Track-By-Track di “Age Of The Joker”
a cura di Dario Cattaneo
A distanza di tre anni dal rockeggiante “Tinnitus Sanctus” del 2008, gli Edguy sono ad un bivio. Continuare con la svolta più ‘hard rock’, che Sammet stesso definisce come “una naturale evoluzione del sound della band” o ritornare saldamente con i propri piedi in territorio metal e rispolvera il buon power degli album precedenti? Abbiamo avuto il piacere di ascoltare in anteprima il lavoro, il quale risponde chiaramente a questa domanda che siamo sicuri in tantissimi si saranno posti alla notizia di un nuovo album dei cinque ragazzi di Fulda. Scoprite cos’è successo al sound degli Edguy leggendo questa dettagliata analisi di ogni traccia, e non perdete l’appuntamento a settembre con la recensione finale ed il relativo giudizio!
EDGUY – “The Age Of The Joker”
- Robin Hood
- Nobody’s Hero
- Rock of Cashel
- Pandora’s Box
- Breath
- Tow Out Of Seven
- Face In The Darkness
- The Arcane Guild
- Fire On The Downline
- Beyond The Gates To Midnight World
- Every Night Without You
Durata: 01:05:28
Data di pubblicazione: 26 agosto 2011
Casa discografica: Nuclear Blast Records
Sito: www.edguy.net
“Robin Hood”
In apertura di questo “The Age Of The Joker” gli Edguy ci donano quello che probabilmente è il pezzo migliore dell’album e, forse, anche uno dei migliori dell’intera carriera. Partendo da un tema caro al metal più classico, ovvero il personaggio leggendario del quale cantare le gesta, gli Edguy costruiscono una lunga ed epicissima suite nella quale si trova davvero di tutto: un’introduzione atmosferica lenta con sporadici inserti elettrici sfocia dopo il primo minuto in una classicissima metal song, presentandoci un riff non velocissimo ma dotato di un gran tiro. La tensione cresce nel bridge prima di sfociare in un ritornello che siamo sicuri diventerà uno dei cavalli (se non IL cavallo) di battaglia della band dal vivo. Davvero immenso! La canzone prosegue sullo schema di suite quali “Speedhoven” o “The Piper Never Dies”, ripetendo strofa, bridge e lo stratosferico ritornello, prima di un’ottima sezione solista e di un’ancora più epica parte narrata con sottofondo di organi. Il risultato finale è assolutamente da capogiro. Incredibile.
“Nobody’s Hero”
Dopo la maratona metal della straordinaria opener, gli Edguy sembrano voler rassicurare quei fan che temevano una predominanza del sound hard rock sul heavy/power degli esordi. E lo fanno con un’altra canzone puramente metal, decisamente più veloce della precedente (ma ancora non una vera e propria speed song) e parimenti dotata di un ritornello eccezionale. Un altro pezzo che porta impresso indelebilmente a fuoco i trademark più puri del periodo d’oro della band di Fulda, ovvero il gusto eccezionale per le melodie e una certa tendenza ad un suono ricercato, arricchito da magniloquenti arrangiamenti o arpeggi. Terminiamo l’ascolto convinti già solo dopo due canzoni che quest’album potrebbe rivelarsi una bomba: la freschezza di queste prime composizioni non lascia dubbi sullo stato di ispirazione del gruppo.
“Rock Of Cashel”
Dopo la solida doppietta iniziale, indiscutibilmente ancorata a sonorità assolutamente metal, questa canzone rappresenta invece il primo cambio di rotta. Pur rimanendo comunque in territorio metal, essa ci dimostra che le idee stavolta agli Edguy proprio non mancano. A seguito di una prima parte elegante, caratterizzata da una strofa con il solo supporto di basso e batteria, sfocia poi prima in uno straniante bridge e dopo in un altro ritornello in grado di stamparsi in testa solo dopo pochi ascolti. Pur riportando anch’essa il marchio Edguy soprattutto nel ritornello, “Rock Of Cashel” si permette, in virtù di un minutaggio leggermente più elevato (sopra i sei minuti), di donarci anche qualche sorpresa, ovvero uno stacco centrale che riporta suoni epici e melodie medievaleggianti che in seguito si sviluppano in un ritmo più elevato, che rimanda alle melodie delle feste popolari dei tempi andati.
“Pandora’s Box”
Con questa canzone ci allontaniamo ulteriormente dal metal sound, ma subito in apertura viene introdotta una novità: una vera chitarra country, accordata in maniera completamente diversa e che si suona tenendola in grembo e non a tracolla. A parte questa scelta di colore, che comunque contribuisce all’allontanamento della canzone dai classici stilemi della metal song, si può dire che “Pandora’s Box” sembri seguire coordinate più vicine all’ultimo più rockeggiante “Tinnitus Sanctus”. Il pezzo è lo stesso assai piacevole in virtù delle sempre belle melodie e di una indiscussa classe nella scelta e nella gestione di suoni così particolari. E’ innegabile che siano iniziative come queste che permettono ai dischi power di non annoiare.
