A cura di Luca Filisetti
Da anni alfieri e portabandiera del death più tecnico e ricercato, i milanesi Gory Blister tornano alla carica con l’ennesimo lavoro convincente e ben composto. “Earth-Sick” fa propri gli stilemi classici del genere, ma li rivisita in un’ottica maggiormente groovy. Soprattutto, i ragazzi non dimenticano mai, nemmeno per un istante, che la loro proposta é fatta soprattutto di death metal ferale ed incompromissorio. Sebbene la componente tecnica sia veramente strabordante, la violenza sprigionata non viene mai meno, generando un mostro sonoro complesso e distruttore allo stesso tempo. In questo track by track che Metalitalia.com vi offre, il chitarrista Raff (qui all’opera anche su synth e basso) svela il concept lirico dietro le varie tracce e soprattutto indica le varie tecniche utilizzate, le accordature, le tonalità e tutto quanto sta all’interno dello spartito. A noi non resta altro che completare il tutto con dei veloci commenti frutto di ascolti che comunque dovranno essere ancora numerosi per riuscire ad inquadrare bene tutto ciò che sta dento “Earth-Sick”. Buona lettura.
GORY BLISTER
Raff – Chitarre, Basso, Synth
Joe La Viola – Batteria
John St. John – Voce
Christian – Basso (non presente sull’album)
EARTH-SICK
Data d’uscita: 16 aprile 2012
Etichetta: Bakerteam Records
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01. THE BREEDING (INTRO) (00:45)
Raff: “Ispirato al sound thrash metal 80’s, ma arricchito di synth e guitar solo per dargli colore e renderlo attuale”.
Intro molto breve dove però si subodora già il talento dei chitarristi, unito ad un elevato tasso melodico che pare tratte linfa vitale dal thrash death.
02. EARTHSICK (04:00)
Raff:“Si parte in quarta con un riff di pennata alternata in 1/32 in stile Kreator (‘Terrible Certainity’), sostenuto da doppia cassa e toms per mettere subito le cose in chiaro e sfociare in pochi attimi in un fast tempo degno delle migliori atmosfere da pogo live. L’evoluzione continua con le classiche progressioni in scala minore che contraddistinguono il sound Gory Blister unendo atmosfere tra progressive metal ed il death metal canonico. Il testo del brano rappresenta il punto di vista del pianeta Terra sulla razza umana: la nostra Madre Terra è nauseata dalla nostra ingratitudine. La civiltà è ormai un male di cui la Terra si vuole disfare”.
Parte un assalto terremotante fatto di thrash tedesco opportunamente brutalizzato da sonore iniezioni di death made in USA; i ritmi sono sostenuti ed il massacro viene intervallato da alcune pregevoli incursioni della chitarra solista. La voce di John é matura e catarrosa. Sul finale i ritmi rallentano e vengono inserite delle intuizioni darkeggianti che magari non sono completamente inedite nel sound dei Gory Blister, ma che in passato sono state utilizzate con una certa parsimonia.
03. PLAGUE AND PREY (03:51)
Raff: “Intro caratterizzato da un veloce arpeggio in 7a Dim. che ritornerà sul finale ad anticipare lo special. Ispirato ai più feroci Nile ed immediato preludio melodico marcato da un mid tempo e divesi guitar overdubs che sfociano in breve in un blast beat in MI degno dei Cannibal Corpse di ‘Tomb Of The Mutilated’. Melodie che ritornano in un’apertura a 360° nel ritornello marcato da un ottimo timbro vocale. Questa volta i testi parlano di come l’umanità sia ormai schiava della tecnologia. La nostra mente è succube di un misto fra schiavitù del lavoro e dogma religioso. Siamo tutti files senza nome”.
Up tempo molto solido, buon lavoro di Joe dietro le pelli, con dei blast beat discretamente eseguiti. Il ritornello svisa verso sonorità maggiormente melodiche e controllate. L’uso della melodia però non é mai preponderante e viene gestito con una certa intelligenza. Proprio questo é uno dei temi cardine del lavoro e dell’intera carriera della band: i Gory Blister dimostrano di essere tecnici, non hanno paura ad utilizzare melodie anche piuttosto forti, ma la base death non viene mai meno. Ancora sugli scudi la chitarra solista di Raff. Bella la reprise del tema iniziale dopo il solo.
04. DECADENT EMBRYOS (04:15)
Raff: “Decisamente il brano più diretto e di veloce impatto di tutto l’album, nasce per dare continuità di soluzione alle atmosfere di ‘Earth-Sick’, con particolare attenzione al live. ‘Decanted Embryos’ parla dei bambini in provetta. Ispirato al famoso romanzo di Aldous Huxley (Brave New World) vede ormai realizzata una società in cui nasciamo per soddisfare delle esigenza più grandi di noi che ci sembrano immutabili. Le emozioni sono bandite perché ci rendono deboli ed improduttivi”.
Primo brano veramente molto buono, dove vengono recuperate le stimmate di death tecnico che in precedenza si intravedevano soltanto in controluce; il brano é inizialmente un mid tempo che però con il passare dei minuti ci regala diversi cambi di ritmo al proprio interno, classicamente Gory Blister; il mood é cupo e perverso ed anche la voce di John a tratti si fa più lacerante. Alcune aperture atmosferiche rimandano direttamente ai Death, mentre il solo é funambolico ma anche piuttosto classico e di matrice quasi thrash.
