Identikit: SYMPHONY X – Metalliche Sinfonie

Pubblicato il 24/03/2017

Speciale a cura di Elio Ferrara

I Symphony X sono una band che ha saputo attraversare sinora oltre due decadi, dimostrando di sapersi in qualche misura anche rinnovare nel corso degli anni. Fautori di uno stile in grado di coniugare power/prog e metal neoclassico, hanno saputo portare avanti le proprie idee partendo in un periodo di profonda crisi del metal nel proprio paese, gli Stati Uniti d’America, riscuotendo un discreto successo inizialmente in Giappone e ben presto anche in Europa. Da allora è stato tutto un crescendo per la loro carriera, nel corso della quale hanno saputo saputo realizzare alcuni grandissimi capolavori, scegliendo poi di non riciclarsi continuamente, con il rischio di diventare la parodia di se stessi, ma di andare oltre con il proprio percorso artistico, con risultati magari talvolta non all’altezza dei propri fasti, ma sempre assolutamente rispettabili. In occasione del ventesimo anniversario dalla pubblicazione del loro album più famoso e riconosciuto capolavoro, “The Divine Wings Of Tragedy”, abbiamo pensato di render loro omaggio, ripercorrendo la loro storia e discografia. 

Gli esordi
La storia dei Symphony X prende le mosse in qualche modo dall’esordio discografico di Michael Romeo, chitarrista virtuoso fortemente influenzato dal metal neoclassico di Yngwie Malmsteen (ma potremmo citare tra le sue fonti d’ispirazione, tra gli altri, Uli Jon Roth, Randy Rhoads oltre che, ovviamente, Ritchie Blackmore), il quale intorno al 1992 registra un demo per un album solista, interamente strumentale, che suscita l’interesse dell’etichetta giapponese Zero Corporation. Romeo registra nuovamente l’intero album, che viene pubblicato nel 1994 con il titolo di “The Dark Chapter”. In occasione di tali sessioni aveva collaborato con lui il tastierista Micheal Pinnella e, in seguito all’interesse dell’etichetta di proseguire la collaborazione con Romeo, questi pensa di formare una band vera e propria: a tal proposito, vengono coinvolti, oltre a Pinnella, Thomas Miller al basso, Jason Rullo alla batteria e Rod Tyler alla voce. Nascono così i Symphony X, i quali sono davvero veloci a realizzare il primo, omonimo album. Purtroppo questo viene pubblicato inizialmente solo in Giappone, limitando parecchio le loro possibilità di successo.

L’album omonimo di esordio dei Symphony X parte un po’ in sordina, in quanto viene inizialmente pubblicato solo in Giappone… CONTINUA

Per fortuna però la band riesce a trovare una partnership più solida, tale da garantire una maggiore diffusione della propria musica nel mondo, nella InsideOut Music. Sono anni in cui spopola il metal prog sulla scia del successo dei Dream Theater e probabilmente ciò spiana la strada anche a Romeo e soci, per quanto il loro stile presenti certamente delle peculiarità rispetto – ad esempio – alla band di Petrucci. Nel frattempo, già dopo il primo album, avviene comunque il primo cambio in line-up, in quanto Rod Tyler non aveva convinto del tutto, cosicché viene sostituito da Russell Allen. Con la nuova formazione, viene registrato “The Damnation Game”, stavolta con una diffusione mondiale, e per l’occasione viene ripubblicato al di fuori del Giappone anche il primo album.

A differenza delle difficoltà incontrate per la pubblicazione del primo album, con “The Damnation Game” i Symphony X riescono ad avere un contratto sin da subito con un’etichetta… CONTINUA

The Divine Wings Of Tragedy 

Forti del successo soprattutto in Europa ed in Giappone, i Symphony X nel 1996 sono pronti a realizzare e pubblicare il loro più grande capolavoro, “The Divine Wings Of Tragedy”, album il cui titolo è dato da una lunga suite, di oltre venti minuti di durata, ispirato a “Il Paradiso Perduto” di John Milton, che già da sola rappresenta una traccia di assoluto valore. La title track non è però l’unica eccellenza, per quanto sia quella maggiormente appariscente, di un album praticamente perfetto, composto da canzoni che brillano per lo straordinario connubio tra potenza, fantasia, melodia, atmosfere epico-sinfoniche e trame progressive. Un disco destinato dunque a diventare uno dei classici di tutti i tempi e seminale per miriadi di band a seguire.

