LACUNA COIL: il nuovo album “Black Anima” traccia per traccia!

Pubblicato il 01/10/2019

A cura di Riccardo Plata

Dopo aver festeggiato il primo ventennale di carriera con il mastodontico “The 119 Show – Live In London”, c’era molta curiosità intorno al nuovo album dei Lacuna Coil, per nulla scossi dai recenti cambi di line-up ed anzi più incattiviti che mai, come mostrato con il precedente “Delirium”. A giudicare dalle anticipazioni e dall’artwork, questo “Black Anima” sembra voler seguire – ed anzi rafforzare – il mood oscuro, ma per saperne di più siamo volati fino a Londra (sfidando lo sciopero dei controllori di volo), dove la band ha organizzato una listening session (con annesso meet & greet) nella suggestiva cornice dei London Dungeons, sorta di museo dell’orrore perfettamente adatto all’atmosfera del disco. In attesa della recensione completa, a voi quindi le prime impressioni su “Black Anima”, accolto con palpabile eccitazione dai fortunati Coilers presenti da ogni parte del mondo, e con ogni probabilità destinato ad un posto d’onore nella pur ricca discografia della Spirale Vuota… 

Black Anima
Data di pubblicazione:11 ottobre 2019
Etichetta: Century Media

Cristina Scabbia – voce
Andrea Ferro– voce
Marco Coti Zelati – basso, tastiere
Diego “Didi” Cavallotti – chitarre
Richard Meiz – batteria

Sito ufficiale

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01. ANIMA NERA (02:27)
Un loop elettronico apre la versione italiana della titletrack, per quello che sembra essere solo una intro ma si rivela molto di più col passare dei secondi, con Cristina Scabbia in versione strega seducente mentre recita all’infinito ‘Cosa ne rimane della mia anima nera, anima nera’. Il fadeout di piano chiude un climax decrescente, lasciandoci con un misto di stupore e curiosità per quello che arriverà dopo questo incipit così particolare.

02. SWORD OF ANGER (03:55)
Tagliente fin dal titolo, il pezzo si apre con lo scream di un Andrea Ferro incazzato come in “Delirium”, sostenuto da un muro di chitarre ed affiancato da una melodia ficcante, in un dualismo che si ripropone anche a livello vocale quando entra in scena la timbrica pulita di Cristina, secondo una formula già sentita ma che funziona alla perfezione. La botta di energia ritmica trova poi il suo massimo compimento sul finale, dove vocalizzi su tonalità più alte e bassi carichi di groove si fondono alla perfezione. Quel che si dice ‘una partenza col botto’.

03. RECKLESS (03:05)
Rilasciata in anteprima come secondo estratto, la terza traccia gioca sulla contrapposizione tra il consueto riffing massiccio ed effetti elettronici, in un mix da casa stregata che, complice la presenza di effetti sul cantato, potrebbe ricordare gli ultimi In This Moment. Il ritornello forse non è tra i migliori del disco, ma il pregevole assolo dona una marcia in più ad un pezzo che svolge egregiamente la sua funzione di singolo.

04. LAYERS OF TIME (04:08)
Parlando di singoli, il lancio dell’album come noto è stato affidato proprio a “Layers Of Time”, brano perfettamente esemplificativo del nuovo corso del quintetto tricolore grazie al puntinismo melodico di Cristina che riempie di colore una base monocromatica fatta di riff ipercompressi (quasi al limite del djent), il tutto in una cornice di arrangiamenti che arricchiscono il pezzo con ulteriori sfumature. Come già “The House Of Shame”, un ottimo biglietto da visita per chi liquida i Lacuna Coil come ‘alternative rock’.

05. APOCALYPSE (04:17)
Dopo una tripletta rabbiosa, si tira un po’ il fiato con un pezzo più atmosferico, che ci riporta indietro ai tempi di “Dark Adrenaline” e “Shallow Life”. Le chitarre e i controcori di Andrea Ferro si pongono quindi sullo sfondo, stendendo un tappeto ritmico su cui far sfilare il divino talento vocale dell’ex giudice di The Voice, protagonista indiscussa fino all’assolo (dal taglio curiosamente pinkfloydiano, nonostante la breve durata). A dispetto del titolo catastrofico, un pezzo più rilassato, perfetto per stemperare la tensione a metà tracklist.

