Identikit: ROTTING CHRIST – Non Serviam

Pubblicato il 15/02/2019

Speciale a cura di Sara Sostini
Con la collaborazione di Luca Pessina
Si ringrazia Dayal Patterson per la concessione delle foto

“ΗΤΟΙ ΜΕΝ ΠΡΩΤΙΣΤΑ ΧΑΟΣ ΓΕΝΕΤΟ”. Ovvero, in italiano, ‘per primo nacque il Caos’: ci affidiamo ad un verso di Esiodo per introdurre il lavoro che segue perchè i Rotting Christ, proprio come il Caos primigenio, hanno avuto la forza e le capacità di rivoluzionare la storia del metal estremo. Per trenta lunghi anni i greci hanno creato musica in grado di fare scuola, girato il mondo in lunghissimi tour e affrontato le maree volubili del tempo con un attaccamento ed una dedizione che hanno davvero pochi rivali nell’ambiente. La genuinità che li contraddistingue da sempre, la caparbietà (tutta mediterranea) con cui hanno portato avanti uno tra i più blasfemi stendardi, l’importanza pioneristica che hanno avuto per il black metal così come lo conosciamo oggi li hanno resi imprescindibili per tutti gli amanti del genere e meritevoli di scoperta da parte dei neofiti. Per celebrare il traguardo appena tagliato abbiamo voluto dedicare questo speciale sia alla loro lunga carriera discografica, ripercorrendone i passi seminali, sia alla splendida biografia, uscita lo scorso Ottobre – scritta a quattro mani da Dayal Patterson (mente di Cult Never Dies) e dallo stesso Sakis Tolis – per la quale abbiamo raggiunto entrambi gli autori per qualche domanda. 

Intervista a DAYAL PATTERSON & SAKIS TOLIS

Atene 2018: Dayal Patterson, Sakis e Themis Tolis, Jim Mutilator e Magus


DAYAL, PERCHÉ PROPRIO UNA MONOGRAFIA SUI ROTTING CHRIST E NON SU UN’ALTRA BAND?

Dayal: – Non era molto che avevo deciso di voler scrivere una biografia e stavo scegliendo la band sulla quale scrivere – quindi, essendo così tanto appassionato della band ho deciso provare a scrivere una biografia su di loro. C’erano pochi altri gruppi di cui avrei potuto scrivere (e non è detto che non lo faccia in futuro), ma quasi nessuna che rientrava nei canoni perfettamente come i Rotting Christ: prima di tutto il fatto che fossi un fan della band e che avessi un buon rapporto con le persone in questione (in questo caso Sakis, Jim, Themis, etc.). Secondo poi, il gruppo aveva davvero una storia da raccontare, sia in termini di musica che di esperienze. In ultimo, i Rotting Christ sono in giro da così tanto tempo che la loro storia può collegarsi (e raccontare in maniera estesa) l’evoluzione dell’undeground metal in generale. Sebbene infatti “Non Serviam” sia focalizzato sui Rotting Christ, costituisce un buon documento sulla nascita dell’undeground (black e non) di matrice greca e sulla seconda ondata black metal europea in generale.

PARLIAMO PRIMA DI TUTTO DELLA GENESI DEL LIBRO. PER QUANTO A LUNGO AVETE PARLATO, VOI DUE? AVETE PROCEDUTO CON INCONTRI REGOLARI SCHEDULANDO UNA CRONOLOGIA DI AVVENIMENTI, OPPURE AVETE AVUTO DEI LUNGHI BRAINSTORMING E LI AVETE ORDINATI IN UN SECONDO MOMENTO?
Dayal: – La prima volta che ho intervistato Sakis era il 2009, ed abbiamo lavorato insieme l’anno successivo sul mio primo libro, “Black Metal: Evolution Of The Cult”, che al suo interno ha un capitolo intero sui Rotting Christ. Mentre scrivevo, era chiaro che la storia della band era troppo grande sia per un unico capitolo che per il solo argomento black metal. Cult Never Dies ha cominciato a produrre merch ufficiale dei Rotting Christ nel 2014 e intorno a quel periodo ho per la prima volta suggerito a Sakis l’idea di un libro intero dedicato a loro. C’è voluto più di un anno perché ripensasse alla proposta, quindi abbiamo cominciato con piccoli passi nel 2015, lavorando sempre di più al libro fino ad averlo completato, nell’Ottobre 2018. Ci sono state molte, molte interviste – in UK, in Grecia e chiaramente al telefono o in videochat – in questi due anni. Abbiamo sempre cercato di lavorare seguendo un criterio cronologico per tutto il tempo, ma nei mesi finali di scrittura c’erano dei buchi nella storia che dovevamo tornare indietro e riempire.

