DRAGONFORCE: “Maximum Overload” studio report!

Pubblicato il 28/04/2014

A cura di Lorenzo Ottolenghi

Dopo alcuni problemi, un cambio di cantante e quattro anni, i Dragonforce hanno dato alle stampe, nel 2012, “The Power Within”; disco tanto atteso quanto interlocutorio. Con molta curiosità, quindi, siamo volati a Stoccolma, per ascoltare in anteprima “Maximum Overload”, ultima fatica della band. In compagnia di Fred Leclercq (basso, backing vocals, ma – soprattutto – compositore di buona parte del materiale) e Jens Borger, producer degli ultimi lavori di Kreator, Rotting Christ, Orphaned Land, Dark Tranquillity e Paradise Lost (solo per citare alcune band), ci siamo trovati presso i Gröndal Studio. Già la scelta di collaborare con Jens poteva far presagire ad un’evoluzione nel sound della band; inoltre, durante una chiacchierata nata casualmente a causa delle patch di Mayhem e Celtic Frost che sfoggiava, Fred ci ha confidato il suo amore per le sonorità più estreme, e questo ha contribuito a creare una certa curiosità. Naturalmente un singolo ascolto, per di più dai monitor di uno studio (anche se il materiale ogni parte di editing e produzione è terminata) non è sufficiente a formare un opinione precisa sulla qualità del disco, ma crediamo di avere comunque qualcosa di interessante da raccontarvi. Procediamo quindi con il track-by-track di “Maximum Overload”.

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DRAGONFORCE

Herman Li – Guitars, Vocals (backing)
Sam Totman – Guitars, Vocals (backing)
Vadim Pruzhanov – Keyboards, Vocals (backing)
Dave Mackintosh – Drums, Vocals (backing)
Frédéric Leclercq – Bass, Vocals (harsh)
Marc Hudson – Vocals (lead)

MAXIMUM OVERLOAD
Data d’uscita: 18 agosto 2014
Etichetta: earMUSIC
Sito Ufficiale
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01 – THE GAME

Fred e Jens ci accennano che il pezzo è veloce e – dopo svariati dubbi – è stato scelto come opener del disco. Tecnicamente è da rilevare l’utilizzo di una chitarra a sette corde ed un basso a cinque (tutto in standard tuning, quindi votato più alla solistica che alla potenza). In effetti il pezzo si rivela molto veloce, mentre il chorus ricorda parecchio gli esordi della band (soprattutto il primo “Valley Of The Damned”); il growl fa la sua apparizione già nella prima track, ma i fan dei Dragonforce possono stare tranquilli: il genere resta quello della band e le parti di harsh vocals lo esaltano, senza estremizzarlo. Il pezzo è uno dei primi ad essere stati composti ed è, in effetti, molto legato alle sonorità del precedente “The Power Within”; forse risulta un po’ troppo prolisso, ma si salva con un finale in crescendo che lascia un bel mood.

02 – TOMORROW KING

La seconda traccia è stata composta da Sam Totman (l’altra “ascia” dei Dragonforce, a fianco dell’ arcinoto Herman Li) ed è, invece, una delle ultime composte. Si parte con un’intro di tastiera totalmente nello stile della band; il brano si rivela decisamente power, con un riffing classico, che ricorda gli Helloween e, più in generale, tutta la scuola tedesca. Il pezzo potrebbe essere abbastanza anonimo se non fosse per l’interessante solo di tastiera ed il chorus trascinante e decisamente catchy. Le citazioni si sprecano ed il finale è tipicamente in stile Iron Maiden.