“Breathe”
Il temporaneo allontanamento dagli amati territori metal viene subito accantonato con “Breathe”, classica power song che può ricordare i classici cavalli di battaglia come “Mysteria”, ma che di più ancora richiama lo stile delle più veloci canzoni degli Avantasia. In particolare, il ritornello è in qualche modo simile a quello di “Another Angel’s Down”, con un’interruzione tra il bridge ed il ritornello cantato a squarciagola. Nonostante alcuni rallentamenti a seguito dei ritornelli lasciati per infilare dei passaggi affidati ai synth, “Breathe” rimane nella sua struttura una classica speed song, e lascia dunque poco altro spazio per commenti. Lo stile è quello che ha reso famosi gli Edguy, e ci aspettiamo che i fan giustamente adorino questa canzone.
“Two Out Of Seven”
Introdotta da un’appiccicosa quanto atipica introduzione di tastiera, qui sembra quasi di trovarsi davanti alla colonna sonora di un videogioco. La testa la muoviamo, non per l’headbanging ma piuttosto per seguire questo stupidotto ma assolutamente ultramemorizzabile motivetto eseguito con una scelta dei suoni della tastiera più ‘sintetici’ possibile. Strano misto tra ballad, mid-tempo e sonorità quasi pop, questa canzone ancora ci stupisce, mostrandoci appieno la mostruosa ampiezza dello spettro compositivo di Tobias Sammet, ma non ci convince appieno come le precedenti canzoni. Forse a causa del suono eccessivamente ‘synth’ delle tastiere, o per l’eccessiva zuccherosità del motivetto principale e del ritornello, la canzone non graffia come le altre. Esperimento riuscito a metà, che mostra però la varietà dell’album.
“Face In The Darkness”
L’unica flessione dell’album si verifica in questo punto. Già un po’ straniati dall’atipica canzone precedente, arriviamo a questo punto dell’ascolto con il bisogno di risentire qualcosa di epico e magniloquente come ascoltato in apertura. Invece “Face In The Darkness” non ci fornisce nessuna delle due cose, rivelandosi una semplice metal song dall’incedere marziale e alcune pezzi darkeggianti. Carina ma un po’ scontata, e priva dell’efficacia delle altre song. Inconcludente.
“The Arcane Guild”
La seconda power metal song si presenta a noi in questo punto dell’album, riportando nuovamente il giudizio finale di “The Age Of The Joker” su livelli altissimi. La velocità, la struttura, la qualità delle strofe e dei ritornelli sposano perfettamente il suono più elegante e strutturato che mostrano adesso gli Edguy con la velocità e l’incedere di canzoni di repertorio quali “Babylon” o “Arrows Fly”. La velocità sempre elevata, la perfetta esecuzione da parte di tutta la band ed una bella sezione solistica ci donano sin dal primo ascolto un’altra splendida canzone, un altro futuro cavallo di battaglia live.
“Fire On The Downline”
Quasi a non voler disconoscere del tutto le sonorità rockeggianti dell’album precedente, questa canzone si pone come un ritorno a quello stile da molti criticato a seguito dell’uscita che porta il nome di “Tinnitus Sanctus”. Dopo un’intro acustica a supporto della sola sofferta voce di Sammet, ci troviamo in territori quasi AOR/Pomp, con un riff di tastiere/chitarre che rimanda al sound di band quali Bonfire, Magnum o i dischi di Allen/Lande. La canzone si distingue ovviamente per delle ottime melodie, per le morbide linee vocali di Sammet e anche per un bell’assolo di Ludwig, in questo contesto maggiormente evidenziato grazie all’irrobustirsi del suono durante la sua esecuzione e ad una velocità superiore nelle parti di batteria. Nonostante la distanza dal metal classico, il pezzo scorre comunque in maniera sicuramente piacevole.
“Beyond The Gates To Midnight World”
Il pezzo più lungo dell’album purtroppo non convince pienamente, lo riteniamo decisamente troppo elaborato per il classico stile Edguy. Presenta numerosi cambi di sonorità, repentini passaggi da strofe più dure a ritornelli mielosi, passando addirittura per momenti quasi al limite del progressive. Il risultato è che la canzone risulta sì ricchissima ed originale, ma che ad un primo ascolto rimane simile ad un puzzle di tanti momenti che si succedono senza troppa continuità. Ci saremmo aspettati di meglio da questa suite, anche se è innegabile che dopo qualche ascolto essa presenti comunque degli ottimi squarci di originalità. Rimaniamo però del pensiero che inserita in un album così orecchiabile ed immediato come “The Age Of The Joker” essa sembri quasi stonare nella propria elaboratezza.
“Every Night Without You”
In chiusura dell’album gli Edguy pagano pegno alla quasi obbligatoria ballad, inserendo questo pezzo strappalacrime dai tempi fin troppo lenti. Anche se in passato la band di Fulda ci ha donato spesso e volentieri buone canzoni anche tra quelle catalogabili come ballad, questa volta il tentativo parzialmente fallisce. Un po’ noiosetta, “Every Night Without You” chiude un album stupendo nella maniera sbagliata, ovvero con un pezzo gradevole ma privo di quel tiro che rendeva assolutamente strepitosa la possente apertura del CD con le sue prime quattro canzoni. Posta al centro della tracklist avrebbe forse goduto di una diversa considerazione, ma qui in assoluta chiusura, sembra rischiare il fatto che l’utente espella il cd prima di finirlo. Peccato, ma non basta a cambiare le sorti di un album vario, completo ed immediato come “Age Of The Joker”, che si conferma una delle migliori prove discografiche degli Edguy.