“The Divine Wings Of Tragedy” è il terzo album degli statunitensi Symphony X ed è proprio da qui che la band ha cominciato ad accrescere la sua fama…  CONTINUA

La fine degli anni ’90 e gli inizi degli anni 2000

A seguito di “The Divine Wings Of Tragedy”, Jason Rullo è costretto temporaneamente a lasciare la band per problemi personali e viene sostituito da Tom Walling. Nel frattempo, i Nostri si preparano a realizzare il follower, forse anche con una certa fretta, visto che “Twilight In Olympus” viene pubblicato già agli inizi del 1998. Evidentemente il gruppo americano aveva intenzione di sfruttare il momento di grande ispirazione che stava vivendo senza perdere tempo e, in effetti, ancora una volta si tratta di un grandissimo disco, benché leggermente inferiore al suo predecessore. In realtà, avrebbe dovuto esserci anche un pezzo intitolato proprio “Twilight In Olympus”, che però non viene mai ultimato e che in parte verrà riutilizzato per l’album successivo.

Reduci dal successo e dagli straordinari riscontri ottenuti con un capolavoro come “The Divine Wings Of Tragedy”, i Symphony X non perdono tempo e a breve pubblicano un nuovo lavoro… CONTINUA

Il nuovo “V: The New Mythology Suite”, viene pubblicato nel 2000 e segna da una parte il ritorno di Jason Rullo e dall’altra l’abbandono definitivo, per motivi mai del tutto chiariti, da parte di Thomas Miller, sostituito da Micheal LePond. In questo disco viene fatto per la prima volta un utilizzo di suoni campionati per le orchestrazioni, segnando una precisa svolta nel sound e nel modo di comporre che i Symphony X avevano avuto fino a quel momento.

I Symphony X avevano pubblicato con “Twilight In Olympus” un disco che bene o male seguiva la rotta tracciata da“The Divine Wings Of Tragedy”. Per il loro quinto full-length, decidono di introdurre invece qualche novità…  CONTINUA

In seguito ad un monumentale tour, la band registra anche il suo primo live album, intitolato “Live On The Edge Of Forever”, pubblicato nel 2001. Si tratta di un doppio CD, che nella prima parte dà ampio spazio a brani tratti dall’ultimo disco, includendo poi nella seconda parte tracce provenienti dagli altri album fino ad allora pubblicati.

Il “Live At The Edge Of Forever” è il primo disco dal vivo dei Symphony X ed è stato registrato tra l’ottobre 2000 ed il Giugno 2001…  CONTINUA

Gli anni 2002-2010

La band non si ferma praticamente un istante e già nel 2002 è pronto il nuovo lavoro, intitolato “The Odyssey”. Le sonorità sono tendenzialmente un po’ più dure e aggressive rispetto al passato, ma il loro sound non ne risulta snaturato. Ancora una volta è presente una lunga suite, ispirata al poema omerico dell’Odissea. Vengono inoltre riproposti richiami al capolavoro “The Divine Wings Of Tragedy”, in quanto viene realizzato un ipotetico seguito di “The Accolade”, intitolato semplicemente “Accolade II”.