C’È UN GRAN NUMERO DI VOCI CHE PARLANO IN “NON SERVIAM”: AMICI (DI PENNA E NON SOLO) COME FERNANDO RIBEIRO (MOONSPELL), XY DEI SAMAEL, JOHAN EDLUND DEI TIAMAT, ALEXANDROS DEI MACABRE OMEN, ERIC DANIELSSON DEI WATAIN, ROSS DOLAN (IMMOLATION) SONO SOLO ALCUNI DEI GRANDI OSPITI NELLE VOSTRE PAGINE. AVETE MESSO INSIEME QUESTI INTERVENTI CON IL CHIARO INTENTO DI UN LIBRO IN MENTE OPPURE AVETE SCELTO DEGLI ESTRATTI DA INTERVISTE PASSATE?
Dayal: – No, tutte queste interviste sono esclusive del libro, con l’eccezione dei commenti di Rune/Blasphemer (ex Mayhem). Era importante includere osservazioni e memorie di persone significative per la scena, in modo da poter bilanciare i ricordi soggettivi della band con un certo grado di oggettività. Tutte le band che hai citato sono state direttamente ispirate dai Rotting Christ e la maggior parte di loro ne ha condiviso esperienze personali, che credo arricchiscano con una ulteriore dimensione il testo.

SAKIS, È STATO ABBASTANZA STRANO LEGGERE TUO FRATELLO THEMIS CHE PARLA MOLTO DI SÉ STESSO, DELLA SUA VITA, DELLA PROPRIA OPINIONE SU ALCUNE DELLE SCELTE DELLA BAND O DETERMINATI AVVENIMENTI, PERCHÉ NON È MAI STATO MOLTO LOQUACE – ANCHE SE DEVO DIRE CHE I SUOI INTERVENTI MI HANNO FATTO MOLTO RIDERE DURANTE LA LETTURA. ANCORA PIÙ STRANO È AVERE IL TUO VECCHIO AMICO E COMPAGNO DI BAND JIM MUTILATOR CHE RISPONDE ALLE QUESTIONI DI DAYAL. DOPO COSÌ TANTO TEMPO COME VI SIETE SENTITI A PARLARE L’UN L’ALTRO DI LETTERALMENTE QUALSIASI COSA (LITIGI, EPISODI DIVERTENTI I DIFFICILI, ERRORI, ETC.)? QUANDO RIPENSI A QUELLE CONVERSAZIONI TI SEMBRANO UN MOMENTO STRANO/UNA RICONCILIAZIONE CON IL PASSATO/UNA FASE NATURALE/QUALCOS’ALTRO?
Sakis: – Non è stato strano per me perché conosco Themis e Jim da una vita intera, e mi è sempre piaciuto parlare con loro e ascoltare le loro storie. Per tutti noi è stato un bel momento proprio perché ci conosciamo così bene da poterci esprimere come vogliamo – e se qualche volta ci sono imprecazioni, quello è il nostro modo, è il modo greco di parlare – proprio perché siamo come una famiglia.

