FLESHGOD APOCALYPSE: il nuovo “Veleno” traccia per traccia!

Pubblicato il 03/05/2019

A cura di Giacomo Slongo

A tre anni di distanza dall’acclamato “King”, apice di un percorso evolutivo che da esordi prettamente death metal li ha visti sposare registri via via sempre più sfarzosi e barocchi, ecco riaffacciarsi sul mercato i Fleshgod Apocalypse con la loro quinta fatica sulla lunga distanza, ancora una volta sotto l’egida della potente Nuclear Blast. Un’opera che sancisce un importante avvicendamento tra le fila del gruppo nostrano, con il leader/membro fondatore Francesco Paoli nuovamente impegnato alle growling vocals e alla chitarra, e che torna a puntare i riflettori sulle chitarre dopo anni di sbornie sinfonico-orchestrali; il tutto, ovviamente, senza snaturare una formula ormai affinata e riconoscibile, in cui elementi più vicini all’universo power metal che a quello estremo continuano giocare un ruolo chiave nell’economia della tracklist. In attesa della recensione vera e propria, oltre che di ascoltare certi brani il prossimo 1 giugno all’edizione 2019 del Metalitalia.com Festival, siamo quindi lieti di offrirvi un’anteprima/track-by-track di “Veleno”…

FLESHGOD APOCALYPSE
Paolo Rossi – Basso, voci
Francesco Paoli – Voci, chitarre, batteria
Francesco Ferrini – Piano, orchestrazioni
Veronica Bordacchini – Voci
Fabio Bartoletti – Chitarre

VELENO
Data di uscita: 24/05/2019
Etichetta: Nuclear Blast
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01. Fury (04:38)
Opener frenetica e ricca di cambi di umore che sintetizza buona parte degli elementi poi approfonditi nel prosieguo della tracklist. Riff e ritmiche serrati si sposano ad una serie di barocchismi che traghettano il brano verso un refrain epico e ad un assolo particolarmente sentito e melodioso. Come sempre quando si parla degli ultimi Fleshgod Apocalypse, la carne al fuoco è tanta, ma lo sviluppo fluido e l’impatto assicurato dal background death metal del gruppo evitano al songwriting di scadere nella ridondanza.

02. Carnivorous Lamb (04:39)
Il secondo estratto di “Veleno” è anche uno degli episodi più votati ai contrasti e ai colpi di scena. Ad un incipit ritmato e simil-arioso, dalla forte connotazione power metal, segue una trafila di parentesi lancinanti in cui blast beat e riffing death metal non lasciano scampo all’ascoltatore. Da segnalare il primo intervento di clean vocals del bassista Paolo Rossi, protagonista con la sua timbrica squillante del ritornello che marchia a fuoco la traccia.

03. Sugar (04:17)
Primo singolo che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere. Epico, incisivo e trascinante, “Sugar” coincide indubbiamente con uno degli episodi principe dell’album e della recente produzione dei Nostri; quattro minuti durante i quali la componente prettamente estrema e quella classico-sinfonica si rincorrono e si susseguono per un risultato finale di rara potenza e sontuosità.

04. The Praying Mantis’ Strategy (01:04)
Un interludio dal carattere operistico che poco toglie e poco aggiunge al valore complessivo dell’opera.

05. Monnalisa (05:24)
“Monnalisa” finisce dritta nella lista delle canzoni più sfarzose di “Veleno”, oltre che dell’intero repertorio dei Nostri. Da strofe in cui viene persino evocato il fantasma dei Cradle of Filth all’ennesimo, ottimo assolo di matrice heavy/classic, passando per i gorgheggi al microfono di Veronica Bordacchini, il brano gioca di accumulo andando inevitabilmente a sacrificare parte della ferocia e dell’aggressività fin qui raggiunte. Di fronte a tanta sovrabbondanza qualcuno potrà storcere il naso, ma anche in questa veste ampollosa il songwriting dei Fleshgod Apocalypse si attesta su livelli impensabili per i tanti epigoni di Shagrath o Dani Filth in circolazione.

06. Worship and Forget (04:32)
Bordata in cui l’animo violento dei Nostri si fa largo a spallate tra gli ormai consolidati elementi sinfonici. I ritmi non calano mai di intensità, mentre dallo sfondo l’emergere di arie epiche e melodiche lo allineano al 100% come un parto dei Fleshgod Apocalypse degli ultimi due/tre dischi.

07. Absinthe (06:09)
Tornano a farsi sentire le clean vocals di Paolo Rossi, invero poco concilianti e ‘piacione’. Oltre che per questo dettaglio, “Absinthe” spicca prevalentemente per il suo incedere nervoso e schizzato, cui fa da contraltare un’apertura maestosa che spinge sull’acceleratore del pathos e dell’epicità.

08. Pissing on the Score (04:30)
Un brano che, come pronosticabile dal titolo, sarebbe potuto uscire dalle sessioni di registrazione di “Oracles” e “Mafia”. Cori e tastiere vengono relegati in un angolo e scavalcati da una pletora di spunti non poi così distanti da quelli del vecchio catalogo Willowtip/Unique Leader, per una carneficina tanto inaspettata quanto ben costruita. L’ennesima riprova del peso dei riff in questo nuovo capitolo discografico.

09. The Day We’ll Be Gone (05:58)
Dopo la fiumana death metal di “Pissing…”, ecco una composizione giocata per buona parte sulle orchestrazioni drammatiche di Francesco Ferrini e sui vocalizzi soprano di Veronica Bordacchini, mai così al centro della scena come in questi sei minuti. Il discorso fatto per “Monnalisa” potrebbe essere applicato anche a “The Day We’ll Be Gone”, nonostante l’impressione finale sia che in questa occasione i Nostri abbiano calcato un po’ troppo la mano sul loro lato cinematografico, smarrendo un filo di incisività.

10. Embrace the Oblivion (07:49)
Un riff di chiara ascendenza Morbid Angel sfocia in un assalto death/thrash à la At the Gates di “Slaughter of the Soul”. Da qui in poi è tutto in discesa, in un crescendo epico e battagliero che torna ad ospitare le voci pulite di Paolo Rossi e che mostra nuovamente un’ottima combinazione di elementi extreme e symphonic/power metal. “Embrace the Oblivion” è la traccia conclusiva per natura; la degna chiusura di un’opera che saprà dire tantissimo sul futuro della formazione nostrana.

11. Veleno (02:42)
Immancabile outro pianistico che pone il sigillo sul disco in un clima amaro e desolante.

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