06. NOW OR NEVER (04:41)
Una melodia sinistra apre la sesta traccia, trasportandoci idealmente nelle atmosfere da psyco-circus visivamente rappresentate nel DVD “The 119 Show”, e dopo pochi secondi ne abbiamo la conferma: un riffing tagliente come non mai e la versione inferocita di Andrea ci portano in un tunnel di oscurità, con la sola voce di Cristina ad ammaliarci come il canto di una sirena. Ma è solo un illusione, perchè stavolta anche la Nostra mostra il suo lato più rabbioso, sfogandosi dietro al microfono prima del colpo di grazia affidato all’assolo più affilato del disco. Insieme a “Layers Of Time”, uno dei brani più pesanti dei nuovi Lacuna Coil, nonché un probabile classico dal vivo.

07. UNDER THE SURFACE (04:14)
Ormai entrati con un biglietto di sola andata nei meandri dell’Anima Nera, proseguiamo il viaggio nell’oscurità consci di quello che ci aspetta: una sorta di immersione/emersione forzata dove Andrea rappresenta l’acqua e Cristina l’aria, fermo restando che la ‘tortura’ musicale resta estremamente piacevole in entrambi i sensi. Nel caso specifico, l’alternanza si fa più serrata così come i BPM, consegnandoci un pezzo ritmicamente più sbarazzino ma non per questo meno gradevole, figurando anzi come un riuscito mix tra il passato prossimo e quello più remoto.

08. VENEFICIUM (06:12)
Come lasciato presagire dal titolo in latino, la traccia più lunga del disco mostra l’anima più gotica dei nostri connazionali, aprendo le danze con un coro quasi ecclesiastico contrapposto al consueto muro di chitarre, su cui stavolta, però, Andrea canta in pulito. Parlare di un ritorno alle sonorità di “Comalies” sarebbe eccessivo – che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchio da allora, e per inciso entrambi i cantanti hanno aumentato i rispettivi range dei propri registri vocali – ma le atmosfere e gli arrangiamenti anche in questo caso mescolano vecchio e nuovo in un mix che cresce ascolto dopo ascolto.

09. THE END IS ALL I CAN SEE (04:16)
Si resta su ritmi lenti, con un pezzo più atmosferico in cui le luci della ribalta sono tutte per i due protagonisti dietro al microfono, accompagnati da disturbanti effetti elettronici in sottofondo, secondo una struttura un po’ atipica. Di primo acchito non figura tra gli highlight dell’album, ma resta comunque un esperimento da assimilare con la dovuta calma.

10. SAVE ME (04:37)
Arrivati quasi alla fine, dopo aver mostrato i muscoli a più riprese, è tempo per un altro brano più sbarazzino: come in “Apocalypse”, il mood si fa più giocoso e a tirare la volata è l’inconfondibile voce di Cristina, anche se non va sottovalutato il lavoro prezioso svolto da Andrea sui controcori. Interessante anche lo spoken word autobiografico (?) posto all’altezza del bridge, apice emotivo di un pezzo che, ne siamo certi, non mancherà di infondere speranza ed energia positiva ai Coilers più affezionati.

11. BLACK ANIMA (03:23)
Spetta alla titletrack, gemella della traccia d’apertura, il compito di chiudere il disco, e lo fa mescolando tutto quello che abbiamo sentito finora: una nenia ossessiva ci accompagna per tutta la durata del pezzo, mentre le voci dei due protagonisti (effettate per l’occasione) si fondono come i cromosomi X e Y, accompagnate sullo sfondo dal basso slappato e da sinistri pattern elettronici di contorno. Un finale in crescendo, che ci fa venire voglia di un altro giro nella giostra stregata di “Black Anima”.

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