DECAPITATED: il nuovo “Anticult” traccia per traccia!

Pubblicato il 30/05/2017

A cura di Giacomo Slongo

Alla fine è arrivata. Dopo averci girato intorno per qualche anno (diciamo dalla firma con il colosso Nuclear Blast), i Decapitated si fanno forza e compiono la tanto temuta ‘svolta commerciale’, licenziando quello che, a scanso di equivoci, passerà alla storia come il disco spartiacque della loro carriera. Se siete perciò fan di vecchia data della formazione polacca, la cui unica connessione con il passato resta la presenza in line-up del chitarrista/membro fondatore Vogg, mettetevi il cuore in pace e dimenticate tutto. Dimenticatevi la cupezza e le asperità di “Nihility”, lo spaventoso mix di orecchiabilità e forza bruta di “The Negation” o il flavour futuristico di “Organic Hallucinosis”. Fate tabula rasa, perchè nel 2017 i Nostri sono una band molto diversa da quella appena descritta, intenta a seguire ed espandere le formule groove/death-thrash del precedente “Blood Mantra” per assecondare i gusti di una platea che, complici i tour di supporto a Lamb of God e Meshuggah, non è evidentemente più quella di un tempo. In attesa della recensione vera e propria e dell’uscita dell’album, prevista per il prossimo 7 luglio, ecco a voi un primo assaggio di “Anticult”…

DECAPITATED
Vogg – chitarre
Rafał Piotrowski – voci
Młody – batteria
Hubert Więcek – basso

ANTICULT
Data di uscita: 7 luglio 2017
Etichetta: Nuclear Blast
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01. Impulse (06:01)
Un tappeto di arpeggi tra l’ipnotico e il melodico è ciò con cui i Decapitated scelgono di battezzare la loro settima prova sulla lunga distanza. Un incipit che suscita nell’ascoltatore una certa curiosità circa lo sviluppo del brano, il quale si evolve presto in una sorta di suite death-thrash ricca di sezioni e cambi di tempo, indubbiamente elaborata sotto il profilo ritmico ma, al tempo stesso, piuttosto anonima per quanto concerne il riffing e le linee vocali. I limiti al microfono di Rafał Piotrowski risultano da subito lampanti, e toccherà farsene una ragione per i restanti trenta minuti della tracklist, mentre alla chitarra Vogg dà subito l’impressione di volersi affrancare dalle complessità del passato per abbracciare una formula 100% ‘live oriented’, strabordante di groove e riff di facile presa. Da sottolineare anche la produzione: potentissima, cristallina, ma fondamentalmente innocua.

02. Deathvaluation (04:23)
Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo: così come molti altri brani di “Anticult”, “Deathvaluation” ci consegna dei Decapitated mai così ‘soft’ e all’acqua di rose. L’andamento del brano non ha nulla a che spartire con le strutture arzigogolate di qualche anno fa, la componente groove-thrash prevarica troppo spesso su quella death e il guitar work, per quanto non sia necessariamente frutto di un lavoro raffazzonato o ‘buttato lì’, risulta anonimo, tremendamente prevedibile. Non aiutano ovviamente lo screaming e le metriche di Rafał Piotrowski, incapaci di veicolare la benché minima energia.

03. Kill the Cult (04:40)
“Kill the Cult” lancia nuovi assist alle perplessità di inizio tracklist e ci obbliga a ripetere concetti già espressi. I Decapitated continuano imperterriti a calcare la mano su strutture lineari (del tipo strofa-ritornello-strofa), ritmiche mai troppo tese e su riff che sembrano pensati appositamente per soddisfare più un fan di Lamb of God e di certo death-thrash easy listening piuttosto che un seguace di Vader e Morbid Angel. Fuori luogo anche l’assolo di Vogg, il cui tocco ‘sborone’ ricorda da vicino quello adottato da Michael Amott nelle recenti produzioni targate Arch Enemy (?!).

04. One-Eyed Nation (04:59)
A detta di chi scrive, l’episodio più riuscito della tracklist. Dall’ormai consolidata base death-thrash si fanno largo sfumature ipnotiche e meccaniche che guardano (seppur alla lontana) ai fasti di “Organic Hallucinosis”, per un risultato finale senza dubbio più elaborato ed imprevedibile di quello delle suddette “Deathvalutation” e “Kill the Cult”. Ennesimo assolo di chitarra posto a circa metà brano, anche se questa volta – più che guardare agli Arch Enemy – Vogg sembra volgere lo sguardo agli astri nascenti Fallujah, facendo scaturire dal suo strumento una colata di suoni liquidi e vagamente trasognati. Di nuovo, tocca rimarcare una certa mancanza di personalità, ma quantomeno il tentativo di risultare trendy si attesta su livelli qualitativi medio-buoni.

05. Anger Line (03:44)
‘Ritornellite’ a parte, uno dei pochi brani di “Anticult” ad anteporre la componente death a quella thrash. I cambi di tempo risultano ben congegnati, così come i riff di chitarra, tecnici e spigolosi al punto giusto, per un episodio che quasi sicuramente farà la sua comparsa nelle prossime setlist del quartetto.

06. Earth Scar (05:09)
Il trittico ‘composito’ inaugurato da “One-Eyed Nation” si conclude con “Earth Scar”, episodio che nell’arco di cinque minuti tenta di coniugare passato e presente della band. L’inizio è tutto per il pluri-menzionato afflato groove/death-thrash, con tanto di ritornello semi-pulito scippato ai Gojira (e qui la vecchia guardia, chi ha amato le varie “The Fury” e “Post (?) Organic”, vorrà probabilmente gettare il CD dalla finestra), mentre il finale irrobustisce i toni, sconfina nuovamente in parentesi meccaniche e regala un buon riff di rassicurante origine death metal. Un compromesso che, in quanto tale, si fa apprezzare soltanto a metà.

07. Never (06:04)
Il primo estratto di “Anticult” che in molti avranno già avuto modo di ascoltare e conoscere. Sei minuti di death-thrash moderno e grooveggiante che si protraggono ad oltranza senza mai inanellare un riff o una ritmica all’altezza del monicker Decapitated. Emblema di come, volendo mascherare l’evidente semplificazione del songwriting con durate à la Dream Theater, i Nostri abbiano perso di vista il loro proverbiale impatto assassino.

08. Amen (02:49)
Outro semi-strumentale dai toni vagamente epici e marziali, su cui Rafał Piotrowski si limita a scandire (senza particolare incisività) il titolo dell’album. Due minuti che nulla tolgono e nulla aggiungono al valore complessivo della tracklist.

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