A cura di Luca Pessina
Grazie alla collaborazione di Prosthetic Records, Metalitalia.com è lieta di presentarvi una dettagliata anteprima / track by track dell’atteso nuovo album degli Hour Of Penance. Come ormai noto a tutti, negli ultimi due anni i death metallers nostrani si sono trovati a dover fare i conti sia con un’esplosione di popolarità derivata dal successo del precedente “Paradogma”, sia con dei cambi di lineup che hanno profondamente modificato la struttura della band. Oltre all’arrivo del nuovo batterista Simone “Arconda” Piras, oggi va soprattutto segnalato come il gruppo sia tornato a usufruire di una seconda ascia, grazie all’arrivo del cantante/chitarrista Paolo Pieri (Aborym, Malfeitor), che si è affiancato a Giulio Moschini nel tessere le acuminate trame chitarristiche ormai tipiche dei Nostri. Con questo nuovo assetto, gli Hour Of Penance – la cui lineup è ovviamente completata dal bassista Silvano Leone – hanno confezionato quello che è probabilmente il lavoro più variegato della loro carriera. Chi ha avuto modo di ascoltare il primo “singolo” “Sedition Through Scorn” avrà magari intuito la direzione in cui il quartetto ha deciso di muoversi, tuttavia è il caso di rimarcare come nel platter vi siano anche altri episodi destinati a destare un pochino di scalpore tra i fan della band. Per mettere le meglio le cose in chiaro, ci è parso opportuno invitare Giulio Moschini e Paolo Pieri ad affiancarci in questa prima disamina di “Sedition”: il primo si è occupato di illustrare i retroscena della stesura della parte musicale, mentre il secondo ha approfondito l’argomento testi. A seguire, quindi, un nostro breve commento a caldo.
Prima di lasciarvi alla lettura, segnaliamo che “Sedition” è stato registrato ancora una volta presso i 16th Cellar Studios di Roma da Stefano Morabito (FLESHGOD APOCALYPSE, EYECONOCLAST) e che l’artwork di copertina è opera di Hjules, già autore di quello di “Paradogma” e di numerose altre copertine di realtà come ANNIHILATOR, DESTRUCTION o GRAVE DIGGER.
HOUR OF PENANCE
Paolo Pieri – chitarra, voce
Giulio Moschini – chitarra
Silvano Leone – basso
Simone Piras – batteria
SEDITION
Data d’uscita: 6 aprile 2012 (27 marzo negli USA)
Etichetta: Prosthetic Records
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01. TRANSUBSTANTIATIO (00:59)
Giulio: “Come in ‘Paradogma’, abbiamo deciso di dare una carica atmosferica già dall’inizio del disco e credo che Paolo Pieri abbia colpito nel segno. E’ la prima volta che dedichiamo un traccia (di un minuto circa, quindi niente di stancante) interamente ad un intro. Ci è sembrata un buon apripista”.
Canti di monaci, dei sinistri scricchiolii in sottofondo, il rumore di una cattedrale che crolla…
02. ENLIGHTENED SUBMISSION (03:38)
Giulio: “Esplode la prima traccia, ‘Enlightened Submission’. Al momento della composizione mi è sembrata decisamente la canzone adatta alla posizione di opener: assoli e trame di chitarre molto epiche. Non poteva essere posizionata in altro modo nella tracklist. Già da questa canzone penso che chi ascolterà il disco avvertirà i nuovi elementi che abbiamo introdotto nella nostra musica, a partire appunto dagli assoli, un po’ più presenti del solito, e dalle trame di chitarre, molto più elaborate. Tutto questo in funzione e grazie al fatto che ora abbiamo nella line up una seconda chitarra. E’ una delle mie canzoni preferite del disco: molto varia, sopratutto dal punto di vista della batteria, ma allo stesso tempo è una di quelle tracce che rimarrà in testa all’ascoltatore”.
Paolo: “Questo pezzo riprende alcune dottrine della Tradizione in prospettiva anticristiana, rifacendosi all’idea della teocrazia illuminata, dove gli istinti umani hanno di nuovo spazio per esprimersi simbolicamente tramite gli dei, e gli uomini vengono governati da un potere assoluto che non mira a dominarli con il terrore e la menzogna, ma a organizzare le loro vite tramite il rito e la Legge, seguendo il sentiero della mano destra. Nel testo si parla appunto dell’avvento di questa nuova razza che spazza via l’oscurità delle dottrine monoteiste e riporta la luce, nel senso di conoscenza superiore, ai suoi sudditi”.
