DEATH SS: il nuovo “Rock ‘N’ Roll Armageddon” traccia per traccia!

Pubblicato il 13/08/2018

A cura di Bianca Secchieri

‘Un gruppo che non ha bisogno di presentazioni’ è una formula abbastanza trita e che può sembrare di circostanza, eppure è certamente calzante quando ci troviamo a parlare della band che ha portato l’Heavy Metal in Italia.
Non è il momento giusto per una lezione di Storia, ci limiteremo pertanto a ricordare come alcuni adolescenti siano riusciti nell’impossibile compito di creare musica metal, oscura e ricca di sfaccettature, nella Pesaro di fine anni ’70. Steve Sylvester, membro fondatore ed istrionico leader dei Death SS, è riuscito a portare avanti il progetto negli anni, facendolo crescere ed evolvere, infatti una caratteristica del gruppo è di mantenere viva la carica innovativa che ne ha caratterizzato la nascita, con scelte stilistiche a volte coraggiose ma sempre coerenti alla propria natura.
L’attesa per il nono album in studio della band toscana – durata ben cinque anni – sta ormai per terminare: il successore di “Resurrection”, annunciato a sorpresa al termine dell’incendiario show sul palco della scorsa edizione del Metalitalialia.com Festival, è finalmente in arrivo a settembre. Nel frattempo abbiamo messo in heavy rotation questo nuovo capitolo della creatura di Steve Sylvester, del quale vi proponiamo una breve disamina traccia per traccia, cui seguirà come di consueto una vera e propria recensione.

DEATH SS
Steve Sylvester– Voce
Freddy Delirio – Tastiere
Al Denoble – Chitarre
Glenn Strange – Basso
Bozo Wolff – Batteria

ROCK’N’ROLL ARMAGEDDON
Data di uscita: 07/09/2018
Etichetta: Lucifer Rising Records
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01. Black Soul (4:44)
Le note di un organo e un coro che intona una litania dal sapore antico ci introducono in un’atmosfera che odora di sacro misto a profano, un gotico autentico che si dipana tra momenti oscuri e attimi di luce. Un brano intenso, soprattutto per quanto riguarda la prova vocale, nel quale si fanno notare un ottimo lavoro di chitarra solista e un utilizzo interessante delle percussioni.

02. Rock ‘N’ Roll Armageddon (3:57)
Con il primo singolo estratto si cambia decisamente registro: sirene ed esplosioni annunciano la fine del mondo, la velocità aumenta e il ritmo si fa incalzante fino ad un ritornello trascinante, un anthem di qualità nella tradizione del metal anni ’80. Diretto e d’impatto, pronto per essere cantato in coro nei prossimi live.

03. Hellish Knights (4:33)
I Nostri non si riposano neanche un secondo e sfoderano un altro pezzo ad alta velocità, con una prestazione al vetriolo di Steve Sylvester. Un ritornello che si stampa in testa dal primo ascolto e il perfetto bilanciamento tra tastiere e chitarre completano un brano che si piazza tra le sicure hit del disco, quasi una “Heavy Demons” del 2018.

04. Slaughterhouse (3:45)
La brutalità non si ferma, anzi potremmo dire che aumenta. Una melodia storta, sinistra, pervade il brano che ha un’aura maligna e stralunata da luna park di un film dell’orrore e un incedere travolgente. Segnaliamo nuovamente il lavoro – magistrale – della chitarra solista, che disegna le sue trame sorretta da una sezione ritmica tellurica.

05. Creature Of The Night (5:57)
Torna un’atmosfera molto eighties per un brano sicuramente più rilassato e dal feeling quasi hard rock, tendenzialmente vocal oriented, senza per questo perdere di mordente. Regala la sensazione di trovarsi in un film horror, tra i vicoli deserti di una piccola città… in compagnia di una tenue nebbiolina notturna e alcune presenze inquietanti.

06. Madness Of Love (4:56)
Si prosegue sulla stessa lunghezza d’onda del brano precedente: tastiere dal sapore gotico-romantico e un cantato suadente portano ad un altro mid tempo, nel quale le chitarre (ri)acquistano un ruolo da co-protagoniste con la melodia a prevalere sull’aggressività.

07. Promised Land (3:07)
Una nuova sferzata, carica di groove e abrasiva come acido. Il ritmo la fa da padrone: divertente e allucinata, permeata da un feeling rock’n’roll che alza nuovamente la velocità e inserisce qualche elemento di elettronica che funge da perfetto contraltare ad una chitarra solista classicamente hard rock.

08. Zombie Massacre (3:42)
Quello dell’apocalisse zombie è un tema che si sposa perfettamente con il sound dei Death SS, e certamente caro alla band. Viene affrontato attraverso un brano che si pone idealmente a metà tra gli episodi più tirati e quelli più melodici, ma che vira certamente verso il lato più aggressivo e per certi versi moderno del combo.

09. The Fourth Reich (3:46)
Una intro apocalittica ci conduce ad un pezzo ritmato e duro, nel quale bridge e ritornello risultano particolarmente convincenti. Il feeling è drammatico e militaresco, opprimente e ossessivo, sicuramente di impatto (destinato probabilmente ad accentuarsi ancor più se eseguito in sede di live).

10. Witches Dance (4:04)
Qui l’elettronica ha un ruolo più rilevante. Notturna e disturbata, introduce e supporta un altro pezzo nel quale la sezione ritmica gioca una parte fondamentale. Da un lato tastiere spiritate e i tipici suoni di una congrega di streghe: risate stridule e strumenti tribali, dall’altro un ritornello che risulta (ancora una volta) trascinante e ben costruito.

11. Your Life Is Now (4:44)
Altro cambio di atmosfere: il suono struggente di un’armonica e fraseggi di chitarra acustica aprono una canzone melodica e granitica allo stesso tempo, nella quale heavy metal e hard rock si fondono nuovamente. La struttura è semplice e anche in questo caso costruita intorno alla prova vocale di Steve. Un altro brano che vi ritroverete a canticchiare dopo pochi ascolti.

12. The Glory Of The Hawk (3:55)
E’ la volta dell’unica vera e propria ballata del disco, cover della band Thelema con la quale Steve Sylvester ha collaborato in passato.  Sorretta da una melodia che ha il sapore dei western di Sergio Leone e un testo intriso di misticismo, epica ed intimista allo stesso tempo, profuma di alchimia e pigri deserti assolati e dà modo a Steve di utilizzare un registro canoro completamente differente, dolce e quasi sussurrato.

13. Forever (4:26)
Torniamo su binari tipicamente metal nel brano che chiude il lavoro. La struttura è ottimamente congeniata: un bridge abrasivo contrasta con la dolcezza della strofa, per sfociare in un ritornello vincente. Nuovamente un gioco di luci e ombre, anche se questa volta sono le prime a prevalere, e il risultato è un pezzo pieno e vibrante, che non può finire nel dimenticatoio.

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