VOI DUE SEMBRATE AVERE ENTRAMBI UNA FORTE VOCAZIONE PER IL BLACK METAL: SAKIS È STATO UN PIONIERE ED È DIVENTATO UN PILASTRO NELLO SCENARIO MUSICALE – IN MOLTI CAPITOLI DESCRIVE LA PRIPRIA URGENZA DI SUONARE COME ‘UNA MISSIONE’, CITANDO DIRETTAMENTE IL LIBRO “CONTINUERÒ FINO ALLA FINE, PERCHÉ È QUELLO CHE AMO FARE E NON RIESCO AD IMMAGINARMI FARE QUALCOS’ALTRO”. MA ANCHE TU, DAYAL, SEI UNA FIGURA DI SPICCO IN QUESTO MONDO, CON I TUOI LIBRI SULLA NASCITA E LO SVILUPPO DEL MOVIMENTO BLACK METAL, COME ANCHE CON IL TUO PROGETTO CULT NEVER DIES. POTRESTE DIRCI DI PIÙ A PROPOSITO DELLE VOSTRE ‘CHIAMATE’ ED IL LEGAME CHE SI È CREATO TRA LA MUSICA ED IL RESTO DELLA VOSTRA VITA?
Dayal: – La musica è una grande parte della mia vita, come analogamente lo è ‘creare’ qualcosa; così la scrittura è il principale sbocco per questa necessità. In questi giorni il mio lavoro con Cult Never Dies è più o meno un’occupazione a tempo pieno, e in un certo senso credo che ci sia un parallelo tra il mio approccio con lo scrivere libri e quello di Sakis nel comporre musica; questo per dire che ho dedicato me stesso ad un progetto creativo anche se non aveva necessariamente senso da un punto di vista economico. Per questo motivo trovo che l’abnegazione di Sakis e Themis durante questi anni sia una grande ispirazione.
Sakis: – Ho dedicato la mia vita a quello che tutti chiamiamo metal e alla vita che esso comporta. Ho sacrificato molte cose nella mia vita per essere qui e continuare a combattere per questo ideale… Senza fatica non si ottiene nulla durante questa vita, e sarò fino alla fine di questa opinione!

MIGLIORI E PEGGIORI MOMENTI DURANTE I LAVORI DI SCRITTURA DEL LIBRO.
Dayal: – Amo scrivere, quindi l’intero processo di scrittura per me è sempre qualcosa di eccezionale. Una delle cose migliori in questo caso è stata scrivere di eventi o dettagli che sapevo la band non aveva mai rivelato prima. E chiaramente aver riunito Sakis, Themis, Jim e Morbid per la prima volta in quindici anni mi è sembrato di fare nel mio piccolo la storia. La parte più difficile è stata senza dubbio organizzare e accordarsi per le interviste con tutte persone coinvolte, ricoprendo in via eccezionale la veste di organizzatore e supervisore!
Sakis: – I momenti più brutti sono stati quelli in cui ho dovuto lottare contro il tempo per parlare come si deve con Dayal e potergli raccontare le mie storie. I momenti migliori invece sono arrivati quando, una volta finito il libro, mi sono accorto di aver scoperto molte più cose su me stesso e di essere – forse – diventato una persona migliore.

SAKIS, ALLA FINE DI TUTTI I CONCERTI SEI SOLITO URLARE AL PUBBLICO “MANTENETE VIVA LA VOSTRA SCENA LOCALE”. TI SEI ADOPERATO MOLTO IN PASSATO PER QUESTA CAUSA, HAI CONTRIBUITO A CREARE UN UNDERGROUND IN UNA DELLE TERRE MENO CONVENZIONALI (COME LA MIA, D’ALTRONDE). COSA VUOL DIRE ORA PER TE ‘MANTENERE VIVA LA SCENA’, PENSANDO A QUELLA ATENIESE, E PIÙ IN GENERALE A QUELLA GRECA?
Sakis: – Essere se stessi, fare ciò che ci si sente e non andare dove porta la marea. Non ho mai seguito le mode ed è per questo quando vedo nuovi metallari arrivare. Il metal è nato come un tipo di musica rivoluzionario, in grado di cambiare le cose, e dovrebbe rimanere così.

E PER TE, DAYAL, COSA SIGNIFICA ‘MANTENERE LA SCENA VIVA’, PARLANDO DI CULT NEVER DIES?
Dayal: – Credo che questo tipo di letteratura underground, ed in particolar modo i libri, giochi un ruolo fondamentale nella scena odierna. Provvede a costruire il più puro dei collegamenti tra gli artisti e gli ascoltatori affezionati, permettendo a chi è davvero interessato di arrivare ad un livello di profondità e dettaglio che i documentari, le riviste o le webzine non riescono ad avere. Spero quindi che Cult Never Dies diventi un punto d’incontro unico per gli scrittori (poiché non pubblico solo i libri che ho scritto io o quelli che trattano solo black metal) e gli appassionati fan del metal underground.

