ELECTROCUTION: il nuovo “Psychonolatry” traccia per traccia!

Pubblicato il 09/01/2019

A cura di Giacomo Slongo

Grazie alla collaborazione con Goregorecords, sussidiaria della più nota Aural Music, Metalitalia.com è lieta di presentarvi un’anteprima/track-by-track del nuovo, pluri-annunciato disco degli Electrocution. Un’opera che vede lo storico frontman Mick Montaguti circondarsi di una line-up ampiamente rinnovata rispetto a quella che nel 2014 diede alle stampe l’apprezzato comeback “Metaphysincarnation”, in cui il techno-death del gruppo sceglie di percorrere la via dell’impatto e di abbandonarsi a spunti brutali mai così in determinanti nell’economia del songwriting. Senza sbilanciarci nel parlare di rinnovamento stilistico, è indubbio che ai primi ascolti “Psychonolatry” si faccia portavoce di un messaggio ben più diretto e ‘in your face’ delle aspettative, il quale sembra essere stato pensato appositamente per la dimensione live…

ELECTROCUTION
Vellacifer – Batteria
Mick Montaguti – Voci
Matteo Grazzini – Basso
Neil Grotti – Chitarre
Alessio Terzi – Chitarre

PSYCHONOLATRY
Data di uscita: 08/02/2019
Etichetta: Goregorecords
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01. Psychonolatry (The Icons of God and the Mirror of the Souls) (03:56)
L’album si apre con la titletrack, brano basato su un riffing agile e scattante cui fa da contraltare una sezione ritmica tesissima, con il basso del neo acquisto Matteo Grazzini posto subito in evidenza dall’ottimo lavoro in sede di mastering e mixaggio. Da segnalare le micro-parentesi epiche conferite dagli assoli e, soprattutto, la disarmante incisività del chorus, capace di stamparsi dopo mezzo ascolto in testa e dare nel migliore dei modi il via alla carneficina della tracklist. Un’opener che sa quasi di manifesto programmatico, da annoverare seduta stante tra i brani death metal più contagiosi dell’ultimo periodo.

02. Hallucinatory Breed (03:42)
Un battito di cuore palpitante ci introduce ad “Hallucinatory Breed”, episodio che fa dei continui saliscendi ritmici e delle rasoiate da parte della coppia d’asce le proprie colonne portanti. Ancora una volta, l’attenzione riposta nella struttura dei ritornelli e delle metriche vocali la fa da padrona, per un risultato finale non troppo dissimile dal mix di orecchiabilità e barbarie affinato nel corso degli anni dai colleghi Hour of Penance e Antropofagus.

03. Bulåggna (04:12)
Incipit groovy e roccioso, sviluppo ai limiti del death-thrash e break simil-atmosferico scandito dai numeri al basso di Grazzini, qui in versione ‘novello SteveDiGiorgio’. “Bulåggna” sposta in alto l’asticella del songwriting e, con il suo incedere leggermente compassato, aiuta a rifiatare dopo l’overdose di mazzate dei brani precedenti, facendosi segnalare anche per l’uso del dialetto bolognese da parte di Montaguti. Brano forse non del tutto allineato ai restanti contenuti del disco, ma che proprio per questo spicca immediatamente per carattere e personalità.

04. Warped (04:49)
Si torna a pigiare sull’acceleratore con “Warped”, traccia che (fin dal titolo) non sembra intenzionata a guardare in faccia nessuno, aggredendo l’ascoltatore in un’escalation dai toni sempre più feroci e parossistici. Tra blast beat, growling vocals di raro vigore e un riffing che all’occorrenza sa anche percorrere sentieri vagamente sbilenchi, il brano si configura come uno dei più violenti di questo “Psychonolatry”, pur senza rinunciare ad una forte vena catchy.

05. Of Blood and Flesh (03:39)
Ricordate gli Hour of Penance di “Sedition” e gli influssi di Angelcorpse/primi Morbid Angel presenti in quel disco? “Of Blood and Flesh” ne abbraccia grosso modo la medesima filosofia, imbastendo un massacro old school in cui un guitar work circolare e velenoso si sposa ad un cantato tradizionale che fa letteralmente faville. Una parentesi di pura intransigenza e ignoranza che ci mostra degli Electrocution mai così furiosi, in grado di annichilire larga parte della concorrenza underground nel giro di pochi minuti.

06. Misanthropic Carnage (04:31)
Incorniciato da un’ospitata al microfono di Trevor Strnad dei The Black Dahlia Murder, “Misanthropic Carnage” è un altro episodio dall’indole brutale in odore degli autori di “The Vile Conception”, in cui la lezione di certo US death metal si fonde all’orecchiabilità e alla ricerca melodica che contraddistingue molti gruppi estremi della nostra penisola. Ottimo il riffing ‘galoppante’ che fa da sostegno alla struttura del brano, mentre il finale si distingue per una coda acustica tanto minimale quanto ficcante.

07. Malum Intra Nos Est (Seneca I Century AD) (04:10)
L’altisonante titolo in latino non deve trarre in inganno: “Malum Intra Nos Est (Seneca I Century AD)” è un’altra bordata fra capo e collo che porta avanti i ritmi sostenuti del disco, grazie ad una serie di stop’n’go al cardiopalma da cui, di nuovo, emerge tutta la passione degli Electrocution per un certo tipo di frustate death-thrash.

08. Divine Retribution (04:00)
Forse la vera perla dell’album. “Divine Retribution” vede il quintetto emiliano alle prese con un sound posto perfettamente al crocevia tra modernità e tradizione, indubbie padronanze tecniche e un desiderio incontenibile di prendere l’ascoltatore a spallate, senza tergiversare troppo e mirando dritto alla sostanza. Montaguti è di nuovo protagonista con le sue metriche vocali assassine, ma sono soprattutto le linee di basso e gli assoli posti nel finale a spiccare sull’insieme, dando una personale (e più violenta) rilettura dei fraseggi resi celebri dai Death di “Human”. Come “Misanthropic…”, anche questo brano ospita un membro degli ormai consolidatissimi The Black Dahlia Murder, nella fattispecie il chitarrista Brandon Ellis.

09. Organic Desease of the Sensory Organs (03:05)
“Organic Desease of the Sensory Organs” può semplicemente essere vista come la summa dei trenta minuti precedenti. Brutale, concreta, ma dagli arrangiamenti sempre fluidi e curatissimi, questa canzone pone il sigillo sulla parte propriamente inedita della tracklist, chiamando a gran voce la sua riproposizione dal vivo dati i numerosi appigli da headbanging. Non il brano più incisivo e riuscito di “Psychonolatry”, ma comunque una buona conclusione.

10. Bologna (04:12)
Niente più che una versione in lingua inglese del brano numero tre, che poco toglie e poco aggiunge al valore complessivo dell’opera.

11. Premature Burial (Re-recorded) (03:48)
Ri-registrazione dell’indimenticabile opener di “Inside the Unreal”, resa se possibile ancora più terremotante dai suoni potentissimi (ma mai artificiali o plasticosi) degli Evil Mass Studio di proprietà del chitarrista Neil Grotti.

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