Articolo speciale a cura di Alessandro Corno
Gli Elvenking, nonostante la loro prolificità che li ha portati a produrre sette dischi in undici anni, hanno sempre mantenuto un buon livello qualitativo, riuscendo anche a rinnovare il proprio sound senza troppi timori di spiazzare i propri fan. Oggi il gruppo friulano, nel quale si registra l’ingresso del batterista Symohn e del bassista Jakob, si prepara pubblicare “Era”, un altro step di questa progressione. Dai primi ascolti l’impressione complessiva è che chi ha seguito gli Elvenking nella loro evoluzione non rimarrà sorpreso o deluso. Il power più veloce è ormai confinato a qualche sprazzo qua e là, mentre predominano tempi medi e ritornelli immediati e ariosi che includono anche influenze hard rock o melodic metal dal taglio moderno e catchy. Maggiori rispetto al precedente “Red Silent Tides” gli inserti folk, grazie anche alla collaborazione con Maurizio Cardullo dei Folkstone che ha curato le parti di flauto e altri strumenti tradizionali. In attesa della recensione definitiva, vediamo traccia per traccia quali sono le nostre primissime impressioni.
A fondo articolo anche una presentazione traccia per traccia in lingua inglese diffusa dalla band e contenente anteprime dal lavoro.
Etichetta: AFM Records
Data di pubblicazione: 14 settembre 2012
www.elvenking.net
01 – THE LOSER – 04:58
Si parte in quarta con un up tempo power folk piuttosto variegato nelle ritmiche, con strofe caratterizzate da una successione parti folkeggianti dal buon tiro e accelerazioni più aggressive su cui è in evidenza il lavoro del nuovo batterista Symohn. L’accoppiata pre chorus-ritornello è molto immediata, con una bella melodia cantabile rafforzata da cori pomposi. Quello che però fa storcere il naso soprattutto ad un primo ascolto è il tentativo del cantante Damna di sporcare leggermente la voce, ottenendo un effetto che a parere di chi scrive in questo episodio appare un tanto forzato.
02 – I AM THE MONSTER – 05:11
Il secondo e più tranquillo pezzo vede la presenza dell’ospite di lusso Jon Oliva alla voce sulle strofe. Trattasi di un mid tempo dove la band si addentra in territori melodic power più vicini all’hard rock. Anche qui è un ritornello molto arioso l’arma principale del pezzo. Le parti folk di violino e acustiche, nonchè un inserto medievaleggiante di flauto, sono invece concentrate a centro traccia a contorno di una buona parte solista di chitarra. Su questo brano l’interpretazione di Damna è più pulita e il risultato più apprezzabile.
03 – MIDNIGHT SKIES, WINTER SIGHS – 04:33
Piacevole e melodicissimo mid tempo con arrangiamenti sinfonici e cori che ci portano alla mente gli ultimi Avantasia, ovviamente con un tocco di folk in più dato dal violino di Lethien. Anche qui il gruppo punta su un ritornello hard rockeggiante piuttosto leggero e di facile presa.
A SONG FOR THE PEOPLE – 01:45
Breve pezzo folk tradizionale cantato in duetto tra voce femminile e maschile. Predominanti le buone parti folk medievaleggianti a cura di flauto, chitarre acustiche e violino.
05 – WE, ANIMALS – 04:07
Altro mid tempo melodico dal taglio quasi rock e con accoppiate pre chorus-ritornello dai cori molto aperti. La semplice ma efficace melodia di chitarra che chiude i refrain è il vero elemento di presa del brano, unitamente ad una linea vocale ariosa e catchy. Pezzo dal buon potenziale live, con il classico break centrale fatto per far battere le mani all’unisono alla platea.
06 – THROUGH WOLF’S EYES – 03.18
Si prosegue sulla scia dei mid tempo con chitarre elettriche accompagnate da arrangiamenti folk acustici e di violino. Per la seconda volta nel disco non convince a pieno l’interpretazione vocale di Damna, che pare non molto a suo agio su una linea vocale meno lineare di altre e che richiederebbe maggiori espressivita e capacità di modulazione. Anche i ritornelli non impressionano per ispirazione e incisività.
07 – WALKING DEAD – 03:44
Si torna a correre su territori power metal moderno con un brano abbastanza veloce se paragonato alla media del disco e con il violino più in secondo piano. Le strofe hanno un discreto tiro e un repentina accelerazione contribuisce a dare slancio ad un buon ritornello. La parte solista centrale è seguita da una parentesi strumentale quasi alla Children Of Bodom, caratterizzata da un pesante riffing thrashy e tastiere molto presenti.
08 – FORGET-ME-NOT – 05:39
Il lentone strappalacrime del disco con piano, acustica e linea vocale romantica. Troviamo di nuovo in qualche frangente la voce sporca di Jon Oliva e un’angelico cantato femminile. Convincente e molto cantabile il ritornello. Non certo un brano originale ma ad ogni modo ben fatto, soprattutto nei cori incrociati e ripetutti molto in stile Savatage/Edguy/Avantasia con cui si chiude.
09 – POOR LITTLE BARONESS – 05:18
Il brano già noto, in quanto scelto come apripista, non è tra i migliori del lotto. Buono per il tiro della strofa e appena discreto come pre chorus-ritornello, nel complesso non impressiona particolarmente. La linea vocale del refrain in particolare sa un po’ troppo di già sentito in ambito melodic power metal. Rialzano un po’ le quotazioni la parte folkeggiante centrale e il successivo solo di chitarra.
10 – THE TIME OF YOUR LIFE – 04:19
Lento acustico a metà tra hard rock e un’anima folk tradizionale medievaleggiante che può in parte ricordare le più recenti ballate dei Blind Guardian. Buoni gli arrangiamenti e ben curate le parti acustiche. Anche la linea vocale è bella e ben eseguita, indice che quando Damna non cerca di destreggiarsi su terreni per così dire “avventurosi” per la propria ugola, la performance è decisamente migliore.
11 – CHRONICLE OF A FROZEN ERA – 06.40
I brano più lungo del disco e anche il più articolato. Parliamo ancora di un mid tempo, questa volta con strofe dal tono pacato con riff accompagnati da orchestrazioni e violino in sottofondo, su si muove una linea vocale sempre molto melodica. Unica accelerazione in doppia cassa è a livello del secondo pre chorus che introduce un ritornello arioso, dinamico e molto diretto, in linea con la tendenza generale del disco. La parte strumentale e solista a centro brano è variegata e ha qualche spruzzata di prog nei ritmi.
12 – OPHALE – 02.46
Outro finale con chitarra acustica e flauto a rimarcare l’anima più folk del gruppo.

