CRADLE OF FILTH: il nuovo “Existence Is Futile” traccia per traccia!

Pubblicato il 22/09/2021

Artista: Cradle Of Filth | Fotografo: Enrico Dal Boni | Data: 13 febbraio 2018 | Venue: Zona Roveri | Città: Bologna

 

A cura di Carlo Paleari

Quando si parla dei Cradle Of Filth, da qualche anno a questa parte, c’è una definizione che sembra presentarsi con una certa frequenza ed è quella di ‘seconda giovinezza’. Un commento quanto mai calzante per la band di Dani Filth, che ultimamente ha realizzato alcuni album di assoluto valore. Soprattutto a partire da “Hammer Of The Witches”, continuando poi con l’ottimo “Cryptoriana”, la band sembra aver ritrovato uno slancio tutt’altro che scontato dopo trent’anni di carriera. Il merito è certamente del suo leader, una personalità forte e capace di traghettare la propria creatura attraverso acque burrascose, ma non da meno è anche l’apporto di una band che sembra sempre meno composta da semplici strumentisti al soldo del capo e sempre più una realtà solida in cui ciascuno riesce a portare il proprio stile e la propria personalità. Avevamo delle aspettative piuttosto alte, quindi, per “Existence Is Futile” e ancora una volta abbiamo deciso di condividere con i nostri lettori un’anteprima di questo nuovo lavoro, provando a tradurre a parole le atmosfere oscure e sulfuree che permeano il prossimo capitolo della storia dei Cradle Of Filth.

Dani Filth – voce
Ashok – chitarra
Richard Shaw – chitarra
Daniel Firth – basso
Marthus – batteria
Anabelle – tastiere, voce femminile, lira

EXISTENCE IS FUTILE
Etichetta: Nuclear Blast
Sito Ufficiale
Facebook

01. THE FATE OF THE WORLD ON OUR SHOULDERS (01:37)
Come di consueto anche il nuovo “Existence Is Futile” si apre con un’introduzione orchestrale. Già dal titolo, ‘il destino del mondo è sulle nostre spalle’, appare evidente come questa volta la band abbia scelto un approccio meno narrativo e più terreno, una riflessione sul mondo odierno che questa volta non affonda le sue radici in antichi testi medievali o nei racconti dell’orrore dell’Ottocento. Musicalmente l’introduzione rimane abbastanza convenzionale: gli archi sintetici delle tastiere si uniscono in un lento crescendo, sempre più apocalittico, a cui si unisce una voce femminile, spettrale e sinistra, per accompagnare con il canto la fine del mondo.

02. EXISTENTIAL TERROR (06:17)
Entriamo quindi nel vivo dell’album con “Existential Terror”. Un attacco cadenzato, che porta avanti quelle atmosfere apocalittiche di cui parlavamo poco fa, questa volta accompagnate non più da una voce solitaria bensì da un coro, antico e solenne. La voce di Dani Filth fa il suo ingresso e l’atmosfera inizia a farsi più infuocata, complice anche l’efficace riffing della coppia di asce. Scariche violente di blastbeat fanno da preludio ad un andamento quasi ‘ciclico’, in cui viene ripreso il tema musicale iniziale. La chiusura, dopo una breve parentesi narrata, oscura e gotiche, è invece affidata alle chitarre, che mostrano tutto l’attaccamento di Ashok e Rich Shaw alla vecchia scuola metal del passato.

03. NECROMANTIC FANTASIES (05:40)
Al momento della stesura di queste righe, “Necromantic Fantasies” è stato appena reso noto al pubblico come secondo singolo, dopo il debutto di “Crawling King Chaos”. Non ci soffermeremo dunque troppo nella descrizione del brano, ma ci limitiamo a sottolineare l’efficacia di alcune scelte stilistiche: la ritmica quadrata, incalzante ed epica, si discosta da quanto ascoltato nel primo brano: qui le chitarre escono parzialmente dalla luce dei riflettori e maggiore spazio viene affidato alla maestosità degli arrangiamenti. Lontano comunque dall’essere un brano troppo lineare, l’ascoltatore si trova davanti ad interessanti cambi di ritmo, modulazioni ed accelerazioni. Degno di nota anche l’efficace assolo di chitarre posto nel finale, un aspetto che avevamo apprezzato già ai tempi di “Cryptoriana” e che viene giustamente ripreso anche in questa nuova pubblicazione.

04. CRAWLING KING CHAOS (05:27)
Anche in questo caso parliamo di una canzone già nota, essendo stata scelta come singolo di apertura. “Crawling King Chaos” rappresenta un ottimo esempio di quello che ci si può aspettare dal nuovo album dei Cradle Of Filth. Ottime ed apprezzate le influenze death e thrash, che ormai si innestano con grande efficacia nel sound dei Cradle Of Filth, risultando ormai parte integrante del loro DNA. Le orchestrazioni appaiono curate, la batteria si fa implacabile, mentre i passaggi con la voce più cupa di Dani fanno emergere le atmosfere più oscure e spettrali. Particolarmente incisiva l’invocazione al dio egizio Apophis, che diventa una sorta di ritornello infernale, capace di insinuarsi negli anfratti della mente dell’ascoltatore, per riemergere ossessive anche quando le casse hanno smesso di eruttare le fiamme dell’Inferno.

05. HERE COMES A CANDLE (INFERNAL LULLABY) (01:28)
Il secondo intermezzo, al contrario del frammento introduttivo più enfatico e maestoso, si rifugia piuttosto in anfratti bui e cimiteriali. La melodia viene affidata ad un pianoforte spettrale, ricordandoci le atmosfere di brani come “One Final Graven Kiss” o l’introduzione sinistra di “Black Goddes Rises”.

