sentiamo di fare”.
A.C.: “Gli impegni discografici e contrattuali li lasciamo ai ‘Minkions’ e simili. La libertà non ha prezzo”.

COME VI SIETE TROVATI A RIENTRARE IN UNA SCENA TANTO DIVERSA DA VENT’ANNI FA?
Andy
: “Noi siamo sempre gli stessi, come se il tempo non fosse passato, è solo il mondo intorno che è cambiato, e in peggio, a quanto sto vedendo in generale. Dal punto di vista musicale, a livello di movimento metal, forse è lievemente aumentato, soprattutto all’estero e anche a livello di organizzatori di concerti, c’erano i ‘tirasole’ allora come anche adesso. Non mi sembra ci sia stata un’evoluzione positiva; comunque tutto questo non cambia il nostro modo di essere, non siamo cambiati all’epoca, né cambieremo ora. I fan invece sono senz’altro più preparati, hanno avuto una ventina d’anni circa per sentire e conoscere tutti i gruppi nuovi e del passato, inoltre con internet è tutto più facile e a portata di click, invece anni fa dovevi vivere nel presente, non avevi molto tempo per vedere quello che ti succedeva intorno, c’era molta più difficoltà a reperire dischi, non c’era tutta questa comunicazione in tempo reale”.

ANDY ED A.C., SIETE I MEMBRI FONDATORI: MI DITE OGNUNO UN PREGIO ED UN DIFETTO DELL’ALTRO? AVETE MAI LITIGATO PESANTEMENRE PER QUANTO RIGUARDA LA MUSICA DEI BULLDOZER?
Andy
: “Se dovessi definire AC in una parola soltanto, direi ‘saggio’. Come difetto, AC è una persona ‘inamovibile’, che potrebbe anche essere un pregio però, a volte. Litigato pesantemente no, però a volte si discuteva animatamente magari quando proponevo dei riff che mi sembravano buoni, o delle linee di cantato, ed invece lui li vedeva in maniera diversa, quindi c’erano a volte dei piccoli scontri, ma comunque finalizzati all’unico scopo di mantenere i Bulldozer sempre coerenti con la loro linea di sempre e non far loro perdere la bussola per poi scadere nella banalità della maggior parte delle altre band”.
A.C.: “Era più facile  avere diverbi negli anni ‘80. Ora siamo già abbastanza ‘spremuti’ dalle rispettive famiglie, quindi nell’attività di musicisti cerchiamo di goderci il tempo che abbiamo a disposizione senza stress. Quanto a pregi e difetti lascio la parola alle sue composizioni, ai suoi riff e le sue idee. Sono lì da ascoltare, anche nei Death SS ha lasciato la firma”.

C’E’ ANCORA UN SOGNO CHE VORRESTE REALIZZARE CON LA BAND?
Andy
: “Ma certo, fare da headliner al prossimo Sonicsphere!”.
A.C.: “Diventare presidente del Consiglio…o meglio, presidente della Repubblica”.

Le rimanenti domande sono concentrate sui nuovi ed attuali membri dei BULLDOZER

PRIMA DI ENTRARE NELLA BAND CONOSCEVATE GIA’ I BULLDOZER?
Manu
: “Conoscevo già i Bulldozer prima entrare nella band. Ho sempre militato in formazioni in cui si suonava thrash metal: come potrei non essere a conoscenza di chi, prima di me, ha gettato le basi di questo movimento in Italia e nel mondo? I Bulldozer sono sempre stati e saranno un grande esempio di attitudine e dedizione per il metal estremo, che sono aspetti fondamentali per riuscire ad esprimere al 100% la violenza sonora che la loro musica comunica”.
Ghiulz: “Certo! Erano una delle mie band preferite a metà degli ’80, sono vecchietto anch’io (ride, ndR). Anche se la mia formazione musicale è un po’ particolare (vengo dal mondo della classica), sicuramente qualche influenza me l’hanno lasciata: la prima cosa che mi viene in mente sono gli assoli di Andy, stranamente melodici per il genere di quei tempi, l’uso delle tastiere classicheggianti in ‘Neurodeliri’, quella compattezza di suono cupo molto più vicino al death/black (dei tempi)  che al thrash e il riffage essenziale ma perfettamente equilibrato e selezionato che ha creato i timeless che tutti sappiamo e riescono a suonare freschi ancora oggi nei live”.
Simone: “Conobbi i Bulldozer prima ancora di imbracciare un basso elettrico più di dieci anni orsono, con ‘Alive in Poland’, e da supporter del metal italiano ritengo sia doveroso conoscere uno dei gruppi che ha  contribuito a fare  la storia del metal estremo nel nostro paese, è un ingrediente che non può mancare all’interno del contesto di crescita musicale nel genere in cui ti riconosci, indipendentemente dal suonare o no uno strumento”.

