LABYRINTH: il nuovo “Architecture Of A God” traccia per traccia!

Pubblicato il 21/03/2017

LABYRINTH – “ARCHITECTURE OF A GOD” TRACCIA PER TRACCIA!

Articolo a cura di Elio Ferrara

Tracklist:
01. Bullets 6:56
02. Still Alive 4:50
03. Take On My Legacy 4:05
04. A New Dream 5:23
05. Someone Says 4:45
06. Random Logic 1:56
07. Architecture Of A God 8:41
08. Children 4:08
09. Those Days 5:15
10. We Belong To Yesterday 6:33
11. Stardust And Ashes 5:17
12. Diamond 3:28

Data di pubblicazione: 21 aprile 2017
Sito ufficiale: https://it-it.facebook.com/labyrinthitaly
Etichetta: Frontiers Records

Sono trascorsi quasi sette anni da quando i Labyrinth proponevano la seconda parte del loro album forse più celebre, “Return To The Heaven Denied”: da allora, sono successe tante cose per la band toscana, tra cui l’abbandono prima e poi il rientro da parte di Roberto Tiranti dietro al microfono ed una line-up nuova di zecca, che vede, oltre ai due chitarristi storici Andrea Cantarelli e Olaf Thorsen, il batterista John Macaluso, Oleg Smirnoff alle tastiere e Nik Mazzucconi al basso. Il nuovo disco, intitolato “Architecture Of A God” è ormai pronto e sarà pubblicato il prossimo 21 Aprile: tuttavia, abbiamo avuto modo di ascoltarlo in anteprima in esclusiva italiana web, per cui vi offriamo una descrizione traccia per traccia del lavoro, rimandando poi ovviamente ogni nostro giudizio e la critica vera e propria in sede di recensione. Ma non è tutto, perchè lo stesso Andrea Cantarelli, chitarrista (nonchè uno dei principali compositori) del gruppo, ha aggiunto in esclusiva per noi anche il suo commento!

BULLETS

Metalitalia.com: Una breve e solenne intro di tastiere lascia spazio ad un brano power veloce e dinamico: l’ingresso di Tiranti è subito impressionante e conduce verso un bridge arioso, che introduce il ritornello, magari non molto diretto ma con una bella melodia che arriva poco a poco. Dopo una nuova sezione di strofa-bridge-ritornello, inizia una parte strumentale con assoli di Olaf, Andrea e Oleg, quindi vengono riproposti ancora bridge e ritornello e si va a chiudere con notevoli acuti di Roberto. Un brano nel tipico stile dei Labyrinth, ma con un approccio alquanto fresco e moderno.

Andrea: “Questo è un brano che in realtà scrivemmo parecchi anni fa, o meglio, la bozza di quel brano risale a parecchi anni fa. È il brano su cui forse abbiamo rischiato un po’ di più, nel senso che abbiamo cercato di mantenere invariato il nostro stile, però cercando degli arrangiamenti un po’ più moderni (passami il termine): questa è l’idea iniziale che poi ha portato alla realizzazione di quel brano”.

STILL ALIVE

Metalitalia.com: All’inizio basso in evidenza, poi si erge un muro di chitarre, non troppo dure però e anzi quando entra la voce appare persino abbastanza dolce: possiamo considerarlo un bel brano di metal melodico, con un gradevole refrain e anche stavolta viene dato ampio spazio agli assoli di Olaf, Andrea e Oleg. Il finale è affidato all’estro di Oleg e alle sue tastiere.

Andrea: “Questo invece è uno dei pezzi più recenti, uno degli ultimi che abbiamo scritto: è partito con l’idea di scrivere un singolo, quindi una canzone diciamo semplice e più immediata possibile, divertente da suonare sia per noi, prima di tutto, e poi anche per chi ascolta”.

TAKE ON MY LEGACY

Metalitalia.com: Partenza subito decisa e veloce, si tratta del classico pezzo power in perfetto stile Labyrinth, caratterizzato da un riff deciso: una bella cavalcata con tanto di doppia cassa martellante e un refrain che inevitabilmente fa pensare ai loro primi lavori. Un brano che non dovrebbe deludere i loro fan di vecchia data.

Andrea: “È nata come sono nati moltissimi pezzi della band. Io e Olaf siamo appassionati di thrash, soprattutto del thrash anni ’80 e quindi nacque di getto partendo da un riff che può essere obiettivamente ricondotto a quelle sonorità. Chiaramente ancora una volta abbiamo cercato poi di lavorare secondo il nostro stile, però racconta un po’ diciamo l’anima più incazzata, scusami il francese (risate, ndR) del gruppo, nonchè un gusto musicale, un’influenza, che arriva come ti dicevo dal thrash anni ‘80”.

