CELTIC FROST: il lungo comunicato di Tom Gabriel Fischer dopo la morte di Martin Eric Ain

Pubblicato il 28/10/2017

Dopo la morte del bassista dei CELTIC FROST, Martin Eric Ain, il suo ex compagno di band Tom Gabriel Fischer alias Tom G. Warrior ha pubblicato il seguente messaggio:

“Negli ultimi anni ho dovuto scrivere una serie di necrologi, per la perdita di persone che erano a me vicine o importanti nella mia vita. Questo necrologio però è di gran lunga il più difficile da scrivere, perchè Martin Eric Ain era assolutamente unico. Martin era parte di me e io ero parte di lui. Le nostre vite erano interconnesse in una simbiosi che a volte quasi sembrava un matrimonio e i nostri rapporti erano di una natura così intricata che spesso sfociavano in disaccordi. Ognuno di noi ha avuto un impatto sul percorso dell’altro ed è merito di entrambi se ci siamo liberati delle catene dell’ambiente in cui abbiamo passato la nostra adolescenza.
Incontrai Martin più o meno nel periodo in cui gli HELLHAMMER registrarono la demo di ‘Triumph Of Death‘ nel 1983, quando io e Steve Warrior passavamo i Sabato sera nelle allora popolari ‘discoteche heavy metal’. Uno di questi eventi si chiamava ‘Quo Vadis’ e si svolgeva a Wallisellen, dove Martin viveva.
Quando intervistai Martin a settembre 2007 per il mio secondo libro, lui ricordò: ‘La prima volta che vidi Tom e Steve Warrior, erano assieme a un gruppo di quattro o cinque metallari e facevano tutti quanti headbanging mentre la gente che non ascoltava metal, stava lì in cerchio attorno a loro a guardarli. Camminavano come un muro di giacche in pelle e tutti si spostavano. Sprigionavano forza e violenza e io ne rimasi molto colpito. Eravamo tutti stupiti da quei ragazzi. Erano arrivati indossando occhiali da sole e le loro giacche erano ricoperte di loghi e toppe di band oscure che nessuno di noi aveva mai sentito nominare. Portavano stivali, cinture di cartucce, bracciali borchiati e anche delle ghette borchiate. Avevano tutti capelli lunghi ed erano tre o quattro anni più grandi di noi. Ci impressionarono, era come se ci fossero dei membri di MOTORHEAD o JUDAS PRIEST lì di fronte a noi. Sembravano la copertina di un album. In breve tempo, c’era una band nelle nostre vite. I miei genitori temevano che Tom potesse portarci a una vita di alcol, droga e altre cose illegali. Non capirono mai quale fosse la vera minaccia che lui rappresentava. Cosiccome molte altre persone, non riconobbero la potenza della sua musica. Percepivano l’heavy metal come una fase stupida, come puro rumore, e credevano che nessuno avrebbe mai preso questa musica seriamente. Non capirono che la musica mi portò ad una radicalizzazione di me stesso e al desiderio di definire la mia vita attraverso di essa’.
Io e Martin iniziammo a maturare una stretta amicizia. Passavamo notti a scoprire musica assieme, a discutere di libri, storia, religione, occultismo o arte e poi magari dovevamo tornare a casa in bici o a piedi, passando per tetre foreste nel pieno della notte. L’intelligenza e il modo di vedere le cose di Martin erano veramente notevoli. Pensai che fosse solo questione di tempo, prima che iniziassimo a comporre musica assieme ma Martin inizialmente esitò e iniziò invece ad aiutare gli HELLHAMMER come manager sotto lo pseudonimo di Mart Jeckyl. Ci consigliava su come avremmo potuto migliorare il nostro concept, immagine e testi. Aveva solo 16 anni all’epoca! Quando gli HELLHAMMER registrarono al prima demo, che poi ci portò al nostro primo contratto discografico, Martin era un co-autore di alcuni testi e aveva cantato sui cori su alcuni pezzi. Alla fine diventò finalmente il bassista del gruppo. La band iniziò a svilupparsi rapidamente e solo cinque mesi dopo, sentimmo che avevamo bisogno di ampliare la nostra alleanza con un nuovo progetto.
Nella notte tra il 31 maggio e l’1 giugno 1984 nacquero i CELTIC FROST. Martin era una delle poche persone che erano veramente preparate per imbarcarsi in questo viaggio con me contro ogni tipo di opposizione, al contrario di molti altri che parlavano tanto a vuoto e poi tutto finiva in niente. Completamente autodidatta, Martin diventò un bassista superbo e originale, con una incredibile capacità di imparare pezzi molto velocemente. Sebbene all’inizio difficilmente componesse musica, gli altri modi in cui contribuiva al gruppo erano altrettanto importanti. L’unicità dei CELTIC FROST dipendeva unicamente dalla nostra collaborazione a livello creativo, come avrei inavvertitamente e stupidamente provato alcuni anni dopo. In 34 anni di conoscenza, abbiamo passato e siamo sopravvissuti ad ogni tipo di situazione che uno possa immaginare e non una distruzione dei CELTIC FROST ma ben due!
