A cura di Luca Pessina
La scena old school death metal è senza dubbio viva e vegeta – lo dimostra la folta schiera di giovani band che nell’ultimo biennio hanno dato vita a un vero e proprio revival di queste sonorità tipiche dei primissimi anni ’90 – ma, se si guarda ai veri padri del filone, non c’è esattamente da stare allegri. Prendiamo la Svezia: i Dismember si sono sciolti nel disinteresse più totale, gli Entombed campano con una moltitudine di concertini in provincia, evitando accuratamente di cimentarsi nella stesura di un nuovo album (anche se alla fine meglio così che pubblicare un prodotto scadente), mentre gli Unleashed ostentano sempre di più la loro componente epico-vichinga per provare ad accattivarsi le simpatie di una fetta di ascoltatori più ampia, quella magari che preferisce Finntroll e Amon Amarth al vero e proprio metallo della morte. I Grave, ad oggi, tra le cosiddette vecchie glorie svedesi, rimangono quindi gli unici veri “custodi della fede”, quelli che probabilmente moriranno indossando una t-shirt dei Repulsion e brandendo un pedale Boss HM-2 Heavy Metal. Tornato in vita nel 2002 dopo un letargo durato una manciata di anni (conseguenza del tragico flop di “Hating Life”), il gruppo originario dell’isola di Gotland ha da allora fatto sfoggio di una costanza e di una perseveranza invidiabili, sia nelle pubblicazioni che nell’attività live, sfornando una serie di album convincenti in rapida successione e calcando i palchi di mezzo mondo sia in veste di headliner che a supporto di realtà più note. Nemmeno la bancarotta della Regain Records, etichetta che ha prodotto gli ultimi due full-length, ha arrestato la marcia dei Nostri, i quali sono tornati a bussare alla porta della Century Media (la label che negli anni ’90 diede alle stampe i loro album storici) per trovare rapidamente un accordo per il rilascio del nuovissimo “Endless Procession Of Souls”. Il decimo disco in studio del quartetto vedrà la luce solo verso la fine di agosto, ma Metalitalia.com, grazie alla collaborazione di Century Media Records, può già offrirvi un succoso studio report in grado di anticiparvi stile e contenuti dell’opera, nonchè di fornirvi vari retroscena della sua gestazione. Il batterista Ronnie Bergerståhl, il membro più anziano della lineup dopo naturalmente il leader Ola Lindgren, ha fatto gli onori di casa negli Studio Soulless, rispondendo alle nostre domande e regalandoci qualche breve commento su ognuna delle tracce che andranno a comporre l’album.
GRAVE
Ola Lindgren – Chitarra, Voce
Ronnie Bergerståhl – Batteria
Tobias Cristiansson – Basso
Mika Lagrén – Chitarra
ENDLESS PROCESSION OF SOULS
Data d’uscita: 27 agosto 2012
Etichetta: Century Media Records
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01. DYSTOPIA
Ronnie: “Un breve intro di chitarra in odore di Celtic Frost/Triptykon”.
Trenta secondi all’insegna di un motivo criptico e interlocutorio. La classica calma prima della tempesta.
02. AMONGST MARBLE AND THE DEAD
Ronnie: “Una classica opener: veloce e con un grande stacco in midtempo che introduce un chorus atmosferico”.
Traccia che parte subito in uptempo, con il tipico riffing-motosega di scuola Grave. Certi stop’n’go ricordano “Reborn” da “Fiendish Regression”, ma le melodie macabre e lo stacco doom posto nel mezzo (introdotto dal classico “Slow!” di Ola Lindgren) richiamano direttamente le ultime pubblicazioni, anche se la resa sonora è più nitida e vivace.
03. DISEMBODIED STEPS
Ronnie: “Traccia più thrashy che credo diverrà un’ottima live song! Ritornello super catchy e dei grandi lead di chitarra”.