A NEW DREAM

Metalitalia.com: Inizio delicato, poi le tastiere suonano un tema, alzando i toni: il brano a questo punto infatti prosegue con un elegante metal melodico. Il refrain è suadente ma anche leggermente malinconico. Dopo un paio di giri partono i consueti assoli, stavolta però meno veloci e più carichi di feeling; inoltre, la chitarra elettrica e le tastiere sono accompagnate da un arpeggiato acustico, che viene ripreso nel finale, dopo il ritorno del refrain.

Andrea: “È un pezzo che già suona tanto Labyrinth rispetto a quella produzione un pochino più morbida, più melodica. È un brano che, per chi conosce e ama il gruppo, ti fa sentire a casa. In generale in quest’album abbiamo voluto giocare su due fronti, mantenendone uno più classico, perché da ascoltatore rimango abbastanza male quando un gruppo che ho conosciuto per alcuni pezzi propone cose totalmente diverse, quindi ‘A New Dream’ rientra in quella parte del disco che spero possa far sentire a casa chi ci segue da tanto tempo”.

SOMEONE SAYS

Metalitalia.com: Partenza con un power abbastanza scanzonato, quasi ‘happy’, poi il brano si ammorbidisce un attimo con voce morbida ed inserti acustici negli accompagnamenti, tuttavia cresce nuovamente con il ritornello, anche questo parecchio azzeccato nelle melodie e nel rimando a sonorità tipiche dei Labyrinth. Davvero elegante e raffinata la performance della sezione ritmica, in un pezzo come dicevamo tutto sommato alquanto allegro.

Andrea: “Stessa discorso fatto per ‘A New Dream’: in realtà non è mai mancato in uno dei nostri dischi il classico up-tempo, penso a ‘Piece Of Time’ sul primo, ‘State Of Grace’ su ‘Return To Heaven Denied’ e poi ‘Kathryn’ su ‘Sons Of Thunder’ e via dicendo e in questo caso lo ritrovi sotto il titolo di ‘Someone says'”.

RANDOM LOGIC

Metalitalia.com: Si tratta di un breve brano pianistico affidato a Oleg, con una voce sussurrata che cita frasi celebri ed aforismi di Leonardo da Vinci. Va evidenziato, tuttavia, come Roberto si produca in pregevoli vocalizzi che sottolineano ancora una volta tutta la sua bravura.

Andrea: “Avendo preso Oleg a bordo gli abbiamo voluto lasciare tutta la libertà espressiva del caso. ‘Random Logic’ è in realtà l’introduzione di quello che sarà il pezzo successivo e quindi la title track. Quando ha ascoltato la title track ha deciso di preparare un’intro per quella canzone, che però è una traccia di quasi nove minuti e quindi abbiamo pensato di scollegare l’intro della canzone dalla title track vera e propria. Ecco, è il contributo di Oleg (uno dei tanti ovviamente) però credo sia il suo contributo più importante nella title track del disco”.

ARCHITECTURE OF A GOD

Metalitalia.com: La title track è un brano puramente metal prog. L’inizio si ricollega al motivo portante di “Random Logic”, con tastiere e poi chitarra arpeggiata e voce suadente; ad un certo punto tutto cambia e attacca un riff con la sezione ritmica che va potente e Roberto che rientra con voce alta. Questo è il pezzo dove più evidente è quanto sia straordinario l’apporto di Macaluso all’attuale corso della band, dando prova di tutta la sua raffinata tecnica. Nuovo giro tra parte lenta ed atmosferica e crescendo del ritornello, poi verso il sesto minuto un assolo di basso introduce una sezione strumentale molto tecnica. Viene inserito un intermezzo con un dialogo tratto dal film “Mr.Nobody”, quindi il brano va a chiudere con il ritornello e con un nuovo richiamo al tema di “Random Logic”.

Andrea: “Eravamo in fase di scrittura e ci siamo detti di provare a scrivere una canzone senza prevedere quelli che possono essere gli eventuali sviluppi e quindi ci siamo presi tutta la calma possibile, abbiamo cercato banalmente di far sì che il flusso corresse spontaneo, senza preoccuparci della classica struttura o di dover essere costretti dal minutaggio della canzone. Dunque è stato il pezzo che abbiamo scritto con più libertà in assoluto e obiettivamente è uno dei miei preferiti di sempre”.

CHILDREN

Metalitalia.com: Si tratta di una cover di Robert Miles: l’intro non è poi troppo dissimile dall’originale, ma poi il brano viene sviluppato soprattutto con le chitarre da Olaf e Andrea secondo il loro stile.

