CHILDREN OF BODOM: resa nota la causa della morte di Alexi Laiho

Pubblicato il 05/03/2021

Alexi Laiho of Children of Bodom performs live at Alcatraz in Milan, Italy.

 

E’ stata resa nota la causa di morte di Alexi Laiho, leader di CHILDREN OF BODOM prima e BODOM AFTER MIDNIGHT dopo, deceduto il 29 dicembre 2020 all’età di 41 anni.

Secondo quanto riportato via Instagram da Kimberly Goss dei SINERGY, che al momento della morte del musicista risultava ancora legalmente sposata nonostante da anni non fossero più insieme, il musicista è morto di “degenerazione alcolica del tessuto connettivo del fegato e del pancreas”. Sembra inoltre che Laiho avesse in corpo un cocktail di antidolorifici, oppioidi e farmaci per l’insonnia.

Ecco la dichiarazione completa di Kimberly Goss:

“Questa mattina ho ricevuto il rapporto forense definitivo con la causa ufficiale della morte di Alexi. In quanto sua vedova legale, sono a conoscenza di queste informazioni. Il certificato recita in finlandese, ‘Alkoholin aiheuttama maksan rasvarappeutuminen ja haiman sidekudostuminen’. La traduzione inglese è: ‘Degenerazione indotta da alcol del tessuto connettivo del fegato e del pancreas’. Inoltre, aveva un cocktail di antidolorifici, oppioidi e farmaci per l’insonnia nel suo sistema.

La perdita di quest’anima straordinariamente talentuosa e bella è una tragedia che era del tutto prevenibile. Aveva ancora così tanti anni da vivere. Immaginate la musica straordinaria che avremmo ancora potuto ascoltare, se solo avesse accettato di farsi aiutare. Chiedo a chiunque stia lottando con l’alcolismo o qualsiasi altro problema di abuso di sostanze, di cercare supporto. Non dovete incontrare lo stesso destino. Se le persone stanno cercando di aiutarti, ricorda che lo stanno facendo per amore e preoccupazione, quindi per favore non respingerle. Per favore, non circondarti di persone che assecondano le tue dipendenze. Questo è un ammonimento sul fatto che nessuno è invincibile.

Non voglio che la sua morte sia vana. La mia speranza è quella di avviare alla una fondazione commemorativa o un ente di beneficenza nella sua nativa Finlandia, per aiutare gli altri che lottano con questi stessi demoni. Deve esserci conversazione aperta, non deve essere una fonte di vergogna. Siamo tutti umani, tutti soffriamo, ma l’aiuto è là fuori. Se la sua storia può salvare anche UNA vita, allora qualcosa di buono può venire fuori da questa orribile perdita che abbiamo subito tutti.

Riposa in pace, amato Wildchild.”

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