Legata all’opener, “Disembodied Steps” presenta subito un riffing più rotondo e catchy, sorretto da una solida doppia cassa. Un incipit che probabilmente farà faville dal vivo e che presto lascia spazio a un turbine di ritmiche più serrate, le quali esaltano Lindgren dietro al microfono. Pezzo particolarmente scorrevole, nonostante i suoi quasi sei minuti di durata.
04. FLESH EPISTLE
Ronnie: “Groovy a dir poco! Un midtempo lento e pesante”.
Brano più breve e giocato su pochi riff. Il tipico “midtempone” alla Grave che grida headbanging. Interessante la melodia nel bridge, che dona varietà allo sviluppo e ulteriore spinta alle successive sequenze più brutali.
05. PASSION OF THE WEAK
Ronnie: “Uno dei pezzi più veloci dell’album, ma contiene comunque un chorus assai immediato”.
Una doppia cassa modello carro armato apre questo pezzo dal taglio molto old school, con metriche che Ola Lindgren ha decisamente fatto proprie nel corso degli anni. Il chorus è piuttosto memorizzabile e viene giocato su un riff corposo che ricorda alcune soluzioni di “Back From The Grave”. La parte centrale, atmosferica e con un assolo quasi melodioso (per gli standard della band) concede un po’ di respiro prima dell’uptempo finale.
06. WINDS OF CHAINS
Ronnie: “La ‘black metal song’ dell’album”.
L’attacco di “Winds Of Chains” è ben più controllato e criptico rispetto a quello dei pezzi che lo hanno preceduto. Una breve tentazione doom prima che il tutto esploda di nuovo in un coacervo di classicissimi assalti frontali e stop’n’go che guardano a “Into The Grave” e al materiale degli esordi. Dopo circa tre minuti arriva il “midtempone” che sviterà le teste dei più scalmanati.
07. ENCOUNTERING THE DIVINE
Ronnie: “Carcass!”.
Il riff portante di “Encountering The Divine” gode di quel groove vizioso che fece la fortuna di un album come “Soulless”: l’incipit è davvero “orecchiabile” e, anche quando le ritmiche si velocizzano, la sensazione di trovarsi di fronte a uno dei pezzi più immediati e “rock’n’roll” del disco rimane forte. Traccia semplice ma gradevolissima.
08. PERIMORTEM
Ronnie: “Gary Holt e Jeff Hanneman ci hanno telefonato e rivogliono i loro riff! Un pizzico di thrash in più e qui non potremmo più definirci una death metal band! Questa è la prima canzone che abbiamo scritto per il disco”.
Un tributo sfacciato al thrash metal degli eighties, ispirato appunto a primissimi Slayer ed Exodus. La voce di Lindgren non fa una piega, ma a livello musicale, con l’eccezione della parte centrale e della seguente ripartenza, siamo spesso e volentieri su registri lontani dalla pesantezza death metal cara ai Grave. Un esperimento già provato in passato (“Bloodfeast” su “Fiendish Regression”) che qui viene replicato con padronanza.
09. PLAGUE OF NATIONS
Ronnie: “La mia preferita del disco! Un macigno!”.
Tre minuti e mezzo di riff prettamente Grave, ora omaggianti un “Into The Grave”, ora un “Soulless”. Svolgimento noto, ma risultato altamente ispirato e coinvolgente, soprattutto quando il pezzo prende una piega più rapida e aggressiva.
10. EPOS
Ronnie: “Una traccia particolarmente epica, ideale per chiudere il disco. Il chorus vi si stamperà in testa come la colla super glue!”.
Come ormai da tradizione, il disco si chiude con una canzone prevalentemente lenta e cupa, nella quale i Nostri tornano a immergersi in ambienti death-doom. In quasi otto minuti, i Grave alternano digressioni abissali, fughe in doppia cassa e un ritornello “aperto” che, a livello musicale, flirta quasi con il black metal. Ispirazione notevole in ognuno dei passaggi.
