Francesco “Fuzz” Pascoletti presenta la nuova rivista RRAZÖRR

Pubblicato il 29/04/2021

In occasione dell’arrivo in edicola del primo numero, Metalitalia.com è lieta di presentare RrazöRr, la prima rivista italiana dedicata all’underground metal.

Come riporta il comunicato stampa ufficiale:

RRAZÖRR si presenta diverso non solo nella scelta dei nomi trattati nelle sue 100 pagine, ma anche nel modo di trattarli, con tanti speciali ed approfondimenti per entrare completamente dentro ad alcune scene in fermento o conoscere cosa sta bruciando oggi ed esploderà domani. Ad esempio, sul n.1 troverete 20 pagine dedicate alla New Wave Of Traditional Heavy Metal con profili su 11 band emergenti, interviste ai nomi più interessanti (LUNAR SHADOW, ATLANTEAN KODEX, ENFORCER) e alle etichette specializzate (Gates Of Hell, Metal On Metal), come un lungo dossier sul Doom, con 20 giovani band che stanno dando nuova linfa a questo genere, ed ancora, un pezzo su 20 grandi band/dischi “dimenticati” nel 2020. Ma sul n.1 troverete anche TRIBULATION, GAEREA, WHITE VOID, EMPTINESS, HÄLLAS, LA FIN, IMPERIAL TRIUMPHANT, DEMON HEAD, BLEEDING EYES, SISTER, THE VICE, l’illustratore Leoncio Harmr, CARACH ANGREN, DORDEDUH e tanti, tanti altri!”

RRAZÖRR n.1 è distribuito da Press-Di nelle miglior edicole italiane o acquistabile on line (al prezzo di 6,50 euro + 1,50 di spese postali) a questo indirizzo.

Abbiamo contattato il caporedattore ed editore del progetto, Francesco “Fuzz” Pascoletti, per conoscere meglio questo nuovo progetto editoriale. Ecco le sue risposte alle nostre domande.

CIAO FUZZ, PRIMA DI TUTTO GRAZIE PER IL TUO TEMPO E SPERO DI TROVARTI IN PERFETTA SALUTE DOPO LA TUA DISAVVENTURA COL COVID! ANDIAMO SUBITO A PARLARE DI RRAZÖRR. TU SEI UN VETERANO DEL GIORNALISMO METAL IN ITALIA, MA NONOSTANTE QUESTO LANCIARE UN NUOVO PROGETTO COME QUESTO È CERTAMENTE UNA SFIDA. TI VA DI RACCONTARCI COME È NATA L’IDEA E QUALI OBIETTIVI VI SIETE POSTI PER QUESTA PRIMA FASE DI LANCIO?