Dall’America con furore Michael Romeo ed i suoi Symphony X fanno nuovamente la loro comparsa sul mercato…  CONTINUA

A questo punto, ultimato il tour di supporto a “The Odyssey”, la band si prende per la prima volta una pausa e, al di là di alcune apparizioni dal vivo (tra cui il Gigantour del 2005), torna in studio solo nel 2006 per registrare “Paradise Lost”. In realtà, va precisato come si sia a questo punto avviata una suddivisione dei ruoli più accentuata: Romeo è ormai il principale compositore del gruppo ed è lui che si occupa di gettare le basi di ogni nuova canzone nei suoi studi personali. Per contro, negli intermezzi tra un album ed un altro, soprattutto Allen e LePond si scatenano in una serie di innumerevoli dischi solisti e partecipazioni: basti ricordare, tra i tanti, per il primo, il progetto Allen/Lande, gli Atomic Soul, le collaborazioni con Ayreon, Star One, Liverani, Iced Earth, Magnus Karlsson, Timo Tolkki, Avantasia, DGM e poi più avanti, ancora, Adrenaline Mob, Trans-Siberian Orchestra, ma la lista sarebbe davvero sterminata; discorso simile per LePond, per il quale citiamo ad esempio i MindMaze, i Seven Witches e poi più di recente gli Universal Mind Project, i Mike LePond’s Assassins, Ross The Boss, Marius Danielsen, ma qui la lista finirebbe per diventare addirittura enciclopedica. Tornando ai Symphony X, la sensazione è che a questo punto si faccia un po’ fatica a trovare la giusta ispirazione, così ecco fioccare sempre di più i richiami all’album più famoso, tanto che addirittura “Paradise Lost” è basato interamente su “Il Paradiso Perduto” di John Milton. Si tratta comunque di un disco valido, benché un po’ incentrato su cliché forse ormai alquanto scontati.

Si fanno attendere i Symphony X, dopo cinque anni di digiuno arriva nei negozi il sospirato follow-up del discusso “The Odissey”… CONTINUA

Ne segue un tour monumentale, che li porta anche in America ed in Asia tra il 2008 ed il 2009.

Gli anni più recenti

Nel 2010 Romeo torna in studio al lavoro per un nuovo album, che uscirà nel 2011 con il titolo di “Iconoclast”. Stavolta il livello d’ispirazione sembra tra i più alti degli ultimi tempi, perché si tratta di un disco in grado di competere con i fasti del passato. In particolare, due suite come la title track e “When All Is Lost” sono tracce dalle trame progressive d’inebriante bellezza, ma in generale nell’album viene proseguita la tendenza ad indurire maggiormente le sonorità, con risultati davvero apprezzabili.

Da un po’ di tempo a questa parte i Symphony X se la stanno prendendo comoda con le composizioni… CONTINUA

Ne seguono nuovi trionfali tour: alcune date europee e sudamericane vengono pianificate addirittura fino al 2013, ma a causa di problemi cardiaci, tuttavia, Rullo viene ricoverato e per non annullare gli show si sceglie di sostituirlo temporaneamente con John Macaluso. Nel 2014 iniziano i lavori per “Underworld”, pubblicato poi nel 2015. Stavolta non si tratta di un concept vero e proprio, ma diversi brani sono ispirati all’Inferno di Dante e a “Orfeo All’Inferno” di Offenbach, mantenendo dunque certe atmosfere oscure ma con un approccio nel complesso leggermente meno aggressivo rispetto a “Iconoclast”. Una sorta di compendio di quello che hanno fatto in passato i Symphony X, riproposto però accanto a tante nuove idee.

Vi sveliamo subito un punto: il nuovo Symphony X è davvero una figata. Sì, alla fine abbiamo pensato di sbilanciarci così fin dalla prima frase… CONTINUA

Torniamo dunque al nostro discorso iniziale: la band americana ha infatti dimostrato di saper realizzare nel corso della propria carriera tanti dischi eccellenti e, benché avrebbe probabilmente potuto vivere, per così dire, di rendita, limitandosi a riciclare quanto di buono aveva fatto, ha tuttavia cercato di non adagiarsi mai sugli allori, provando in qualche modo ad innovare senza mai snaturare il proprio inconfondibile stile. Ed ecco che, così, giungiamo ai giorni nostri e, dopo nove studio album, con il prossimo (ancora comunque da pianificare) la band si appresterà a suonare davvero la sua ‘decima sinfonia’.

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