DREAM THEATER: il nuovo “A Dramatic Turn Of Events” traccia per traccia

Pubblicato il 31/08/2011

A cura di Matteo Cereda

Se “A Dramatic Turn Of Events” rappresenterà per i Dream Theater un nuovo inizio o semplicemente una breve parentesi, lo sapremo tra qualche anno. Adesso è il momento di guardare al presente e ad una band che ha perso il suo leader carismatico, Mike Portnoy, ma che conserva ancora tanto talento da offrire. Metalitalia.com non si è lasciata sfuggire l’occasione di ascoltare in anteprima la nuova fatica dei Dream Theater, un disco che al di là di tutto è destinato a far discutere i metallari di mezzo mondo.

DREAM THEATER – “A Dramatic Turn Of Events”

01. On The Backs Of Angels

02. Build Me Up, Break Me Down

03. Lost Not Forgotten

04. This Is The Life

05. Bridges In The Sky

06. Outcry

07. Far From Heaven

08. Breaking All Illusions

09. Beneath The Surface

Durata: 01:15:05

Data di pubblicazione: 13/09/2011

Etichetta/Distribuzione: Roadrunner Records/Warner

Sito: www.dreamtheater.net

ON THE BACKS OF ANGELS – 08:42

L’arpeggio sinistro di Petrucci lascia presto il posto ad una parte dalle suggestioni cinematografiche e vagamente apocalittiche, ripresa anche nel finale che introduce e chiude in maniera imponente il brano. Si entra nel vivo grazie al riffing spigoloso dello stesso chitarrista che introduce una strofa giocata su ritmiche accelerate. Rudess si fa apprezzare per un lavoro vario che affianca al solito tappeto orchestrale alcuni contrappunti moderni, mentre il neo entrato Mangini, pur regalandoci alcuni stacchi da brivido in grado di manifestare già un’ottima intesa col compagno Myung, non sembra avere il tiro e la potenza del suo predecessore. LaBrie incentra la sua interpretazione su tonalità medie con risultati discreti non fosse per la cantilenante linea vocale del ritornello. Uno stacco di pianoforte introduce un buon solo di Petrucci prima del già citato finale. Il refrain portante appare al di sotto degli standard cui la band statunitense ci ha abituato e questo limita non poco il risultato finale della canzone.

 

BUILD ME UP, BRING ME DOWN – 06:59

Una delle canzoni più dirette e convincenti del disco condizionata da atmosfere oscure ed irrequiete. Il riff groovy e potente di Petrucci apre le danze ad una strofa malata, in cui un LaBrie filtrato và a braccetto con gli inserti electro di Rudess. La struttura del brano si mantiene lineare e raggiunge l’apice nell’apertura di un ritornello dal retrogusto nostalgico, in cui l’affascinante linea vocale si fonde con un finale aggressivo e dalle tinte nuovamente apocalittiche.

 

LOST NOT FORGOTTEN – 10:11

La terza traccia di “A Dramatic Turn Of Event” verrà ricordata come una delle più tecniche mai concepite dalla band non solo per le peripezie strumentali dell’interminabile sezione di soli  ma anche per gli incredibili cambi ritmici inseriti ovunque all’interno del brano. Come ben sappiamo però tecnica non fa sempre rima con efficacia ed infatti i Dream Theater in “Lost Not Forgotten” ci regalano sì un’ottima introduzione sinfonica e un paio di riff sincopati niente male, ma la deludente linea vocale del ritornello accelerato unita ad un arrangiamento non sempre fluido delle varie parti (vedi ingresso farraginoso della seconda strofa), costituiscono limiti pesanti nell’economia complessiva del brano.

 

THIS IS THE LIFE – 06:57

Una ballata in pieno stile Dream Theater, semplice e snella nella struttura, agli antipodi come concetto dal fanatismo tecnico ascoltato nel brano precedente. Le atmosfere sono nostalgiche e vagamente malinconiche, gli arpeggi di Petrucci, le tastiere ariose di Rudess e un LaBrie che sugli aspirati dà il meglio di sé bastano per convincere e soprattutto emozionare.

 

BRIDGES IN THE SKY – 11:01

Una delle canzoni più intriganti del disco in cui i Dream Theater dimostrano di volersi nuovamente cimentare con sonorità oscure. L’introduzione inquietante con un canto gregoriano è da brividi prima del nervoso riffing di Petrucci. La strofa è giocata su ritmiche violente in cui un buon Mangini sembra scrollarsi di dosso il torpore accumulato nelle prime tracce, mostrando finalmente il giusto tiro, mentre LaBrie interpreta minaccioso senza ostentare i Metallica come gli era capitato in un passato recente. Peccato che la sezione dei soli sia ancora una volta troppo leziosa, perchè anche il finale con la ripresa dell’ottimo ritornello unito ad una coda dalle suggestioni cinematografiche sarebbe da applausi.

 

OUTCRY – 11:24

Un altro pezzo di lunga durata che richiede parecchi ascolti per essere metabolizzato. Dopo un introduzione magniloquente si passa ad una strofa irrequieta, in cui Rudess torna a farsi sentire con spunti moderni e un tappeto oscuro. Il pezzo regala una paio di cambi ritmici interessanti dal punto di vista melodico, ma non sempre fluidi nell’arrangiamento, sino al ritornello sin troppo statico. Le atmosfere sono sempre piuttosto cupe e malinconiche e costituiscono un buon filo sulla quale il brano scorre con qualche intoppo sino all’interminabile sezione degli assoli, in cui la band pur evidenziando una gradevole prima parte orientaleggiante ed alcuni stacchi interessanti, si lascia andare al tecnicismo esasperato che sembrava accantonato nelle ultime pubblicazioni.

 

FAR FROM HEAVEN – 03:56

A questo punto giusto tirare il fiato con una ballata piano-voce, con LaBrie finalmente protagonista. Le atmosfere sono struggenti e il finale con l’ottimo crescendo di archi non lascia scampo agli applausi.

 

BRAKING ALL ILLUSIONS – 12:25

Si ritorna prontamente su lidi progressive metal con una traccia ambiziosa e variegata, introdotta da influenze neoclassiche prima della strofa minimale e fortemente intimista che apre al bellissimo ritornello arioso dalle tinte nostalgiche. La seconda strofa è giocata su ritmiche ben più sostenute e sul riffing arcigno di Petrucci, mentre la sezione strumentale pur essendo ancora una volta estremamente dilatata, appare ben più interessante rispetto alle precedenti tracce, alternando a dovere scale in velocità a raffinati break melodici. Il finale non fa che riprendere le deliziose melodie del ritornello con la coda epico-sinfonica tipica della band. Questa volta il binomio tecnica-emozioni appare ben più coinvolgente e fluido che in precedenza. Meglio tardi che mai!

 

BENEATH THE SURFACE – 05:26

Dopo tante sofferenze, toni drammatici e partiture oscure questa ballata sembra portare un po’ di luce nella musica dei Dream Theater con l’ispirato lavoro sui puliti di Petrucci, i dolci arrangiamenti d’archi e un La Brie perfettamente a suo agio in un cantato per larghi tratti sussurrato. Il bellissimo solo di Rudess non è che la ciliegina di un finale da brividi.

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