KORN: Monumental – A global streaming event

Pubblicato il 26/04/2021

A cura di Maurizio ‘morrizz’ Borghi

L’esperienza di chi scrive con i concerti in live streaming dall’esplodere della pandemia è racchiusa nell’esplosivo show dei Code Orange a marzo 2020 seguita, qualche giorno dopo, dalla performance casalinga di Post Malone in tributo ai Nirvana. Successivamente, nonostante entrambe le esperienze possono essere ritenute valide e avvincenti, chi scrive ha sempre ritenuto troppo doloroso affacciarsi alla musica live dalla poltrona di casa rinunciando a formare quell’entità con cui gli artisti scambiano energie dalle assi del palco. Ironicamente è passato esattamente un anno dal concerto di Posty nel momento in cui viene data una possibilità ulteriore a questa forma ( in questo momento obbligata) d’intrattenimento musicale, il 24 aprile, complice il viscerale amore per la band di Bakersfield ed il dispiego di potenza tecnica per cui i Korn, da sempre innovatori, hanno tutte le carte in regola per fare centro. Negli Stati Uniti lo stato delle vaccinazioni è tanto avanzato che la stessa sera a Jacksonville, Florida, quindicimila persone si riunivano per assistere all’evento MMA “UFC 261” al chiuso, senza mascherine nè distanziamento. Con gli annunci in pompa magna della stagione dei festival estivi (negli US in tarda estate) “Monumental” si configura come una delle ultime esperienze di questo tipo, se tutto andrà bene, per le band d’oltreoceano.

Dopo l’interessante pre-show su Facebook condotto dall’attuale regina del rock Allison Hagendorf, mettiamo le cuffie e clicchiamo sul tasto ‘play’. Sappiamo che il concerto si terrà a Downtown L. A., sul rooftop dell’attrazione “Stranger Things: The Drive-Into Experience”, e dalla gran campagna pubblicitaria non possiamo che provare una certa curiosità, soprattutto vista l’arrogante scelta del titolo dello show.
Ci aspettavamo qualcosa di colossale e siamo subito accontentati: il wall led davanti al quale i Korn si esibiscono è semplicemente clamoroso, la qualità delle riprese è superiore a qualsiasi performance televisiva a cui abbiamo assistito in passato e ci viene sbattuta in faccia da subito tutta la potenza di fuoco con cui verremo coinvolti, formata dalle numerose telecamere sul palco, dalle gru e soprattutto dalle riprese aeree che staccano sovente su Los Angeles e le sue luci notturne. Una produzione di primissimo livello e una chiarezza in alta definizione che, ‘lens flare’ a parte, ci suggerisce di paragonare quel che abbiamo visto in passato ad un qualsiasi film d’azione contro una pellicola di Micheal Bay. I Korn si presentano vestiti completamente di nero, pur mantenendo ogni elemento il proprio look personale, com’è sempre stato nella storia del gruppo. Sapere che tutti i componenti hanno compiuto cinquant’anni fa chiudere gli occhi sugli effetti del lockdown sulla forma fisica dei componenti, con JD e Luzier che hanno sicuramente messo qualche chilo e un Fieldy che pare invecchiato velocemente, soprattutto di fianco ad un Head decisamente smagliante. Le grafiche sugli schermi non sono sconvolgenti ma il tutto è decisamente funzionale: il più delle volte si amplifica la scelta cromatica manifesta sin dal poster dell’evento, con la singola virata verso il rosso in alcuni pezzi, mentre i soggetti e le animazioni sono più che altro decorativi o immersivi, usati per dare profondità o dinamicità all’esibizione senza mai poter rubare la scena – scelta ovvia considerato che l’esperienza è guidata dalla sapiente regia di Kevin Garcia e Sam Shapiro. Piano piano vengono introdotti anche un impianto luci degno di nota e dei cannoni di fumo che saranno usati in maniera abbastanza morigerata.
Una volta abituati alla qualità visiva, si nota l’incredibile produzione audio, priva di qualsiasi sbavatura, potente e maestosa: ogni singolo strumento è distinguibile perfettamente, la distorsione, i bassi e gli effetti vocali lasciano letteralmente a bocca aperta. L’output è tanto perfetto che, causa qualche micro-lag tra audio e video (che non possiamo escludere sia figlio della nostra connessione internet) vien quasi da pensar male. Smaltita questa sbornia mediatica ci vien da concentrarci sulla band ovviamente, e su questo possiamo dire che, a conti fatti, considerata l’età e considerata la totale assenza di pause durante l’intero concerto, i Korn sono ancora una live band che sa il fatto suo. Non che sia una performance priva di difetti, sia chiaro: l’analisi critica non può che sottolineare il solito Davis che carica anche troppo le sue linee melodiche, le doppie al microfono sono spesso da dimenticare (e qui ci chiediamo perché siano affidate quasi sempre a Munky, visto che Head dimostra durante “Ball Tongue” di saperci ancora fare egregiamente) e nelle movenze i quattro sono il fantasma di quello che furono (la corsa di Fieldy evidenzia più la sua età che l’enormità del palco). Qualche pezzo è rallentato e, più in generale, la scaletta inframezza i (pochi) pezzi incazzati con le canzoni più melodiche della discografia della band. Un’ora e undici minuti sono un po’ pochi per 30$, ed è certo il virtual M&G fa un po’ sorridere, ma finché la scelta resta al pubblico questa non può essere contestata. Soppesando il tutto però, alla fine, la band ha ragione. I Korn arrivano a fine esibizione con tutta l’energia necessaria per chiudere con qualche calcio nel culo: “Ball Tongue”, “Narcissistic Cannibal” e “Here To Stay” rappresentano un finale esaltante che pesca da ere diverse. La scaletta è abbastanza originale e composta sapientemente, con il debutto assoluto di “Victimized” in apertura, il ripescaggio di “Thoughtless”, “Throw Me Away” e “Dirty”, per non parlare di quella chicca di “Justin”, semplicemente uno dei pezzi dei Korn più sottovalutati di sempre. Ci sono brani storici come “Falling Away From Me” e “Freak On A Leash” a testimoniare intensità e rabbia ma se, dopo cinquanta minuti, su “Alone I Break” il canto è semplicemente perfetto capiamo che è corretto appoggiarsi su brani dove sensibilità e melodia fanno la differenza, tra l’altro sono questi a rappresentare il frontman da anni e sono questi che i fan di oggi amano.
E’ proprio a fine concerto, quando la telecamera vola verso l’alto sul panorama mozzafiato di Los Angeles, che si sente terribilmente la mancanza del pubblico, anche se contemporaneamente si ha la sensazione di aver visto qualcosa di unico e assolutamente imponente a livello di produzione. Si esce dalla visualizzazione a schermo intero e si tolgono le cuffie, per scrollare e dare un’occhiata al merch virtuale al posto della classica calca al banchetto. Siamo ancora confinati nella nostra bolla casalinga, la presunta ‘safe zone’ che ci rinchiude da un’anno. I sentimenti sono contrastanti, e mentre automaticamente pensiamo che vorremmo avere le gambe stanche ed il sudore di sconosciuti addosso ci accorgiamo che per un’ora, in ogni caso, i Korn ci hanno fatto evadere, forse qualitativamente meglio di chiunque altro prima di loro.

 

Setlist:

Victimized
Cold
Insane
Falling Away From Me
You’ll Never Find Me
Thoughtless
Coming Undone
Throw Me Away
Justin
Black Is the Soul
Freak on a Leash
Alone I Break
Dirty
Can You Hear Me
Ball Tongue
Narcissistic Cannibal
Here to Stay

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