A cura di Maurizio "MorrizZ" Borghi
CHILDREN OF BODOM
"Relentless, Reckless Forever"
Spinefarm/Universal
In uscita l’ 8 marzo 2011
01. Not My Funeral
02. Shovel Knockout
03. Roundtrip to Hell and Back
04. Pussyfoot Miss Suicide
05. Relentless Reckless Forever
06. Ugly
07. Cry of the Nihilist
08. Was It Worth It?
09. Northpole Throwdown
10. Party All the Time (EDDIE MURPHY cover)
Durata: 00:39:20
E’ da "Hate Crew Deathroll" che i Children Of Bodom non riescono ad accontentare del tutto la loro "Hate Crew", fan fedelissimi che da anni seguono la formazione con entusiasmo. Giunti al settimo album, ancora giovani per età anagrafica ma forgiati di una carriera decennale e da tour infiniti, i Bodom si trovano di nuovo nella situazione di dover dimostrare qualcosa in questa pubblicazione in qualche modo cruciale, che potrebbe segnare la sfiducia di molti. Per centrare il bersaglio la band ha assunto per la prima volta un produttore esterno, quell Matt Hyde che ha lavorato con Slayer, Monster Magnet e 69 Eyes, si è data da fare rimboccandosi le maniche in sessioni di registrazioni durissime, lavorando sull’appeal tra i componenti della band e prendendosi un meritato periodo di riposo dopo tour interminabili. Metalitalia è ora orgogliosa di presentarvi "Relentless Reckless Forever" in anteprima assoluta, in una descrizione traccia per traccia che vi darà un primo assaggio dell’album.
NOT MY FUNERAL
Il pezzo si apre nella maniera più inusuale possibile: il riff letteralmente scippato ai Lamb Of God farà storcere il naso e corrugare la fronte anche agli amanti dei Children Of Bodom più moderni, ma non disperate: basta la comparsa delle tastiere per far evolvere il brano nello stile Bodom allineato alle produzioni più moderne, con un ritornello melodico e accattivante e le caratteristiche salienti del suono della band. La pesante influenza della NWOAHM rende questo esordio atipico e spiazzante, ma la personalità emerge comunque e il ritornello è piacevole.
SHOVEL KNOCKOUT
Il secondo pezzo si apre con basso e batteria, alla quale si aggiunge la chitarra, disegnando un mid tempo cadenzato. La band però vuole solo sviare: "Shovel Knockout" si trasforma presto in un brano veloce e violento, con un’ottima linea melodica delle chitarre sul ritornello, shredding complesso, veloce, epico e sempre al passo coi tempi. Il dialogo con le tastiere emerge maggiormente e risulta sempre fluidissimo, soprattutto nel doppio assolo, che si prende tutto lo spazio che merita il talento degli attori coinvolti. Qualche armonico di chitarra dona quel pizzico di modernità che farà apprezzare il brano sia ai nuovi che ai vecchi fan della band.
ROUNDTRIP TO HELL AND BACK
Aria di singolo per la traccia numero tre, un mid tempo metallico, sinfonico e davvero ispirato dove emergono dal passato le tastiere fredde e glaciali che hanno caratterizzato i primi dischi del gruppo. Il pezzo incalza sino a un ritornello anthemico perfetto per la dimensione live, che vedrà la partecipazione e l’esplosione di tutto il pubblico. Anche in questo caso arrangiamenti e finezze tecniche rispettano la fama di musicisti eccellenti che i Bodom si portano dietro da una vita, ma la chiarezza, l’eleganza e la linearità del pezzo lo rendono una scelta quasi obbligata per le future scalette della formazione.
PUSSYFOOT MISS SUICIDE
Ancora un riff moderno in apertura, davvero ben fatto a dire il vero, per una delle tracce migliori dell’album per riff, tiro, presa e la presenza di quelle tastiere "bombastiche" che tutta la Hate Crew adora. Il ritornello poi è sorretto da melodie chitarristiche da sing-along, e il consueto assolo incrociato di chitarra/tastiera sulla tre quarti è più esaltante del solito. Lahio non è il miglior cantante del pianeta, ma si dimostra incisivo, trascinante e ispiratissimo. Il titolo, ovviamente, fa trasparire aneddoti interessanti sulle frequentazioni femminili da backstage che un Alexi con l’anello al dito da parecchio tempo non vorrà mai raccontare… almeno da sobrio!
RELENTLESS, RECKLESS FOREVER
Stesso approccio del brano precedente per la title track, con un riff massiccio che punta al groove. Un rimando alle scelte stilistiche di "Are You Dead Yet" che verrà apprezzato perlopiù dai fan più giovani del gruppo, e di conseguenza disprezzato dai vecchi oltranzisti. Un dato di fatto è che sia assolo che ritornello sono di buona fattura, segnando in ogni caso a favore di un bilancio positivo per tutti.
UGLY
Ipoteticamente una delle tracce in cui si ritrova maggiormente l’intera band, tanto da dare il titolo all’intero tour che arriverà prossimamente dalle nostre parti. A giudicare dall’incipit la fiducia è del tutto ben riposta, il riffing è velocissimo e esaltante, le tastiere bombastiche, e gli intermezzi, decisamente più lenti, presentano una trama tastieristica che manderà in sollucchero i vecchi sostenitori. L’alternanza tra shred iperveloci e aperture più melodiche, unite a una complessità strumentale elevatissima ed esaltante fanno di "Ugly" uno dei traini del settimo album della band. L’assolo, rockeggiante, tiene testa alla spettacolarità del brano, che pur senza un ritornello memorabile riesce ad impressionare in maniera significativa.
CRY OF THE NIHILIST
Canzone atipica giocata su riff groovy e rocciosi e svariati stop and go, alternati a passaggi atmosferici di tastiera. Anche se la perizia strumentale può sembrare interessante e il ritornello tenta di risollevare la situazione l’impressione è che il gruppo si trova in territori poco congeniali, e il brano non decolla come dovrebbe – esclusa la jam strumentale come assolo – lasciando una sensazione di disorientamento e un retrogusto di delusione.
WAS IT WORTH IT
Il primo estratto dall’album, che tutti hanno già ascoltato, è molto lineare e diretto nella struttura come nel ritornello, e si presenta come singolo di presentazione per la sua natura di pezzo più facile e assimilabile. Inusuale la sua posizione nella track listing.
NORTH POLE THROWN DOWN
Si torna a premere sull’acceleratore (a tavoletta!) per l’ultimo vero pezzo del disco, una song energica ed esaltante che mette le tastiere da parte per incalzare in una galoppata veloce, dura e tiratissima, presentando quello che è probabilmente il migliore assolo dell’intera raccolta. Impossibile non alzare il pugno al cielo nei brevi cori anthemici ed evitare di muovere la testa, in meno di tre minuti i Children Of Bodom spazzano ogni incertezza mettendo a segno un altro centro importante.
PARTY ALL THE TIME
Oramai obbligatorio l’appuntamento con l’ironia e le cover strampalate: in "Relentless, Reckless Forever" si torna al 1985, quando lacca e spalle imbottite erano all’ordine del giorno. L’unica vera hit interpretata dal simpatico Eddy Murphy, scritta e prodotta dal re del funk e dell’r&b Rick James, è qui interpretata in una cover che non si discosta di molto dall’originale, ma nella veste metallizzata appare interessante e allo stesso modo ficcante, dominata da chitarre cromate e altissime tastiere con suoni ottantiani. Ovviamente Lahio è spesso sgraziato e stonato, ma mai ai livelli imbarazzanti del recente "Skeletons In The Closet". Simpatica.