COME SIETE ENTRATI NELLA BAND?
Manu
: “Conobbi Andy Panigada una notte in un locale della periferia di Milano. Quella sera suonavo con i Death Mechanism e noi della band eravamo piuttosto eccitati all’idea di suonare davanti ad una leggenda vivente come lui, anche se il pubblico non era poi molto numeroso. Andy venne a vedere i nostri live un altro paio di volte, io non sapevo che stava cercando un drummer dell’underground che prendesse il posto di Rob Klister per riformare i Bulldozer e che stava valutando se io avrei potuto fare al caso suo! Ma dopo qualche settimana ricevetti una telefonata e la voce dall’ altro lato della cornetta disse: ‘Ciao, mi chiamo Alberto Contini. Tu forse sai chi sono, vero?…’”.
Ghiulz: “Devo ringraziare un mio allievo, il Bonni, conosceva  Andy e saputo che cercava un solista che potesse riproporre quello che stavano facendo in studio, gli ha proposto me. Poi ovviamente ho superato l’’hiring’, hanno ritenuto (spero, eh eh) che fossi la persona adatta e da qui ho iniziato a lavorare con loro”.
Simone: “Fui avvicinato da Andy una sera dopo aver suonato in un concerto coi Death Mechanism, lì mi chiese se ero intenzionato a far parte della live session per i futuri concerti e dopo trenta secondi di stato confusionale provocato dallo shock acconsentii incondizionatamente”.
G.C.: “Ho semplicemente obbedito…”.

COME VI SIETE TROVATI A LAVORARE CON ANDY ED A.C., LE DUE MENTI DELLA BAND? AVETE AVUTO DIFFICOLTA’?
Manu
: “Fin da subito il lavoro non è stato molto semplice. Sono stato chiamato a compiere un grande salto qualitativo, sia per quanto riguarda l’efficacia del mio drumming, sia per entrare nella mentalità della band e capire il modo in cui i due boss intendono e concepiscono il thrash metal. Bisogna considerare poi che la distanza in chilometri che ci separa ci obbliga a svolgere gran parte del lavoro in modo autonomo e non sempre le cose che provi da solo, e che ti sembra funzionino, poi funzionano anche con il resto della band! Però alla fine suonare con AC e Andy mi ha fatto crescere molto, soprattutto nello sviluppo del sound d’insieme, nel salire sul palco come band e non come singolo musicista, e sono molto felice di questo. D’altra parte il sacrificio e lo sforzo sono fondamentali se una persona vuole progredire in qualsiasi campo.”
Ghiulz: “A lavorare con loro a livello personale nessuna, mi sono trovato a mio agio e mi piace molto l’ambiente in cui si lavora. E’ più difficile lavorare con il nome Bulldozer, quello crea sicuramente un po’ di ansia reverenziale”.
Simone: “Ritengo siano due professionisti, calcolatori e  puntigliosi in ogni dettaglio al fine di ottenere l’obiettivo che ci si pone, ho lavorato con loro in preparazione dei live e nel poco tempo che abbiamo a disposizione per provare tutti insieme cerchiamo sempre di trovare il giusto groove e instaurare quel feeling che ci permette di sfornare esibizioni come all’ultimo IGOM. Fuori dalla sala prove comunque non mancano certo di simpatia, ed è sempre un piacere ascoltare qualche aneddoto dei tempi che furono”.

