EPICA: il nuovo album “Omega” traccia per traccia!

Pubblicato il 01/02/2021

A cura di Federico Orano

Gli Epica hanno ormai conquistato lo status di band di punta all’interno dello scenario metal mondiale e ciò non si può certo negarlo. E’ altrettanto sicuro che la lunga gestazione di questa release – l’ottava in carriera – non ha fatto altro che accrescere a dismisura l’attesa tra i fan per scoprire il nuovo materiale partorito dal sestetto olandese. Dopotutto l’ultimo vero e proprio full-length pubblicato risale al 2016 con “The Holographic Principle”, disco che divise un po’ la critica. Un intermezzo lungo ben cinque anni, seppur ricchi di esibizioni live – più di mille prima della pausa vera e propria che la band si è imposta (niente a che vedere con l’emergenza covid-19) – e di pubblicazioni più o meno utili, tra singoli ed EP vari. Un break inusuale per il gruppo della Simons abituato solitamente a dare più frequenza alle proprie uscite, ma al contempo un’occasione più unica che rara per riordinare le idee e ricaricare le pile dopo tredici anni ininterrotti di continua alternanza tra dischi e tour. C’è ben poco da temere; attraverso i settanta minuti che compongono “Omega” ritroviamo tutti gli elementi che hanno da sempre caratterizzato e contraddistinto la carriera del gruppo symphonic metal olandese e di spazio per le novità ne viene lasciato pochissimo. L’impressione generale non è tanto che gli Epica abbiano voluto dare una sterzata alla propria proposta né tanto meno fare un passo indietro verso le sonorità del passato (nonostante sia riconoscibile qualche chiaro riferimento agli esordi), quanto piuttosto che si siano posti come obiettivo quello di snellire leggermente la complessità dei brani per creare un disco più immediato e facile da ascoltare, e forse anche in grado di adeguarsi meglio all’attività live.

Simone Simons – voce
Mark Jansen – chitarra, growl
Isaac Delahaye – chitarra
Coen Janssen – synth, piano
Ariën Van Weesenbeek – batteria
Rob Van Der Loo – basso

OMEGA
Data di uscita: 26 febbraio 2021
Casa discografica: Nuclear Blast
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01. ALPHA – ANTELUDIUM (1:38)
La classica intro orchestrale ed epica che rientra negli stilemi più classici della aperture sinfoniche con il compito di aprire le danze, alzare fin da subito il livello di pathos e preparare l’ascoltatore a quello che gli Epica hanno riservato per i propri fan in questo nuovo disco. Un brano da ascoltare come pezzo integrante della tracklist ma che con l’andare degli ascolti si potrà tranquillamente skippare per andare dritti al sodo.

02. ABYSS OF TIME – COUNTDOWN TO SINGULARITY (5:20)
Il primo pezzo di questo “Omega” non si presenta certo come una sorpresa per i molti appassionati della band. Si tratta del singolo scelto come video promozionale che si può trovare già da qualche settimana in rete. E’ una canzone vivace caratterizzata da ritmi medio-alti attraverso i quali gli Epica vogliono subito svelare le proprie carte e colpire puntando al forte impatto e all’orecchiabilità notevole. Simone e Mark si alternano fin da subito al microfono, creando immediatamente un forte contrasto tra la voce soave della singer olandese e quella growl cupa e massiccia che esce con vigore dall’ugola del leader e chitarrista della band. Le orchestrazioni a tratti sono sfarzose ma non esagerate e ci accompagnano fino ad un bel ritornello che colpisce all’istante e che strizza l’occhio, se vogliamo, ai tempi degli esordi con chiare sonorità powereggianti. La fase centrale è caratterizzata da cori epici e maestosi che costituiscono solamente un piccolo break prima di farci tuffare nuovamente nel vorticoso impatto dei riff potenti e schiacciasassi dominato dalle chitarre, sopra le quali si possono ancora una volta muovere le voci dei protagonisti.