03 – NO MORE

Ecco i Dragonforce che non ci si aspetta. Il pezzo, inizialmente, ricorda ancora una volta gli esordi della band; melodie molto inglesi, più da classic che da power, anche se – poi – lo spirito della band esce con forza. Nulla di che, fino a qua, a parte un’ottima prova vocale di Marc Hudson, poi arriva un pre-chorus smaccatamente thrash, che cresce e sfocia in un chorus quasi death e si chiude con un riff eccezionale, potente ed in qualche modo, cupo. Nel complesso “No More” risulta diversa da tutto quello che i Dragonforce hanno proposto, pur rimanendo fedele al sound della band; forse una parte è giocata dalla guest appearance di Matt Heafy dei Trivium, sicuramente molto è dovuto a Jens Borgen che ammette di aver messo molto di suo nel disco ed, in particolare, in questa track. Inoltre il pezzo, ci confida Fred, era nato per piano e, nonostante sia stato stravolto, ha mantenuto un’ossatura particolare.

04 – THREE HAMMERS

Segue IL pezzo dei Dragonforce, quello che ogni fan della band si aspetta: dopo l’interessante l’inizio, si disvela un pezzo di argomento fantasy e Fred ci dice che voleva ricreare delle atmosfere alla Conan, in particolare il momento in cui Conan e Subotai – davanti al fuoco – discutono degli Dei e di quale sia il migliore. Il pezzo, musicalmente, parte con un mid tempo molto epico, accompagnato da una chitarra acustica ed un arpeggio di basso. Questa parte iniziale crea un climax che sfocia nel power più classico. Il pezzo è ottimamente riuscito: ha un gran tiro, delle melodie catchy ed un chorus epico e coinvolgente. Si aggiunge una parte thrash violenta, quasi da moshpit, con tanto di batteria in blast beat. Un assolo spettacolare, molti inserti thrash ed un riff, verso la fine del pezzo, accompagnato da un coro dal sapore viking, completano il quadro. Di certo “Three Hammers” non è un pezzo particolarmente originale, ma è un pezzo dei Dragonforce al 100%, con delle venature epic ed un tiro che la renderà sicuramente un cavallo di battaglia negli show dal vivo.

05 – SYMPHONY OF THE NIGHT

Il pezzo dovrebbe essere ispirato ad atmosfere giapponesi, qualcosa che Fred ci confida di amare particolarmente. Il pezzo contiene molti cori e Jens ci conferma essere stato il più complesso in fase di registrazione, quello che ha richiesto l’impegno maggiore da parte della band. La struttura, in effetti, è abbastanza complessa: si apre con un clavicembalo per poi virare sul riffing classico della band, forse un po’ pacchiano, ma sicuramente piacevole e travolgente; quando arrivano i cori, si sente un gran lavoro di sovrapposizione delle varie linee vocali ed un finale potente, perfettamente in linea con lo stile della band. Dopo un inizio interessante ma non certo trascendentale, giunti al quinto pezzo si ha l’impressione che il disco sia finalmente “partito” ed abbia preso una direzione decisa.

06 – THE SUN IS DEAD

Eppure c’è qualcosa di nuovo in “Maximum Overload”, una serie di sperimentazioni che non ci si aspetterebbe da una band come i Dragonfroce. “The Sun Is Dead” è la canzone che, al primo ascolto, colpisce di più in tutto il disco; difficile dire se sia la più bella o la più originale, ma – sicuramente – è uno di quei pezzi che fa sollevare la testa e porta ad ascoltare con attenzione, ed un ascolto attento porta ad identificare un Hammond ed un suono di chitarra molto particolare (Fred ci dirà in seguito di aver usato una Gibson). Si parte bene, con un riffing molto pieno ed un chorus cadenzato che rafforza il mid tempo molto epico. Il cuore della canzone, oltre all’Hammond, rivela una vena 70s, con un grande assolo ed un mood molto progressive (genere di cui Fred di dice appassionato, tanto da parlare a lungo dei Goblin), progressive che si evidenzia mi una lunga parte strumentale che si allunga fino ad un ingresso prorompente del cantato che riporta il tutto su sonorità più consone al power metal. L’inserto dell’Hammond colpisce non poco e l’esperimento ci è parso particolarmente ben riuscito.