DELLA DISCOGRAFIA PASSATA, QUALI SONO I DISCHI DEI BULLDOZER A CUI SIETE PIU’ LEGATI?
Manu
: “’IX’ e ‘Neurodeliri’. Il primo è un plotone di carri armati che ti arriva dritto tra coppa e collo, il secondo è maestoso e malato allo stesso tempo. L’ Overture di ‘Neurodeliri’ è un’ intro passata alla storia per la sua grandezza e solennità, la successiva title-track è la bomba atomica che apre le ostilità di uno dei dischi metal più belli di sempre”.
Ghiulz: “Sicuramente ‘IX’ e ‘Neurodeliri’,  uno dei miei dischi preferiti di sempre, e ‘Alive in Poland’… quelli della mia generazione, insomma. I dischi precedenti li ho scoperti solo in un secondo tempo perché ai tempi ne ignoravo l’esistenza visto che in Italia l’informazione metallica non era poi così efficiente”.
Simone: “’Alive in Poland’ fu uno dei primi dischi a far parte della mia cultura musicale e soprattutto fu un riferimento verso la scoperta  del  metal made in Italy , rimasi esterrefatto  nel sentire come quel trio potesse tirar fuori dei riff così aggressivi e schiacciasassi, canzone dopo canzone, tra le acclamazioni dei migliaia di presenti, ancora adesso non posso negare di sentire l’adrenalina salire dalle prime note dell’Overture seguita dalla violentissima ‘IX’”.
G.C.: “’Unexpected Fate’, perché l’ho visto nascere dal nulla”.

AD OGGI SIETE SODDISFATTI DI "UNEXPECTED FATE"? QUANTO AVETE CONTRIBUITO ALLA STESURA DEI NUOVI PEZZI?
Manu
: “Sono molto soddisfatto, di certo se ci sarà un ipotetico nuovo CD avrò maggiore esperienza e capacità per esprimermi ad un livello superiore, ma il risultato è già molto buono. Senza contare il valore che questo lavoro ha per me come raggiungimento di un grande traguardo personale. Dei pezzi si occupano sempre AC e Andy, com’è giusto che sia. Io ci metto del mio solo a livello di batteria”.
Simone: “’Unexpected Fate’ è un eccellente lavoro che rimarca quello che è sempre stato lo stile proprio della band : riff spietati, linee vocali aggressive, il tutto contornato da una sezione ritmica prorompente, e, come nel precedente ‘Neurodeliri’, va sottolineata una certa maturazione compositiva, purtroppo non ho avuto modo di  far parte della stesura dei brani ma ho comunque  il piacere di portare alcuni dei nuovi pezzi in sede live”.

PARLATECI DI VOI E DELLE VOSTRE ESPERIENZE PRIMA DI ENTRARE NEI BULLDOZER.
Manu
: “Ho sempre suonato piuttosto extreme, il mio primo concerto lo feci con i Goro, una band death metal con la quale ai tempi suonavamo cover di Cannibal Corpse, Sepultura, Metallica, Slayer. Sono sempre stato innamorato dei tempi in tu-pa-tu-pa tipici di Slayer e Testament e con le varie band passate in cui ci divertivamo a suonare i pezzi classici del thrash metal europeo e americano, ebbi modo di sviluppare la mia abilità in questo genere. La cosa iniziò a farsi seria quando decisi prendere lezioni e quando fui contattato dal Pozza per entrare nei Death Mechanism. La mia tecnica aumentava esponenzialmente e nel frattempo ero in una band determinata a percorrere un cammino ben preciso, un grande incentivo per la  mia passione. Con l’ altra mia band, i Sight, mi impegno per  cercare di esprimere qualcosa di diverso dalla sola furia ceca e mantenermi allenato con uno spettro di soluzioni stilistiche un po’ più ampio”.
Ghiulz: “Eh, lunga storia. Lezioni di pianoforte a sei anni e studi di organo e clavicembalo, diploma di conservatorio in oboe e vent’anni di carriera alle spalle, sia come docente che come performer. Penso di aver superato il centinaio di band con cui ho lavorato e con cui ho suonato, e il migliaio di allievi. Contrariamente a quanto si possa pensare, il lavoro mi ha tenuto lontano dal metal, che non si fa per la pagnotta. Parlando di metal potremmo sintetizzare con una band che in passato (molto passato…) ha goduto di una certa notorietà underground, i Profanatum, e da un po di anni suono nei Faust. Poi molti progetti e collaborazioni e ogni tanto, quando il tempo lo permetteva, mi sono permesso qualche produzione (Iblis nella metà dei ‘90 e attualmente Unsteady Core) vari lavori in studio (adesso ne ho uno mio), e vari lavori correlati al mondo della musica”.
Simone: “Per quanto riguarda la mia preparazione, posso dire di essere principalmente un autodidatta  e di aver studiato in testi didattici  intitolati ‘Kill’em All’ e ‘Reign in Blood’ (ride, ndR),  e la  mia esperienza musicale è stata e continua tutt’ora con il gruppo che mi ha permesso di farmi conoscere all’infuori della ristretta area a cui ero abituato ed  arrivare a tutto ciò, ovvero i Death Mechanism. Per quanto riguarda esperienze antecedenti  a tutto questo  posso dire di aver militato solo in qualche gruppetto di amici dove ci si diverte a suonare cover, stadio attraverso il quale credo siamo passati tutti!“.
G.C.: “Ho suonato per sei anni pianoforte classico. A tredici anni ero a Lorrach, sul palco. Le mie parti però sono molto facili”.

