DISTURBED: David Draiman, “Lo streaming ha salvato la musica”

Pubblicato il 10/02/2022

Artista: Disturbed | Fotografo: Simona Luchini | Data: 22 aprile 2019 | Venue: Alcatraz | Città: Milano

 

Dopo la vicenda che ha visto contrapporsi Neil Young e altri artisti al colosso dello streaming Spotify per via della presenza sulla piattaforma del podcast Joe Rogan Experience, il cantante dei DISTURBED, David Draiman, ha dichiarato quanto segue via Twitter:

“Tutti quelli che attaccano Spotify, giovani e meno giovani, farebbero bene a ricordare un paio di piccole cose chiamate PIRATERIA MUSICALE e SITI BITTORRENT.
Prima che lo streaming prendesse piede, sia gli artisti che la stessa industria musicale erano sull’orlo del collasso. Perché? Perché i capi delle major dell’epoca si rifiutarono di vedere il futuro quando Sean Fanning e Sean Parker, i ragazzi dietro una piccola startup chiamata Napster, li approcciarono con un nuovo modo che avrebbe permesso di raggiungere i consumatori a livelli senza precedenti. Li tagliarono fuori, quindi Fanning e Parker lasciarono che Napster proseguisse gratuitamente.
Presto seguirono siti di pirateria e BitTorrent insieme a una nuova percezione secondo la quale ‘la musica doveva essere libera’. Gli artisti soffrirono, le etichette discografiche soffrirono e l’industria musicale quasi crollò.
 
C’è voluto lo STREAMING per riportarla in vita. Lo streaming ha reso nuovamente redditizie le etichette, ha fatto sì che gli artisti con un grosso catalogo riguadagnassero un flusso di royalty e ha reso obsoleta la pirateria. Lo streaming ha reso estremamente preziosi i cataloghi di artisti di lunga data come Neil Young e altri. Ha creato l’ambiente attuale, in cui le persone trasmettono la loro musica in streaming e in cui i musicisti hanno avuto l’opportunità di vendere i loro cataloghi, che nel frattempo avevano riacquistato il loro valore, come ha fatto Neil.
 
Spotify potrebbe o dovrebbe pagare percentuali di royalty maggiori per lo streaming? Credo di sì… ma questo non toglie il FATTO che senza lo streaming, NON CI SAREBBE più UN’INDUSTRIA MUSICALE. E questi artisti che si lamentano dopo aver già venduto i loro cataloghi per cifre gigantesche, liquiderebbero i loro asset… e molti farebbero fatica a sopravvivere.
 
Artisti, volete incolpare qualcuno? Incolpate i capi delle etichette che nei tempi precedenti a Napster si rifiutavano di adottare nuove tecnologie per mantenere un sistema di vendita al dettaglio antiquato che aveva un margine di profitto più alto. Incolpate i vostri avvocati e il vostro management per non aver negoziato una percentuale delle royalty migliore nei contratti discografici e incolpatevi VOI STESSI per non aver prestato attenzione ai contratti.
 
La maggior parte degli artisti di lungo corso ha messo da parte nuove ricchezze grazie allo streaming… e gli appassionati di musica ora hanno un accesso più facile e di qualità superiore alla più ampia gamma di musica esistente. In sintesi, smettetela di lamentarvi, istruitevi e leggete i vostri maledetti contratti. Lo streaming ha salvato la musica. Che vogliate accettarlo o meno… è la VERITÀ.”

 

 

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