“Ciao Carlo e grazie per l’intervista… ed anche per chiedermi del mio stato di salute, che, in un modo o nell’altro, coinvolge anche il mio lavoro sulle riviste! Oltre un mese e mezzo fra ricovero (ahimè, anche in reparto di terapia intensiva) e convalescenza, si sono fatti sentire in una struttura piccola e, come dire, “centralizzata” come la nostra… Anche perché, da quanto ne sappia, il Fato non ti manda un telegramma per avvisarti che fra qualche giorno ti capiterà questo o quell’incidente.. quindi non hai modo di prepararti! Se nel 2020, per i nostri standard, eravamo stati più che svizzeri, uscendo regolarmente verso il 26/27 del mese sia con Classix che Classix Metal, questo mio stop forzato e la conseguente riorganizzazione ci ha fatto accumulare un po’ di ritardo nelle uscite. Poi siamo stati bravissimi, te pareva, a complicarci ancora di più la vita con l’arrivo di RRAZÖRR… Se infine ci metti una serie di magagne fisiche uscite fuori da ulteriori accertamenti (e che non è il caso di stare qui a raccontare), capirai che la situazione in sintesi è questa: ci stiamo facendo un mazzo così nel periodo in cui ci sono meno forze per farselo! Basta piangersi addosso, vado alla tua domanda: RRAZÖRR è figlio di due mamme. La prima è l’inesauribile curiosità che, fortunatamente, sia io che buona parte dei miei collaboratori storici ancora nutriamo verso la musica (no, non è che ascoltiamo tutto il giorno “i Beatles e Rolling Stones”, e, pur lavorando su due riviste che raccontano il passato, siamo immuni dall’orribile morbo della nostalgia a tutti i costi!). La seconda è una specie di “insoddisfazione”, una voglia di tornare, come scritto nell’editoriale del n.1, a fare puro e autentico giornalismo! Ovvero: ascoltare, individuare fra tantissimi album e gruppi qualcosa di nuovo, interessante, qualcosa che faccia venire la pelle d’oca, magari solamente a noi, appassionarsi al punto di voler assolutamente trasmettere queste emozioni. Per ovvi motivi di linea editoriale, era impossibile portare quello che oggi vedi su RRAZÖRR nelle pagine delle altre due riviste. Sarebbe stato presuntuoso, inutile, probabilmente avremmo scontentato dei lettori che amano il nostro approccio “tradizionalista”, fatto di “racconti”, lunghi approfondimenti o viaggi fra le tante pieghe nascoste o dimenticate da rock o del metal del passato. Questa cosa però ci bruciava dentro. Mi ossessionava non poter parlare di tanta grande musica che ha l’unico difetto di essere stata fatta nel 2021 e non nel 1975 o nel 1987! Essendo un fiero sostenitore che “fare è meglio che parlare”, volevamo assolutamente realizzare qualcosa di nuovo, magari un progetto one-off. Inizialmente non sapevamo se fosse arrivato il momento di recuperare la sigla Psycho!, che però ci avrebbe obbligato (essendo una rivista con una lunga storia alle spalle) ad adeguarci un po’ a quella che era la sua struttura… Poi, devo confessare che la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che mi ha dato veramente la spinta definitiva, è stato l’arrivo di Hard Rock Magazine… Mesi prima che uscisse, avevo parlato a lungo con il suo direttore, Francesco Coniglio, dandogli le mie impressioni su cosa effettivamente mancasse nel panorama dell’editoria musicale italiana e su quale linea editoriale avrebbero dovuto prendere, o almeno, secondo me… Quando poi ho visto il solito giornale, con le solite facce e i soliti nomi mi sono detto: “Ma cazzo, il giornale che manca lo faccio io! E lo faccio adesso!”.

TI VA DI DARCI QUALCHE ANTICIPAZIONE SUL TIPO DI CONTENUTI CHE AVETE GIÀ SVILUPPATO O CHE AVETE INTENZIONE DI SVILUPPARE PER RRAZÖRR? COSA DOBBIAMO ASPETTARCI SULLE VOSTRE PAGINE?

“Come da sempre mostrano già Classix e Classix Metal non siamo mai stati un giornale da intervista-recensioni-intervista. Sui n.0 e 1 di RRAZÖRR abbiamo già fatto degli speciali, degli approfondimenti (occult metal, doom, NWOTraditionalHM, le uscite dimenticate del 2020, black metal etc), abbiamo cercato di inquadrare certe scene raccontando cosa sta accadendo oggi, ora, senza andare per forza a parlare con il gruppo che pubblica il sedicesimo album… Continueremo su questa strada, alternando pezzi più “leggeri” o tradizionali interviste ad articoli più complessi, tra l’altro di non facilissima realizzazione, ma ti assicuro che qui a RRAZÖRR, le idee non mancano. Poi, vabbè… qualche ingenuo della rete, chiamiamolo così, ha pensato che, se sul n. 1 abbiamo parlato ad es. di doom, basta, amen, ciao, non parleremo più di doom! Che ingenuità! E allora ne approfitto per annunciare che per RRAZÖRR n.2 il nostro Magister Doomicus Salvatore Fallucca sta già preparando un mostruoso articolo su una doom-scena specifica. Continueremo anche a cercare di presentare più generi possibili, una volta tanto ci prendiamo il lusso di non essere monotematici! So che questo è un ennesimo rischio, perché il pubblico italiano è sempre estremamente, ripeto, estremamente settorializzato e probabilmente, chi si è esaltato per le 20 pagine sul Trad Metal, magari ha storto la bocca per gli articoli black metal oriented o, inevitabilmente, c’è chi avrà trovato i pezzi, che ne so, su Tribulation o La Fin o Emptiness troppo questo o troppo quello. Ma su RRAZÖRR abbiamo deciso di essere assolutamente liberi e di non darci confini. Niente giochetti di marketing o scelte di comodo: quello che ci piace lo vogliamo proporre ai lettori!”