 

THE DAY OF WRATH

BULLDOZER - The Day Of Wrath
1985, anno in cui la nera leggenda dei Bulldozer prende vita con l’esordio “The Day Of Wrath”. “The Exorcism”, una terrificante intro dominata da oscure litanie in latino, raggela il sangue nelle vene. Il terrore non ci ha ancora abbandonato quando attacca la devastante “Cut throat”: la band è un concentrato di malvagia potenza, A.C. Wild ruggisce con la sua voce che ricorda il leggendario Cronos dei Venom. I riff di Andy Panigada e la struttura generale del brano richiamano i padri inglesi del black metal, ma la personalità della band italiana non tarda ad emergere. “Insurrection Of The Living Damned” con le sue atmosfere gelide e maligne si candida come uno dei brani più riusciti dell’intero lavoro. Siamo di fronte ad una musica estrema che l’Italia non era abituata ad ascoltare, riduttivo etichettare i Bulldozer come thrash metal band, siamo agli albori del metallo più rabbioso e demoniaco che avrebbe spopolato ad inizio anni novanta. L’ascolto non ci lascia respiro, “The Fallen Angel” è un’altra bordata a tutta velocità, in cui le ritmiche di Panigada suonano taglienti come rasoi. “Whisky Time” assume il ruolo di canzone da headbanging per eccellenza in un disco destinato a lasciare il segno nella scena metal italiana e non. La produzione è fredda ed essenziale, vuoi perché a metà anni ottanta non c’era una grande cultura metal da parte degli studi di registrazione, vuoi per mantenere violento e brutale il sound della band. Venticinque anni fa Milano è stata incendiata da una nera fiamma che ancora arde, tutto è iniziato con “The Day Of Wrath”, un disco immancabile nella collezione di chi vanta l’appartenenza al culto del metallo.

THE FINAL SEPARATION

BULLDOZER - The Final Separation
Un anno dopo l’esordio discografico i Bulldozer si ripresentano con “The Final Separation”, album che colpisce in primis per la sua copertina grottesca, ironica, quasi ridicola per i tempi. La title track dà inizio alle danze con gelidi arpeggi ed atmosfere artiche, per poi esplodere a suon di riff. Purtroppo, nonostante l’apporto della potente Roadrunner Records, la produzione lascia a desiderare e penalizza brani che con suoni più curati avrebbero potuto competere con le più grandi produzioni estreme internazionali. Rispetto a The Days Of Wrath, il nuovo album appare meno grezzo, ma altrettanto potente e letale. “Ride Hard-Die Fast” è la tipica speed thrash song, una sorta di inno al metallo dominata dalla devastante voce di AC Wild. “The Cave”, famosa perché inizia con dei gemiti femminili, porta avanti il massacro sonoro dei Bulldozer, un altro up-tempo pieno di cavalcate e riff con cui Andy Panigada costruisce il suo indistruttibile muro sonoro. Il brano più azzardato ed originale dell’intero disco è senza dubbio la conclusiva “The Death Of Gods”, una metal-suite di quasi dieci minuti. Pare di essere catapultati in un girone infernali, Andy Panigada pare trasformarsi in un novello Tony Iommi e macinare riff lenti, doomish dalle sulfuree tinte. Non mancano all’interno del pezzo le classiche sfuriate dei Bulldozer, ma questa volta i meneghini puntano soprattutto sull’atmosfera. “The Final Separation” conferma lo stato di forma della band, solo la produzione non all’altezza impedisce al disco di ricevere i dovuti onori e di essere ricordato al pari di nomi ben più famosi sulla scena.

