DOMINE: la loro discografia nelle parole di Enrico Paoli

Pubblicato il 03/08/2018

Introduzione a cura di Roberto Guerra
Commenti di Enrico Paoli

Nonostante molti ascoltatori tendano a sottovalutare l’importanza avuta dall’Italia all’interno della storia del metal mondiale, è innegabile che non siano mancate le band provenienti dal bel paese in grado di alimentarne letteralmente la sacra fiamma, immettendo sul mercato svariati album a dir poco freschi e ispirati, spesso in periodi in cui lo specifico filone d’appartenenza sembrava essere giunto a una situazione di stallo; è questo il caso ad esempio dei Rhapsody, indiscutibilmente importanti per il rilancio del power metal avvenuto alla fine degli anni ’90, e di una meno nota realtà proveniente dalle verdi terre di Toscana e dedita a una versione più classica e tradizionale dello stesso sottogenere. Si parla ovviamente dei Domine e della loro avventura destinata a mantenere alta l’attenzione nei confronti dell’heavy/power metal tricolore, anche grazie alla particolare scelta di rendere protagoniste dei propri lavori le gesta di Elric di Melniboné, antieroe nato dalla penna del noto scrittore fantasy Michael Moorcock. Il talento dei musicisti che hanno preso parte al progetto è cosa ben nota, in particolare per quanto riguarda l’immenso vocalist Adolfo “Morby” Morviducci e dei fratelli fondatori Riccardo ed Enrico Paoli, rispettivamente bassista e chitarrista di quella che, a conti fatti, è divenuta col tempo una vera e propria icona dell’underground metal made in Italy. In occasione del trentacinquesimo anniversario della formazione, nonché della loro partecipazione alla prossima edizione del Metalitalia.com Festival, abbiamo pensato di proporre ai lettori un vero e proprio speciale sull’intera discografia dei Domine, raccontata in questo caso proprio dal sopracitato chitarrista Enrico Paoli, che ci auguriamo possa stuzzicare adeguatamente gli estimatori della band nell’attesa di assistere al loro prossimo spettacolo on stage. Buona lettura!

CHAMPION ETERNAL (Dragonheart Records, 1997)

“Il primo album “Champion Eternal” si potrebbe etichettare come il classico riassunto di anni e anni di lavoro e preparazione. Bisogna tenere conto che il primo demo-tape omonimo dei Domine risale all’ormai lontanissimo 1986, seguito nel corso degli anni da altre tre produzioni analoghe che hanno permesso alla band di crearsi una piccola, ma agguerrita, cerchia di fan, attraverso il tape trading e la promozione su numerose fanzine e riviste specializzate con un buon occhio per le uscite provenienti dall’underground. La produzione del primo full-length effettivo avviene durante l’anno 1996 inizialmente in un home-studio a 16 tracce analogico, mixato e masterizzato successivamente grazie alla collaborazione con studi più professionali; il sound ottenuto ed il songwriting dei brani risalente agli anni 1987-1994 hanno permesso al disco di sfoggiare la patina di un piccolo cult-album. Il responso da parte di critica e pubblico si è rivelato da subito più che stupefacente, tant’è che tuttora, nel momento in cui è in corso un’esibizione in Grecia o in Germania, non mancano le richieste di suonare svariati brani provenienti dal nostro lavoro di esordio, soprattutto le suite più lunghe come “The Eternal Champion” (In Grecia si rischia letteralmente il linciaggio nel durante!); è vero che la totalità del prodotto appare grezza e dura, ma comunque vera, reale e con un forte sapore di metal anni ‘80. Tra le curiosità: Morby ha registrato le parti vocali in soli due pomeriggi, Riccardo ha ultimato le sue parti di basso prima di andarsene negli USA per quasi un anno, la base di batteria di “The Eternal Champion” è stata registrata da Mimmo in presa diretta, insieme a me che suonavo la chitarra di traccia in regia, senza metronomo e senza nessun editing, proprio in perfetto stile vecchia scuola”.

DRAGONLORD (Dragonheart Records, 1999)

“Questo è l’album con cui i Domine hanno iniziato a lavorare in modo percettibilmente più professionale e con un maggiore utilizzo dei numerosi mezzi a disposizione. “Champion Eternal” aveva riscosso un ottimo risultato di vendite, perciò al momento di realizzare il secondo album abbiamo avuto modo di disporre di un buon budget, che abbiamo voluto impiegare per registrare “Dragonlord” presso i New Sin Audio Design studio di Treviso, ai quali dobbiamo anche la produzione di numerosi altri album della scena metal italiana dagli anni ‘90 in poi. Anche in questo lavoro troviamo alcuni estratti provenienti dai temo tape degli esordi, ma la qualità generale della produzione è nettamente superiore rispetto a quella del debutto, con arrangiamenti migliori ed una maggiore cura della performance in sé; l’unica nota dolente risiede nel fatto che è stato necessario trascorrere un intero mese in una pensione senza nemmeno il televisore in camera! Tuttavia, questo è l’album che ha ottenuto il maggior successo tra tutti quelli che abbiamo pubblicato, riuscendo persino a piazzarsi alla novantottesima posizione della classifica italiana, con solo Metallica e Dream Theater come band di genere metal nella stessa settimana; inoltre, siamo riusciti a farlo pubblicare negli USA dalla nota etichetta Metal Blade Records, grazie anche all’interesse di Brian Slagel, e successivamente in Giappone (la versione nipponica contiene una cover di “Queen of the Reich” dei Queensryche), Taiwan, Sud America e Russia tramite alcune label locali. Il disco ci ha poi fornito numerose occasioni per esibirci in sede live: la prima data ad Atene alla fine del 1999, il tour europeo nel 2000 con Agent Steel, Riot ed Anvil, il concerto al Gods Of Metal con gli Iron Maiden in posizione di headliner, a Vigevano insieme ai Running Wild e così via. Gli estratti “Thunderstorm”, “Dragonlord” e “Defenders” sono praticamente immancabili in ogni concerto, anche se, purtroppo, è stato l’ultimo album con Mimmo Palmiotta alla batteria, il quale aveva già annunciato la sua fuoriuscita dal gruppo, ed il primo con il tastierista Riccardo Iacono, allora appena diciannovenne”.

