“HEAVEN’S VENOM” TRACCIA PER TRACCIA
A cura di Marco Gallarati
Maurizio Iacono – voce
Jean-Francois Dagenais – chitarra
Stéphane Barbe – basso
Max Duhamel – batteria
HEAVEN’S VENOM
Data d’uscita: 13 agosto 2010
Etichetta: Nuclear Blast Records
Prodotto e registrato da Jean-Francois Dagenais
Mixato e masterizzato da Tue Madsen
MySpace Kataklysm
“Heaven’s Venom”, esattamente come i suoi predecessori, si apre con un recitato introduttivo – questa volta più lungo del solito – che porta all’esplosione dell’opener “A Soulless God”, un brano che concentra in cinque minuti tutte le risorse del disco e dei Kataklysm, com’è giusto che un pezzo in apertura faccia. Su ritmiche death metal cangianti, si innesta un riffing brutale e melodico che non potrà mancare di fare scapocciare la gente durante i concerti. Le linee vocali sono epiche, così come i rallentamenti che, per groove e dinamismo, devono qualcosa ai Dying Fetus. Un vorticoso assolo di J-F Dagenais ed un finale con arpeggio a sfumare caratterizzano maggiormente la traccia.
La partenza di “Determined (Vows Of Vengeance)” è a dir poco rocciosa, con un classico riffone quadrato supportato da colpi ai tom a scandire l’incipit della composizione. Iacono scatena il suo potente growl su una struttura sostenutissima e baciata da un ritornello che tutti aiuteranno a cantare dal vivo (tranquilli, nulla di melodico o pulito, i Kataklysm non sono impazziti). Si rallenta qua e là con riff di stampo malsano, ma poi groove e aggressione tornano ad essere padroni, fino al finale in cui Maurizio ci manda tutti teneramente a ‘fuck you aaaaaaaaaallll’.
Caotica e roboante nel suo inizio cacofonico, “Faith Made Of Shrapnel” si sviluppa alternando i tanti sottogeneri che i Kataklysm sanno miscelare bene, passando dal riffing scandinavo alle sezioni groovy e stoppate, dal death metal diretto e in-your-face agli up-tempo massacranti. Non è fra gli episodi migliori, in quanto risente di un songwriting non particolarmente ispirato e troppo manieristico. Anche il chorus in screaming e rallentato non aiuta particolarmente la fruizione. Sufficiente, ma poco più di un filler.
“Push The Venom” è il brano scelto per promuovere l’album attraverso un primo video. In effetti, il pezzo in questione è fra i migliori della tracklist, uno dei più dinamici e schiacciasassi dell’intero lotto, songwriting completo riassumente ancora una volta le meglio peculiarità del Kataklysm-sound. Non c’è un attimo di sosta nell’incedere distruttivo del quartetto canadese, tra strofe quadrate e massicce, riff che staccano la testa dal collo e groove stolidamente intenso. Mancano i furiosi blastbeat, e si sente, però in questo caso la loro assenza viene sopperita alla grande. Sicuramente un nuovo piccolo classico, sul quale c’è poco altro da dire, se non ascoltarlo a ripetizione. I will never forget! No! No!
Altro incipit affidato a riff e pestoni alla batteria è quello di “Hail The Renegade”, pezzo decisamente più incentrato sulla melodia di altri, melodia però sempre riconducibile a matrici estreme e basata sul riffing di chitarra, quindi assolutamente in tono con l’evolversi (?) dei Kataklysm nel corso degli anni. Riesce a mettersi in mostra persino il bassista Stéphane Barbe, tramite una sezione in cui il suo strumento è preciso protagonista. Si ode un arpeggio evocativo verso i tre-quarti di brano, prolungato poi fino a portare ad un finale dal rifframa tecnico-melodico e dominato da una voce registrata. Quando la melodia è al servizio di una giusta causa.

“As The Wall Collapses” farà un po’ storcere il naso ai fan più intransigenti dei Kataklysm, in quanto l’inizio presenta un approccio melodico piuttosto leggerino. Poi però i canadesi premono sull’acceleratore e, al solito, tra up-tempo spaccacollo, riff tra brutalismo e groove e tendenze moderne, fanno valere tutta la loro esperienza e tutto il loro status. Il secondo assolo di Dagenais presente nel disco – un bell’assolo! – spezza il ritmo aggressivo del brano, riportato su livelli adrenalinici da un chorus ai limiti del black, in quanto ad impatto vocale. Ennesima traccia in cui tutto muta e si trasforma in maniera esemplare.
Arriviamo, con “Numb And Intoxicated”, al pezzo preferito di chi scrive. La partenza è in rapido crescendo e decolla con incedere roboante, seguito presto da un hook melodico davvero strepitoso. Il brano non è particolarmente veloce ed il lavoro di chitarra si basa su di un assalto frontale poderoso ma controllato e carico di groove. Nonostante ciò, siamo di fronte in pratica alla traccia più aggressiva di “Heaven’s Venom”. In questo episodio i Kataklysm paiono tirare fuori tutta la loro anima Pantera – sentitevi il chorus! – e va detto che, se riproporranno “Numb And Intoxicated” anche dal vivo, probabilmente la gente nel pit si spaccherà completamente. Vorremo esserci.
Parte “At The Edge Of The World” e sembra di sentire gli As I Lay Dying. I rimandi al metal-core nel riffing di questo brano sono evidenti, come anche durante lo stacco melodico su cui si erge il ritornello. Abbiamo poi un breakdown mosh in salsa Kataklysm che ovviamente distruggerà i palazzetti, per ripartire poi ancora con la melodia e terminare con un secondo breakdown a dir poco assurdo per pesantezza e quadratura. I kung-fu moshers più convinti qui avranno la meglio sui deathsters tradizionali. Poco ma sicuro.
“Heaven’s Venom” si avvicina al suo termine presentando due pezzi più morigerati e ‘seriosi’: “Suicide River” è ancora una volta ammantato di melodia un po’ ovunque, con un rifframa che si fa epico e travolgente in più di un’occasione, scaraventando l’ascoltatore in un vortice di influenze scandinave non stonanti affatto nell’economia dell’intero album. Di certo i Kataklysm sanno fare meglio altro, ma l’adrenalina che l’armonizzazione di centro brano riesce ad installare è merce rara. Episodio che cresce con gli ascolti.
Va a concludere la decima fatica in studio dei canadesi il brano “Blind Saviour”, epilogo quasi pacato e a tratti catatonico (ma stiamo sempre parlando di Kataklysm, non di Catacombs). Si avvicinano un po’ agli Hypocrisy, Iacono e compagni, con ampie variazioni sui temi a loro cari, sebbene per l’ennesima volta la melodia riesca a giocare un ruolo importantissimo nel suono del gruppo. Anche “Blind Saviour” crescerà con gli ascolti, canzone apocalittica che decreta la fine di un lavoro che è sicuramente da definire positivo, si voglia solo per la bellezza ed il coinvolgimento dei brani, intensi e completi come non mai.
