Articolo a cura di Matteo Cereda

CRADLE OF FILTH
“Darkly, Darkly, Venus Aversa”
Peaceville Records/AbraCadaver/Audioglobe
Release Date: 01/11/2010
Dopo un introduzione di clavicembali con voce femminile narrata la canzone prende corpo su ritmiche sostenute, vocals ferali condite dagli immancabili acuti di Dani. L’atmosfera è oscura e viene valorizzata al meglio durante i due stacchi rallentati al centro della canzone, atti a riprendere fiato dalle ripetute sfuriate che trovano l’apice nell’ottimo ritornello, in cui l’aggressività di chitarre e sezione ritmica si amalgama alla perfezione con le scelte melodiche delle tastiere.
ONE FOUL STEP FROM THE ABYSS (4:53)
Pezzo più lineare incentrato nuovamente su ritmiche serrate che non disdegnano blast beat infuocati. La componente sinfonica è sempre ben presente divisa tra melodie orrorifiche e suggestioni classiche, mentre la voce di Dani fa il suo mettendo se mai ce ne fosse bisogno il marchio Cradle Of Filth sulla canzone.
THE NUN WITH THE ASTRAL HABIT (4:54)
Dopo un apertura apocalittica tirata alla velocità della luce la canzone prosegue impostata sul riffing thrashy di una strofa contraddistinta da tastiere minimali. Il bridge mette in luce una vena melodica sinistra, ma altresì accattivante, mentre nel ritornello si ritorna a partiture tipicamente black sinfoniche. Pregevole anche lo stacco centrale con chitarre nuovamente thrash metal accompagnate da preziosi contrappunti classici di tastiera e l’assolo di chitarra che introduce un finale di canzone nuovamente infuocato.
RETREAT OF THE SACRED HEART (3:56)
Inizio compatto condito da ritmiche thrashy cui fa seguito un accelerazione giocata su un riffing tipicamente black metal,. Le tastiere sembrano avere un ruolo meno determinante fornendo comunque il consueto apporto gotico alla canzone. Da segnalare lo stacco melodico centrale in cui le chitarre tessono melodie classic e si riscontra una vena sinfonica più accentuata.
PERSECUTION SONG (5:34)
Si parte con un mid tempo marziale dominato da chitarre classicheggianti e dal growl di Dani quasi recitato. Nel ritornello la canzone subisce una leggera accelerazione denotando atmosfere gotiche con l’apporto delle tastiere. Lo stacco centrale puramente sinfonico ci immerge in atmosfere apocalittiche prima di un deciso cambio di passo, cui fa seguito il definitivo ritorno al mid tempo di inizio canzone eccezion fatta per un finale più aperto nelle melodie di tastiera.
DECEIVING EYES (6:32)
Introdotta da un riffing thrashy carico di groove, la canzone prosegue presto su territori tipicamente black sinfonici con continui cambi di tempo che includono sfuriate in doppia cassa. L’aspetto melodico è ben curato dalle consuete partiture orrorifiche di tastiera, dalla presenza di cori e dalle ottime melodie partorite dalla coppia d’asce. Nella parte centrale il pezzo s’immerge in una lunga digressione atmosferica ben curata, prima di cambiare nuovamente marcia. Pezzo complesso ma molto interessante.
LILITH IMMACULATE (6:12)
Una delle tracce più melodiche e accessibili dell’intero lavoro grazie alla presenza di vocals pulite femminili nel ritornello, condite da partiture sinfoniche molto aperte e rilassate piuttosto inusuali per gli standard del genere e della band stessa. Per il resto il brano si sviluppa attorno a sfuriate black sinfoniche, anche se nella parte centrale ravvisiamo un mid tempo gotico ben strutturato.
THE SPAWN OF LOVE AND WAR (6:19)
Pezzo piuttosto complesso che nella prima parte e nel finale regala suggestioni cinematografiche con corpose parti orchestrali e cori gotici, per un risultato non troppo distante dagli ultimi Dimmu Borgir. Da segnalare a centro brano uno stacco atmosferico rallentato in cui Dani dà il meglio di sé con un’nterpretazione particolarmente recitata, mentre prima di riprendere le coordinate iniziali del brano, la band si lascia andare in una fuga strumentale con chitarre armoniche in evidenza e blast beat fulminanti.
HARLOT ON A PEDESTAL (5:09)
Dopo un avvio con orchestrazioni non troppo lontane dagli ultimi Rhapsody Of Fire, la canzone ripiega su più convincenti aperture thrashy in cui le tastiere svolgono un ruolo marginale fino alla furiosa accelerazione che chiude in bello stile la prima parte di canzone. Nella seconda parte segnaliamo chitarre armoniche in primo piano prima di riproporre la struttura di cui sopra.
FORGIVE ME FATHER (4:33)
Uno dei pezzi più immediati dell’intero lavoro, caratterizzato dalla presenza di voci femminili, cori e da un cantato di Dani più accessibile nel refrain portante. Le scelte melodiche sono azzeccate ed includono aperture gotiche di tastiera e melodie classic da parte delle chitarre, mentre le ritmiche questa volta si mantengono ancorate sul classico mid-tempo.
BEYOND ELEVENTH HOUR (7:16)
Dopo un introduzione con voce femminile recitata su clavicembali e tastiere d’atmosfera, la canzone stilisticamente si muove su un black metal sinfonico con abbondanti e apocalittiche orchestrazioni a supporto del riffing thrashy della coppia d’asce e del solito cantato di Dani diviso tra growl e scream. Nella parte centrale il pezzo subisce un rallentamento puntando su melodie sinistre e chitarre armoniche, andamento seguito dalla band anche nel finale in cui domina un’atmosfera liberatoria ma maligna al tempo stesso. Sicuramente uno dei brani più complessi dell’opera.
