HARDCORE SUPERSTAR: il nuovo “C’mon Take On Me” traccia per traccia!

Pubblicato il 09/02/2013

A cura di Alessandro Corno

In ascesa soprattutto nel nostro paese, gli Hardcore Superstar sono tra le band hard rock non storiche più attese del momento assieme ai più giovani Airbourne. Le aspettative sono giustamente alte, vista l’intensa attività live che ha visto il quartetto di Goteborg esibirsi in Italia più volte all’anno negli ultimi tempi e vista l’alta qualità dell’ultimo album “Split Your Lip”. Quel lavoro ricco di potenziali singoli ha lasciato il suo segno e ora ci si attende qualcosa all’altezza. Metalitalia.com ha avuto il piacere di ascoltare in anteprima il nuovo “C’mon Take On Me” e può con piacere offrirvi una prima indicativa idea di come suonano le tracce.

hardcore superstar - C'mon Take On Me - 2013

Hardcore Superstar – C’mon Take On Me
Data di pubblicazione: 01 marzo 2013
Etichetta: Nuclear Blast Records

01. Cutting The Slack – 02:11
Breve intro di tastiera che si basa su un motivetto a metà tra il tetro e il buffo.

02. C’mon Take On Me – 02:51
Si parte con la titletrack che da subito evidenzia un ammorbidimento di sound. I riff non sono assolutamente aggressivi e distorti come su “Beg For It” o “Sadistic Girl”, opener dei due precedenti lavori, anche se permangono suoni di batteria potenti e un drumming dal buon tiro. Il taglio del brano è un classico hard rock semplice, breve e diretto con strofa corta che senza passare per alcun bridge sfocia subito in un ritornello arioso, cantabile e discretamente di presa. Abbastanza minimale e non tra i pezzi migliori del disco, sebbene dal potenziale live notevole. Buono l’assolo a centro brano e impeccabile come sempre la prova di un Jocke Berg in grandissima forma.

03. One More Minute – 04:08
È il primo singolo e senza dilungarci in descrizioni, vi riproponiamo direttamente il video. Giusto come raffronto rispetto alle altre tracce, il pezzo è tra i più coinvolgenti. Ecco inoltre riaffacciarsi i riff pesanti a cui gli Hardcore Superstar ci avevano abituato recentemente, anche se siamo lontani dal concetto di “sleaze thrash metal” che la band si era guadagnata soprattutto con la durezza di “Beg For It”.

04. Above The Law – 04:23
Chitarre ancora con distorsione minima e riff ariosi… ecco il pezzo più leggero e orecchiabile del disco, lenti esclusi. Le melodie e le linee vocali di questo mid tempo sono estremamente accessibili al punto da far tornare alla mente il vecchio “No Regrets” che costò alla band qualche critica di eccessivo alleggerimento. Dal punto di vista strettamente musicale, il pezzo ha i suoi buoni numeri grazie ad un ritornello che fa presa dopo mezzo ascolto.

05. Are You Gonna Cry Now – 04:15
L’alternanza tra brani più “picchiati” e altri più leggeri ci porta  questo mid tempo hard rock molto metallizzato che per riffone basso e tiro non avrebbe stonato su un “Beg For It” o “Dreamin’ In A Casket”. Discreto ma nulla più il ritornello, che non “decolla” come altri anche se si lascia ascoltare con piacere.

06. Stranger Of Mine – 04:55
Il primo lento dell’album è ricco di acustiche e belle linee vocali melodicissime finalmente interpretate in voce (quasi) pulita, a differenza delle ballate presenti sul precedente album “Split Your Lip” nelle quali Jocke tendeva a sporcare troppo il cantato. Questo aspetto è proprio quello che per chi scrive rende il pezzo migliore rispetto agli altri brani lenti proposti dal gruppo nel recente passato. Si potrebbe qui stare a elencare la solita serie di band hard rock americane che hanno fatto la storia del genere, tanto per dire che quanto gli Hardcore Superstar ci propongono con questo tipo di brano non è nulla di originale. Ad ogni modo più che buono il risultato e pezzo che facilmente troverà spazio nei prossimi concerti della band.

07. Won’t Take The Blame Pt. 1 – 03:46
08. Won’t Take The Blame Pt. 2 – 01:45
Un bel riff sleaze apre il pezzo e ne sostiene la strofa sino all’ariosissimo ritornello che si configura tra i più cantabili del disco, di sicuro effetto dal vivo. Difficile non ritrovarsi a canticchiare questo refrain dopo l’ascolto del disco. Di nuovo i suoni sono abbastanza leggeri, soprattutto nella seconda parte del brano che altro non è che una reprise del ritornello.

09. Dead Man’s Shoes – 03:48
Pezzo hard rock moderno dal ritornello immediato e orecchiabile. Permane un suono di chitarra pulito che unitamente all’apertura melodica di un ritornello molto diretto rende il tutto abbastanza leggero e accessibile. Siamo su livelli discreti.

10. Because Of You – 03:31
Altro brano molto catchy con un buon tiro dato da un discreto riff. Le chitarre sono di nuovo prive della distorsione e della pesantezza tipica dei precedenti dischi. Il ritornello dalla melodica linea vocale discreta ma nulla più non esalta particolarmente e ci fa ritenere questo brano come poco più che un riempitivo. L’impressione è che in questa fase il disco  subisca un calo, sebbene non eclatante.

11. Too Much Business – 04:37
Un tributo fatto e finito ai Motley Crue dei tempi d’oro. Riff, tempi di batteria e soprattutto il ritornello con i suoi cori sono un richiamo fatto e finito alla band di Nikki Sixx. Aggiungiamoci pure qualche influenza di stampo AC/DC. La ripetitività di un ritornello non esaltante rende il brano assolutamente prescindibile per chi mastica il genere e ne conosce i capisaldi che ne hanno determinato la storia.

12. Long Time No See – 05:52
Il disco si cbiude con un lento malinconico dal grande ritornello che ha tutte le carte in regola per fare da pezzo forte nelle parti più tranquille dei live. L’interpretazione di Jocke qui è a tratti più sporcata che su “Stranger Of Mine” ma assolutamente in linea con i cambi di sound e atmosfere del brano: lento e pacato sulle strofe e più corposo e rafforzato da chitarre sul refrain. Ottima la parte solista che ci regala Vic Zino a centro brano. Chiusura in salita come nel caso di “Standing On The Verge” sullo stupendo “Hardcore Superstar” del 2005.

Siamo quindi di fronte ad un disco multisfaccettato che pare pescare qua e là tra i vari stili che la band ha assunto nel corso degli anni e che complessivamente appare più leggero rispetto agli altri album più recenti. Se questa sia stata una mossa azzeccata, lo vedremo tra un paio di settimane in sede di recensione  e con più ascolti alle spalle.

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