STORMBRINGER RULER (Dragonheart Records, 2001)

“Il terzo album “Stormbringer Ruler” è anche il primo realizzato dalla formazione attuale dei Domine: il batterista Stefano Bonini è infatti entrato nel gruppo in pianta stabile alla fine del 1999, debuttando inoltre dal vivo ad Atene, ed il suo apporto compositivo e strumentale si è fatto da subito molto evidente, insieme all’ancora maggiore potenza e cura dell’intera produzione, dovuta soprattutto alla perfetta coesione tra i vari elementi della band, ormai rodata grazie alle numerose esibizioni nel periodo precedente. Abbiamo ripetuto l’esperienza ai New Sin (a ‘sto giro con la tv in camera!), dove abbiamo voluto dedicarci alla realizzazione di questo album, che amplia ulteriormente gli arrangiamenti e migliora nuovamente il sound rispetto al passato. Qui troviamo “The Hurricane Master” e “The Ride Of The Valkyries”, che sono due tra i brani più suonati dai Domine a pressoché ogni concerto: il primo, oltre a essere anche uno dei pezzi più conosciuti e popolari della band, può vantare un bel tour de force vocale di Morby, mentre il secondo è chiaramente un tributo al compositore tedesco Richard Wagner. Grazie a “Stormbringer Ruler”, anch’esso pubblicato in USA, Sud America, Giappone (stavolta con una cover di “Stargazer” dei Rainbow, considerato da molti il primo brano epic metal mai realizzato), Taiwan e Russia, abbiamo continuato la nostra serie di concerti, tra i quali citiamo il Gods Of Metal del 2002 in compagnia dei Manowar e, soprattutto, la nostra apparizione al Wacken Open Air dello stesso anno. Tra l’altro, il nostro terzo lavoro si è guadagnato il titolo di ‘album del mese’ per varie riviste di settore, nonché ‘album italiano dell’anno’ per Metal Hammer”.

EMPEROR OF THE BLACK RUNES (Dragonheart Records, 2004)

“Il quarto album “Emperor Of The Black Runes” è forse il disco più accostabile al genere power metal della nostra discografia, ma che allo stesso tempo introduce parti di matrice hard rock, celtic e prog, arrivando persino a includere in scaletta un brano acustico, per quanto sia innegabile che il sound si sia fatto ancora più potente (l’ho già detto, vero?). All’interno della tracklist si distingue la lunga “The Aquilonia Suite”, che contiene arrangiamenti di alcuni temi provenienti dalla colonna sonora del film “Conan, il Barbaro”, composte originariamente da Basil Poledouris, il quale tra l’altro ci ha fatto dei complimenti francamente inaspettati nel momento in cui l’abbiamo contattato per avere il permesso di pubblicare il brano, ma purtroppo le sue email sono rimaste “intrappolate” all’interno di un hard-disk che ha ben pensato di crashare. Pochi giorni dopo il termine dei lavori sul disco abbiamo avuto modo di partecipare all’Heineken Jammin’ Festival di Imola del 2003, nuovamente con gli Iron Maiden in veste di band principale, dove abbiamo suonato di fronte a ben 40.000 persone; le foto del concerto sono state successivamente incluse nel libretto del CD. Successivamente ci siamo esibiti a Bologna e a Milano di supporto ai Judas Priest, appena riunitisi con Rob Halford, e più tardi coi Dream Theater a Roma. Mike Portnoy ha definito Morby come “the loudest singer ever”, mentre l’assistente personale di Halford ha voluto fare una foto con noi, a brache calate!”

ANCIENT SPIRIT RISING (Dragonheart Records, 2007)

“Ed eccoci all’attualmente ultimo lavoro in studio realizzato dalla band. “Ancient Spirit Rising” è forse il mio album preferito da ascoltare e si è rivelato essere davvero molto lungo e complesso da realizzare, anche perché ho voluto metterci molti elementi personali, nei testi e nelle melodie, con un impegno enorme per quanto riguarda la composizione. Il risultato è forse il disco più vario realizzato finora, con molti riferimenti all’hard rock, alla musica celtica, al prog rock e all’Arte Vittoriana; ha inoltre un’anima più spirituale e in parte potrebbe risultare meno diretto ed immediato. Non per niente è anche il disco che ha diviso di più i fan e la critica: alcuni non hanno gradito il fatto che sia meno duro, seppur più melodico e vario, mentre altri ascoltatori apprezzano proprio questo aspetto. Tra l’altro, il successo di “Ancient Spirit Rising” fu a tratti davvero sorprendente in Italia, con l’entrata in classifica alla settantatreesima posizione (con nessun altro album metal nella top 100) e l’apparizione su numerose copertine delle allora varie riviste specializzate. Indubbiamente contiene i brani con gli arrangiamenti più complessi e meno facili da eseguire in sede live, tant’è che siamo stati full time in studio per oltre un mese, usando molti strumenti, tante chitarre diverse, svariate testate, sperimentando inoltre con vari microfoni. Soprattutto, è un album con tantissime parti differenti: nel brano “The Lady Of Shalott” ci sono oltre 50 tracce registrate. Rimane tuttora un imperatore senza erede ma, prima o poi, quando i pianeti si allineeranno, potremmo ritornare con un nuovo guerriero musicale!”

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