KALEVALA: il nuovo album “If We Only Had A Brain”

Pubblicato il 08/05/2020

Comunicato stampa:

Dopo otto anni dal precedente studio album “There and back again” e sei dal doppio live video/audio “Tuoni, baleni, fulmini” (Marduk/Self), attraversando due cambi di formazione, i KALEVALA hms si ripresentano al pubblico con il loro quarto album “If We Only Had A Brain“: quindici brani (11 originali e 4 cover ampiamente rimaneggiate) che sono una cronaca immaginaria delle catastrofi mondiali a venire e una celebrazione dei disastri della band, la quale si presenta ora con un violista /violinista a sostituire la fisarmonica, strumento che da quindici anni caratterizzava il loro sound.

Registrato a Maggio 2019 presso “Noise Studio” di Francesco Chiari (Parma) è nato un disco particolarmente corposo composto di ben 15 tracce, di cui 4 sono cover decisamente ri-arrangiate e personali tanto da acquistare lo status di brani originali. Masterizzato presso “La Maestà” di Giovanni Versari che ha lavorato con Muse – Diodato – Francesco Gabbani – Le Vibrazioni – Piero Pelù – Irene Grandi – Vinicio Capossela …

Song to sing in case of armageddon nasconde una formula per far ricominciare l’universo in caso di distruzione totale, mentre Victory is for suckers è una apologia rock’n’roll del fallimento. Dumbo alla parata nera, ripescato dal classico dell’animazione Disney “Dumbo”, ha un testo italiano modificato in maniera radicale. Mickey Finn è quello che ci vuole nel non sequitur delle nostre esistenze: un cocktail nato per stordire, segue Cyberkampf che guida l’ascolto lungo una disastrosa rivoluzione cibernetica fino al suo apocalittico epilogo.

Dopo la scanzonata titletrack If we only had a brain, tratta da “The wizard of Oz (1939)” (anche qui con un testo completamente stravolto), è il turno di Die Moorsoldaten, un brano scritto dai prigionieri in un campo di concentramento nazista e diffuso segretamente anche all’estero qui in una triplice versione in tedesco, francese e italiano, cantata insieme al “Coro dei malfattori”, ospite in vari brani dell’album. Root Radioed è un comunicato radio rivolto alle frange ribelli di un futuro distopico, mentre Medusa inneggia ai naufraghi di tutti i tempi. No cheese=Blue Cheese è un divertissement in stile ’80, seguito da un brano semistrumentale, For the old world. La band ci ha abituati al recupero di gioielli della musica italiana, questa volta è il turno della folle e feroce Elettrochoc dei Matia Bazar.

Tra atmosfere d’Oltralpe e cori sontuosi, Les Peintres spedisce gli artisti nel cuore di una battaglia senza senso. Principessa, una cavalcata tra Morricone, metal e citazioni di Puccini porta dritta alla conclusione: Tribù, un brano in lingua italiana dal taglio epico che affronta il tema dei grandi movimenti migratori.

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