Intervista a Ronnie Bergerståhl
AVETE SUONATO LIVE MOLTISSIMO IN SUPPORTO A “BURIAL GROUND”. TUTTI QUEI CONCERTI HANNO INFLUENZATO IL SONGWRITING PER “ENDLESS PROCESSION OF SOULS”? CHE OBIETTIVI AVEVATE IN MENTE QUANDO AVETE INIZIATO A COMPORRE LE NUOVE CANZONI?
“A dire il vero, penso che le date tenute in supporto a ‘Burial Ground’ siano state meno rispetto a quelle del tour di ‘Dominion VIII’. In ogni caso, non credo che l’attività live degli ultimi anni abbia influenzato il nostro modo di comporre. Per il nuovo album si è trattato di un lavoro di squadra. Gli ultimi due dischi erano stati scritti completamente da Ola e da me, mandandoci file via email, ed entrambi avevamo anche curato la produzione. Invece, su ‘Endless Procession Of Souls’ Tobias (Cristiansson, ex Dismember, ndR) ha contribuito molto sia alla musica che ai testi e anche Mika (Lagrén, dei Facebreaker, ndR) ha portato alcuni riff. Abbiamo cercato di lavorare come le band facevano una volta, suonando tutti insieme nello stesso posto. Solitamente non ci fissiamo mai degli obiettivi: componiamo in libertà e poi vediamo quello che succede. Questa volta il materiale è uscito molto più groovy e penso che ciò sia dovuto all’influenza di Tobias”.
ALCUNI DEI NUOVI BRANI SONO PIUTTOSTO LUNGHI E STRUTTURATI: PARE CHE RIMANDINO ALLO STILE DI “YOU’LL NEVER SEE…”, MA OGNI TANTO SI RINTRACCIANO ANCHE INFLUENZE THRASH E UN GROOVE TIPICO DI UN ALBUM COME “SOULLESS”. TUTTO SOMMATO, DIREI CHE IL NUOVO DISCO È PIÙ “ORECCHIABILE” DI “BURIAL GROUND”, NON TROVI?
“Assolutamente. Ho fatto caso solo di recente alla durata delle canzoni: non ci avevo mai pensato, ma trovo che sia una cosa positiva… se le ascolti e non le trovi prolisse, significa che funzionano. Inoltre, sì, ci sono parecchi midtempo e passaggi groovy in questo album e trovo azzeccati i paragoni sia con ‘You’ll Never See…’ che con ‘Soulless’. Questo potrebbe essere il disco più old school dei Grave dai tempi di ‘Soulless'”.
LA PRODUZIONE È PIÙ AFFILATA RISPETTO A QUELLA DI “BURIAL GROUND”, CHE ERA TOTALMENTE CRUDA E OLD SCHOOL. COME AVETE LAVORATO IN STUDIO QUESTA VOLTA?
“Le registrazioni hanno avuto luogo nello studio in cui sono stati incisi gli ultimi tre album, anche se ‘As Rapture Comes’ e ‘Dominion VIII’ erano successivamente stati mixati e masterizzati altrove. Questa volta tutto il processo si è svolto nei nostri Studio Soulless e Ola è responsabile di tutto il lavoro alla console, con la sola eccezione di quando stava lui stesso registrando voci e chitarre: in quel caso siamo intervenuti io e Tobias. Per ‘Endless…’ abbiamo cercato di trovare un buon compromesso tra ruvidità e pulizia, in modo da differenziare l’album da ‘Dominion VIII’ e ‘Burial Ground’, che erano decisamente sporchi. Siamo molto contenti del risultato finale, specialmente per la batteria. I tom suonano enormi, come avrai potuto notare… e non c’è ombra di trigger da nessuna parte! L’aspetto più bello delle registrazioni del nuovo album è il fatto che non abbiamo usufruito troppo della tecnologia: non abbiamo usato trigger o click, abbiamo semplicemente suonato come facciamo live. Non ci interessa ricercare la perfezione, per noi conta soprattutto il feeling”.