Brighton, 2017: George Emmanuel, Dayal Patterson e Sakis Tolis

IN MOLTE PAGINE OGNI MEMBRO, PRESENTE O PASSATO, DEI ROTTING CHRIST ESPRIME IL PROPRIO PUNTO DI VISTA RIGUARDO L’OCCULTISMO ED IL SATANISMO; LEGGERE DI COME OGNUNO PERCEPISCA E SI APPROCCI A QUESTE IDEE È UNO DEGLI ARGOMENTI PIÙ INTERESSANTI DEL LIBRO. INOLTRE, È POSSIBILE VEDERE UN FILO ROSSO CHE ATTRAVERSA TUTTA LA VOSTRA DISCOGRAFIA: DAL SATANA DEL PRIMO PERIODO, VISTO SIA COME DIABOLICO/MALVAGIO CHE COME ‘ANARCHICO’ A QUELLO PIÙ ‘ROMANTICO’ E MILTONIANO DELLA COSIDDETTA ‘GOTHIC LOGO ERA’, ARRIVANDO INFINE AD UNA SPECIE DI ‘PANOCCULTISMO’ – SPECIALMENTE DEGLI ULTIMI QUATTRO ALBUM. E’ STATO UN PASSAGGIO GRADUALE OPPURE È STATO PER UNA MIGLIORE ISPIRAZIONE CHE TI SEI MOSSO VERSO QUALSIASI FORMA GLOBALE DI MANIFESTAZIONE DEMONIACA?
Sakis: – Durante gli scorsi dieci anni, dopo aver raggiunto i nostri obiettivi con le conoscenze occulte, abbiamo sperimentato altre demonologie e religioni. Credo che questo non sembri così diabolico per molte persone, ma è in sostanza un modo di pensare più maturo e completo.

NEL CAPITOLO DEDICATO ALLO STORM STUDIO, JIM E MORBID DISCUTONO RIGUARDO LA MITOLOGIA GRECA E LE RAGIONI PER CUI NON AMINO SFRUTTARLA COME SOGGETTO PER I LORO TESTI O LE LORO CANZONI. INVECE I ROTTING CHRIST HANNO IN SEGUITO COMPOSTO DUE BELLISSIMI ALBUM, UNO (OMONIMO ALL’OPERA) ISPIRATO ALLA “TEOGONIA” DI ESIODO, L’ALTRO FOCALIZZATO SULLA PAURA E LA TRAGEDIA DELLA GUERRA, MA CON UNO SPIRITO D’EPICA ARCAICA (“AEALO”). CREDO CHE LA PROSPETTIVA CON CUI AVETE LAVORATO SU QUESTI DUE ALBUM SIA MOLTO DIVERSA DALL’APPROCCIO PIÙ ‘CLASSICO’ DI VOSTRI CONTERRANEI COME KAWIR O NIGHTFALL. MI PIACEREBBE SAPERNE DI PIÙ SUL PERCORSO CHE AVETE SEGUITO E LE RAGIONI PER CUI VI SIETE SPINTI A GUARDARE VERSO UN PASSATO STORICO E MITOLOGICO.
Sakis: – I Rotting Christ sono una band che ha sempre tracciato il proprio personale percorso. Cerchiamo di non seguire le mode, perché non è questo il destino della parte più oscura della musica estrema. Posso dire che nel periodo che hai menzionato ho piuttosto sentito un bisogno personale di discutere ed esplorare il passato della mia nazione ed il mio DNA… Ed il risultato di questo processo sono stati quei due album.

NEL VOSTRO ULTIMO ALBUM, “THE HERETICS”, LE ATMOSFERE DARK SEMBRANO SOPRAFFARE IL SOUND BLACK METAL PIÙ TRADIZIONALE; EPPURE NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI I ROTTING CHRIST HANNO TENUTO MOLTI CONCERTI SPECIALI SEGUENDO UNA SCALETTA QUASI TOTALMENTE OLD-SCHOOL, PORTANDO ON STAGE PEZZI DELLA PRIMA ERA E GRANDI CLASSICI PER LE VECCHIE E NUOVE GENERAZIONI. COSA PUOI DIRCI DI QUESTA DICOTOMIA E IN CHE MODO CREDI POSSA INFLUENZARE IL PRESENTE ED IL FUTURO DELLA BAND?
Sakis: – Abbiamo sempre tributato un grande rispetto verso il nostro passato, ma non siamo intrappolati lì. Secondo i principi della Natura “se qualcosa non evolve, muore” e noi invece abbiamo scelto di vivere. E poi voglio credere che come band abbiamo ancora molte cose da dire…