06. BLACK SMOKE CURLING FROM THE LIPS OF WAR (05:21)
Passato questo momenti di quiete, la musica dei Cradle Of Filth torna a farsi bestiale e selvaggia, come una creatura della notte libera di dare sfogo al proprio istinto omicida. Il contrasto tra la ferocia animalesca e la delicatezza della vocalità di Anabelle, qui molto presente nel duettare con Dani, richiama certi passaggi di “Cruelty And The Beast”. Rispetto ad altri momenti dell’album c’è poco spazio per le atmosfere più quiete: pur nel suo essere stratificata, la canzoni continua a martellare, con la batteria di Marthus che picchia senza sosta. Ancora un assolo dal sapore classico posto nella seconda metà del brano, mentre il finale si fa più groovy, con Dani ad abbassare il tono del suo ringhiare, accompagnato dal sempre efficace lavoro delle chitarre.

07. DISCOURSE BETWEEN A MAN AND HIS SOUL (05:30)
Si cambia totalmente registro con il brano successivo. “Discourse Between A Man And His Soul”, come si può intuire già dal titolo, è un brano più riflessivo, a tratti malinconico. La trama melodica si fa sorreggere dalle chitarre, ma i protagonisti diventano piuttosto il pianoforte e le orchestrazioni, che in generale ci sono sembrate molto più incisive rispetto al lavoro svolto da Lindsey Schoolcraft all’epoca di “Cryptoriana” (come avevamo avuto modo di evidenziare già allora in sede di recensione). La melodia rimane notturna e gotica, rievocando le atmosfere del capolavoro “Dusk… And Her Embrace”, in brani come “Malice Through The Looking Glass” o “A Gothic Romance”.  Nella seconda metà il brano si irrobustisce, con un finale maestoso che si spegne poi su poche gocce di pianoforte.

08. THE DYING OF THE EMBERS (06:09)
Dopo una introduzione sinfonica, scandita dalla voce di Anabelle che declama i primi versi, “The Dying Og The Embers” si evolve in un brano perfettamente in linea con la produzione recente dei Cradle Of Filth. Un ottimo lavoro di chitarre e una struttura articolata, quasi frammentata, come se la canzone fosse il risultato di legami alchemici impazziti, creati dall’unione di particelle dalla carica elettrica esplosiva. Una buona composizione, magari non tra le più notevoli dell’album, ma certamente da non considerarsi un riempitivo.

09. ASHEN MORTALITY (01:50)
Quasi a dividere in maniera netta l’album in tre blocchi, ecco arrivare il terzo intermezzo. Questa volta la melodia portante è sorretta da un suono cristallino e spettrale, simile ad un carillon, che poi lascia spazio ad una nuova orchestrazione maestosa e decadente, a fare da contraltare al suono dimesso del piccolo strumento fantasma.

10. HOW MANY TEARS TO NURTURE A ROSE (04:34)
Si prosegue con un altro brano veloce che, ancora una volta, trova vitalità nei continui scambi della coppia di chitarristi. Ashok e Shaw si affiancano in un riffing di matrice thrash/death, assaltano l’ascoltatore con una cavalcata di terzine, mentre la doppia cassa si ritaglia un momento di furia, in una corsa che punta ad abbattere ogni ostacolo. Anche per la posizione nella tracklist, la sensazione è quella di trovarci di fronte ad un brano efficace, ma non di quelli capaci di spiccare con maggiore forza. Tuttavia, come abbiamo già detto in apertura, appare evidente come i Cradle Of Filth oggi non siano più solo la creatura di Dani, ma un ensemble di musicisti dalla personalità definita e dalle innegabili capacità tecnico-compositive.

11. SUFFER OUR DOMINION (06:22)
Nell’introduzione abbiamo accennato ad un maggiore interesse della band nei confronti di tematiche reali, rispetto a quelle puramente letterarie o occulte di altri lavori. Questa vena inconsueta per la band trova il suo culmine proprio in “Suffer Our Dominion”. Con la partecipazione dell’attore Doug Bradley, che ha già collaborato con il gruppo fin dai tempi di “Midian”, la band mette in scena una sorta di documentario apocalittico, in cui la musica disegna paesaggi di distruzione, mentre la voce di Bradley, come un Sir David Attenborough disceso negli Inferi, declama quasi con distacco la distruzione che si dispiega davanti a lui. La musica è incalzante, con un finale maestoso che sembra quasi contemplare dall’alto una città che brucia, mentre la voce di Dani, con insistenza sempre maggiore, ringhia “no escape”, non c’è via di fuga.

12. US, DARK, INVINCIBLE (06:26)
Dopo una composizione così nichilista e senza speranza, ci pensa “Us, Dark, Invincible” a cambiare l’atmosfera dell’album, con una chiusura maestosa, pregna di quel superomismo letterario che tanta musica estrema celebra. I Cradle Of Filth qui rileggono questa filosofia con arrangiamenti maestosi, sfrontati, con tanto di risata di scherno, quasi a sfidare tutti coloro che nel passato li abbiano dati per spacciati o superati. Dani, con un’efficace cadenza ritmica declama il titolo del brano spingendo sempre di più fino ad una liberatoria apertura sinfonica finale, che si spegne lentamente in una lunga coda sfumata, quasi dei titoli di coda per accompagnare l’uscita di scena della band. Oscura e invincibile.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.