07 – DEFENDERS

La prima canzone scritta per “Maximum Overload” è probabilmente quella dalle influenze thrash più evidenti, a cavallo con uno speed metal molto tirato. Non possiamo parlare di un pezzo estremo, certo, ma il bello di “Defenders” è che riesce a risultare essenziale e diretta, nonostante l’incredibile quantità di riff e assoli; talmente ben riuscita da far quasi “stonare” le parti più power metal. Un bell’arpeggio introduce una delle migliori prestazioni di Herman Li su questo disco; come sempre la velocità del chitarrista cinese è impressionante, ma la sua tecnica sa anche farsi più ruvida, quando è necessario e all’interno di un pezzo così tirato ci si rende conto di quanto, ascoltando i Dragonforce, si tenda a dare per scontato il talento di Li. Ritornano anche le influenze progressive, anche se in misura minore, mentre le ottime vocals di Marc Hudson si uniscono a quelle di Matt Heafy.

08 – EXTRACTION ZONE

Fred ci introduce la canzone, dicendoci che nella parte centrale ha voluto inserire qualcosa delle sue radici francesi e ci parla di nientemeno che Serge Gainsbourg. La canzone ha un inizio tiratissimo, con la velocità distintiva della band spinta al massimo, per poi virare in un classic metal un po’ più lento e che, ancora una volta, ricorda gli esordi della band. Arriva la parte centrale su cui preferiamo sospendere il giudizio fino ad un nuovo ascolto; possiamo dire che, di primo acchito, ci è parso che fosse un po’ avulsa dal contesto del brano che, poi, riparte e resta molto classico.

09 – CITY OF GOLD

Ci avviamo alla conclusione. “City Of Gold” sembrerebbe l’unico filler del disco; non aggiunge molto anche se l’imprint dei Dragonforce resta evidente. Il chorus sembra abbastanza riuscito ma, appena viene ripetuto, pare aver già stancato. In realtà tutto il pezzo sa di già sentito, anche se la parte centrale ricca di stop-and-go risulta divertente e abbastanza coinvolgente, per poi trovare una buona conclusione. Ecco: la band è sicuramente abile negli arrangiamenti e riesce, in qualche modo, a confezionare un pezzo accattivante anche quando c’è poco materiale (o, come in questo caso, non ce n’è per niente).

10 – RING OF FIRE

Per chiudere “Maximum Overload”, i Dragonforce si affidano ad una cover e scomodano niente meno che Johnny Cash e la sua “Ring Of Fire”. L’esperimento è riuscitissimo ed è un ottimo esempio di come andrebbe incisa una cover: il pezzo è praticamente irriconoscibile rispetto all’originale, risultando in un ottimo pezzo di power metal velocissimo, salvo diventare riconoscibilissimo nel chorus, in cui anche la matrice country diventa evidente. Sicuramente una delle migliori cover sentite di recente ed una scelta che denota una notevole cultura musicale.

 

Concludendo, vogliamo ribadire che un giudizio sul disco non può essere dato dopo un solo ascolto, ma qualche idea ce la siamo fatta (ed abbiamo cercato di comunicarvela). Cercando di riassumere il tutto, possiamo dire che il disco ha due anime: una più “classica” e fedele al classico sound dei Dragonforce, l’altra più innovativa e che cerca di inserire elementi differenti nel background sonoro della band. Gli episodi migliori ci sono parsi quelli in cui queste due anime convivono (“No More”), oppure una prende smaccatamente il sopravvento (“Three Hammers” e “The Sun Is Dead”). “Maximum Overload” ha i numeri sia per piacere agli storci fan dei Dragonforce, sia per attirarne di nuovi; resta qualche dubbio sulla longevità del disco (un problema che affligge la band da “Ultra Beatdown”); vedremo se saprà superare la prova dell’ascolto su lunga distanza.

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