Proprio come era stato per “Paradogma” e “The Vile Conception”, anche “Sedition” viene aperto dal suo brano più epico e melodico. Costruito su una serie di intrecci di chitarra e su rapidi assalti all’arma bianca, “Enlightened Submission” alterna continuamente arie evocative e forza bruta, mettendo, tra l’altro, in luce una produzione un po’ più cruda del solito, che ben supporta il cantato barbaro di Paolo Pieri. Se avete amato le opener degli ultimi lavori, vi entusiasmerete anche su queste note.
03. DECIMATING THE PROGENY OF THE ONLY GOD (04:49)
Giulio: “Quasi come la continuazione di ‘Enlightened Submission’, parte ‘Decimating The Progeny Of The Only God’, la canzone più veloce nella storia degli Hour Of Penance e sicuramente una delle canzoni più ‘assassine’ del nostro repertorio. E’ un pezzo nel quale abbiamo combinato varie tecniche di riffing, un perfetto mix di vecchia e nuova scuola. Per questa canzone abbiamo dilatato un po’ i tempi questa volta, arrivando quasi a toccare i 5 minuti. Credo diventerà uno degli episodi preferiti per chi acquisterà ‘Sedition'”.
Paolo: “E’ un testo molto crudo, racconta la guerra per la purificazione dell’umanità dalla dottrina monoteista identificata nella cultura giudaico-cristiana e nei suoi modelli di pensiero, che mascherano i loro intenti di dominio sugli altri popoli dietro la retorica del bene e della libertà come valori assoluti”.
Un brano massacrante, senza dubbio tra i più tirati e selvaggi del repertorio della band. Aperto da un riff thrasheggiante che ricorda primi Morbid Angel ed Angelcorpse, “Decimating The Progeny Of The Only God” è un turbinio di riff avvitati e cambi di tempo. Quasi cinque minuti in cui non mancano passaggi più groovy e le consuete melodie epiche, queste ultime sfocianti anche in lunghi assoli. Qui si comprende davvero la volontà del quartetto di cimentarsi in qualcosa di maggiormente ruvido e impattante rispetto al recente passato.
04. FALL OF THE SERVANTS (03:20)
Giulio: “Questa è stata la canzone più difficile da registrare, una classica traccia Hour Of Penance tiratissima e con moltissimi cambi di tempo. Non è stato difficile includerlo nella tracklist del nuovo album: è un brano micidiale e già dalle prime note ve ne accorgerete!”.
Paolo: “L’argomento è la sconfitta definitiva di chi accetta di essere schiavo delle dottrine imposte dal cristianesimo: è il serpente portatore di conoscenza a generare la nuova razza dalle macerie della civiltà cristiana ormai in rovina”.
Con “Fall Of The Servants” si ritorna su registri più ossessivi e sostenuti. Anche qui si può notare come il riffing venga variato il più spesso possibile tra giri thrashy, parti affilate e altre più tecniche, ma il tiro e l’impostazione del pezzo rimandano quasi al materiale di “The Vile Conception”. Inizia a farsi assolutamente rilevante la prova di Simone Piras dietro le pelli, che segue tutte le evoluzioni chitarristiche mettendo in mostra notevole varietà e preparazione tecnica.
05. ASCENSION (04:04)
Giulio: “‘Ascension’ è la ‘lenta’ del disco. Abbiamo già sperimentato la canzone dal vivo e devo dire che è piaciuta molto. Tempi e soluzioni mai sentite prima negli Hour Of Penance. Uno dei pezzi più riusciti del disco e sicuramente uno dei più divertenti da suonare per noi. Una bella pausa tra una tempesta ed un’altra!”.
Paolo: “Questa canzone racconta l’ascesa al trono di un tiranno illuminato, un semidio che torna a riprendere il suo ruolo di dominatore sui popoli asserviti ai dogmi giudaico-cristiani, così da essere in grado di ristabilire l’ordine cosmico e preparare l’umanità a trascendere se stessa”.
A circa metà dell’opera, tocca tirare il freno per svelare un nuovo lato degli Hour Of Penance di oggi, ovvero il groove. Basata su una serie di melodie che trasmettano continuamente epicità – supportate per giunta da delle “gang vocals” che paiono studiate appositamente per essere innescate dal vivo – la traccia si muove su agili cadenze in doppia cassa in chiave old school e su un lavoro di chitarra ritmica tanto semplice quanto incisivo. Soprattutto il finale regala vari passaggi da headbanging, lasciando poi intravedere un breve intervento di tastiere.
06. THE CANNIBAL GODS (03:56)
Giulio: “Un esperimento uscito molto bene, a mio parere! Si tratta di una canzone molto veloce, con un riff portante maligno e delle melodie contorte… a rincarare la dose di malignità le voci corali di Paolo Pieri. Sicuramente una novità!”.
