LINDEMANN: “Skills In Pills” traccia per traccia!

Pubblicato il 12/06/2015

A cura di Maurizio “morrizz” Borghi

Till Lindemann e Peter Tägtgren hanno consolidato il loro legame artistico, nato nel 2000, approfittando della pausa dei Rammstein e dando vita al progetto Lindemann. Nelle stesse parole dei protagonisti coinvolti siamo davanti a “un bimbo nato da RAMMSTEIN e PAIN, un mix delle vocals dei primi e della musica dei secondi”. Dopo l’ascolto possiamo parlare di influenze metal, goth e industrial, condite dall’inconfondibile senso dell’umorismo di Till, tra il grottesco e l’orrido. Vi presentiamo di seguito le nostre prime impressioni traccia per traccia, rimandando come sempre il giudizio in sede di recensione.

 

LIndemann - cover - 2015

LINDEMANN – “Skills In Pills”
Etichetta: Warner
Data di pubblicazione: 23 giugno 2015
www.skillsinpills.com

01 – Skills In Pills
Fa strano sentire Lindemann cantare in inglese, ma cadenza e stile sono vicine a quelle sfoggiate nei Rammstein, così come le inflessioni comunicative e le linee vocali, inconfondibili, di questa title track, che a un primo ascolto potrebbe essere benissimo un pezzo dei tedeschi. L’efficacia è comunque istantanea. Emerge il lavoro strumentale di Tägtgren e il suo gusto nelle parti tastieristiche e nella rumoristica (quasi dubstep a tratti). A posteriori il pezzo è più che adatto ad introdurre il progetto.

02 – Ladyboy
Siamo alla seconda traccia e già cominciamo a sconfinare nel grottesco. Un bel riff liquido e distorto dalle keyboards, trademark dei Pain, introduce la strofa. Il ritornello è minimale e sorretto dalle tastiere aliene. Non possiamo a non pensare ad un pezzo dei Pain con la voce dei Rammstein. Lo svolgimento è super canonico, non riserva infatti nessuna sorpresa tranne, forse, il rallentare sulla 3/4.

03 – Fat
La prima novità del disco è il suono di un organo, che introduce un pattern sinfonico vicino al fantasy. Entra successivamente la chitarra elettrica e si ricomincia, con lo svolgimento del tipico mid-tempo a cui è molto abituato il biondo frontman. Il ritornello è solenne e scandito, guidato dal vocione di Lindemann. Inutile specificare come il tema della canzone sia demenzial/grottesco, come potete facilmente intuire dal titolo.

04 – Fish On
Si scherza un po’ con la dance prima di introdurre un bel riffone marziale, che, unito ai sapori eurodance, fa proprio una bella accoppiata. Sembra che l’alchimia tra la gli artisti cominci a fare scintille finalmente: anche il ritornello è ben costruito e contiene una deflagrante componente anthemica. Sulla 3/4 la coppia si gioca una sorta di breakdown, per tornare a riproporre lo zarro ritornello riempipista. Chi si ricorda i 2 Unlimited? Speriamo in un singolo!

05 – Children Of The Sun
Il territorio è quello dell’industrial metal e, nonostante al microfono ci si sforzi di dar colore alla traccia, tutt’altro che pessima ma un po’ col pilota automatico, si capisce che con la numero cinque siamo un po’ davanti al minimo comune denominatore della formula “Skills In Pills”.

06 – Home Sweet Home
Niente cover dei Motley Crue: “Home Sweet Home” è un lento sofferto ed altisonante, simile a “Fat” nelle parti vocali ma sinfonico e umorale, che con tutta probabilità farà felici i sostenitori degli artisti in gioco.

07 – Cowboy
La traccia sette è molto ritmata e segnata da una tastiera di nuovo danzereccia. Tra un ritornello stupido e l’altro, inframezzato anche dal nitrito di un cavallo (!), si cavalca per tre minuti facili facili ma molto divertenti. Già sorridiamo immaginando una ipotetica trasposizione in videoclip.

08 – Golden Shower
Ecco che Lindemann torna a far volutamente schifo in un pezzo scippato interamente ai Rammstein. I testi osceni purtroppo non tengono in piedi un pezzo che è sì orecchiabile, ma che risulta anche tanto prevedibile. E’ anche vero poi che le scoregge di Boldi fanno ridere ancora mezza Italia, di conseguenza potrebbe facilmente funzionare per la maggior parte dei fan del palestrato tedesco.

09 – Yukon
Commento drammatico al pianoforte per una strofa vicina allo spoken word. Il pezzo parte propriamente nel ritornello, con linee vocali familiari. C’è un crescendo progressivo, dove il brano trova una sua dimensione, soprattutto grazie alla prova di Lindemann, mai troppo calcata o teatrale, che dona quel tocco di sincerità che a volte latita.

10 – Praise Abort
Si torna a fare gli sboccati, ma almeno l’inizio a cappella e le tastiere zarre, assieme alla distorsione ipertrofica, funzionano bene. Il pezzo si costruisce man mano, regalando nuovamente un ritornello ben riuscito, che somma i contributi dei due artisti in maniera equa e soddisfacente, senza soffrire del deja vù.

11 – That’s My Heart (Bonus Track)
Un lentone sussurrato per chiudere il disco, con un coro di voci bianche che impreziosisce la creazione.

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