A cura di Giacomo Slongo
Death metal e Stati Uniti. Per molti, un binomio imprescindibile che passa dall’operato di realtà arcinote come Obituary, Morbid Angel, Deicide e Cannibal Corpse. Gruppi ormai entrati nell’immaginario collettivo e che hanno segnato indelebilmente la storia del genere, scrivendo pagine di musica che ancora oggi, a trent’anni di distanza dall’esplosione del movimento, vengono lette, imitate e reinterpretate da uno stuolo pressoché infinito di rampolli in tutto il mondo; gente che all’epoca poteva permettersi di apparire in una produzione hollywoodiana (gli autori di “Tomb of the Mutilated”) o strappare un contratto con la sussidiaria di una major e vendere oltre duecentomila copie con un disco (quelli di “Covenant”), la cui ombra lunga finì per oscurare e mettere in secondo piano tutta una serie di formazioni, alcune delle quali ancora in attività, molto più che degne di essere conosciute e apprezzate. Metalitalia.com riporta le lancette dell’orologio agli anni Novanta proprio per approfondire le gesta di alcuni di questi barbari dell’underground; capolavori finiti nel dimenticatoio o piccoli gioielli da cui (ri)partire alla scoperta della scena old school più audace e incorruttibile. Buona lettura… e buon ascolto!
RIPPING CORPSE – Dreaming with the Dead – Kraze (1991)
Erik Rutan. Un nome che riporta subito alla mente i Morbid Angel di “Domination” e “Gateways to Annihilation”, le progressioni lancinanti degli Hate Eternal o le rese sonore di Cannibal Corpse, Goatwhore e Soilent Green… CONTINUA
BRUTALITY – When the Sky Turns Black – Nuclear Blast (1994)
Mettiamola così, in maniera molto semplice: i Brutality sono il gruppo più sottovalutato dell’intera scena floridiana di fine anni Ottanta/inizio anni Novanta… CONTINUA
BROKEN HOPE – Loathing – Metal Blade (1997)
Dopo un trittico di dischi accolto a braccia aperte dai fan delle sonorità death metal più gutturali e cavernicole, con “Loathing” i Broken Hope decidono di compiere un grosso passo avanti in termini di profondità e messa a fuoco del loro sound… CONTINUA
VITAL REMAINS – Forever Underground – Osmose (1997)
Prima che il sodalizio con sua maestà Glen Benton li portasse sotto la luce dei riflettori (esposizione durata invero il tempo di due dischi, l’ottimo “Dechristianize” e lo spento “Icons of Evil”), i Vital Remains potevano essere visti come uno dei gruppi più sottovalutati e caparbi dell’intero scenario death metal a stelle e strisce… CONTINUA
ANGELCORPSE – Exterminate – Osmose (1998)
1998. Mentre i fenomeni melodic death, power e symphonic black si godono il loro momento di massimo splendore e risonanza, qualcosa di decisamente meno conciliante si agita nelle fucine dell’underground a stelle e strisce… CONTINUA