Paolo: “Il testo è in sostanza un rituale di magia del sangue narrato in prima persona da un sacerdote pagano, che si serve dei cadaveri dei nemici sconfitti per evocare gli dei cannibali, i titani, divinità primordiali strettamente connessi alle forze della natura, ed assicurarsi il loro favore in guerra”.
Da un pezzo atipico a un altro: “The Cannibal Gods” si apre con una melodia interlocutoria per poi lasciare campo prima a un riff acuminato e scattante sulla scia del repertorio di “Paradogma” e, quindi, a frustate black metal quasi in stile Dark Funeral, che prendono per mano la canzone e la conducono per ampi tratti. Molto interessante la parte centrale, durante la quale dei cori puliti si sovrappongono al growling di Paolo Pieri per un risultato finale che sposa epicità e perfidia.
07. SEDITION THROUGH SCORN (03:26)
Giulio: “‘Sedition Through Scorn’ è stata la prima canzone che abbiamo scritto per il nuovo disco ed è anche il pezzo che portiamo già dal vivo da un annetto all’incirca. E’ stata un po’ la canzone che ha fatto da apripista alle altre: vedendo le reazioni del pubblico su questo pezzo abbiamo deciso di seguire questa via. Parlo di ritmiche serrate e parti più groovy che non avevamo mai incluso prima nei nostri brani”.
Paolo: “La title track riassume un po’ le tematiche generali del disco: ‘Sedition’, la rivolta contro dio e l’autorità religiosa che sono caratteristica di tutti i brani trattati fin’ora, seppur attraverso diverse prospettive”.
Il nuovo brano che gli Hour Of Penance hanno presentato nel tour di spalla ai Deicide dell’anno scorso. Riffing old school in stile primi Morbid Angel in apertura, melodie ipnotiche, le solite scariche di blast-beat a seguire un riff più tagliente, numerosi cambi di tempo e uno stacco centrale che punta tutto sull’ignoranza. Una sorta di versione più breve di “Decimate…”, che sembra essere stata concepita apposta per le esibizioni live.
08. DEPRAVE TO REEDEM (04:02)
Giulio: “La ‘spaccamani’ del disco: registrarla è stata un’impresa per tutti noi! Non c’è molto da dire su questo pezzo, a parte il fatto che è uno di quei brani che ‘lasciano il segno’. siamo sui 280 bpm!”.
Paolo: “Questa traccia parla dello scandalo dei preti pedofili che ha coinvolto la chiesa negli ultimi anni, dove sempre più persone denunciano gli abusi subiti e insabbiati dalle alte gerarchie ecclesiastiche, in Irlanda e negli USA, ma anche in Italia con il caso di Don Seppia, parroco sieropositivo che ha drogato e violentato decine di ragazzi minorenni. Il testo è narrato dal punto di vista di una giuria che processa e condanna a morte chi è colpevole di questi crimini”.
Si prosegue sui binari della violenza spiccia con un pezzo che alterna furiosamente riffoni thrash, avvitamenti tecnici, stop’n’go e un pizzico di melodia. Bravo nuovamente Simone Piras a sottolineare al meglio i continui cambi di tempo di una composizione che dietro un manto di pura rabbia nasconde numerose soluzioni diverse. Ancora una volta, la varietà si rivela il fulcro del songwriting degli Hour Of Penance 2012.
09. BLIND OBEDIENCE (03.09)
Giulio: “Siamo alla fine del disco: un pezzo classico in stile Hour Of Penance, molti cambi di tempo e passaggi repentini tra un riff e un altro. Una canzone molto caotica, intervallata da un ‘ritornello’ epico”.
Paolo: “L’ultimo pezzo riprende un fatto di cronaca di pochi mesi fa accaduto in Toscana, dove un uomo che soffriva di gravi psicosi e manie religiose è entrato in una chiesa durante la funzione e si è strappato gli occhi dalle orbite da solo. In seguito ha raccontato che le voci nella sua testa, che credeva appartenessero a Cristo, lo avevano obbligato a farlo”.
“Blind Obedience” va a braccetto con “Fall Of The Servants”: anche questo breve episodio presenta un andamento molto sostenuto e brutale, che sembra puntare dritto all’annientamento dell’ascoltatore, senza troppi giri di parole. Il chorus, tuttavia, regala qualche spiraglio di luce, così come lo “staccone” 100% old school nella parte centrale, che farà la gioia degli headbangers di vecchia data. “Sedition” si chiude all’insegna della potenza, ribadendo il mix di “scuole” già assaporato in varie tracce precedenti.


