CHILDREN OF BODOM: il nuovo “Hexed” traccia per traccia!

Pubblicato il 20/02/2019

A cura di Riccardo Plata

Dopo l’ottimo “I Worship Chaos”, c’erano grandi aspettative per il ritorno dei Children Of Bodom, ulteriormente amplificate dalle dichiarazioni della vigilia su un riavvicinamento al sound neo-classico di “Follow The Reaper” e dalle novità trapelate finora, dal cambio di artwork al sound dei primi singoli estratti. In attesa della recensione per un giudizio definitivo su cosa avranno tirato fuori dal cilindro Laiho e soci, Metalitalia.com vi offre un’anteprima traccia per traccia di “Hexed”, decimo album destinato come sempre a far discutere fan vecchi e nuovi dei bambini di Bodom.

Hexed
Data di pubblicazione: 8 marzo 2019
Etichetta: Nuclear Blast Records

Alexi Laiho – voce e chitarra
Henri Seppälä– basso
Jaska Raatikainen – batteria
Janne Wirman – tastiere
Daniel Freyberg – chitarra

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01. THIS ROAD (4.33)
Partenza subito sparata a mille con ritmiche in stile “Hate Crew Deathroll” che prendono per il collo, mentre il cantato di un Alexi Lahio incazzato come non mai resta quasi in sottofondo nel mix. La tastiera è protagonista del bridge posto a metà del pezzo, mentre la chitarra solista si ritaglia il suo spazio nella lunga coda finale con un bell’assolo. Decisamente una buona partenza, che unisce la maturità della doppia cifra discografica all’irruenza degli esordi.

02. UNDER GRASS AND CLOVER (3.33)
Già presentata coma singolo di lancio, la seconda traccia mette in mostra un bel giro melodico, accompagnato da una batteria super-triggerata e dalla voce super-effettata di Alexi, portandoci indietro ai tempi di “Living Dead Beat”. Il crossover tra ritmiche cyber-punk e il giro armonico da euro-dance potrà far storcere il naso ai più, ma per quanto ci riguarda l’esperimento può dirsi riuscito.

03. GLASS HOUSES (3.28)
Chitarre e tastiere si fondono alla perfezione, sempre con l’acceleratore a tavoletta, creando un’atmosfera quasi da colonna sonora, in cui ancora una volta le linee vocali sembrano quasi un corollario. Peccato per un chorus non all’altezza, ma a livello strumentale il tiro è micidiale.

04. HECATE’S NIGHTMARE (4.10)
Introdotta da un giro di tastiera in stile carillon, la quarta traccia rallenta un po’ il ritmo e alza il coefficiente di melodia, sia nelle linee vocali che nelle parti di chitarra, al punto che sembra quasi di vedere i bambini di Bodom sul palco in versione Steel Panther (!). Non un brano memorabile, ma un pezzo ideale per tirare un po’ il fiato e mostrare un lato meno abituale del quintetto finnico.

05. KICK IN THE SPLEEN (3.35)
Contagiri ancora al limite con batteria e chitarre a dettare la scena, mentre le tastiere svolgono un ruolo più di accompagnamento: gli arrangiamenti neo-classici e l’uso massiccio dei contro-cori rimandano al periodo “Follow The Reaper” e “Hate Crew Deathroll”, anche se a livello qualitativo siamo lontani da quell’epoca. Un pezzo abbastanza classico fin dal titolo, in cui però spicca solo l’assolo incrociato tra la sei corde e i tasti d’avorio.

06. PLATITUDES AND BARREN WORDS (4.14)
Come lasciato presagire dal titolo fuori dagli schemi, ci troviamo al cospetto del pezzo più extreme-sleaze-super-catchy della raccolta, in cui i Nostri mostrano la propria anima più rock ’n roll e cazzona, trascinandoci in un vortice di zucchero polveroso. Encomio per gli hook melodici di Wirman (che qui manda in scena il fratello tamarro) così come per la prestazione dietro al microfono del Wildchild, trascinante come poche volte.

07. HEXED (5.03)
L’atteso richiamo al periodo blu si manifesta all’altezza della title-track, che si apre con un giro di pianoforte di chiara derivazione classica e dispensa arrangiamenti barocchi e sbrodolate sinfoniche su un tappeto ritmico sempre serrato, con le linee vocali a fungere da accompagnamento soprattutto nella seconda metà del pezzo, ripetendo all’infinito il titolo prima della coda strumentale.

08. RELAPSE (THE NATURE OF MY CRIME) (3.27)
Dopo la sbornia neo-classica si torna al buon vecchio rock ’n roll, ma purtroppo dopo un attacco convincente il pezzo si attesta su coordinate abbastanza canoniche, con il consueto campionario di chitarroni, hook melodici e contro-cori senza però lasciare mai veramente il segno. Niente che non funzioni, ma l’impressione è che a questo punto la band abbia ormai messo il pilota automatico.

09. SAY NEVER LOOK BACK (4.23)
Un bel giro di chitarra apre pezzo ‘allegro ma non troppo’ in stile “Hate Crew Deathroll”, in cui abbiamo finalmente modo di apprezzare la versatilità del batterista Jaska Raatikainen, motore ritmico per una volta impegnato in cambi di tempo in luogo della consueta mitragliata di doppia cassa. Pregevoli anche gli hook melodici delle chitarra, mentre il ritornello non lascia il segno.

10. SOON DEPARTED (4.54)
Come lasciato presagire dalla durata importante, ci troviamo di fronte ad un mid-tempo per la verità abbastanza canonico a livello ritmico (diciamo una versione più spompa di “Angels Don’t Kill”), nobilitato solo dal buon lavoro alle tastiere di un Wirman decisamente in forma, ed anche qui intento nel consueto scontro all’arma bianca con la sei corde di Laiho.

11. KNUCKLEDUSTER (3.28)
Un riff massiccio e tastiere, queste sì in stile “Follow The Reaper”, lanciano l’ultima traccia, spinta a scatti da ritmiche stoppate e impreziosita da un lungo assolo con la consueta alternanza chitarra / tastiera che occupa praticamente 1/3 del pezzo. Peccato ancora una volta per un ritornello corale non eccezionale (quelli di “Hate Crew Deathroll” avevano ben altro spessore), ma nel complesso una chiusura in crescendo.

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