DEICIDE: il nuovo “Overtures of Blasphemy” traccia per traccia!

Pubblicato il 10/08/2018

A cura di Giacomo Slongo

Dopo i ritorni (alcuni dei quali portentosi) di Immolation, Obituary, Suffocation, Incantation, Cannibal Corpse e Morbid Angel, mancavano solo loro all’appello per coronare l’effetto nostalgia provato da moltissimi ascoltatori negli ultimi mesi. Parliamo ovviamente dei satanic death metaller per eccellenza, quei Deicide in astinenza discografica da ben cinque anni e fonte di innumerevoli dibattiti tra gli aficionados del genere, tanto amati per le loro opere iniziali quanto posti sotto la lente d’ingrandimento dal ’97 ad oggi, in un susseguirsi di flop disastrosi (“In Torment in Hell”), audaci esperimenti (The Stench of Redemption”, “Till Death Do Us Part”) e successivi capitomboli. Una tendenza che siamo certi non si esaurirà a settembre, quando “Overtures of Blasphemy” piomberà ufficialmente sul mercato sollevando l’ennesimo polverone di una carriera a dir poco altalenante e controversa. Il disco, prodotto da Jason Suecof e licenziato nuovamente da Century Media, vede la band di Glen Benton alle prese con un sound parimenti brutale e thrasheggiante, che se da un lato ‘pesta’ senza andare troppo per il sottile, dall’altro sembra farsi portavoce di stanchezza e di un’ispirazione in calo vertiginoso; la trasposizione in musica di un vecchio sovrano forse troppo orgoglioso per rinnovarsi e mantenere il contatto con la realtà…

DEICIDE
Glen Benton – Voci, basso
Steve Asheim – Batteria
Kevin Quiron – Chitarre
Mark English – Chitarre

OVERTURES OF BLASPHEMY
Data di uscita: 14/09/2018
Etichetta: Century Media
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01. One with Satan (03:48)
L’opener è anche la prima di tre tracce a vedere coinvolto Benton in sede di songwriting (non accadeva dal ’92). Battezzata da una serie di riff rocciosi e cadenzati che presto mutano nel tipico assalto à la Deicide, “One with Satan” svolge in maniera tutto sommato decorosa il suo compito, facendosi segnalare per l’approccio classicheggiante del neo acquisto alla chitarra Mark English. Una via di mezzo, almeno per quanto concerne la forma, tra il materiale di “Serpents of the Light” e quello di “Scars of the Crucifix”.

02. Crawled from the Shadows (03:20)
“Crawled from the Shadows” si configura come uno degli episodi più peculiari della tracklist, laddove però questo aggettivo non coincide con un vero complimento. Ad un incipit ‘no compromise’ basato su tremende scariche di blast beat e riff dal sapore mefistofelico, segue infatti un ritornello così catchy e lineare da apparire inoffensivo, a cui non basta l’inconfondibile growling di Benton per acquisire spessore. Non è tanto la volontà di cimentarsi in qualcosa di orecchiabile a suscitare forti dubbi, quanto piuttosto la capacità di metterla in pratica.

03. Seal the Tomb Below (02:57)
Come le precedenti, anche “Seal the Tomb Below” è mossa da una forte vena thrasheggiante, con riff agili e schietti ad innestarsi su una sezione ritmica molto quadrata. Tra folate di assoli dal retrogusto heavy metal e un chorus in cui le linee vocali seguono di pari passo le melodie prodotte dalle chitarre, il brano scorre all’insegna di un ‘more of the same’ che stuzzica la sete di barbarie dei fan senza mai placarla; sarà forse il caso di iniziare a preoccuparsi?

04. Compliments of Christ (02:44)
Seconda traccia di “Overtures of Blasphemy” firmata dalla rediviva penna di Glen Benton. “Compliments of Christ” è una carneficina che preferisce andare sul sicuro, inanellando buona parte di quei trademark associabili al monicker Deicide e giocandosi la carta dell’omaggio a “Legion” attraverso una breve parentesi salmodiante (chi ha detto “Satan Spawn, the Caco-Daemon”?). Poco più di un filler, a conti fatti, ma mentiremmo se dicessimo che non ci ha divertiti.

05. All That Is Evil (03:24)
Partenza brutale per un episodio che, un po’ come “Crawled from…”, intraprende presto la via della melodia e della linearità. A differenza però del periodo “Scars of the Crucifix”/“The Stench of Redemption”, qui non si respira granché aria di inventiva e coinvolgimento, e “All That Is Evil” finisce per concludersi con un nulla di fatto.

06. Excommunicated (02:55)
Il primo estratto dell’album che già da qualche settimana tiene banco fra i death metaller più legati alla vecchia scuola. Se è vero che “Excommunicated” non lesina mai in aggressività, è altrettanto vero che il suo sembra essere un attacco spento, svogliato… una manciata di minuti privi di qualsivoglia dinamica interessante.

07. Anointed in Blood (03:18)
“Anointed in Blood” è il giro di boa che non avremmo mai voluto affrontare, l’inizio di una seconda parte di tracklist mossa soltanto dall’inerzia dei musicisti coinvolti. Dai riff della coppia d’asce Quiron/English alle impalcature ritmiche di Asheim, passando giocoforza per le metriche vocali di Benton, ogni cosa suona come la caricatura di ciò che un tempo rendeva grande (e pericolosa) questa band. Up-tempo da pilota automatico inserito.

08. Crucified Soul of Salvation (03:00)
La storia si ripete con “Crucified Soul of Salvation”, sebbene qui la sezione ritmica provi quantomeno a vivacizzare l’andamento del brano. La concatenazione di blast beat e digressioni massicce imbastita da Asheim è lungi dall’essere sconvolgente, ma dà quel brio necessario a frenare gli sbadigli e sconfiggere il torpore insinuatosi durante l’ascolto.

09. Defying the Sacred (03:30)
Melodia. Questo dovrebbe essere l’asso della manica di “Defying the Sacred”, unito al consueto afflato thrasheggiante recuperato dai lavori di metà anni Novanta. Peccato solo che il risultato finale non sia esattamente all’altezza delle hit contenute in un “Serpents…” o nei dischi targati Earache. Inizia e finisce così, a mo’ di encefalogramma piatto, l’ennesima traccia dimenticabile di questo comeback.

10. Consumed by Hatred (03:02)
Linee di basso ben in evidenza (altro sottile omaggio a “Legion”) non salvano un brano che pare uscito dal songbook di una death metal band alle prime armi. Il songwriting alla base di “Consumed by Hatred” è del tutto puerile e privo di convinzione, affossandone l’esperienza d’ascolto in un pantano di banalità assortite.

11. Flesh, Power, Dominion (03:33)
A costo di apparire ripetitivi, i tre minuti di “Flesh, Power, Dominion” non portano proprio da nessuna parte. Una matassa farraginosa in cui riff svuotati del loro impeto assassino e strutture telefonatissime vengono tenuti insieme dai classici ruggiti ‘in rima’ di Benton, unico leitmotiv positivo dell’opera. Arrivati a questo punto è praticamente impossibile nascondere l’amarezza.

12. Destined to Blasphemy (02:25)
Quando ormai pensavamo che i Nostri ci avrebbero inflitto un nuovo supplizio (l’ultimo di questo dodicesimo full-length), ecco sbucare una composizione inaspettatamente sufficiente. Incalzata da un riff perentorio e martellante, “Destined to Blasphemy” potrebbe anche essere vista come un insieme di stereotipi e cliché deicidiani, ma riesce perlomeno a strappare un minimo di approvazione e regalare due minuti di death metal a stelle e strisce degni di questo nome.

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