03. THE SKELETON KEY (5:06)
I ritmi rallentano, le sonorità si fanno decisamente più cupe e tenebrose. La voce growl possente e drammatica lascia presto spazio alla Simons creando atmosfere intime che preparano la strada ad un refrain molto profondo e spirituale. La definizione ‘gothic’ si sposa a pennello all’interno di un quadro, quello disegnato da questa “The Skeleton Key”, dove troviamo elementi progressivi e all’interno del quale l’impatto epico è notevole. Cori estasianti, arrangiamenti ricercati e la voce incantata della cantante olandese fanno il resto. Un pezzo complesso per certi versi ma altrettanto immediato nella sua appassionante teatralità. Senza dubbio, fin dai primi ascolti, uno dei momenti più riusciti dell’intero lavoro!

04. SEAL OF SOLOMON (5:28)
Gli Epica non sono nuovi ad inserire molteplici influenze all’interno dei loro brani e non è certo questa la prima volta che incontriamo sonorità arabeggianti intercalate nella loro musica. “Seal Of Solomon” è un pezzo cinematografico, circondato da orchestrazioni colossali che colpiscono duramente fin dalle prime note. Il ruolo concesso alle voci estreme è importante, ed i cori vigorosi ed imponenti sono l’elemento cardinale e dominante che contraddistingue il brano per tutta la sua durata, anche all’interno del ritornello. Un pezzo vigoroso, sicuramente complesso ed esigente, da ascoltare più e più volte a volume elevato perchè siamo certi saprà crescere col tempo; già ci immaginiamo quanta carica potrà trasmettere in sede live, con Simone pronta a sventolare la sua possente chioma.

05. GAIA (4:46)
Dopo una canzone oscura e sofisticata come quella precedente era lecito attendersi qualcosa di più disimpegnato. In realtà gli Epica, con “Gaia”, puntano su sonorità progressive e power metal con un brano sicuramente più classico, che si muove sicuro cavalcando sonorità già ben approfondite dalla band nel proprio passato. Nonostante questo, è riconoscibile una certa ricerca dal punto di vista del ritmo e della costruzione lirica. I ritmi si fanno elevati, cori ed orchestrazioni accompagnano la voce della Simons, autentica protagonista all’interno dei cinque minuti scarsi che compongono il pezzo. Una scarica rabbiosa esplode nella fase centrale poco dopo un notevole assolo di chitarra ed il refrain è canticchiabile ma non memorabile, così come probabilmente la stessa “Gaia” in sé.

06. CODE OF LIFE (5:58)
Ancora un tuffo tra le sonorità più epiche ed orientali; “Code Of Life” è ricco di sfumature che alterna momenti esaltanti e dai ritmi sostenuti a passaggi più ricercati. Non mancano riff profondi e potenti, che fanno da fondamenta sulle quali possono muoversi con disinvoltura tutti gli altri strumenti e l’orchestra. Una dose massiccia di cori ed arrangiamenti sinfonici trionfanti circondano l’ugola angelica della cantante, che si spinge a tratti fino al cantato lirico. Il brano mostra il lato più progressivo all’interno del sound degli Epica ed è notevole il bridge centrale, dove le voci si intrecciano creando un momento esaltante e riportando poco dopo il pezzo sui binari principali, in cui si stampa un ritornello notevole che si farà ricordare.

07. FREEDOM – THE WOLVES WITHIN (5:37)
Il secondo singolo scelto per lanciare e rappresentare “Omega” risponde al nome di “Freedom – The Wolves Within”. Un pezzo da headbanging puro dove la sezione ritmica colpisce duro fin dall’inizio, in particolare si erge a protagonista il lavoro di Rob Van Der Loo che per l’occasione ha utilizzato il suo nuovo basso ‘Hellboy’ con il quale ha girato anche un video ‘bass playthrough‘. Le orchestrazioni sono comunque ben presenti così come i cori, che ovviamente non possono mai mancare all’interno di un brano firmato Epica. Sonorità moderne lasciano poi spazio a melodie raffinate che accompagnano un ritornello canticchiabile. La voce celestiale di Simone riesce a disegnare melodie intriganti, aprendo in maniera possente durante la strofa e poi alzando il tiro in prossimità di un refrain capace di incollarsi in testa. Nel complesso una canzone che si lascia apprezzare fin da subito e che viaggia a colpo sicuro senza osare troppo ma con un bel tiro. Siamo sicuri che l’impatto sarà rilevante anche quando arriverà il momento di proporla dal vivo con l’intera platea pronta a scatenarsi cantando a più non posso.