DA QUALCHE GIORNO C’È STATA LA PUBBLICAZIONE DEL PRIMO NUMERO DELLA RIVISTA E PRIMA ANCORA DEL COSIDDETTO NUMERO 0. QUALI FEEDBACK AVETE RACCOLTO FINORA? COM’È STATA LA REAZIONE DEL PUBBLICO?

“Attenzione: io parlo di giornale ma in realtà noi in redazione per RRAZÖRR parliamo ancora di “progetto”. Il mio obiettivo è il n.2, dopo sarà il n.3, quindi un eventuale n.4… Un passo alla volta, concedetecelo! L’esperienza mi insegna ad essere modesto e la realtà ad essere realista, ad accontentarmi di pagare i conti e le spese, a fare contenti i lettori e sperare che ci sia un minimo di attenzione per questa nuova iniziativa. Per il n.1 di RRAZÖRR il successo di critica è stato veramente grande (il commento più bello è stato: “non conosco neanche uno dei gruppi di cui parlate, ma non vedo l’ora di cominciare ad ascoltarli” e ci è capitato di riceverlo spesso), ma al momento non ho la minima idea su quello che sia l’eventuale successo di pubblico, insomma, il riscontro commerciale. Se ci sarà, ammetto che sarò il primo a stupirmi. Però fammi dire che abbiamo dei progetti talmente, ehm, arditi, che RRAZÖRR potrebbe non essere l’unica novità in arrivo!”

UNA RIVISTA DEDICATA ALL’UNDERGROUND, ORGOGLIOSAMENTE PRIVA DEI NOMI PIÙ NOTI DELLA SCENA, IN ITALIA: VI STATE PRENDENDO UN RISCHIO NON DA POCO. NON SIAMO LA GERMANIA O LA SVEZIA, DOVE AD ESEMPIO I FESTIVAL VANNO SOLD OUT ANCORA PRIMA DI SAPERE CHI CI SUONERÀ… QUI IL PUBBLICO CONTINUA A RIEMPIRE LE ARENE PER I SOLITI NOTI, LASCIANDO LE BRICIOLE AL RESTO. LA DOMANDA UN PO’ PROVOCATORIA, QUINDI, È QUESTA: COME VI PONETE (ANCHE DA UN PUNTO DI VISTA ECONOMICO) NEI CONFRONTI DI UNA RIVISTA CHE VERRÀ MESSO IN VETRINA DI FIANCO A RIVISTE SU CUI FANNO BELLA MOSTRA BRUCE DICKINSON, JAMES HETFIELD, OZZY OSBOURNE E COMPAGNIA? IN SOLDONI, CHI SCEGLIERÀ VOI A DISCAPITO DI UNO QUALUNQUE DEI COMPETITOR?