ULTIMAMENTE SIETE SOLITI CHIUDERE L’ALBUM CON UNA TRACCIA LUNGA ED EPICA. È IL CASO ANCHE DI “ENDLESS…”, CHE SI CONCLUDE CON “EPOS”, UNO DEI MIGLIORI BRANI DEL LOTTO…
“Sì, lo facciamo perchè troviamo che mettere una canzone di quel tipo nel mezzo della tracklist smorzi troppo l’energia e l’intensità del disco. ‘Epos’ è effettivamente un ottimo brano e rientra tra i miei preferiti. Tuttavia, il mio preferito in assoluto è ‘Plague Of Nations’: amo davvero il groove di questo pezzo e penso che contenga il miglior riff dell’album, che si può sentire per la prima volta al minuto 0:58. Quel riff mi fa venire i brividi ogni volta! Adoro inoltre ‘Disambodied Steps’ e la ‘thrash song’ del disco, che naturalmente è ‘Perimortem'”.
PARLACI DI QUESTA SINORA INEDITA COLLABORAZIONE CON I NUOVI ARRIVATI TOBIAS E MIKA: CHE COSA HANNO PORTATO AI GRAVE?
“Hanno portato una tonnellata di entusiasmo e di esperienza. Da solo Tobias ha probabilmente composto più riff di me ed Ola questa volta e, come ti dicevo, anche Mika ha contribuito con varie idee. Questi ragazzi sanno dove mettere le mani quando si tratta di comporre musica del nostro tipo; non sono degli sprovveduti e, del resto, le loro vecchie band, Dismember e Facebreaker, parlano chiaro. Penso che questa sia la lineup più solida che la band abbia avuto dai tempi degli esordi. Suonare con questi tre ragazzi è un grande privilegio per me: sono persone spontanee e piene di energia. Ci divertiamo un mondo sia sul palco che fuori. D’altronde, come puoi non amare un ragazzo come Mika, che registra i suoi stessi peti con il cellulare (ride, ndR)?”.
È DIFFICILE CREARE NUOVI RIFF, IDEE E BRANI IN QUESTO GENERE DI DEATH METAL, DATO CHE BUONA PARTE DI ESSO È ORMAI STATO AMPIAMENTE CODIFICATO, GRAZIE OVVIAMENTE ANCHE A VOI?
“Non credo che sia poi così difficile. Certo, il nostro è un genere ristretto: non usiamo certe soluzioni perchè non sono adatte per i Grave. Ma una volta che si ha familiarità con lo stile e con quelle che sono le sue regole, non è difficile creare qualcosa di nuovo. Basta impegnarsi un po’ di più nel girare e rigirare le note ‘rimaste’ e metterle in sequenze che non siano già state usate troppo. Questa volta il caso ha voluto che componessimo parecchio materiale thrasheggiante, quasi come una versione più brutale di ‘Hating Life’, che è un disco abbastanza strano per i nostri standard”.
COME HAI IMPARATO A SUONARE? HAI PRESO LEZIONI O SEI AUTODIDATTA?
“Mio zio prese in prestito una batteria da un amico e la portò a casa. Iniziai a suonarla di nascosto quando avevo sei anni. Attorno agli undici ho preso lezioni per un anno, ma non direi che mi abbiano aiutato più di tanto. Ho imparato a suonare praticamente da solo, suonando sui dischi che ascoltavo e guardando altri batteristi suonare. Me la cavo bene anche con la chitarra e con il basso e per questo devo ringraziare i miei genitori, i quali hanno sempre supportato la mia passione per la musica”.
QUAL È L’ASPETTO DEL COMPORRE MUSICA CHE PIÙ TI ESALTA AL MOMENTO?
“Visto che per quest’album abbiamo provato moltissimo in sala prove e scritto tutti insieme, direi che l’aspetto che più mi esalta è il jammare con altre persone”.