08. KINGDOM OH HEAVEN PT.3 – THE ANTEDILUVIAN UNIVERSE (13:24)
Maestoso e monumentale, il terzo capitolo della “Kingdom Of Heaven’ Saga” è una suite ambiziosa e ricca di svariate influenze, molto sentita dallo stesso Mark Jansen per alcuni affetti personali venuti a mancare durante la composizione della stessa. Tredici minuti che potremmo dividere in più parti: quella iniziale dove l’orchestra la fa da padrone creando atmosfere gloriose; una fase centrale che si sviluppa come un classico pezzo targato Epica, con un melodico midtempo ricco di sinfonie guidate dalla solita intramontabile leadership della singer olandese; infine un finale dove le orchestrazioni si fanno intense e corrono a braccetto con la coppia di chitarre sempre pronte a macinare riff. Un brano dinamico e sempre in grado di mantenere alto il livello di adrenalina nonostante la lunga durata. Una composizione imponente che mette in mostra tutta la classe compositiva di cui la band dispone.

09. RIVERS (4:48)
Terzo estratto da “Omega”, “Rivers” è la classica ballata magistralmente scritta ed interpretata dagli Epica. Un momento acustico ed orchestrale dove la band osa poco e preferisce muoversi su strade già battute in precedenza con pezzi tanto amati dai propri fan come “Once Upon A Time” e “Canvas Of Life”. I fari sono puntati sulla magica voce della Simons che ci accompagna per mano attraverso sonorità emozionati e sognanti. La sua prestazione è da brividi.
“Rivers” è un brano riuscito, che all’interno del disco riesce a trovare la sua vera dimensione forse più che come singolo in sè; un momento ideale e necessario per spezzare i ritmi all’interno della tracklist con le sue atmosfere commoventi e toccanti.

10. SYNERGIZE – MANIC MANIFEST (6:36)
Gli Epica tornano a solcare mari più progressivi e powereggianti; con “Synergive – Manic Manifest” sembra di fare un passo di diversi anni verso i dischi degli esordi. L’act olandese si muove con disinvoltura su ritmi vorticosi contraddistinti da momenti epici e passaggi orchestrali.
Un brano pronto a scagliarsi in faccia all’ascoltatore con una chiara impronta power/gothic metal che con energia e fermezza picchia a testa bassa e con decisione per quasi cinque minuti, prima di chiudersi sulle note armoniose e calme che accompagnano la parte finale.

11. TWILIGHT REVERIE – THE HYPNAGOGIC STATE (4:29)
Gli Epica ci prendono gusto e proseguono con un altro brano seducente che preferisce puntare su sonorità di facile presa con armonie amabili e affascinanti, in grado di farsi apprezzare senza fatica. Di nuovo torna un certo stampo retrò – rispetto alla carriera della band si intende – con coretti ammiccanti e ritmi medio-alti che scivolano via con grazia, lasciandoci pianamente soddisfatti nonostante si potrebbe obiettare su una certa prevedibilità presente durante tutta la durata del pezzo.

12. OMEGA – SOVEREIGN OF THE SUN SPHERES (7:06)
Più spazio al growl, ritornano i cori maestosi e qualche accelerazione ma non mancano i classici poderosi riff stoppati e gli assoli di chitarra sparati con impeto. “Omega – Sovereign Of The Sun Spheres” somiglia ad un bel puzzle dove tutti gli elementi che hanno contraddistinto il trademark Epica cercano di trovare spazio. La canzone ha un suo filo conduttore, ma a tratti potrebbe trasmettere l’impressione di ritrovarsi di fronte ad una complessità troppo voluta e ricercata, più studiata a tavolino che spontanea e naturale. Sicuramente l’intenzione della band olandese voleva essere quella di chiudere il disco innestando le marce alte, e lo ha fatto con un brano dinamico e ricco di mille sfaccettature che necessitano di molta attenzione.

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