“Qui ho un po’ di difficoltà risponderti perché in realtà io sono un competitor di me stesso… Quindi ho fatto una gran cazzata! Oppure sono un genio, perché, con le mie tre riviste, copro tre mercati sostanzialmente diversi, ma che possono “prestarsi” i lettori. Il fatto che sia difficile trovare un pubblico-RRAZÖRR è ovvio, ce lo hanno fatto notare tutti, e naturalmente lo sapevamo fin dall’inizio. Ecco ad esempio il motivo per cui ho scelto di stampare il primo numero (nonostante i primi numeri abbiano sempre successo… o qualcuno dice così) con una diffusione ridotta, esattamente la metà di quella di Classix/Classix Metal, sperando che, chi è davvero interessato, voglia comunque comprare la rivista attraverso il nostro store. Questo in realtà è anche un esperimento che faccio per vedere quali potranno essere le eventuali modalità di distribuzione (e non solo di RRAZÖRR) in futuro. Mi prendo qualche riga per esporti una mia teoria: nonostante io mi sia appena impelagato in un nuovo progetto editoriale, nonostante siano 31 anni che scrivo o faccio riviste di carta stampata e che quindi tutti i soliti discorsi sul fascino/profumo/piacere di leggere un giornale di carta, conservarlo, ritirarlo fuori dopo anni etc facciano parte della mia vita personale e professionale (che poi sono la stessa cosa!), io sono sempre più convinto che la rivista cartacea sia arrivata non certo alla fine della sua storia, ma ad un punto importante di svolta. Insomma, credo che per noi pochi “giornalai” rimasti (non oso scrivere giornalista, perché c’è qualche sfigato, che non sa nemmeno scrivere in italiano corretto, che mi rinfaccia di non essere iscritto all’ordine dei giornalisti!), sia tempo di aprire gli occhi e affrontare la realtà… No, affrontare è una parola sbagliata, perché dà l’idea di uno scontro… “Affrontare un nemico”… Allora preferisco dire “giocare con la realtà”, perché la realtà è una fonte inesauribile di opportunità, idee e anche nuovi entusiasmi, pure per vecchie cariatidi come me! Credo che una rivista di musica debba imparare e prendere lezione da quelli che oggi sono i supporti musicali, insomma, i dischi. Un tempo nemmeno troppo lontano, una band pubblicava circa un disco l’anno, oggi, in un mercato totalmente cambiato e paradossalmente più libero da certi vincoli, può o potrebbe pubblicare singoli a scadenza mensile, ep, mini, cose solo in vinile, altre solo in digitale, far uscire un live o ristampare un vecchio album risuonandolo… Ecco, oggi le riviste dovrebbero fare propria ed adottare questa inaspettata libertà imprenditoriale: uscire dalla prigionia della diffusione nazionale (che impone di stampare milioni di copie per venderne qualche migliaia), liberarsi dalla tirannia della distribuzione mensile (che impone ritmi forsennati e non sempre garantisce la qualità), svincolarsi dalla schiavitù del nome importante in copertina (altrimenti non si vendono X copie). Mi rendo conto che le riviste cartacee sono un pachiderma, poco agile e che rischia di impantanarsi ogni due passi… Allo stesso tempo, la rivista è ancora un oggetto MERAVIGLIOSO da avere, sfogliare e conservare, un oggetto che RESTA. Ecco perché noi siamo così attenti alla grafica, alle immagini, all’aspetto anche esteriore ed estetico del nostro prodotto. E quindi perché non diventare davvero un oggetto importante, per chi sa dargli la giusta importanza?”

QUINDI CARTA VS. DIGITALE: CONTRAPPOSIZIONE O COMPLEMENTARITÀ? QUALI SONO I PUNTI DI FORZA DI UNA RIVISTA CARTACEA CHE IL DIGITALE NON PUÒ REPLICARE SECONDO TE? E ROVESCIANDO LA DOMANDA, SU QUALI TERRENI NON POTRESTE MAI COMPETERE CON UN PORTALE WEB?