Andrea: “Per chi ci segue fin da ‘No Limits’, è abbastanza chiaro che grazie a Frank Andiver sul primo lavoro all’interno della band coesistevano anche sonorità che provenivano dalla techno di quegli anni. Nel primo album c’era una song chiamata ‘Vertigo’, in ‘Return To Heaven Denied’ avevamo scritto ‘Feel’ che era comunque una cover e abbiamo voluto riprendere lo stesso schema anche perché, in un certo senso, senza che nessuno si scandalizzi, siamo abbastanza attaccati a questo tipo di sonorità e in un disco è anche bene che ci si diverta, sperando che poi il nostro divertimento venga riflesso su chi lo ascolta, quindi è stato il classico momento di svago: per noi riarrangiare quella cover ha significato soprattutto quello”.

THOSE DAYS

Metalitalia.com: Inizio delicato con voce, tastiere e arpeggiato, poi va lentamente in crescendo fino al ritornello. Una tipica power ballad, incentrata principalmente sulle atmosfere e sulla performance di Roberto.

Andrea: “La classica power ballad che in un disco dei Labyrinth non dovrebbe mai mancare, niente di più”.

WE BELONG TO YESTERDAY

Metalitalia.com: Inizio arioso basato su un riff che va crescendo d’intensità, per la verità pure piuttosto particolare rispetto alla tipica produzione della band. Quando poi entra la voce il brano diventa inizialmente più atmosferico, per poi tornare più vivace con il bridge e il ritornello. Un nuovo intermezzo acustico, incentrato sulle tastiere, sulla voce e su un arpeggiato con chitarra acustica, lascia spazio poi a veloci assoli con l’elettrica.

Andrea: “È un brano molto importante per il disco perché è uno dei primi che scrivemmo per questo lavoro, peraltro non essendo neanche così certi che quel brano dovesse poi rientrare in un disco dei Labyrinth. Era frutto di sessioni che con Olaf tengo regolarmente perché comunque amiamo vederci per scrivere, è un po’ particolare effettivamente rispetto ad altre canzoni della nostra produzione però è un pezzo che ci è piaciuto veramente tanto e ascoltando bene l’album ti accorgerai che il riff iniziale di chitarra ritorna più volte sotto forma di arrangiamenti diversi all’interno del disco e quindi è un brano che ha anche l’obiettivo di tirare un po’ le fila musicali di tutto il lavoro”.

STARDUST AND ASHES

Metalitalia.com: Ci aspettavamo a questo punto un brano più aggressivo e puntualmente arriva “Stardust And Ashes”. La partenza è subito veloce e tirata, con un buon ritornello. Dopo che vengono riproposti per la seconda volta strofa e ritornello, viene dato spazio agli assoli, seguiti da un giro di basso e da un intermezzo pianistico: si assiste quindi ad una breve parte strumentale, che poi riconduce nuovamente al refrain.

Andrea: “Un altro pezzo tra i più arrabbiati del disco. In questo caso abbiamo cercato di mescolare i classici tratti aggressivi della band unificandoli ad altrettanto classici canoni Labyrinth che riguardano parti più melodiche o anche strumentali, quindi è un po’ un altro pezzo che credo ci possa identificare come band in maniera abbastanza netta”.

DIAMOND

Metalitalia.com: Si tratta di un brano lento ed atmosferico, caratterizzato da effetti elettronici tipici da sintetizzatore e da una chitarra un po’ pinkfloydiana. Una semplice traccia di chiusura, che evidenzia ancora una volta una grande prova di Roberto.

Andrea: “È arrivata alla fine nel senso che ci mancava una chiusura che ci soddisfasse. Oleg propose fondamentalmente un giro armonico, su cui abbiamo voluto lavorare riprendendo atmosfere che era da tempo non utilizzavamo. È un po’ la ‘Looking for…’ (presente in ‘No Limits’) del 2017”.



SUONI: Il disco è stato prodotto dalla stessa band, mentre il mixaggio è stato curato da Simone Mularoni. Ci sembra che i suoni siano molto puliti e ben bilanciati: la massima resa si ha però sicuramente ad alto volume, in modo da poter apprezzare al meglio il lavoro di tutti gli strumenti. Forse al primo impatto le tastiere non sembrano molto in evidenza, ma in realtà ad un ascolto più attento ci si può rendere conto di come in effetti Oleg opti spesso per timbri magari non molto potenti nè ‘squillanti’, che tuttavia s’intersecano alla perfezione con l’impianto sonoro costruito dalle chitarre e dalla sezione ritmica.

 

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