05 DOMINANT GENETHICS (03:55)
Raff: “Brano tecnico ed introverso che insieme ad ‘H.I.V.’ meglio rappresenta la personalità della band. Si presenta con un groove impostato su una progressione di accordi di 3° Min. per poi crescere miscelando in modo naturale riff ed atmosfere in fast e blast beat che esprimono in loro apice in un ritornello semplice e ridondante mantenendo l’effetto schizofrenia. Il titolo del brano è un gioco di parole che unisce il concetto di genetica ed etica. Troppo spesso ci si accanisce su persone in coma irreversibile da anni, mentre si vieta la possibilità di studiare le potenzialità delle cellule staminali che potrebbero davvero curare tanti mali”.
Brano molto pesante, complesso e pieno di accelerazioni terrificanti; bridge e chorus, di contrasto sono singolarmente leggerini e non particolarmente azzeccati. La traccia ha i suoi highlight nel lavoro di chitarra ai limiti del prog di Raff e nella performance tremenda di Joe, tecnicissimo ed assolutamente preciso nei superbi cambi di tempo. Altro solo piuttosto melodico e tutt’altro che da buttare e breve inserimento di tastiere darkeggianti che arricchiscono il tutto e che avrebbero meritato uno spazio maggiore.
06. H.I.V. (04:01)
Raff: “Riff in 4° min con movimento in 2° ispirato ai Pestilence di ‘Spheres’, al quale si aggiunge l’originale utilizzo del wha nella progressione che segue l’intro. Si colora di numerosi cambi di tempo e schizofreniche atmosfere che denotano la confidenza dei Gory Blister nello scrivere e suonare questo tipo di parti trascinando l’ascoltatore in un mondo surreale. Il brano descrive la razza umana come il cancro del pianeta che lo ospita. Questa razza è sempre più eretica, infetta e vorace.
Si viene subito travolti dalla cascata di note delle sei corde; poi il brano diventa quasi sperimentale, molto nervoso, effettato e moderno, salvo poi assumere sembianze più tradizionali ed affini ai Death. Se ad un primo ascolto la traccia può sembrare confusionaria e raffazzonata, con il crescendo degli ascolti si riesce a cogliere il disegno creato dalla band, che punta ad enfatizzare certe strutture moderne e groovy con un afflato progressivo che qui assume le forme di un death grind schizoide ed incontrollato.
07 WORLD DAMNATOMY (04:05)
Raff: “Caos e ordine allo stesso tempo, forse il simbolo del tao meglio rappresenta le energie di questo brano, fatto di accordi diminuiti al limite degli intervalli jazz, supportati da un sound cattivo ed un esecuzione senza fiato. La metafora di questo brano è quella di un corpo malato paragonato al pianeta Terra. La malattia avanza inesorabilmente ed ha il marchio della razza umana”.
Dopo una breve intro quasi cinematografica ci troviamo davanti ad un death metal tecnico perfetto nella propria classicità, che predilige tempi medi ma non disdegna delle puntate ai limiti del blast beat; al solito la sei corde riesce a gestire bene sia il riffing che i solismi di matrice progressiva e jazzy che puntellano il brano. Nella seconda parte il brano si incattivisce, le ritmiche si fanno più forsennate ed in sottofondo si sentono delle melodie che potrebbero rimandare alla scena post core piuttosto che agli Ulcerate.
08. SOUL-BORNE MALADIES (03:33)
Raff: “Progressione in 4° su accordatura baritona. Scritto ed arrangiato nel rispetto dello stile dell’ospite Karl Sanders. Il testo parla delle malattie intrinseche dell’anima, come l’individualismo o la voglia di potere, che poi generano quello che Freud chiamava ‘disagio della civiltà’ e portano l’uomo inesorabilmente alla rovina”.
Brano che fa convivere velocità estrema e perizia tecnica fuori dal comune. Il death metal rimane putrido e primordiale, anche grazie alle vocals dell’ospite Karl Sanders, in possesso di un growl più profondo e monolitico rispetto a quello di John. Decisamente i rimandi al death made in US ed anche ai Nile stessi sono ben presenti, a partire da un break atmosferico a metà brano, utile ad introdurre l’ennesimo buon assolo di Raff. La traccia é la più classicamente old school death metal del lotto, la più pesante e quella dove le atmosfere si fanno più malsane. Splendido.
09. SERPENT VERSE (03:40)
Raff: “Baritono con intro melodico impostato su una piccola parte di guitar tapping, veloce e diretto si muove sui clichè del genere ma con istintiva rabbia e personalità. Il verso del serpente è un tributo ai testi dei Nile. Un antica pergamena dice che un giorno il faraone protetto dal serpente si sveglierà, ma non potrà regnare su nulla, dato che la civiltà sarà solo un lontano ricordo”.
Ancora death metal tecnico, ferale ed estremamente atmosferico. Pare quasi che Sanders abbia messo mano al songwriting in alcuni frangenti. L’alternarsi di ritmi da catacomba ed accelerazioni improvvise rende la traccia una delle migliori dell’intero lavoro, graziata ancora una volta dal growling di un Sanders eccellente. Esaltante l’accelerazione che si scatena appena dopo il solo di Raff; la band ha il controllo totale di ogni strumento e riesce a non superare mai quella soglia oltre la quale la musica diventa inutilmente esagerata e fine a sé stessa. Il death metal rimane il perno attorno al quale tutto ruota.
10. VOICES FROM THE SEA (02:08)
Outro. Su di una base ambient noise vengono inseriti gli strumenti, che dettano linee melodiche importanti, con la chitarra che cita quasi i guitar heroes ottantiani, offrendo una prova di grande pathos e classe. Brano da decompressione.