NEL LIBRO SI PARLA MOLTO DELLE DIFFICOLTÀ DI MANTENERE I CONTATTI CON LE ETICHETTE, I PROMOTER E GLI ALTRI MUSICISTI, ALL’INIZIO, E DI QUANTI PREGIUDIZI CI FOSSERO RIGUARDO IL BLACK METAL. TU HAI CERCATO DI AFFRONTARE OGNI CAMBIAMENTO (NELLE COMUNICAZIONI, NELLE TECNOLOGIE, NELLA STAMPA E NEL MODO DI STARE SUL PALCO) CERCANDO DI PRESERVARE L’INTEGRITÀ DEL GRUPPO E LA TUA. “THE HERETICS” VEDRÀ LA LUCE IN UN MONDO DOVE IL BLACK METAL NON È PIÙ UNA MINACCIA PER LA MAGGIOR PARTE DEI POLITICI O DELLA SOCIETÀ (ANCHE SE IN ALCUNE PARTI DEL MONDO CONTINUATE AD AVERE PROBLEMI PER QUESTO), IN UN MONDO DI CONNESSIONI GLOBALI E CON TECNOLOGIE DEL SUONO ALTAMENTE SVILUPPATE. COME TI RELAZIONI CON QUESTO, PERSONALMENTE E COME BAND? COSA SIGNIFICA ESSERE UN ‘ERETICO’ AL GIORNO D’OGGI?
Sakis: – Si, credo proprio che tu abbia ragione. Il black metal non è più perseguitato come agli inizi, ma forse c’è la possibilità che venga minacciato ancora, ma in maniera differente. Deve avere ancora una ragione d’esistere nel 2019 o in questo secolo, e non credo che possa vivere con false promesse o proclami su chi sia la band più malvagia o simili, ma con le azioni. A volte una frase che sia una può distruggere il sistema. Abbiamo bisogno di azioni capaci, intelligenti al giorno d’oggi per far sì che la nostra preziosa musica sopravviva.

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IL LIBRO

“NON SERVIAM – The Official Story Of Rotting Christ” (2018)

Una delle penne più rinomate del panorama metal estremo, Dayal Patterson, uno dei pionieri di tutta la scena black metal, Sakis Tolis, tre anni di dialoghi, interviste, incontri, foto, storie. Ecco cosa c’è alla base delle quasi trecento, densissime pagine di “Non Serviam”, la (auto)biografia ufficiale dei Rotting Christ. (CONTINUA)

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GLI ALBUM

SATANAS TEDEUM (1989)

Ottobre 1989. In tutti i circuiti metal di tape-trading comincia a diffondersi un nome che è di per sé un manifesto d’intenti: quello dei Rotting Christ, trio ateniese dedito ad un primordiale black metal senza compromessi e senza disciplina. (CONTINUA)

PASSAGE TO ARCTURO (1991)

La curiosità suscitata dal demo “Satanas Tedeum” è stata enorme, e per i neonati Rotting Christ è solo il primo sorso ad una fonte d’ambrosia che li asseterà per tutta la carriera. (CONTINUA)

THY MIGHTY CONTRACT (1993)

Tra il 1991 ed il 1993 i Rotting Christ, fatta eccezione per due singoli – “Dawn Of The Iconoclast” e “Αποκαθήλωσις”, quest’ultimo uscito per inaugurare il contratto fresco di firma con l’Osmose Production – raccolgono le idee, provano, scrivono musica ininterrottamente, complice anche l’acquisizione dello Storm Studio da parte dei fratelli Tolis e di Jim. In realtà è come l’ultimo, lungo respiro prima del tuffo. (CONTINUA)

NON SERVIAM (1994)

‘Da tempo hai spezzato il tuo giogo, rotto le tue catene e hai detto: ‘Io non ti servirò’’. ‘Non Serviam’, in latino. E dall’estremo rifiuto di Lucifero a Dio prende nome il secondo full-length dei Rotting Christ. (CONTINUA)

THRIARCHY OF THE LOST LOVERS (1996)

