Il direttore Carlo Carcano intervistato da Metalitalia.com dopo Sanremo: “Mi piacerebbe lavorare con i FLESHGOD APOCALYPSE”

Pubblicato il 25/02/2020

Come ricorderete, c’è stato un bagliore di metal al Festival di Sanremo 2020 e lo ha portato il direttore d’orchestra Carlo Carcano, che durante l’esibizione di Gabriella Martinelli e Lula ha indossato una maglia dei FLESHGOD APOCALYPSE.

Nato a Como nel 1970, Carlo Carcano ha studiato composizione al conservatorio Cesare Pollini di Padova, dove ha conseguito il diploma. Possiede anche un diploma di alto perfezionamento all’Accademia di Santa Cecilia di Roma e ha studiato musica elettronica all’IRCAM, al Centro Temporeale e a Padova. Nel corso della sua carriera ha composto ed eseguito musiche per Musik-biennale Berlin, Festival Aix-en-Provence, Festival Archipel Geneve, De Eijsbreker Amsterdam, Voix Nouvelles Paris, PrimaVerona, Gaudeamus Music Week Amsterdam, Siren Musikdagar Göteborg, Bàrtok Festival, Jornadas de Musica Electroacustica Montevideo, Array Music Toronto, Wetterfest Wien, NovecentoMusica Milano, Metafonie-La Scala. Ha inoltre scritto musica per molti spettacoli di danza e teatro. Potete trovare informazioni dettagliate sulla biografia presente sul suo sito ufficiale.

Lo abbiamo raggiunto e abbiamo fatto con lui due chiacchiere circa la sua passione per il metal:

Direttore Carcano, abbiamo tutti visto che ha indossato una maglia dei FLESHGOD APOCALYPSE al Festival di Sanremo. Da dove nasce questa scelta?

“Diamoci del tu, dai. Io sono metallaro da sempre, da ‘giovane’ ho suonato come batterista e chitarrista in alcune band metal underground e mi sono ammazzato di moshpit nel nord Italia a concerti di band estreme e non, molte delle quali allora erano decisamente underground (SLAYER, METALLICA, VENOM, ANTHRAX, D.R.I., MOTLEY CRUE, NUCLEAR ASSAULT, etc). Il metallo è nel mio DNA. L’anno scorso dirigevo per gli ZEN e per il piacere di farlo ho indossato sotto la giacca una t-shirt dei METALLICA e una dei CARCASS. Le reazioni di nicchia furono assai buffe. Quest’anno ho voluto ripetere la cosa, scegliendo un gruppo estremo italiano. L’idea che nel ‘festival della canzone italiana’ apparisse anche un’altra faccia della musica italiana mi divertiva. La scelta dei FLESHGOD APOCALYPSE mi è parsa evidente. Sono loro fan da tempo”.

Cosa apprezza in particolare dei FLESHGOD APOCALYPSE?

“Beh, hanno una ricchezza di linguaggio e un’eccellenza compositiva ed esecutiva evidente, che li premia giustamente nella scena mondiale. Mi piace molto l’eccesso tutto italiano degli arrangiamenti, che secondo me ha pure un lato ironico, ma che non svacca mai nel trash (senza acca) o nel ridicolo. E poi si sentono la passione e la tenacia che stanno dietro”.

L’anno scorso i FLESHGOD APOCALYPSE sono stati tra i protagonisti al nostro festival, era per caso presente tra il pubblico?

“Putroppo no”.

Pensa che potranno un giorno arrivare a partecipare Sanremo?

