A cura di Claudio Giuliani
DESTRUCTION
"Day Of Reckoning"
Nuclear Blast Records/Warner
In uscita il 18 febbraio 2011
01. The Price
02. Hate Is My Fuel
03. Armageddonizer
04. Devil’s Advocate
05. Day Of Reckoning
06. Sorcerer Of Black Magic
07. Misfit
08. The Demon Is God
09. Church Of Disgust
10. Destroyer Or Creator
11. Sheep Of The Regime
12. Stand Up And Shout (limited-editionbonus track)
Durata totale: 00:46:07
Dopo l’orroredi "D.E.V.O.L.U.T.I.O.N." (per chi scrive un album senza nécapo né coda, noioso all’inverosimile), la band tedesca torna in pistacon un lavoro più volte preannunciato come più “veloce e turbolento”del suo predecessore. Attivi dal 1983, autori di album seminali perla storia europea del thrash metal, i Destruction con questo nuovo “DayOf Reckoning” tornano ai livelli di “Inventor Of Evil”.Il lavoro è quindi godibile, contiene delle buone tracce, alcune menoispirate e altre destinate a diventare delle hit dal vivo. Manco a dirlo,il gruppo si lascia preferire quando esegue quel che sa fare meglio:brani intensi e veloci, basati sul riffing velenoso e tagliente delchitarrista. I fan dei Destruction gioiranno quindi all’ascolto dellavoro di chitarra di Mike (in vena più melodica del solito) e troverannodi che felicitarsi nei brani uptempo, quelli che dal vivo permettonoai fan di scatenarsi e nei quali i Destruction esprimono al meglio laloro attitudine. Nel complesso, “Day Of Reckoning” risponde degnamente a quanto fatto dagliamici/colleghi Sodom preferendo all’impatto di quest’ultimi, le maggiori articolazioni nei brani. Improntato su temi anti-cristiani, il nuovo CD del terzettosi lascia apprezzare sempre di più ascolto dopo ascolto. Questo di seguito è il traccia in attesa della recensione vera e propria.
The Price
“The Price”apre subito all’insegna di quello che i tedeschi sanno fare meglio:pestare duro sull’acceleratore. Ecco quindi che la traccia nelsuo primo minuto concentra cambi di ritmo, ripartenze, uno Schmier cheurla, grugna, e Mike che si produce subito in un prezioso solo di chitarra.Il riff portante è uno dei migliori dell’album, come del resto il brano,molto adrenalinico e fra i più corti dell’album. Pezzo che dal vivodiventerà un classico.
Hate Is My Fuel
Si parte sulritmo andante anche sulla seconda traccia anche se ben presto si capisceche il brano è più articolato. Le trame di chitarra infatti lavoranodi più disegnando una canzone abbastanza varia ma mai troppo dura. Il ritornello, e quindi la prova vocale di Schmier, sono la caratteristicasaliente del brano che a metà esecuzione ha già detto tutto. Prezzoche parte bene, con decisione, ma che lentamente sfocia nella noia.
Armageddonizer
È il bassodel cantante a essere in primo piano su questo nuovo neologismo creatodai Destruction. Anche qui si gioca molto sui cambi di ritmo che nonsono mai intransigenti. A livello vocale si prova qualcosa di più melodico(probabile un’ospitata), come fatto nel 2005 su “Inventor Of Evil”nel brano “The Alliance of Hellhoundz”. Il finale è tutto per glisvariati assolo di chitarra Mike, che sembra prediligere la melodiain questo frangente.
Devil’s Advocate
Il groove facapolino sull’”avvocato del diavolo”. Doppia cassa e riff avvolgentesono le caratteristiche del brano in questione all’inizio prima checi sia il cambio di passo all’insegna di una parte più aggressiva,specialmente alla sei corde. Di lì in poi si pesta duro e si toccano i picchi di aggressività, sotto forma di parti più avvolgenti, dell’intero album. Le rifiniture chitarristiche sonopregne di violenza. Questa volta i Destruction mettono a segno il colpoconfezionando un brano che, pur non abusando della velocità, rimaneaggressivo per tutta la sua durata. Altra probabile hit dal vivo e sicuramente pezzo fra i migliori del lotto.
Day Of Reckoning
La produzionepulita, unita alla notevole dose melodica dispensata, fanno sembrareinizialmente la title track, il “giorno della resa dei conti”, fintroppo molla. Meno male che a metà brano un vorticoso cambio di tempovelocizza il tutto. Ma il brano rimane ancorato – salvo l’accelerazionecitata – a un ritmo blando, permeato di parti, specie il refrain, chenon convincono appieno.
Sorcerer Of Black Magic
Anche qui siviaggia a buone velocità. Accantonata la melodia, i Destruction costruisconoun brano che non brilla per soluzioni ma che sedimenta il backgroundthrash metal del gruppo. L’inventiva è affidata come sempre a Mikeche sembra molto ispirato a giudicare dai suoi arrangiamenti nel brano.Brano thrash metal duro e crudo, fra i più ispirati dell’intero lavoro, che meriterebbe di finire in scalettaanche solo per il coinvolgente e debordante finale.
Misfit
Questi sonoi Destruction che vogliamo! Riff selvaggio e giù duro a pestare sullepelli come piace a noi. La traccia, un autentico uptempo, è uno diquei brani oltranzisti, dove non ci sono concessioni particolari senon dei cambi di ritmo che ne modellano la struttura. Nella parte centralesi riprende fiato prima dell’assalto finale per uno dei pezzi fra imigliori dell’album e sicuramente fra i più veloci.
The DemonIs God
Qui torna ilgroove, almeno all’inizio del pezzo. È Mike infatti a trovare dei riffin apertura di brano mai sperimentati prima, i quali però ben prestomutano in un lavoro di chitarra improntato al thrash metal classicodel gruppo, quindi veloce. Cinque minuti e oltre per “The Demon IsGod” che si segnala come episodio ben riuscito, molto ben articolatonel variare parti veloci e selvaggiamente Destruction ad altre piùragionate dove si può prendere fiato. Fra i migliori del lotto.
Church Of Disgust
Altro branoantichiesa che si apre citando la preghiera cattolica più famosa, il“Padre Nostro”. Solo pochi secondi di citazione prima di lasciareche sia il thrash metal dei nostri a diventare protagonista sotto formadi un brano abbastanza vario, che non eccede in nessuna parte, ma chenon riesce a incidere nella sua totalità. Tranne qualche passaggio,quelli in cui i nostri sono più incisivi (il riff portante su tutti,quello sì, assolutamente devastante), “Church Of Disgust” non passeràalla storia.
Destroyer Or Creator
Il pezzo piùcorto di “Day Of Reckoning” promette di disquisire sulla religionea livello di testi. Musicalmente non brilla anche perché sa di giàsentito. Al solito ci sono buoni passaggi di chitarra, quelli più graffianti,abbinati ad altri che non riescono ad avere mordente. Mike fa un granlavoro in sede di arrangiamento. Tanti i suoi assolo a fine brano, canzoneche, seppure dotata di un coro molto “catchy”, non convince deltutto.
Sheep Of The Regime
La chiusuradel disco è affidata ad un brano improntato su tempi rapidi. È cosìall’inizio, durante, e alla fine. “Sheep Of The Regime” è la classicatraccia di fine disco, quella che non ha mordente e che, seppur siaconfezionata secondo le regole del genere, non riesce ad avere quelquid capace di catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Cinque minutisono decisamente troppi per un brano che si fa fatica ad ascoltare finoalla fine, tale è la monotonia.