“Limitiamoci al microcosmo della musica rock e metal (non pretendo di fare presuntuose analisi di marketing): sicuramente in Italia c’è sempre stata una contrapposizione fra i due aspetti, ma io cerco una complementarità. La contrapposizione è vista da entrambe le parti e ognuna di queste per molto tempo è stata convinta di essere la migliore (“la carta è obsoleta, è lenta..”, “il web è superficiale, anonimo, non fa cultura giornalistica”… e tutte le solite teorie che conosciamo bene). La scomparsa delle quasi totalità delle riviste musicali italiane ci fa capire bene non tanto chi ha “vinto” in questa contrapposizione, ma quella che è stata la naturale evoluzione della specie. Però attenzione… Io faccio sempre l’esempio della lampadina e della candela. La luce elettrica è utile, necessaria, fondamentale, irrinunciabile, ma le candele hanno continuato ad esistere e sono passate, da essere la principale fonte di illuminazione, ad elegante accessorio per rendere più intime o romantiche le nostre case (poi, se c’è qualcuno che fa davvero il bagno riempendo di candele il bordo della vasca, non sta a me dirlo…). Insomma, le candele (ovvero le riviste cartacee) hanno cambiato funzione, ma sono rimaste e sono pure apprezzate. Ecco allora che gente nata e cresciuta con il web rispetta e comprende il classico fascino/piacere/eccetera della carta e addirittura molti di quelli che scrivono per il web hanno come obiettivo quello di finire sulla carta. Insomma, i due mondi SONO complementari! Non nego che il mio obbiettivo è anche quello di andare sulla rete, ma andarci a modo nostro, con il nostro profilo, il nostro stile, ma anche con la consapevolezza che, se e quando sbarcheremo sulla rete, saremo gli ultimi della fila. E quindi non potremo pretendere di dare le solite notizie prima degli altri o cinque minuti dopo o limitarsi a tradurre un comunicato stampa o basare il mio website sulla notizia che il bassista degli Sbavator è entrato nei Vaticanal… MAI vorrei adattarmi a queste regole, non mi appartengono, e sarei un pazzo a partecipare a questa gara, perderei sempre. Se devo portare Classix, RRAZÖRR e Classix Metal sulla rete, ce li devo portare rispettando il nostro modo di fare informazione musicale. So che c’è molta gente lì fuori che letteralmente non mi sopporta e, pur apprezzando enormemente le mie riviste, non ammetterà mai di averle comprate. Gente che non aspetta altro che di stappare lo champagne alla notizia che noi “non usciremo più in edicola” o, che ne so, “chiudiamo le riviste” o che il Fuzz è scappiato con tutti soldi in Costa Rica… A questi signori dico che non ci sarà fuga o fallimento (anzi, posso permettermi, a testa alta, di affermare che oggi le mie riviste vanno addirittura meglio di un tempo, hanno grossi riscontri pubbicitari, sono apprezzatissime dalle etichette straniere e ricevono decine di proposte per esclusive o altro, a cui spesso dobbiamo dire di no…), ma semplicemente ritengo che le riviste devono diventare “altro”, svincolarsi da quelle schiavitù citate sopra e diventare degli “oggetti preziosi”. E quindi, paradossalmente, la rivista cartacea è destinata ad aumentare il suo fascino e trasformarsi quasi in singoli volumi di un’opera in divenire: più pagine, più stile, più argomenti, più libertà di trattare cose che non debbano garantire un obbligato riscontro commerciale. Ovviamente cambierà anche il pubblico delle riviste, sarà più selezionato o resterà quello davvero fedele. In sintesi: la rivista fisica diventa un bene, una limited edition, un collector’s item, un oggetto importante e qualcosa di versatile, che in formato fisico esce quando è il momento di uscire, ma tutti i giorni ti dà appuntamento sulla rete, con la medesima qualità, senza svendersi o omologarsi. Questo è il mio obiettivo, non facile o immediato, perché prevede una trasformazione complessa. Ma ci stiamo lavorando!”

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