Gli ultimi dodici mesi sono stati decisamente turbolenti in casa Dimmu Borgir, in quanto la dipartita del tastierista Mustis e del bassista/cantante ICS Vortex, amatissimo dai fan),hanno lasciato un grosso punto interrogativo sul futuro della (black) metal band. Ci si è messo pure l’ingresso lampo del polistrumentista svedese Snowy Shaw al basso, per poi fare retro front soltanto dopo ventiquattr’ore, a rendere la situazione oltremodo complessa. Inoltre, diversi giorni fa è stata ufficializzata la news che Shagrath & C. apriranno le date del tour europeo dei Korn, mandando su tutte le furie i fan più oltranzisti della band norvegese. Metalitalia.com ha risposto presente alla listening session organizzata nei Massive Arts Studio di Milano, senza nascondere che la curiosità di ascoltare il frutto chiamato “Abrahadabra” era alta. Sottolineiamo che con un solo ascolto a disposizione è impossibile analizzare i dettagli del lavoro (tutti i dovuti approfondimenti sono rimandati in sede di recensione), ma abbiamo avuto la netta impressione di trovarci davanti ad un disco controverso, nel quale spesso e volentieri troviamo un insieme eterogeneo composto da riff thrash, cambi di tempo di scuola progressive, sfuriate black, e maestosi input sinfonici. Purtroppo, ci è parso assente un elemento fondamentale che solitamente rende grande un disco: il songwriting. Probabilmente gli eventi di cui sopra sono stati determinanti nel plasmare un disco cosi ricco di differenti umori. Lasciamo dunque spazio al track by track nel quale abbiamo raccolto le nostre prime impressioni…
01. XIBIR (2:50)
Introduzione orchestrale imponente che evoca suggestioni cinematografiche ed evidenzia la presenza di massicce parti corali.
02. BORN TREACHEROUS (5:02)
La prima vera traccia dell’album parte con un attacco di matrice ‘thrashy’, baciata da ritmiche sincopate decisamente ‘catchy’ (!) e ripiega ben presto su partiture sinfoniche piuttosto articolate. All’interno del pezzo sono presenti cambi di tempo e stacchi strumentali atti a valorizzare la potenza di una sezione orchestrale mai così profonda e presente, ma ad un primo ascolto le varie parti sembrano legate insieme in maniera forzata. Oltre all’aspetto sinfonico emerge limpida la voglia di puntare su parti corali da affiancare allo scream/growl di Shagrath con soluzioni non troppo distanti dai Therion.
03. GATEWAYS (5:10)
Vengono accentuati i toni epici e le atmosfere cinematografiche, conseguenza dell’utilizzo abbondante di archi e fiati, ma la struttura risulta piuttosto controversa e probabilmente necessita più di un ascolto per essere assimilata. Purtroppo le clean vocals lasciano parecchio a desiderare – ahinoi, l’assenza di ICS Vortex si fa pesantemente sentire – non tanto per la performance tecnicamente valida, quanto per la timbrica che risulta forse troppo “classic” e fuori contesto per i Dimmu Borgir. Il finale scivola via senza particolari sussulti con cori femminili che rimandano al gothic metal più canonico.
04. CHESS WITH THE ABYSS (4:08)
Dopo un inizio piuttosto in linea con le ultime produzioni, irrompe un refrain principale su ritmiche marziali di forte impatto che troverà felice applicazione durante le performance dal vivo, rendendo il pezzo, pur infarcito delle ormai consuete partiture sinfoniche, più immediato. All’interno della canzone si segnala anche il buon lavoro armonico alle chitarre di Silenoz e Galder.
05. DIMMU BORGIR (5:35)
Pezzo che si discosta parzialmente dal classico repertorio della band norvegese evidenziando atmosfere ben più ariose rispetto a ciò a cui ci ha abituato il gruppo scandinavo. Nella prima parte in particolare le abbondanti dosi di archi e le prorompenti parti corali danno alla canzone un’aura rilassata e positiva, col passare dei minuti il pezzo si evolve su atmosfere più sinistre ed inclini al passato di Silenoz e soci, ma con un titolo del genere il pezzo è destinato a far discutere.
06. RITUALIST (5:13)
Inizia con un’insolita chitarra arpeggiata che lascia ben presto spazio a soffocanti ed oscure atmosfere orrorifiche. La canzone presenta una strofa giocata su ritmiche serrate dove le chitarre trovano maggior incidenza, svincolate da partiture orchestrali più sobrie e un ritornello in mid tempo un po’ pacchiano ma efficace. Nella seconda parte questa volta apprezziamo le clean vocals di Snowy Shaw, decisamente meglio inserite nel contesto generale. “Ritualist” con queste caratteristiche potrebbe essere uno dei pezzi di punta dei prossimi concerti dei Dimmu Borgir, risultando ad un primo ascolto una delle tracce più convincenti dell’album.
07. THE DEMIURGE MOLECULE (5:29)
Mid tempo dalla struttura piuttosto articolata che ad un primo ascolto pare farraginosa e dispersiva. La parte del leone la fanno le ridondanti partiture sinfoniche incentrate su fiati che donano al pezzo un’atmosfera pacchiana che farà rizzare le orecchie ai puristi e non solo…
08. A JEWEL TRACED THROUGH COAL (5:16)
Dopo una breve introduzione irrequieta irrompe finalmente un riff incisivo di matrice black metal, giocato su ritmiche ed accelerazioni indiavolate. La canzone in questione ritorna su atmosfere crude e sonorità diaboliche in linea con gli standard della band, anche se nella parte finale irrompe uno stacco sinfonico che chiama in causa nuovamente i Therion, destando nuovamente qualche perplessità.
09. RENEWAL (4:11)
L’architettura del riff è imperniata su ritmiche al cardiopalma che richiamano in causa nuovamente il black metal, ma dopo un pregevole assolo di chitarra la struttura si snoda su ritmiche sincopate, ripiegando sulle consuete partiture sinfoniche che si avventurano in una serie di stacchi slegati fra loro che includono un mid tempo corale di dubbio gusto. Che confusione!
10. ENDINGS AND CONTINUATIONS (5:58)
La partenza contrappone un riff secco e monolitico di scuola (ultimi) Satyricon a sprazzi sinfonici. Il pezzo presenta una struttura elaborata che alterna mid-tempo atmosferici a crude accelerazioni senza mai sminuire la vena cinematografica, croce e delizia dell’intero disco. Il pezzo si chiude con un coro imponente che scandisce in maniera decrescente il titolo dell’album: magia o débâcle?
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.