“Sembra una pazzia ma secondo me sì. Anzi, sarebbe splendido. Ormai Sanremo si è trasformato – e giustamente – in una vetrina di generi vari, di nicchie varie. Sta cercando – goffamente, ma ci prova – di rappresentare ciò che si ascolta di musica italiana effettivamente oggi. Ci sono le vecchie mummie e le canzoni da carie ai denti, ci sono i cantautori, ma c’è anche l’hip hop, la trap, l’indie fuffoso italiano, un certo rock più o meno sincero, gli youtuber, gli instagrammer, i figli dei talent. Ci sono pezzi classiconi, ma anche arrangiamenti elettronici e pure le chitarre distorte.
I FLESHGOD APOCALYPSE sono probabilmente ignoti alla maggior parte del pubblico, ma ormai questo vale per tutto il cartellone dei ‘big’. Io stesso, pur lavorando in questo campo, ogni anno mi chiedo: ‘E questo chi cazzo è?’ I FLESHGOD APOCALYPSE hanno anzitutto credibilità internazionale, il genere di nicchia è compensato dai loro risultati all’estero. E poi il loro linguaggio musicale è talmente vario che può adattarsi al contesto senza perdere identità. E non intendo: dovrebbero andare a Sanremo con una ballad. Io ci vedrei senz’altro melodia ed emozione, ma anche blastbeat e growl. Non vedo perché rumorismi e versi animaleschi hip hop possano essere ormai sdoganati e sonorità metal no”.

Come direttore d’orchestra che affinità trova fra il metal e la musica classica?

“Classica e metal sono nonno e nipote, legatissimi, sangue dello stesso sangue. SABBATH che rubano il riff dai ‘Planets‘ di Holst, guitar hero che si ispirano a Paganini, Bach, Vivaldi, band doom che dilatano i tempi come Wagner, atmosfere black metal che sono simili a quelle di sinfonie tardoromantiche, math rock e djent che non esisterebbero senza le geometrie di Stravinsky, eccetera”.

Quali altre band stanno proponendo qualcosa di interessante nel metal di oggi secondo lei?

“Il metal è un mondo vastissimo e splendidamente contraddittorio. Da un lato, come molti generi popolari dalla forte comunità, è conservatore e geloso delle sue ‘tradizioni’. Si ripete con piacere, ogni sottogenere ama spesso riproporre le stesse sonorità senza metterle troppo in discussione. In questo spirito tante band tengono viva la fiamma. Un album che ho amato degli ultimi anni è ‘You Will Never Be One Of Us‘ dei NAILS. Una specie di riassunto del metal estremo, ma esagerato al massimo.
Dall’altro lato il metal è uno dei luoghi di sperimentazione sonora più vivaci di tutto il mondo musicale. In questo secondo spirito mi vengono in mente nomi come CODE ORANGE (molto curioso dell’album imminente), LITURGY, ZEAL & ARDOR, ORANSSI PAZUZU, CAR BOMB, IMPERIAL TRIUMPHANT e molti altri”.

Pensa in futuro di collaborare con qualche band metal?

“Succederà! E mi piacerebbe molto che ciò avvenisse non solo nel ruolo di arrangiatore orchestrale, ma in quello di produttore artistico. Oggi come oggi nel metal la figura del produttore artistico (alla Rick Rubin, Mutt Lange, Bob Rock o Ross Robinson, per intenderci) è quasi assente, anche per ragioni economiche. Le band quasi sempre gestiscono in proprio la produzione artistica affiancandosi a meravigliosi professionisti del suono per le registrazioni, il mix e il mastering. Ma è raro che ci sia quella figura che fa esplodere artisticamente il mondo di una band (vedi Rubin con ‘Reign in Blood’ o Robinson coi KORN e gli SLIPKNOT) creando un contesto in cui scrittura, esecuzione, sound, registrazione, relazioni umane, band, fonici, mix engineer etc sono esaltati al massimo e convergono a creare il miglior prodotto artistico immaginabile”.

Con quale in particolare le piacerebbe lavorare?

“In Italia senza dubbio i FLESHGOD APOCALYPSE. Tra le band mondiali mi piacerebbe aggiungere orchestra malata a BELL WITCH, CODE ORANGE, AMENRA, THE BODY, INFANT ANNIHILATOR, SUNN O))). Tra i grandi direi senz’altro BEHEMOTH, GOJIRA e MESHUGGAH“.

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