IX

BULLDOZER - I X
Corre l’anno 1987 ed i Bulldozer infiammano l’Italia con il nuovo “IX”. La prima canzone, ancora una volta title track, mostra il lato più violento e veloce della band, che colpisce dritto in faccia l’ascoltatore. A.C. Wild, con la sua timbrica ispirata a mr. Kilmister, sembra un diavolo dell’inferno che impartisce ordini di battaglia e distruzione alle sue truppe demoniache. Su “IX“ è presente uno dei brani più apprezzati in assoluto dei Bulldozer, “Ilona The Very Best”, dedicato all’indimenticabile pornostar/parlamentare Ilona Staller, in arte Cicciolina. Le ritmiche si mantengono ad altissima velocità, così come gli assoli al fulmicotone macinate dalla sei corde di Andy “Bull” Panigada. La successiva “Misogynist”, per chi scrive una delle hit del disco, continua l’opera di distruzione totale con cui i Bulldozer radono al suolo qualsiasi ostacolo. Per i tempi in Italia era davvero difficile trovare una band altrettanto devastante, inoltre con “IX” i Bulldozer si avvicinano per sonorità alla dominante scena thrash americana. Non possiamo non citare “The Derby” canzone dedicata al mondo del calcio che non si preoccupa di celare l’”amore” di A.C. verso il Milan. Ancora una volta il potenziale straordinario del disco è stato smorzato da una produzione che non ha saputo valorizzare a dovere la ferocia della band, nonostante la resa sonora abbia compiuto un discreto miglioramento rispetto le precedenti release. Un ulteriore passo avanti, energia e cattiveria allo stato puro rendono “IX” un disco imperdibile che traghetterà A.C. Wild e compagni verso il loro ultimo e forse più apprezzato capolavoro che risponderà al nome di “Neurodeliri”.

NEURODELIRI

BULLDOZER - Neurodeliri
Nel 1988 un tragico evento colpisce la band: l’ex bassista Dario Carria si toglie la vita. Questo gesto segna profondamente i Bulldozer, che dedicano “Neurodeliri”, titletrack del nuovo disco, al caro amico scomparso. Un’intro tetra, intonata da un organo, vuole quasi richiamare lo stato di disperazione che la band attraversa per la morte di Carria. Il brano suona epico e maligno. Sul versante musicale, “Neurodeliri” è il lavoro più maturo che la coppia Wild/Panigada abbia mai composto, pur senza perdere la loro proverbiale violenza, i nuovi brani appaiono più maturi e strutturati, forti di riff capaci di dare il filo da torcere a molti colleghi americani. La breve “Minkions” in meno di tre minuti fa esplodere la furia assassina dei Bulldozer, grazie a portentosi riff serrati e taglienti come rasoi. Panigada è particolarmente ispirato anche in ambito solista, non a caso le sue bordate finiscono per ricordare i migliori Slayer. Le velocissima e tristemente “ironica” “We Are…Italian” precede “Ilona Has Been Elected”, secondo capitolo che la band dedica alla pornostar più famosa d’Italia, la sempre mitica Cicciolina. La canzone alterna sfuriate animalesche a mid tempo quadrati ed incalzanti. In quegli anni nessuno mai in Italia poteva vantare un thrash tanto violento come quello dei Bulldozer! Da segnalare come bonus track “Dance Got Sick, part 1” (che apparirà anche in un EP del 1992, “Dance Got Sick – Trilogy”, in cui la band sperimenta rap, suoni techno in brani assolutamente estranei al suo classico stile) in cui la band mischia thrash ad un cantato rappeggiante, il cui risultato, francamente, appare ancor oggi discutibile. Piccola digressione a parte, “Neurodeliri” rappresenta il picco massimo raggiunto dalla band, che solo un paio di anni dopo deciderà purtroppo di sciogliersi.

ALIVE…IN POLAND

BULLDOZER - Alive... In Poland
Nel 1990 esce “Alive In Poland”, primo disco live album dei Bulldozer che immortala uno show tenuto in Polonia, uno dei paesi che più di tutti ha supportato la band meneghina. I dieci brani scelti sono i cavalli di battaglia più amati da band e pubblico, da “IX” a “Ilona the Very Best” passando per “Mors Tua Vita Mea”. Con “Minkions”, A.C. Wild e compagni incantano i fan polacchi in delirio, mentre per ricaricare il livello di adrenalina ci pensa una riuscita cover di “Overkill”, hit firmata Motorhead. La canzone con cui i Bulldozer chiudono “Alive In Poland” è l’epica “Willfull Death/You’ll Be Recalled”, piena di atmosfere maligne e demoniache, pare quasi che con questo brano la band voglia chiudere lo show e sprofondare in un remoto girone dell’inferno. Nonostante la produzione soffra dei soliti problemi, questo live viene giustamente riportato dalla cronaca come un piccolo gioiello di heavy metal, capace di mostrare la potenza che i Bulldozer sprigionano dal vivo. Al culmine della loro ispirazione, purtroppo, i Bulldozer decideranno di sciogliersi, eccezion fatta per lo sperimentale “Trilogy – Dance Got sick” del 1992, che per molti non sarebbe nemmeno dovuto uscire sotto il monicker Bulldozer. Dovremo aspettare diciassette lunghi anni prima di vedere A.C. Wild e Andy Panigada di nuovo insieme con un grande album di ritorno. La leggenda della nera fiamma è ancora ben impressa nel nostro cuore.

