CLAIRVOYANTS: il nuovo “The Shape Of Things To Come” traccia per traccia

Pubblicato il 01/02/2012

Molti di voi conosceranno i Clairvoyants nella loro veste di nota cover band degli Iron Maiden, per la precisione denominata “The” Clairvoyants. Quello che non tutti sanno è però che la formazione comasca ha all’attivo anche un disco di pezzi originali, intitolato “Word To The Wise” più che sufficiente dal punto di vista qualitativo. Oggi il gruppo si appresta a tornare sulle scene con il suo secondo lavoro “The Shape Of Things To Come”, con il quale cercherà di scrollarsi di dosso per quanto possibile l’ombra degli Iron Maiden e sviluppare una propria personalità. Metalitalia.com ha avuto modo di ascoltare in anteprima il disco e in attesa della recensione vi anticipa traccia per traccia quello che è il suo contenuto.

Data di pubblicazione: 27 febbraio 2012
Casa discografica: Valery Records
www.clairvoyants.it

1. No Need to Surrender (4:17)
L’apertura del disco è lasciata ad un mid tempo dai toni hard rock che lascerà spiazzati quelli che si aspettavano un attacco in Maiden style. Al contrario, il brano non è derivativo della band inglese e il cantato di Gabriele Bernasconi è più caldo, leggermente sporcato e con delle linee vocali meno alte di quanto atteso. Decisamente efficace e diretto il ritornello con la sua bella apertura melodica. Tornano alla mente band quali Jorn, Masterplan o Riot dell’era Mike DiMeo. Ottima partenza.

2. I Don’t Believe Their Lies (4:55)
Un arpeggio che in effetti ricorda le ultime produzioni di casa Harris introduce questo roccioso mid tempo dove il metal cassico dei Clairvoyants presenta di nuovo notevoli sfumature hard rock in buona parte legate alle linee vocali e all’interpretazione di un ispirato Gabriele Bernasconi. Ritornello meno d’impatto rispetto al precedente brano ma ad ogni modo convincente. Semplice e di presa il riffing, e pregevole anche la melodica parte solista centrale.

3. Endure and Survive (4:07)
Up tempo che alza il ritmo e in certi frangenti riporta il sound in territori più vicini agli Iron Maiden o ai loro discepoli Edguy. Tutto gioca attorno ad un refrain immediato accompagnato da azzeccate melodie di chitarra che lo rendono molto arioso, diretto e facilmente memorizzabile. Brano che grazie anche al tiro del riff ha un buon potenziale in vista dei prossimi live.

4. Just the Same Story (4:55)
Primo semi lento del disco, aperto da belle melodie di chitarra solista che introducono un cantato basso ed intenso. Il pezzo evolve momentaneamente in una strofa impostata su un riff roccioso ma che quasi subito viene addolcito da un’altra bella apertura melodica su un ritornello anche in questo caso ispirato e convincente. Buono e sempre molto melodico il lavoro delle chitarre anche sugli assoli. Constatiamo che al quarto brano il disco mantiene un più che buono livello qualitativo.

5. The Shape of Things to Come (6:44)
La titletrack è anche stranamente uno dei brani meno orecchiabili dell’album. Trattasi di un pezzo da quasi sette minuti che sulle strofe assume i connotati di una cavalcata tra Iron Maiden e Jag Panzer dove spicca il riff che porta direttamente al chorus. Proprio il lungo ritornello si differenzia da quelli dei precedenti pezzi per una linea vocale volutamente meno immediata, che però non ha l’intensità e il pathos che ci si aspetterebbe da un brano di questo tipo. Sufficiente ma nulla più.

6. Prometheus (5:00)
Mid/up tempo classicamente NWOBHM dal rifing semplice e diretto. Linee vocali più alte e maideniane rispetto ai primi brani del lavoro ma ritornello che ben poco lascia al suo passaggio. Un buon solo di chitarra non basta per risollevare le sorti di quello che può essere definito un semplice riempitivo.

7. The Only Way Out Is Through (5:18)
Brano discretamente variegato come ritmiche. Si passa da un incalzante riff secco della strofa alla doppia cassa di un bridge più power-oriented che introduce un chorus purtroppo poco incisivo e un tantino scialbo nei cori. Altro pezzo sotto tono rispetto alla prima parte del lavoro.

8. Sinner’s Tale (5:27)
Lento semi acustico e dagli arrangiamenti sinfonici che rialza decisamente il livello del disco grazie alle belle melodie del ritornello e del solo di chitarra che lo segue. Pare proprio che i Clairvoyants riescano a dare il meglio quando prendono le distanze dai brani più classicamente metal ottantiano per avvicinarsi a territori più hard rock.

9. To Heaven and Back (4:05)
Mid tempo energico, semplice e immediato con strofa che suona come un ibrido tra Motley Crue e Saxon e un’efficace accoppiata bridge-ritornello decisamente più maideniana. Nulla di particolarmente esaltante o tantomeno originale ma ad ogni modo convincente.

10. Here Today, Gone Tomorrow (4:45)
Altro piacevole mid tempo stilisticamente molto classico e ottantiano, dal ritornello arioso e discretamente efficace come linea vocale. L’impostazione canora lascia ancora spazio a un approccio più ruvido e meno tirato rispetto alle tracce più in Maiden-style del disco d’esordio.

11. Horizon Calling (8:42)
Note di piano e atmosfere soffuse su cui si leva una melodica linea vocale aprono il pezzo finale che con i suoi quasi nove minuti è il più lungo del lavoro. Il brano evolve poi su tempi medi, con arrangiamenti sinfonici che supportano una linea vocale che con il pre-chorus cresce di intensità e tonalità e culmina nel ritornello che ricorda i mid tempo più orchestrali a firma Tobias Sammet con i suoi Edguy o ultimi Avantasia. Nel bridge centrale, prima della reprise finale del refrain, il brano cambia pelle incementando di ritmo e finendo inevitabilmente per ricordare gli Iron Maiden anche nella seguente parte solista. A parte questa breve sezione, il pezzo si muove quindi su sonorità non usuali per il gruppo e chiude positivamente l’album.

4 commenti
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