L’amicizia con Martin Eric Ain fu fondamentale per esaudire il mio desiderio da adolescente di diventare un musicista. Definire quale fosse la motivazione di Martin nel seguire questa via, è invece più difficile. Credo fosse più per senso di ribellione verso quello che lo circondava e una volta raggiunto questo obbiettivo, la musica non fu più così importante per lui. Diventò un imprenditore dotato di intuito e si imbarcò in imprese che spesso erano in contrasto con i valori in cui lui aveva creduto in gioventù. La stessa situazione si verificò quando riunimmo i CELTIC FROST nel 2001, registrammo il grande ‘Monotheist‘ e andammo in tour in giro per il mondo. Sebbene Martin inizialmente fosse d’accordo con me sul fatto che la reunion sarebbe dovuta essere una cosa a lungo termine, verso fine tour mi confidò che secondo lui avevamo già dato sufficiente prova di noi stessi e che non avevamo bisogno di fare un altro album, quantomeno non nel futuro più prossimo. Inoltre era stanco degli sforzi legati all’andare in tour e mantenere in attività una band nel contesto dell’industria musicale che nel frattempo era decisamente cambiata, rispetto alla vita comoda e agiata che faceva a Zurigo, gestendo bar e club. La sua attenzione era già rivolta altrove e capii che per lui la reunion aveva, nuovamente, avuto un altro scopo.
Aveva una personalità complessa, piena di contraddizioni e debolezze (sono certo che lui mi descriverebbe allo stesso modo). Spesso mi accusava di esorbitanza (e sicuramente aveva delle ragioni) però lui stesso non era certo moderato. Riconosceva la sua avidità come patologica. Faceva ricorso alla sua prolissità verbale per nascondere l’insicurezza e il disagio nel rivelare troppo circa le sue emozioni. Era il migliore e più generoso amico che uno potesse mai desiderare e chi lo ha conosciuto bene, lo può confermare. Lui stesso in una intervista pubblicata in Svizzera a gennaio 2010, affermò: ‘Non mi piacciono le persone egoiste che si imbarcano in cose che poi alla fine finiscono per fare del male ad altri, anche se io stesso non posso negare di essere stato colpevole di tale comportamento’.
Ha spesso scelto di prendere posizioni moderate, evitando di schierarsi, anziché intervenire con decisione per spegnere i crescenti conflitti interni alla band. È stato a guardare la prolungata azione di autodistruzione dei CELTIC FROST, solo poi per dirmi, un mese dopo che io ero uscito dal gruppo, che se solo avesse parlato, la band si sarebbe potuta salvare. A quel tempo, però, Martin era stufo di un gruppo così disfunzionale, tant’è che mi convinsi che in segreto era sollevato dal fatto che io fossi andato via, perché così si sarebbe risparmiato lui di lasciare la band. Tuttavia, ho sempre avuto la sensazione che una parte di lui, da allora, soffrisse di un senso di colpa opprimente.
Non sono nuovo alla morte di un qualcuno che amo e la morte in sé per me non è un concetto astratto o mi fa paura, ma il fatto che un amico, che ha avuto un significato così profondo, è stato irrevocabilmente strappato alla sua vita, mi fa sentire un dolore incredibile. Sono contento di aver spinto per una reunion dei CELTIC FROST nel 2001 e che, quindi, ho avuto la possibilità di conoscere Martin come musicista e autore più maturo e ancora più incredibilmente capace. Nonostante tutto l’estenuante lavoro che ci è voluto, andare in tour con lui un’ultima volta è stato un privilegio. Ogni minuto speso in compagnia di Martin è stato un privilegio e ciò include anche il nostro ultimo incontro, un caffè fugace prima della sua morte.
La scomparsa di Martin mi tocca nel profondo. Il mondo non sarà mai lo stesso senza di lui. La sua morte segna la fina di un’era, sia per quanto riguarda la nostra musica e sia da un punto di vista più profondo e personale. Io, che sono il più vecchio, inconsciamente ho sempre creduto che lui sarebbe vissuto più di me, divenendo il custode di quell’eredità che abbiamo costruito insieme. Lo shock, il dolore e il senso di solitudine e di perdita provocati dalla sua prematura scomparsa sono insostenibili e insormontabili.
Martin, mi mancherai tantissimo fino al momento in cui anche i miei giorni arriveranno alla fine.
Tom Gabriel Fischer

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