“Malinconia: stato d’animo di vaga tristezza, spesso alimentato dall’indugio rassegnato o addirittura compiaciuto, nell’ambito di sentimenti d’inquietudine o delusione”. Questo è il sentimento che pervade il terzo disco dei Rotting Christ. (CONTINUA)

A DEAD POEM (1997)

“Sorrowfull Farewell”, una chitarra lancinante. Così comincia il quarto full-length dei greci: un lungo addio pieno di dolore. (CONTINUA)

SLEEP OF THE ANGELS (1999)

L’influenza delle etichette non sempre è vista di buon occhio da musicisti, critica ed ascoltatori. Se i primi poi sono greci, abituati ad un certo tipo di atavica calma, mentre l’etichetta è la tedesca Century Media, usa a ben altri (concitati) ritmi di lavoro, è ben comprensibile come la convivenza sia difficile. (CONTINUA)

KHRONOS (2000)

Una delle tracce che rimangono marchiate a fuoco dopo l’ascolto di questo disco è “My Sacred Path”. Cinque minuti e trentotto di canzone che avanza inesorabile, tragicamente maestosa, a segnare il nuovo corso di una band con un decennio abbondante di carriera alle spalle, lasciando dietro di sé pelle d’oca e rinnovati consensi. (CONTINUA)

GENESIS (2002)

“Genesis” è l’album che i Rotting Christ avevano bisogno di scrivere da tanto – troppo – tempo. (CONTINUA)

SANCTUS DIAVOLOS (2004)

Annunciato svariate volte e altrettante volte rimandato, l’atteso ‘back to the roots’ dei Rotting Christ si materializza finalmente con questo “Sanctus Diavolos”, un lavoro ottimo ed elegante che in più occasioni riporta alla mente l’indimenticabile “Thy Mighty Contract”, soprattutto per quanto riguarda le strutture dei pezzi e i suoni utilizzati. (CONTINUA)

THEOGONIA (2007)

Quante band sono arrivate a realizzare dieci album in carriera? Poche. E quante di queste sono giunte a tale traguardo in uno stato di forma smagliante e senza mai aver dato alle stampe un lavoro che fosse simile al precedente? Pochissime. Una di queste è quella in questione, signore e signori. I Rotting Christ infatti nel 2007 non solo pubblicano il loro decimo album e festeggiano il diciottesimo anno di attività, ma si confermano anche e soprattutto una delle realtà migliori di sempre della scena black metal mondiale. (CONTINUA)

AEALO (2010)

Dopo aver trascorso anni a descriverci l’Ade, i Rotting Christ fanno finalmente ritorno nel mondo dei vivi. Sakis e compagni imbracciano infatti scudo e lancia e scendono sul campo di battaglia, andando a trasporre in musica i sentimenti di un guerriero nel corso di un combattimento. (CONTINUA)

KATÀ TON DEMONA EAYTOY (2013)

“Kata Ton Demona Eaytoy” è, prima di tutto e soprattutto, un disco Rotting Christ. Un disco ben scritto e suonato con una convinzione e una forza che fanno impressione e che, a tratti, fanno venire i brividi. (CONTINUA)

RITUALS (2016)

Tre anni. In questa fase della carriera dei Rotting Christ, tra un nuovo album ed il precedente trascorrono sempre circa tre anni. Questo è evidentemente il tempo di cui il gruppo ha bisogno per portare a termine la promozione di un disco e per comporre il suo successore. (CONTINUA)

THE HERETICS (2019)

Trent’anni di onorata carriera all’insegna della blasfemia: tanto lunga è la strada che i Rotting Christ hanno percorso, e con l’inizio di una nuova decade arriva “The Heretics”. (CONTINUA)

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LIVE

NON SERVIAM – 20 YEARS OF APOCRYPHAL STORY (2009)

Giunge anche per i Rotting Christ – i signori incontrastati della leggendaria scena black metal ellenica – il momento di celebrare il ventesimo anniversario della loro fondazione. E si può certamente affermare che Sakis e compagni abbiano davvero fatto le cose in grande per celebrare l’evento. (CONTINUA)

LUCIFER OVER ATHENS (2015)

Una carriera di oltre un quarto di secolo non poteva non vantare un live album. I Rotting Christ ne erano evidentemente consapevoli e per colmare la lacuna hanno deciso di fare le cose decisamente in grande. (CONTINUA)

PROSSIMI CONCERTI

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