HELLFEST 2022: polemiche sulle t-shirt antisemite di un volontario, istituita la Hellwatch contro le molestie sessuali

Pubblicato il 23/06/2022

Hellfest – foto di David Gallard

Nei giorni scorsi l’Hellfest, in corso a Clisson dallo 17 giugno fino a domenica 26, è finito ancora una volta al centro di una dibattito sulla diffusione di idee neo-naziste e antisemite nella scena metal e, più nel dettaglio, sulla partecipazione di persone legate a questi movimenti o ideali a festival ed eventi musicali.

A suscitare la discussione è stato un volontario che si è presentato al lavoro sul palco della Warzone con addosso delle t-shirt recanti messaggi complottisti e antisemiti. Le magliette sono state notate da alcuni osservatori particolarmente attenti, che le hanno riconosciute come dei pezzi in vendita sullo store online di Alain Soral, proprietario della casa editrice KontreKulture e pluricondannato per istigazione all’odio razziale, diffamazione, apologia di crimini contro l’umanità e negazione della Shoah. Le t-shirt in questione avevano stampato, rispettivamente, un grande punto di domanda con la scritta “Qui” (“Chi?”, che per chi segue Soral sta per “Chi controlla l’ordine mondiale?” – sottinteso: una fantomatica lobby ebraica) e la scritta “goy”, parola che in ebraico e yiddish indica genericamente i “non-ebrei” e il cui uso viene rivendicato in senso antisemita da alcuni movimenti di estrema destra.

Alcuni tweet dimostrano come anche tra il pubblico qualcuno abbia fatto caso alle t-shirt indossate dal volontario (erroneamente identificato come un tecnico nei post qui sotto) ma sembra che i primi ad accorgersi della cosa siano stati i membri dello staff tecnico. Inizialmente, a quanto riportano alcune fonti, le t-shirt sono state notate perché andavano contro l’indicazione di vestirsi solo con maglie nere e senza stampe quando si lavora sui palchi, per ragioni estetiche legate alla trasmissione dei concerti sui maxischermi e sul canale Arte. La persona in questione sarebbe stata poi immediatamente allontanata e il suo pass disattivato.

Alcune delle foto che circolano online sono state scattate durante il live della band punk francese Washington Dead Cat, il cui frontman Mat Firehair ha dichiarato:

“Siamo sempre stati coinvolti in movimenti anti-fascisti, da trentotto anni. Siamo molto attenti a queste cose e nei nostri contratti chiediamo che sia vietato l’accesso ai nostri live a chi si presenta con simboli che rimandino al fascismo o al razzismo. Siamo sempre stati molto chiari. Ma come si fa ad applicare questa regola in un festival con 200,000 spettatori? Il problema è che riferimenti come “Chi?” o “goy”, come quelli che esibiva questo volontario, non sono noti a tutti e possono passare inosservati anche a chi è attento a queste cose. 
[Lo staff] ha anche notato che l’uomo aveva dei tatuaggi ‘strani’. Quindi lo hanno licenziato. Bisogna sapere che l’estrema destra si mimetizza sempre meglio. Non mette più le persone in allerta, non si fa più attenzione a questo genere di riferimenti”.

Da parte sua, lo staff ha dichiarato a Release:

“[Il volontario] non è più all’Hellfest, punto. La reazione è stata molto chiara.”

L’Hellfest è stato inoltre contestato per aver invitato a suonare i black metaller polacchi Mgła, la cui vicinanza ad ambienti e persone controversi è stata spesso oggetto di critiche. Non è la prima volta che il grande festival francese finisce al centro delle polemiche per ragioni simili: ad esempio, nel 2016 l’organizzatore dell’evento Ben Barbaud si era scontrato pubblicamente con il senatore e presidente del Consiglio regionale dei Paesi della Loira Bruno Retailleau, rifiutandosi di cancellare il concerto dei Down a seguito del famigerato episodio del saluto nazista di Phil Anselmo al Dimebash di quell’anno.

Ma l’Hellfest è anche oggetto di attenzioni per un’iniziativa virtuosa. Durante l’ultima edizione pre-pandemia, quella del 2019, si erano purtroppo registrati al festival almeno un caso di stupro e diverse segnalazioni di molestie e comportamenti inappropriati. Per prevenire simili eventi in futuro, è stata istituita la Hellwatch, una squadra di 60 volontari impegnata a prevenire le violenze di genere e a intervenire in caso di emergenza. I volontari, riconoscibili dalla t-shirt bianca con una grande walkiria gialla sul petto, possono essere allertati tramite un’app se si sta subendo o si è subita una molestia o un’aggressione, o se non ci si sente al sicuro. Inoltre, la Hellwatch fornisce anche supporto alle vittime. Il team è composto in gran parte da psicologi e da studenti di psicologia, capeggiati dallo psicologo della sezione medico-giudiziaria del Centro ospedaliero universitario di Angers David Alglave, incaricato dagli stessi promotori dell’Hellfest di organizzare il servizio.

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