E CHE COSA TI SCORAGGIA MAGGIORMENTE?
“Trovo noiosa la vita in studio, soprattutto se si cerca di fare tutto alla perfezione. Così facendo si perde di vista il feeling. Questo per fortuna non è il caso dei Grave, ma oggigiorno sento mille band che cercano di essere perfette. Da quando la musica è diventata una competizione? Sembra di assistere a una gara per chi vuol essere più veloce o tecnico…”.
PENSI DI ESSERE UNA PERSONA DIVERSA NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI RISPETTO A QUELLA CHE SI ESIBISCE SUL PALCO?
“No, non credo, sono sempre lo stesso stronzo (ride, ndR)!”.
ASCOLTI MOLTA NUOVA MUSICA? TI CAPITA DI CERCARE NUOVE BAND O, CON IL PASSARE DEGLI ANNI, HAI PERSO INTERESSE NELLA SCENA?
“Effettivamente, ascolto sempre meno nuova musica. E se la ascolto, questa è generalmente non metal. Non mi va di ascoltare nuove metal band perchè il più delle volte queste paiono concentrarsi sulla tecnica e sulla velocità, dimenticandosi di scrivere delle buone canzoni”.
TORNIAMO DI NUOVO A “ENDLESS PROCESSION OF SOULS” PER UN ATTIMO: IL DISCO ESCE PER CENTURY MEDIA, L’ETICHETTA CHE PUBBLICÒ TUTTI I VOSTRI PRIMI ALBUM. PER QUALE MOTIVO SIETE TORNATI NEL LORO ROSTER DOPO ALCUNI ANNI SU REGAIN RECORDS? PENSI CHE IN UN PERIODO COME QUESTO, DOVE GLI ALBUM VENGONO SCARICATI ILLEGALMENTE E LA MAGGIOR PARTE DEI GRUPPI DEVE ANDARE IN TOUR PER FARSI EFFETTIVAMENTE CONOSCERE, SIA ANCORA IMPORTANTE AVERE UNA GRANDE LABEL ALLE SPALLE?
“Allora, la Century Media ha pubblicato i nostri primi sette album. A contratto scaduto, abbiamo pensato che fosse l’ora di provare qualcosa di nuovo, ma la scelta non è stata felice: dopo qualche anno, la Regain è infatti andata in bancarotta. Non siamo affatto soddisfatti del lavoro che hanno fatto per noi. La Century Media si è quindi rimessa in contatto e, siccome c’era interesse reciproco a collaborare, abbiamo siglato un nuovo contratto. Oggigiorno avere una label di questo tipo alle spalle è importante per avere una buona promozione sui siti e le riviste, nonchè per avere il tuo album disponibile nei negozi. Per quanto riguarda le vendite, contano mille fattori, compreso ovviamente il tuo modo di porti come band, quanto vai in tour, ecc.”.
I DISMEMBER SI SONO SCIOLTI E GLI ENTOMBED NON PUBBLICANO UN NUOVO ALBUM DA ANNI. VOI INVECE AVETE UNA COSTANZA INVIDIABILE, SIA IN STUDIO CHE SUL FRONTE LIVE. QUAL È IL SEGRETO DI QUESTA PERSEVERANZA E DI QUESTA LONGEVITÀ?
“Amiamo andare in tour e ci divertiamo a suonare e comporre insieme. Quelle band hanno o avevano altre priorità nella vita. Soprattutto l’avere una famiglia e dei bambini è una cosa che può minare seriamente la stabilità di una death metal band, visto che gruppi come il nostro non vedono certo parecchi soldi. Noi non siamo in quella situazione per ora ed è per questo motivo che siamo continuamente presenti sulle scene: non viè nulla che ci trattenga. Vedo i Grave suonare per diversi altri anni, anche e soprattutto considerato l’affiatamento della nostra lineup attuale”.