UNEXPECTED FATE

BULLDOZER - Unexpected Fate
Bulldozer: un nome storico per la scena italiana e che purtroppo non ha mai raccolto quanto seminato. Citati come influenza da nientepopodimeno che gli Slayer ed osannati dentro e fuori il suolo italico, hanno fatto perdere le loro tracce dopo la pubblicazione di “Neurodeliri” e del riuscito live “Alive… in Poland”. Ora, a vent’anni di distanza, dopo lunghi silenzi e smentite su possibili reunion, tornano con questo “Unexpected Fate”, un disco che suona Bulldozer al 100% e che per l’ennesima volta riconferma le innate qualità del combo italico. AC “Wild” e Andy Panigada, mente e cuore della formazione, sono presenti all’appello, e lasciatecelo dire: sentivamo la loro mancanza! Purtroppo Rob “Klister” Cabrini non è della partita ma il nuovo arrivato Manu, seppur non dimostrando l’irruenza e la fredda spietatezza del suo predecessore, non si fa certo rimpiangere dando prova di esserne un degno sostituto. “Unexpected Fate” rompe il ghiaccio dopo una breve introduzione e subito ci si immerge nella nuova dimensione dei Bulldozer: la chitarra di Andy, da sempre protagonista e simbolo della formazione meneghina, non ha perso la grinta dei tempi passati e risulta il complemento perfetto per la voce di AC, mai deficitaria in quanto a carisma ed aggressività. Fortunatamente la titletrack non è un semplice abbaglio, ed ecco susseguirsi uno dietro l’altro dei pezzi da novanta come “Salvation For Sale”, “Use Your Brain” e “Micro VIP”: l’insolenza e la furia delle precedenti produzioni made in Bulldozer vengono mitigate e limate in questo nuovo capitolo e riviste in un’ottica odierna che, sia ben chiaro, non perde nulla in fatto di qualità ed impatto. Se ciò non dovesse ancora bastarvi, sappiate che i milanesi non hanno certo terminato le sorprese: ospiti d’eccezione sul disco Jennifer Batten, Kiko Loureiro, Billy Sheehan, Olaf Thørsen e Anders Rain. Fortunatamente, e contro ogni iniziale previsione, il loro apporto risulta efficace e perfettamente integrato nelle dieci tracce dell’album, coniugando alla perfezione l’indole di ogni strumentista con lo stile della band. La parola chiave è ‘niente cali di tensione’: “Buried Alive By Thrash” e “The Counter-Crusade” reggono il colpo e convincono dalla prima all’ultima nota, e la breve strumentale “The Prediction” è la perfetta introduzione alla conclusiva “In The Name”, degno epilogo dell’album. E’ bene rimarcare che “Unexpected Fate” non è un comeback ruffiano e nostalgico del passato, ma è il perfetto prosieguo del discorso musicale interrotto con “Neurodeliri”. Pur avendo tradito la miscela esplosiva Venom/Motorhead dei primi album e avendo puntato su un thrash più tecnico e d’impatto, è da tributare alla band nostrana la capacità di essersi evoluta senza trasformarsi in una sterile imitazione di se stessa. I Bulldozer dalla loro uscita dalle scene risultano quanto mai in forma ed attuali, e con questo “Unexpected Fate” dimostrano non soltanto di aver ancora qualcosa da dire a due decadi dal loro ultimo disco, ma di avere cartucce in canna migliori di tanti inutili gruppi che infestano la scena odierna. Un ritorno coi fiocchi che fa ben sperare per il futuro della band e che, se ancora ci fosse il caso di rimarcarlo, rafforza ulteriormente lo stato di salute della scena italiana. They Are fu*king Italian!!!

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