BURZUM: Varg Vikernes racconta l’arresto

Pubblicato il 20/07/2013

Ecco alcuni estratti del racconto che Varg Vikernes (BURZUM) ha rilasciato attraverso il suo blog circa il suo arresto avvenuto Martedì per sospetta organizzazione di atti terroristici. Nessuna prova pare sia stata ritrovata dopo le indagini e le perquisizioni e Vikernes è stato rilasciato.

Parte 1

“Martedì mi son svegliato un po’ prima del solito. Normalmente mi sveglio perchè i cani vogliono andare a fare i loro bisogni sull’erba, verso le 7:00 ma quella mattina mi son svegliato per via di un’esplosione. Son sceso dal letto e ho visto che qualcuno stava irrompendo in casa nostra. Fortunatamente mi sono subito reso conto che si trattava della polizia, quindi non ho cercato alcun mezzo di difesa e semmai ho alzato le mani e ho atteso che la polizia entrasse. Ho subito pensato: ‘che cosa ci fa la polizia in casa mia? mica staranno distruggendo la porta per via del mio blog?’ Non sapevo se stessero sparando in casa mia o se si trattava di granate accecanti. In tutto ci sono stati tre botti, che poi si è saputo erano colpi di fucile, e un sacco di vetri rotti. Mia moglie incinta non si è resa conto subito che era la polizia, quindi ha cercato di coprire il nostro figlio minore e stava per prendere il suo fucile Browning ma dalla mia reazione ha capito che erano le forze dell’ordine. […] Sfortunatamente quando compri un pacchetto con tre mutande, una almeno ha un colore orribile. Quindi mi trovavo lì con quelle terrificanti mutande arancione. Siccome già mi era capitato di essere stato portato in strada in mutande dalla polizia norvegese per andare in cella, ho pensato che sarei stato fotografato con le mie braccia abbronzate, il mio corpo bianco e con addosso quelle mutande arancioni. Appena finito di pensare queste intelligentissime cose, mi hanno messo a faccia in giù sul letto e ammanettato. Con mia sorpresa hanno arrestato e ammanettato anche mia moglie, lasciando lì mio figlio da solo. Fortunatamente c’era mia suocera che poteva prendersi cura dei nostri tre figli. […] La polizia a quel punto mi ha consentito di vestirmi e mi detto che ero sospettato di stare organizzando atti terroristici. Ha sequestrato libri, munizioni, fucili, fucili ad aria compressa computer, penne USB, coltelli da caccia, coltelli da sopravvivenza, balestre, un gladio e due lance. Poi hanno perquisito tutta la casa ma ovviamente non hanno trovato niente. Hanno però trovato le ricevute di tutte le armi, delle munizioni e i permessi di mia moglie per possedere quelle cose. […] Hanno messo me e mia moglie in una macchina della SWAT e ci hanno portato a Brive, dove ci hanno messo in due celle separate. […] Sapevo che non avevano motivi per accusarci di ‘terrorismo’.

Parte 2

“Sfortunatamente ero stato in una cella di custodia in Norvegia prima, parecchie volte nell’arco di un mese e so che non è comodo. Te ne stai semplicemente lì per giorni o alla peggio anche per settimane, prima di essere trasferito in carcere, dove poi passi un anno o due in attesa del processo. Con mia sorpresa in Francia mi hanno consentito quasi subito di parlare con il mio avvocato. […] Non avendo trovato prove per l’accusa di terrorismo, credevo che i poliziotti avrebbero cercato comunque di metterci in difficoltà e di ‘incastrarci’. Invece, sorprendentemente, hanno solo cercato di fare chiarezza. […] Sono stati gentili ed estremamente professionali. Nessun urlo, nessuna minaccia, niente di offensivo e nessun abuso di potere. Wow, la Francia è diversa! Mi son quasi vergognato di essere norvegese. […] Hanno fatto chiarezza molto velocemente e hanno visto che io e mia moglie non avevamo intenzione di pianificare alcun atto terroristico. A quel punto hanno iniziato a fare altre domande circa noi come genitori. Cose del tipo: che ci faceva in alcune foto mio figlio con dei pantaloni mimentici o mia figlia con una spada di legno?… Ad ogni modo non hanno insistito più di tanto e si son resi conto che non si trattava di indottrinamento militare o cose del genere. I ragazzi ci giocano con le spade finte. Quindi dopo 24 ore non c’eran prove per atti terroristici e dopo 48 ore non c’erano prove di indottrinamento militare dei nostri figli. Quindi mia moglie è stata rilasciata, mentre per quanto riguarda me, dovevano cercare qualche altro motivo per trattenermi ancora”.

Parte 3

“Il giorno successivo l’interrogatorio è iniziato come al solito verso le 8:00 e l’oggetto delle domande era molto politico per eventualmente vedere se c’erano le basi per una sorta di persecuzione politica basata sulle mie opinioni che avessero violato quelle leggi francesi che impediscono di esprimere determinate idee politiche. Il mio avvocato a quel punto mi ha detto che avrebbero potuto trasferirmi a Parigi, dove trattano quel tipo di casi. […] Dopo 20 o 30 minuti però un agente è rientrato in cella e mi ha detto che il giudice aveva letto l’interrogatorio e che potevo andare a casa. Avevo dato la mia spiegazione che a loro era sembrata corretta, quindi potevo andarmene. […] Gli stessi agenti della SWAT che mi avevano arrestato mi hanno poi portato a casa dove era pieno di giornalisti e fotografi”.

Per leggere l’intero racconto, visita i tre seguenti link:

http://thuleanperspective.com/2013/07/19/terrorism-in-france-part-i/
http://thuleanperspective.com/2013/07/20/terrorism-in-france-part-ii/
http://thuleanperspective.com/2013/07/20/terrorism-in-france-part-iii-2/

Ester Segarra

34 commenti
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